Foto: Majlinda Hoxha / K2.0.

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Le accuse di corruzione rivolte ad EULEX sollevano in Kosovo la questione del whistleblowing, una pratica ancora poco diffusa tra i cittadini kosovari

06/12/2017 -  Eraldin Fazliu Pristina

(Originariamente pubblicato da Kosovo 2.0, nostro media partner nel progetto ECPMF)

Le recenti accuse di corruzione all'interno della Missione UE sullo stato di diritto in Kosovo (EULEX), sollevate dall'ex-capo dei giudici della missione Malcolm Simmons, hanno causato ondate di shock nel pubblico kosovaro e persino nella comunità internazionale.

Il 16 novembre Simmons, intervistato dal noto quotidiano francese Le Monde, ha parlato di corruzione e interferenze politiche nel cuore della missione. "Non voglio più far parte di questa farsa", ha affermato.

La reazione è stata rapida. In una dichiarazione rilasciata il giorno stesso, EULEX ha affermato che nell'ultimo anno Simmons è stato coinvolto in una serie di indagini interne in merito a "gravi accuse". Altre accuse a Simmons sono successivamente apparse anche sulla stampa, da un falso dottorato alla mancanza di qualifiche legali.

Il caso riecheggia un precedente episodio che aveva coinvolto un altro procuratore britannico, Maria Bamieh, licenziata da EULEX nell'agosto 2014, presumibilmente perché aveva accusato la missione di ignorare la corruzione al proprio interno. In seguito, Bamieh aveva affermato che il tentativo di processarla era il culmine di ciò che descriveva come una campagna di tre anni per impedirle di portare alla luce una "cultura della corruzione".

In entrambi i casi, le accuse non sono state dimostrate e le motivazioni non sono chiare, ma sia Bamieh che Simmons hanno contribuito alla narrazione di una missione inviata per combattere la corruzione e rimasta a sua volta invischiata in vari reati, aprendo una piccola finestra su un'istituzione spesso percepita come ermeticamente chiusa.

Assistenza whistleblowing

Sia Bamieh che Simmons sono visti da alcuni come whistleblower discutibili, ma esiste il perfetto whistleblower? Il Consiglio d'Europa definisce un whistleblower "chiunque segnali o divulghi informazioni su una minaccia o un danno per l'interesse pubblico nel contesto della propria relazione lavorativa, sia nel settore pubblico che in quello privato", ma il concetto è più complesso di quanto non sia sulla carta.

Questo articolo è parte di un dossier tematico realizzato dalla rete dei mediapartner di OBCT: 14 testate giornalistiche con sede in altrettanti paesi. Il dossier completo è disponibile qui.

Da Edward Snowden a Julian Assange, tutti i principali atti di denuncia sono accompagnati da accuse e ripercussioni. Mentre alcuni whistleblower sono vittime di licenziamenti illeciti e campagne diffamatorie, ve ne saranno sempre altri che cercheranno di abusare del concetto di whistleblowing per servire non l'interesse pubblico, ma quello personale.

Tuttavia, l'ambiguità dei casi EULEX non dovrebbe scoraggiare potenziali whistleblower in Kosovo. Attualmente, i casi di whistleblowing accertati in Kosovo sono rari.

La "legge sulla protezione degli informatori" è stata approvata solo nel 2011 e il linguaggio utilizzato è problematico, poiché il termine "informatore" ha una cattiva connotazione per i kosovari. In Kosovo, prima della guerra del 1999, erano definiti "informatori" coloro che servivano il regime oppressivo, spesso facendo le spie.

Le cicatrici del passato sono ancora presenti e le persone esitano a denunciare apertamente gli illeciti all'interno delle istituzioni o delle aziende che danneggiano l'interesse pubblico. Un altro aspetto problematico della legge è che non soddisfa gli standard del Consiglio d'Europa e della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

Mentre la Corte europea dei diritti dell'uomo distingue tra whistleblowing e protezione dei testimoni, l'attuale legge kosovara sulla protezione degli informatori non opera tale distinzione. Molti critici hanno affermato che la legge deve essere modificata in modo sostanziale al fine di incoraggiare i whistleblower a parlare, sentendosi più protetti.

Quando la legge è stata approvata, non si sono tenuti dibatti in parlamento, dimostrando così l'impegno dei legislatori del Kosovo per il whistleblowing: questo nonostante il fatto che, se usati in modo efficace, i whistleblower possono essere il modo più efficiente per combattere corruzione e abuso di potere.

D'altra parte, la quantità di casi di utilizzo della legge non rappresenta una misura realistica delle denunce, poiché spesso ci sono persone che denunciano, ma non sono consapevoli di come meglio tutelare i propri diritti. Questo stato di cose è il risultato di una debole - quasi inesistente - campagna informativa sul potenziale uso della legge sulla protezione degli informatori per chi denuncia.

L'articolo 3 della legge specifica che nessuna misura disciplinare o punizione può essere comminata ad un dipendente che condivide informazioni nell'interesse pubblico. Se ben utilizzato, tale articolo potrebbe autorizzare i dipendenti delle istituzioni pubbliche e private a rivelare eventuali illeciti o episodi di corruzione nelle rispettive istituzioni.

Le istituzioni kosovare dovrebbero incoraggiare maggiormente i whistleblower, lanciando campagne di sensibilizzazione per farli sentire più protetti e iniziative immediate per apportare modifiche all'attuale legge, che non è in linea con le migliori pratiche europee.

Non è un'esagerazione affermare che solo incoraggiando e proteggendo i whistleblower sarà possibile affrontare seriamente la corruzione e gli illeciti nelle istituzioni e nelle aziende private del Kosovo.

Chi sono i whistleblower?

Chi sono i whistleblower? Perché un lavoratore può decidere di diventarlo? E se agisce nell'interesse pubblico chi lo protegge? Per un quadro esaustivo sul dibattito europeo in corso leggi il nostro dossier e naviga il nostro Resource Centre   sulla libertà dei media.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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