Mafie

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28/06/2001 -  Anonymous User

L'Associazione Guido Puletti esprime la propria soddisfazione
per la sentenza di primo grado di condanna di Hanefija Prijic
detto "Paraga". Dopo più di sette anni di impunità il Tribunale di
Travnik ha condannato a 15 anni "Paraga" per l'uccisione di
Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni. La nostra
soddisfazione è ancora maggiore considerando che questa
sentenza apre anche le porte a una serie di investigazioni e
processi per tutti gli altri crimini di guerra commessi in Bosnia
centrale.

Riteniamo che questa sentenza non debba chiudere la vicenda
giudiziaria relativa all'eccidio del 29 maggio 1993, ma che
debba essere il punto d'avvio per arrivare a chiarire
completamente quanto avvenne otto anni or sono. Eravamo e
siamo interessati ad una condanna di "Paraga" nel quadro del
raggiungimento della verità su quello che avvenne. E dobbiamo
ammettere che, nonostante la condanna di "Paraga", il processo
celebrato a Travnik è arrivato a determinare solo una parte della
verità sulla morte di Guido, Fabio e Sergio.

Molti importanti testimoni non sono stati chiamati a deporre, e
non sono state poste domande importanti a molti testimoni che
hanno deposto in aula. Gli esecutori materiali non sono stati
identificati, come non sono stati identificati i mandanti di
quell'eccidio - l'accusa stessa contro "Paraga" escludeva a
priori che vi potessero essere mandanti oltre allo stesso Hanefija
Prijic.


Riteniamo che l'autorità giudiziaria che debba assumersi questo
compito sia quella italiana. Per questo è necessaria una
collaborazione effettiva da parte delle autorità centrali italiane,
che finora si sono distinte invece per il disinteresse e gli ostacoli
che hanno posto, fino a queste ultime settimane, quando
l'autorità diplomatica italiana in Bosnia è stata totalmente assente
dal processo in corso (se si eccettua una sola udienza), e ha
rifiutato un minimo di supporto all'avvocato delle parti lese alla
conclusione del processo.
Il Ministero degli Esteri italiano può e deve acquisire nuova
documentazione decisiva su questo caso. Il Ministero di Grazia e
Giustizia italiano, che riconobbe nel settembre 1998 questo
eccidio come "delitto politico", può e deve richiedere il
rinnovamento del giudizio di "Paraga" in Italia perché si arrivi
all'identificazione degli esecutori e dei mandanti. Richiediamo
quindi che l'inchiesta avviata a Brescia continui in modo da
arrivare ad un processo in Italia che porti a conclusione il
percorso giudiziario iniziato a Travnik.

Brescia, 28 giugno 2001



© Associazione Guido Puletti

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28/06/2001 -  Anonymous User

Oggi, 28 giugno, la corte del Tribunale di Travnik ha condannato a 15 anni di prigione Hanefija Prijic - detto "Paraga" - per crimini di guerra, ed esattamente per aver ordinato
l'eccidio di tre volontari bresciani, morti nel 1993 in un agguato in Bosnia.

Era il 29 maggio del 1993. Nel Canion di Opara, tra Gornji Vakuf
e Novi Travnik, sulla pista Diamond Route utilizzata dai convogli
che trasportavano aiuti alla popolazione bosniaca, venne teso un agguato
a cinque volontari italiani. Trasportavano aiuti umanitari verso la
città di Travnik, e al ritorno dalla missione avrebbero dovuto
tornare in Italia, accompagnati da 40 vedove di guerra alle quali il Comune di Brescia
aveva offerto accoglienza.

L'agguato fu mortale per tre di loro: Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni. Gli altri due volontari - Agostino Zanotti e Christian Penocchio - riuscirono a fuggire e sopravvivere.
E' grazie alla loro tenacia nella ricerca della verità,
che si è ottenuta l'apertura del processo ad Hanefija Prijic, il 26 aprile scorso.
L'ennesima testimonianza rilasciata da Agostino e Christian di fronte al tribunale di Travnik, ha contribuito a rendere definitivamente giustizia a Guido, Fabio e Sergio.

La Macedonia preoccupa l'Europa e la NATO

28/06/2001 -  Anonymous User

Dopo i gravi incidenti accaduti lunedì scorso alla sede del Parlamento di Skopje la situazione ha raggiunto una tensione altissima. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno autorizzato il personale non essenziale delle ambasciate ad abbandonare il paese. Ieri le forze di sicurezza macedoni sono entrate nel villaggio di Aracinovo, dopo che i guerriglieri albanesi l'avevano abbandonato nei giorni scorsi. Le truppe macedoni sono state seguite da osservatori internazionali e alcuni reporter, come previsto dagli accordi sulla smilitarizzazione di Aracinovo. Il villaggio dopo tre giorni di intensi bombardamenti è ridotto piuttosto male. Case sventrate e animali morti per le strade. Immagini dei combattimenti vengono trasmesse dalle televisioni che, dopo mesi di silenzio e dopo gli incidenti al Parlamento di Skopje, finalmente si sono accorte che è in atto (già dalla fine del mese di gennaio) una guerra.Le possibilità di soluzione sono legate ad un filo. Nella giornata di oggi è atteso a Skopje il neo eletto rappresentate europeo, l'ex ministro francese della difesa Francois Leotard.
Tuttavia l'uscita in pubblico di Leotard, come riferisce l'Ansa, è già stata macchiata da una sorta di equivoco. Leotard avrebbe dichiarato in un primo momento di considerare la partecipazione dell'Esercito di Liberazione albanese alle trattative, però il governo di Skopje aveva replicato immediatamente che se tali dichiarazioni fossero confermate, "Leotard non sarebbe ben visto". Ciò probabilmente ha indotto l'ex ministro francese a rimangiarsi qualche ora dopo quanto aveva detto escludendo qualsiasi dialogo politico con l'UCK e ad affermare che "i guerriglieri albanesi non avranno posto al tavolo della trattativa, che dovrà invece essere portata avanti solo con i legittimi rappresentanti dei partiti".
Una accordo sulla soluzione della crisi è atteso anche dalla NATO per poter far intervenire una task force di 3.000 uomini chiesta dal presidente Trajkovski per il disarmo dei guerriglieri. L'operazione della NATO, denominata "Essential harvest", secondo quanto dichiarato, non avrà compiti di interposizione, ma solo di raccolta delle armi dei guerriglieri, ed entrerà in azione solo se, e quando, verrà raggiunto un accordo tra il governo di Skopje e i leader degli estremisti albanesi. Il presidente americano George Bush, dopo aver approvato un decreto che impedisce a cittadini americani di finanziare gli attivisti albanesi di Macedonia e pone delle restrizioni alle visite degli stessi negli USA, ha dichiarato che non esclude un invio di truppe americane nella ex Repubblica jugoslava.
È scaduta, nel frattempo, alla mezzanotte di ieri sera la tregua che l'UCK aveva dichiarato il 15 giugno scorso al fine di facilitare il dialogo tra le parti in conflitto. Anche se l'impressione è che la tregua sia stata violata più volte, l'Esercito di Liberazione Nazionale ha dichiarato di aver aperto il fuoco "per autodifesa".
Sono in molti a temere un attacco diretto alla capitale Skopje. L'UCK, tramite colui che viene chiamato comandante Hoxha, ha fatto sapere di essere già all'interno della città con due battaglioni di civili che sono "pronti a compiere azioni per difendere la nostra gente". Lo scoppio di una guerra civile in Macedonia è - come ha affermato il coordinatore del Patto di Stabilità, Bodo Hombach - "sospeso a un filo".

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27/06/2001 -  Anonymous User

VOA: allora cominciamo. Buonasera sig. Nano, buonasera sig. Berisha.
Nano: Buonasera sig. Elez, buonasera dottore.
Berisha: Buonasera.
VOA: Sig. Nano, in quanto partito al potere, ritenete di aver adottato tutti i provvedimenti necessari ad un corretto processo elettorale? Avete creato per gli altri partiti politici le condizioni per una concorrenza uguale?
Nano: penso che questo problema sia stato risolto. Abbiamo dato a tutti un'opportunità per un libero, corretto processo elettorale. Questa volta abbiamo il vantaggio del Codice Elettorale che si adegua agli standard europei. Abbiamo delle istituzioni e una credibile gestione delle elezioni, che non sono oggetto di contestazioni, abbiamo un registro con le liste degli elettori, realizzato con il contributo di tutti, inclusa l'opposizione, e penso che avremo un normale e tranquillo processo elettorale.
VOA: Dottor Berisha, quale sono le sue preoccupazioni per il processo elettorale e qual è il suo ruolo per garantire un normale processo elettorale? Siete stati accusati di voler creare problemi?
Berisha: i maggiori problemi delle elezioni di oggi sono: innanzi tutto, l'articolo 66 del codice elettorale, (denunciato anche dagli osservatori internazionali e da 10 partiti politici); stilato e difeso solo dai socialisti, che vogliono rubare il voto dei candidati indipendenti e turbare la rappresentatività dei voti dei cittadini albanesi, violando un principio molto importante. Mi auguro che la Commissione Elettorale trovi la forza per decidere oggi e per salvare il processo elettorale. Secondo, le liste sono un vero caos, e voglio ripetere quanto ho già detto alla comunità internazionale: nella circoscrizione 84, a Pogradec sono state registrate dodicimila persone, che non risiedono in questa zona, ma per la maggior parte sono militanti del PS. Io vi assicuro che stiamo facendo di tutto per risolvere questa anomalia, in modo che gli albanesi abbiano un corretto e libero processo elettorale.
VOA: sig. Nano, se confrontata al '97, l'Albania ha fatto dei progressi ma affronta ancora seri problemi, che secondo i vostri avversari, sono il risultato del mal governo socialista. La trasparenza con il pubblico non è stata assoluta e qualificante. Perché pensate che gli albanesi debbano darvi un secondo mandato di quattro anni?
Nano: Io penso che la trasparenza sia sempre esistita, non soltanto adesso in campagna elettorale. Dovunque vada, prima o dopo il dottore, i cittadini comprendono che noi abbiamo trovato un'inflazione al 43% e l'abbiamo ridotta al 4%. Abbiamo aumentato gli stipendi del 100% e le pensioni del 60%. Abbiamo assunto circa 150mila persone, abbiamo speso circa 1.5 miliardi di dollari per coprire il debito pubblico lasciatoci da Berisha, abbiamo costruito 150 km di autostrade e superstrade e abbiamo riparato 1500 km di strade rurali. Il problema è che, per quanto dice Berisha, vedo che è preparato a perdere le elezioni.
VOA: sig. Berisha, l'Albania sta affrontando ancora i problemi della crisi del '97. Come potete convincere gli elettori che il PD merita di ritornare al potere? Perché pensate che la vostra alternativa e quella di "Unione per la Vittoria" siano le migliori?
Berisha: penso che la nostra alternativa sia senz'altro la migliore. Oggi la disoccupazione in Albania è del 50%, su due albanesi uno è disoccupato: noi abbiamo un piano straordinario per l'occupazione degli albanesi. Penso che la riduzione delle tasse, che sono state raddoppiate, darà maggiore spazio e incentivi alla libera impresa in Albania. Noi abbiamo un programma che mira alla lotta alla povertà. Oggi l'Albania è uno tra i tre o quattro paesi più poveri del mondo, il cui reddito è un dollaro pro-capite, secondo la Banca Mondiale. Pretendere di aver aumentato gli stipendi e le pensioni è soltanto un' illusione. Per la verità i prezzi sono aumentati del 150%. Il nostro programma garantisce agli agricoltori l'esenzione dalle tasse, e i prodotti agricoli saranno protetti dal contrabbando. Nel nostro programma economico prevediamo la ristrutturazione dello Stato, degli investimenti stranieri. Noi non arricchiremo gli albanesi, saranno loro da soli ad arricchirsi, se noi riusciremo a lottare contro la povertà. Essi stanno aspettando con ansia il 24 giugno per esprimere il loro verdetto.
VOA: sig. Nano, lei e il sig. Berisha siete le due figure principali della politica albanese. I vostri avversari vi accusano di essere i fautori della tensione politica. Come si difende lei personalmente da queste accuse?
Nano: io non credo che a me sia rimasto altro da aggiungere sul mio ruolo di moderatore della politica albanese, sul mio ruolo nella moderazione delle tensioni tra la maggioranza e l'opposizione, anche quando ero in prigione a causa di Berisha, sul mio ruolo nella democratizzazione del PS e nella costruzione di una coalizione progressista orientata ai valori euroatlantici, a ciò che l'opinione pubblica dei Balcani e internazionale riconosce. I miei inviti e le possibilità di collaborazione non hanno ricevuto risposta, infatti i posti dell'opposizione nelle tavole di lavoro nazionali per l'integrazione euroatlantica sono rimasti vacanti fino ad oggi. Siamo decisi, anche dopo il 24 giugno quando Berisha sarà di nuovo all'opposizione, a continuare a lavorare con lui perché è veramente una delle maggiori personalità del paese.
VOA: Proseguiamo con la stessa domanda sig. Berisha, si dice che lei e Nano stiate tenendo in ostaggio l'Albania essendo il maggiore ostacolo ad una svolta. Di lei personalmente si dice che siate un politico che ama le proteste estreme e non accetta oppure non rispetta le forme istituzionali? Come risponde alle accuse e come dobbiamo intendere l'appello ad un "nuovo inizio"?
Berisha: sarò molto breve poiché ho stabilito una regola, una mia decisione, in questa campagna: di occuparmi del mio programma e non dei miei avversari. Nel caso in cui essi vogliano leggere in stile cinese dieci oppure quindici punti contro Berisha, io rido nel sentirli e mi occupo del mio programma. Per quanto riguarda la questione che Nano ha menzionato, non ha fatto bene a ricordare la prigione perché il perdono è sacro. Io ho perdonato il compagno Fatos Nano e l'ho perdonato davvero....
Nano: dopo quattro anni, compagno Sali
VOA: Proseguiamo con un'altra domanda. Sig. Nano, l'Albania è considerato un paese ad alto rischio per gli investimenti stranieri. Addirittura si dice che diversi clan e gruppi del crimine organizzato siano riusciti a controllare diversi settori dell'economia e più del 60% delle attività economiche sono illegali e irregolari. Come pensate di risolvere questi problemi?
Nano: ho capito. Noi siamo impegnati a collaborare con le istituzioni finanziarie internazionali e con le istituzioni specializzate dell'UE, dei governi occidentali che operano in Albania, al fine di realizzare quei programmi che permettano al paese, all'economia, alle istituzioni, all'amministrazione pubblica, di raggiungere i criteri richiesti per l'adesione all'Accordo dell'Associazione-Stabilizzazione e poi per realizzare le condizioni per l'integrazione europea. Queste attività sono pubbliche, trasparenti ed efficaci, tanto che sono aumentati gli investimenti stranieri. Solo nel corso del 2000 sono stati investiti 200 milioni di dollari. Per il 2001 si prevedono circa 240 milioni di dollari in investimenti stranieri, e circa un miliardo di dollari sono stati stanziati per interventi sulle finanze pubbliche nei prossimi quattro anni. Da questo punto di vista la guerra contro la corruzione sta dando dei risultati, la guerra contro i traffici illegali altrettanto. Ormai il progresso in tutti i campi ha indotto l'UE al Consiglio di Goteborg a sostenere l'avvio dei negoziati per l'Accordo dell'Associazione e Stabilizzazione.
VOA: le leggi per la lotta al crimine organizzato e la corruzione ormai esistono. Se il suo partito prende il potere quali sono i provvedimenti che intraprendete? Pensate che avrete la volontà di risolvere questi problemi?
Berisha: senza dubbio che la corruzione è il cancro vero di una società. La guerra contro la corruzione è una delle nostre priorità. Durante i quattro anni del nostro governo abbiamo lottato contro la corruzione, una guerra forte, abbiamo condannato i colpevoli, licenziato ministri e vice ministri, governatori e deputati del PD. Il Partito socialista ha sfruttato le privatizzazioni per pagare i debiti dei suoi governanti, e non c'è stato nessun investimento straniero. Il dicastero che affideremmo all'opposizione è il controllo dello stato.
VOA: sig. Nano, le previsioni indicano che i piccoli partiti non riusciranno ad ottenere buone percentuali nelle elezioni del 24 giugno. Quindi o il PS o il PD domineranno. Se il suo partito vince che cosa farete per intraprendere e per assicurare un nuovo inizio, perché anche l'opposizione sia inclusa nel governo del paese e non ne rimanga esclusa?
Nano: io riinvito Berisha, che se dopo il 24 giugno continuerà ad essere all'opposizione, continuerà lo stesso ad avere il Controllo sullo Stato, a collaborare con più amor patrio alla realizzazione di una strategia nazionale di alternanza, che permetta il passaggio di potere senza grosse fratture, per il progresso del paese.
VOA: sig. Berisha, la stessa domanda anche per lei?
Berisha: prima di tutto ci sarà un governo di dieci partiti. Oggi ho dichiarato che nel governo ci saranno anche il PAD, il PDU, e il partito democristiano. Questa divisione del potere implicherà un ridimensionamento della posizione dell'opposizione. Dai contatti con Bruxelles e Goteborg io ho constatato che loro non hanno dato a questo governo il privilegio della firma per tre motivi principali: il traffico degli schiavi del sesso, nel quale sono implicati direttamente dei governanti albanesi, la corruzione e le elezioni amministrative. Siccome in quattro anni questi compagni non ne hanno realizzato le condizioni, le speranze sono davvero poche, ma io non voglio occuparmi di questo, loro se ne stanno andando via...Io garantisco ai cittadini albanesi che noi realizzeremo tutte le condizioni e che il due gennaio l'Albania firmerà l'apertura dei negoziati.

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27/06/2001 -  Anonymous User

Pubblichiamo la versione integrale in lingua inglese del Decreto approvato il 25 giugno scorso dalla RFY riguardante la collaborazione con il Tribunale Internazionale dell'Aja per i crimini di guerra.Il testo è stato distribuito dall'ufficio ICS di Belgra

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27/06/2001 -  Anonymous User

Il rapporto analizza l'Esercito di Liberazione Nazionale, i guerriglieri albanesi che combattono in Macedonia contro l'esercito regolare. In esso, secondo il rapporto, starebbero almeno cinque tipi di combattenti: ex-combattenti dell'UCK, gia' veterani delle guerre in ex-Jugoslavia contro i Serbi in Croazia e Bosnia, opportunisti che puntano a raggiungere posizioni di potere tramite la guerriglia, albanesi kosovari e macedoni che perseguono tramite la guerra la loro visione panalbanese, giovani albanesi ingenui e romantici che considerano giustificato combattere dato il fallimento del governo nell'affrontare qualsiasi politica di riforma per il progresso della minoranza albanese, mercenari stranieri. L'Esercito di Liberazione Nazionale sarebbe, proprio come i suoi componenti dimostrano, un misto di interessi mafiosi e di potere, ingenuo romanticismo nazionalista e violento irredentismo panalbanese.

Il governo di unita' nazionale e' il secondo focus del rapporto dell'ICG. Tale governo si dibatte nella contraddizione fra la dura risposta militare e la necessita' di essere prudenti per non creare martiri civili a tutto favore della guerriglia, la quale comunque continua a guadagnare consensi nella pericolosa situazione di stallo politico e militare.

La proposta del mediatore dell'OSCE, l'ambasciatore americano Frowick, e' ampiamente analizzata dal rapporto e viene considerata un'ottima base di partenza da parte dei ricercatori dell'ICG. Essa si articola nei seguenti punti: immediata cessazione del fuoco e amnistia per i combattenti dell'NLA, alcune misure di confidence-building volte al riconoscimento dell'albanese come lingua ufficiale della Repubblica, accesso all'istruzione superiore e una maggiore rappresentanza albanese nelle istituzioni dello stato. Alla fine di questo processo i maggiori leader dell'NLA, pur non riconosciuti all'inizio delle trattative come interlocutori ufficiali, sarebbero integrati con piena dignita' nella vita politca del paese. La proposta di Frowick e' stata spazzata via dalle polemiche seguite alla pubblicazione di una foto fra il 23 e il 25 maggio su tutti i maggiori media macedoni, che ritraeva i due leader albanesi del DPA e del PDP Xhaferri e Imeri (i due maggiori partiti albanesi ora insieme nel governo di unita' nazionale) assieme al leader politico dell'NLA Ahmeti a Prizren in Kosovo, nell'atto di firmare una Dichiarazione dei leader albanesi di Macedonia per la pace e i processi di riforma nella Repubblica di Macedonia, che riprendeva i punti principali del piano Frowick. Le polemiche scatenate dai leader macedoni slavi che hanno accusato Xhaferri e Imeri di attentare all'integrita' territoriale del paese dal momento che si erano incontrati con uno dei leader dell'NLA, hanno destituito di valore la proposta Frowick, che a quel punto non ha piu' avuto nemmeno il supporto degli USA e dell'Europa, che secondo ICG non avrebbero il coraggio di prendersi le proprie responsabilita' in Macedonia.
A complicare la situazione ci sarebbe anche una "Hidden Agenda", del primo ministro Georgievski, il quale non avrebbe nessuna intenzione di arrivare a riforme costituzionali per accordare maggiori diritti agli Albanesi e starebbe aspettando solo nuove elezioni da indire nel settembre di quest'anno. Alcune dichiarazioni di Georgievski sono state molto ambigue fra maggio e giugno. Egli infatti si e' dichiarato risolutamente contrario al progetto dell'Accademia delle Scienze di Skopje che riguarderebbe uno scambio di territori e popolazione tra l'Albania e la Macedonia, in modo che vengano cedute all'Albania alcune aeree della Macedonia abitate dalla popolazione albanese e viceversa. Nello stesso tempo pero' lo stesso Georgievski non avrebbe lesinato commenti molto approfonditi in varie interviste sul piano stesso ed in piu' occasioni, tramite varie dichiarazioni, avrebbe fatto intendere di essere d'accordo col principio della spartizione etnica del paese. Secondo l'ICG avrebbe "suggerito pubblicamente per la prima volta che la popolazione albanese e' piu' di un terzo di quella totale piuttosto che il quarto stabilito dal censimento del 1994. Egli ha fatto cosi' leva sulla molto profonda paura dei macedoni slavi per la quale gli Albanesi li starebbero sopravanzando in termini di natalita' facendoli diventare la nuova minoranza del paese". Per l'ICG non c'e' dubbio che il gioco di Georgievski sia quello di incolpare i socialdemocratici - anch'essi al governo e favorevoli alle riforme - di ogni cedimento nei confronti degli Albanesi; ed e' chiaro che per cedimento intende le riforme costituzionali previste come punto principale di ogni processo di pace. Ormai si puo' quindi definire senza speranza l'esperimento del governo di unita' nazionale dal momento che ogni partito ha idee completamente diverse sul significato di processo di pace ed ognuno pensa a come meglio attrezzarsi per le nuove elezioni politiche.

Il rapporto si sofferma anche sulla dimensione regionale del conflitto macedone. I recenti avvenimenti hanno visto un sempre piu' stretto rapporto di allenanza fra Serbia e Macedonia, unite dal problema dell'irredentismo albanese nella valle di Presevo e nel nord della Macedonia. Tale alleanza sta preoccupando non poco la Bulgaria che storicamente era sempre stato l'alleato dei Macedoni in chiave anti-serba a partire dalle Guerre Balcaniche del 1912-1913. La Grecia invece e' preoccupata per il prolungarsi della crisi che metterebbe a rischio i cospicui investimenti fatti per la costruzione del Corridoio 10 da Salonicco a Belgrado. Inoltre la Grecia ha sempre aperto con la Macedonia il contenzioso sul nome, che ancora sembra non arrivato a soluzione. ICG sottolinea inoltre come il non ancora definito status del Kosovo sia la causa principale dell'instabilita' in tutta l'area balcanica e quindi invita la comunita' internazionale, in particolare il G8, a trovare un accordo politico finale sulla provincia.

Riportiamo per intero le conclusioni del rapporto:

The country faces an insurgency that is largely domestic, which means that thefighters know the terrain, are committed to their cause and, without a political solution, are likely to fight on despite losses. The Macedonian military andmuch of the public believe a victory was won in Tetovo at the end of March 2001. Yet the guerrillas were undefeated. Without a political solution, the NLAcan reprise the Tetovo or Kumanovo scenario elsewhere in the western part of the country.
The international community wants to avoid establishing another protectorate.They want to see reform but are unwilling to accept full responsibility for the problem. The international troika of Patten, Solana and Robertson rightlypushed the Macedonians and Albanians to form a national unity government; but the political momentum has stopped. The Macedonians could not get to the negotiating table by themselves, and itappears unlikely that they will be able to shape the reform agenda on their own. The shortsighted approach to reform means that the EU and NATO will haveexpended all their political muscle for an inert national unity government that accomplishes little else than holding early elections. As seen from Macedonia,the United States has been absent from the high level political negotiations. The Bush Administration¹s avoidance of new U.S. commitments in the Balkans has left the Europeans in charge of negotiations. Ethnic Macedonians and Albanians both fear that the Europeans are incapable of delivering any sustained political, economic and military assistance. The European Union and the United States must undertake much strongeraction to prevent the destruction of Macedonia. Macedonians and Albanians alike have exercised enormous restraint in ignoring the calls for war. The smalland inadequate Macedonian Army cannot defeat well-supported and well-funded guerrilla insurgents who are bent on destroying the country. Indeed, itsclumsy operations are more likely to recruit new members to the NLA than the opposite, while also incurring losses among its own ranks that will raise ethnictensions, as has happened three times already in Bitola. At time of writing, NATO has ruled out direct military intervention in Macedonia to stabilise the situation, at least in the absence of a political settlement, butpressure is rising - which ICG strongly supports - for NATO assistance at least in monitoring the disarmament of the NLA guerrillas as part of such anagreement. NATO teams have been shuttling in and out of the capital for the past two weeks. Both neighbouring Greece and nearby Turkey have called onallied governments to consider immediately deploying international peacekeeping troops inside Macedonia. Whatever its present reluctance, only NATO can guarantee Macedonia¹s securityafter a political settlement is achieved, as it also does that of Bosnia and Kosovo. NATO should stand prepared to play an active military role in support ofthe Macedonian security forces against further rebel activity, if the situation so demands and the Macedonian government so requests. Even before a political settlement is reached, NATO must prevent the NLA andother ethnic Albanian extremists from operating freely in Kosovo, and it must provide better training assistance if the Macedonian army is to be more effectivein preventing the NLA from operating freely inside Macedonia. The Macedonian army and police have received training, intelligence information and weaponsfrom Alliance members. This assistance should be systemised as part of a
longer-term guarantee. NATO has set up a new structure (NATO Coordination and Cooperation Centreor NCCO) in the region to better facilitate the exchange of information and coordinate military and bilateral support to Macedonia. KFOR troops havetightened border security between Macedonia and Kosovo but the long porous border with Kosovo has not been sealed airtight. Many Macedonians and Albanians (and probably a few Europeans) believe thatU.S. disengagement from the region has contributed to the crisis. As one Macedonian leader put it, ³The United States always has a black and whiteapproach, but it is so much easier to deal with them after they have made a decision. The Europeans are too flexible this is the Balkans, we know how toplay with them and use their national interests to our advantage. The NLA has put key Albanian grievances front and centre on the agenda. They have stimulated serious engagement by the international community to resolveissues that had been previously rhetorical and passive. The NLA in absolute political terms may achieve in a few months what the two Albanian parties could not deliver in ten years. Their goal, however, appears to be ethnic separationwithin Macedonia. The importance of implementing critical reforms is to dissuade the Albanians in Macedonia from joining the NLA and to stop themfrom dreaming about a new Greater Western Macedonia. The NLA will not disappear, and the only way to stop them from gaining a permanent foothold in the country is stop them from setting the country¹spolitical agenda. This does not require the unity government to make a place for
the rebels at the table. But it does mean that the elected Albanian leaders in thegovernment must be able to have contact with the rebels and represent their concerns. It will also mean NATO contact with the NLA. When the military crisis ends, important changes will have occurred inMacedonia. It is important to remember that all the citizens of Macedonia must be involved in the radical political changes that will be necessary to preserve theunique and multiethnic character of the country. Many of the reforms, such as amending the constitution, decentralising the government and officialrecognition of the Albanian language can be achieved. The way in which these changes are introduced will determine their acceptance.
Skopje/Brussels, 20 June 2001

Vedi anche:

Diachiarazione politica e ultimatum militare

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27/06/2001 -  Anonymous User

Il rapporto descrive la situazione attuale dell'Albania, con particolare attenzione alle relazioni con i paesi vicini dei Balcani: Kosovo, Montenegro, Macedonia e Grecia. La recente ondata di combattimenti nella Valle di Presevo e in Macedonia ha danneggiato la reputazione di tutti gli Albanesi ed ha ancora una volta alimentato lo spettro della Grande Albania. Conseguentemente il governo albanese si e' impegnato con ogni mezzo nel sottolineare di non appoggiare assolutamente i ribelli albanesi e di desiderare il mantenimento dell'integrita' territoriale della Macedonia. A questo proposito Tirana ha richiesto l'assistenza della NATO per il controllo del confine fra Albania e Macedonia, e ha rivolto un appello per una soluzione politica, tramite il dialogo, della crisi.
Il governo di Tirana a guida socialista ha il difficile compito di convincere la comunita' internazionale di non alimentare in nessun modo l'irredentismo panalbanese e nello stesso tempo di non essere visto dagli stessi Albanesi come un governo che mette a rischio gli interessi nazionali nell'area balcanica. Alla fine del 2000 il premier Ilir Meta ha condotto una storica visita in Kosovo per promuovere lo sviluppo degli interessi socio-economici nella provincia e per rafforzare i legami fra Tirana e la leadership albanese del Kosovo. Nel Gennaio 2001 sono state inoltre ripristinate le relazioni diplomatiche fra l'Albania e la Repubblica Federale di Jugoslavia. Questa mossa e' stata criticata da molti albanesi kosovari come prematura; infatti ha rafforzato la loro percezione secondo la quale l'impegno del governo di Tirana per la cosiddetta "questione nazionale" sia debole.

Questo rapporto si concentra in particolare sulle relazioni con la Grecia e sulla delicata posizione della minoranza greca - l'unica minoranza sinigificativa in Albania. I tentativi della Grecia di disegnare un ruolo di ponte fra i due paesi per la minoranza greca si stanno dimostrando molto problematici. Alcuni albanesi sono preoccupati che la Grecia utilizzi la minoranza per dare incremento all'ellenizzazione del sud dell'Albania, mentre alcuni elementi all'interno della minoranza accusano Tirana di ignorare le istanze della minoranza, cercando di appropriarsi delle terre della minoranza, e tentando di forzarle a diventare albanesi.
La politica interna e' dominata dai preparativi per le imminenti elezioni del 24 giugno. Il Partito Socialista al governo si trova ad affrontare le pericolose lacerazioni all'interno della sua coalizione, e il maggiore partito di opposizione, il Partito Democratico, sta cercando di reinventare se stesso per sopravvivere. Mentre la sicurezza interna e' stata notevolmente migliorata, il crimine organizzato internazionale e' notevolmente peggiorato negli ultimi anni. E' diventato infatti molto piu' sofisticato e difficile da identificare, e dunque l'Albania ha bisogno di una maggiore assistenza internazionale per combatterlo.


a cura di Claudio Bazzocchi
© ICS - Osservatorio sui Balcani

L'esercito macedone scatena l'offensiva

23/06/2001 -  Anonymous User

In Macedonia è in atto una pesante azione militare da parte delle forze di sicurezza macedoni. L'azione iniziata ieri mattina alle ore 4.00 dalle forze congiunte di polizia ed esercito macedoni, ha visto l'impiego di artiglieria, carri armati ed elicotteri Mi24. L'intento dichiarato è quello di liberare la zona del villaggio di Aracinovo, circa 10 km da Skopje, nei pressi del quale è stanziato da circa due settimane l'Esercito di Liberazione Nazionale (UCK), che aveva dichiarato l'intera zona "territorio liberato". L'azione delle forze macedoni - come afferma il portavoce del ministero della difesa macedone Georgi Trendafilov - è rivolta "all'eliminazione dei terroristi da Aracinovo".
Va notato, inoltre, che in questi giorni ci sono stati alcuni cambi nei vertici dei comandi militari. In particolare è stata formata una nuova forza macedone con l'unione dell'esercito e delle forze di polizia antisommossa e antisabotaggio, (tra cui i famosi reparti "Tigri" e "Lupi" , ovvero di nuclei specializzati della polizia macedone) comandata dal generale Miroslav Stojanovski.
L'UCK, secondo quanto riportato dalla televisione in lingua albanese A1, avrebbe risposto all'attacco, lanciando colpi di mortaio da 120mm su una raffineria di Skopje, tuttavia senza colpirla. A quanto pare la gittata delle armi a disposizione dei guerriglieri non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi strategici della capitale, già minacciata nelle scorse settimane dal comandante Hoxha, il quale ha precisato che se il governo macedone "vuole la guerra, l'avrà".
Fortunatamente sembra che la popolazione civile abbia, nei giorni scorsi, evacuato la zona di Aracinovo, dove sono tuttora in atto gli scontri. Tuttavia alcune case sono state distrutte e altre incendiate, mentre alcuni poliziotti e militari dell'esercito macedone sono stati ricoverati nella serata di ieri, a seguito delle sparatorie con l'UCK, sia presso l'ospedale militare che quello civile di Skopje.

La pressione internazionale riattiva il dialogo

22/06/2001 -  Anonymous User

Sono ripresi a fatica i colloqui tra i partiti macedoni e quelli albanesi, dopo la brusca interruzione causata dalle forti divergenze interne. La fugace visita di Solana a Skopje, sembra aver riaperto la possibilità di una speranza d'intesa tra le due parti in conflitto. Solana ha fatto sapere che ritornerà nel fine settimana a Skopje e che entro il prossimo lunedì dovranno esserci dei "risultati concreti".
Su informazioni dell'agenzia Sense, Solana ha informato il consiglio dei ministri degli esteri del Parlamento europeo, circa le possibilità di cambiamento della costituzione macedone. L'Alto rappresentante europeo ha detto che "Il sentimento tra gli appartenenti alla minoranza albanese della FYROM è quello di appartenenza a questo paese. Non desiderano essere cacciati, ma desiderano esserne parte. Per ciò è così importante considerare un cambio della Costituzione. In tutti le costituzioni della regione è mantenuta la filosofia dell'inizio degli anni '90. Il cambiamento dei preamboli della Costituzione è, in questo senso, la base perché lo stato sia non solo degli Slavi, ma formato anche dai cittadini albanesi". " Per questo - prosegue Solana - siamo così interessati al cambiamento della Costituzione, in modo che gli uni e gli altri possano sentirsi bene nel paese, ciò è particolarmente importante con una Costituzione che riconosca che gli elementi fondatori del paese, siano sia gli uni che gli altri e non solo gli uni" (Sense).
Tuttavia le pressioni internazionali non sono gradite al premier macedone Georgievski che ha detto di non poter accettare "pressioni dalla comunità internazionale per cedere alle richieste degli albanesi e non devono porci limiti di tempo perché sono in discussione questioni di eccezionale importanza" (Ansa). Georgievski si riferisce alla data entro la quale dovranno essere presentate le decisioni che usciranno dai colloqui di questi giorni, ovvero lunedì 25 giugno presso la riunione europea in Lussemburgo. Il leader del PDP (Partito per la prosperità democratica albanese) Imer Imeri ha fatto sapere che i colloqui riprenderanno dalle questioni meno difficili per poi proseguire sui punti dove c'è maggior divergenza (AP).
In questo bailamme generale di accuse reciproche, tra albanesi e macedoni, circa il fallimento dei negoziati, si fa sentire anche la voce della NATO, pronta per un intervento di breve durata e con una forza minima necessaria a garantire il disarmo dei guerriglieri, ma tuttavia in attesa di un esito positivo delle trattative. A proposito dell'incontro tra Powell e Robertson - scrive la Reuters - il segretario di stato americano ha dichiarato: "abbiamo parlato della Macedonia. Siamo speranzosi che il processo politico ripartirà velocemente e che avrà una spinta in avanti". Ma - ha aggiunto Powell - non abbiamo fatto il punto sulla partecipazione degli USA. Ci sono molti modi in cui possiamo contribuire" (Reuters, Ansa).
Nel frattempo alcuni scontri tra le forze macedoni e i guerriglieri albanesi si sono verificati la notte scorsa nei presi dei villaggi di Rasce e Radusa, quest'ultima localizzata tra Blace e Jezince, punto di attraversamento della frontiera verso il Kosovo, dove mercoledì sono transitate circa mille profughi. L'UNCHR fa sapere, inoltre, che il numero dei rifugiati macedoni è salito a circa 50.000 persone. Sembra che i macedoni si siano rifugiati in Serbia e in Kosovo, mentre gli abitanti albano-macedoni lasciano il paese per dirigersi in Turchia, in Albania o in altri paesi occidentali (Tanjug).

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22/06/2001 -  Anonymous User

L'Alto rappresentante dell'ONU per la Bosnia ed Erzegovina, l'austriaco Wolgang Petritsch rimarrà nella regione ancora per un anno. La decisione è stata presa ieri a Stoccolma durante l'Assemblea del Consiglio per l'implementazione della pace (PIC) in Bosnia ed Erzegovina.
Secondo quanto avevano riportato alcuni organi di stampa, tempo fa, Petritsch avrebbe dovuto lasciare l'incarico quest'anno. "Questo è un lavoro molto pesante, ma credo che si tratti di una sfida importante. Ad ogni modo ciò significa che il Consiglio ha espresso la sua fiducia e ha riconosciuto il progresso che è stato ottenuto" ha detto Petritsch.

Il "paraesercito macedone" intima agli albanesi di andarsene

20/06/2001 -  Anonymous User

Il "paraesercito macedone 2000", fino ad ora sconosciuto al pubblico, ha emesso un comunicato con il quale richiede che"tutti gli albanesi (shiptari) che hanno avuto la cittadinanza macedone nel 1994 devono lasciare il paese entro il 25 giugno 2001".
Nel comunicato dell'organizzazione, pubblicato dal giornale di Skopje "Vest", si dice che il "paraesercito macedone", inizierà la "pulizia dei loro villaggi" se gli albanesi non lasceranno il paese, e saranno risparmiati soltanto "quegli albanesi che prenderanno le distanze dai terroristi".
La minaccia è stata rivolta anche ai macedoni che hanno "avuto a che fare con alcuni albanesi", e al governo è stato richiesto di effettuare la revisione delle cittadinanze date agli albanesi in quell'anno, prima che vengano attivate tutte le "forze a disposizione e le armi sofisticate".
Il paraesercito macedone, come organizzazione cospirativa, è stato formato dieci anni fa da un gruppo di macedoni che erano al potere. Fra di loro c'era anche l'ex ministro degli affari interni Jordan Mijalkov, e ora dispongono di circa 2000 membri. Nell'organizzazione c'è anche un gran numero di appartenenti alle unità d'elite dell'esercito e della polizia, le "Tigri", i "Lupi" e gli "Scorpioni", si dice nel comunicato. Gli appartenenti al paraesercito sono anche, come dice sempre il comunicato, "pulitori a pagamento" che saranno attivati e che riceveranno uno stipendio mensile di diecimila marchi per la liberazione dai balisti albanesi che non hanno la cittadinanza oppure l'hanno ottenuta nel 1994. Questa organizzazione fino ad ora non si è mai fatta sentire. Nel 1994 la cittadinanza macedone è stata data, prima del censimento, come si scriveva sui media di Skopje, a circa 120.000 albanesi.

» Fonte: © Tanjug

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19/06/2001 -  Anonymous User

Si è svolto sabato scorso presso la sala Piamarta di Brescia, un'incontro organizzato dall'Associazione Guido Puletti dal titolo: "L'eccidio dei tre volontari italiani e i crimini di guerra in Bosnia. Tra memoria, ricerca della verità e giustizia".
L'incontro ha voluto commemorare la morte dei tre volontari bresciani, uccisi tra Gorni Vakuf e Travnik il 29 maggio del 1993, mentre il processo che si è recentemente aperto a Travnik è tuttora in corso.

I relatori della serata sono stati: il sindaco di Brescia, Paolo Corsini; Esad Hecimovic, redattore del settimanale bosniaco "Dani" e Ilario Salucci dell'Associazione Guido Puletti.
Non molto il pubblico presente in sala, onorato tuttavia dalla presenza di Paolo Di Giannantonio, giornalista della RAI.
Il sindaco Corsini - che personalmente ha seguito parte della vicenda giudiziaria relativa all'eccidio dei tre giovani di Brescia e che si è preso a cuore la battaglia condotta dalle associazioni nella difficile ricerca della verità - ha aperto la serata. "A Travnik e Sarajevo - dice il sindaco Brescia - ho avuto modo di vedere la tenacia di questa città nel non lasciarsi prendere dall'amnesia o dalla smemoratezza di ciò che è accaduto tempo fa". Inoltre grazie all'Associazione "ho avuto modo di avere una chiave di lettura di tutta la questione, mi sono reso conto, infatti, che non si trattava solo di un eccidio, ma piuttosto l'espressione di qualcosa che fa paura, un'azione della criminalità politica e militare, ovvero di qualcosa di più grave".
Queste parole vengono completate dalla competenza e dalla preparazione di Esad Hecimovic, che da anni si occupa dei crimini commessi in Bosnia. "Dal '97 mi sono occupato dei crimini commessi ai croati, sia civili che militari. Il problema è stato quando ho iniziato a scrivere di Paraga, allora sono iniziate le minacce". Paraga è il responsabile della morte dei tre volontari ed è anche una persona piuttosto influente nella città di Travnik e in buona parte della Bosnia. Nonostante il pericolo corso, Hecimovic è riuscito ad intervistare Paraga e secondo le sue parole "quella fu proprio la sua prima uscita in pubblico dal '93". Nella intervista, Paraga sostenne di non essere mai stato sul luogo dei fatti, mentre recentemente ha ammesso di essersi trovato sul luogo, ma di non aver commesso egli stesso l'omicidio e che erano stati i suoi soldati. "La cosa peggiore - aggiunge Hecimovic - è che la vittima deve difendersi dalle accuse di chi è accusato".
Ad Ilario Salucci spetta di fare il quadro sulla situazione italiana relativa al processo in corso. "8 anni fa i giornali descrissero i tre volontari come incoscienti, per aver partecipato come civili ad una guerra", ma si chiede Ilario forse che è "una cosa morire da civili e un'altra morire da militari?". Il fatto è che in questo processo manca tutta una documentazione essenziale, quella dell'ONU che era presente in loco". In conclusione Salucci avanza alcune domande: "perché il 31 maggio'93 era a tutti noto che il responsabile dell'eccidio fosse Paraga, mentre dopo nessuno ammise il fatto? Perché le autorità centrali non riconobbero l'eccidio come una decisione politica?". Anche le autorità italiane sembrano ostacolare il legittimo emergere della verità.
"Ma chi è in realtà questo Paraga?" chiede in sala il giornalista della RAI, Di Giannantonio. Il redattore di Dani risponde in modo modesto che "Paraga viene descritto come un contadino. Fu un comandante dei Berretti Verdi, ovvero l'esercito della difesa di Alija Izetbegovic. Questo gruppo nacque in seguito ad altre forze armate provenienti dall'SDA (il partito di Izetbegovic). All'inizio adottavano una serie di simboli islamici". Sono tuttora piuttosto influenti, "il Partito per la Bosnia e l'Erzegovina (SBiH) ha relazioni con alcuni di questi dei Berretti Verdi" e se Paraga non avesse avuto questo processo - continua Hecimovic - ora sarebbe sicuramente ai vertici della politica". Eppure "Paraga è un contadino che può permettersi uno dei migliori avvocati della BiH" avanza Di Giannantonio. In questo caso ci sono due risposte - dice il giornalista di Dani - "una è che il padre ha chiesto di persona a Sarajevo il miglior avvocato per suo figlio", ma è anche vero che "ci sono persone che durante la guerra si sono arricchite enormemente, persone che sono passate dall'SDA alla SBiH e che sono politicamente importanti". "In BiH c'è la stampa nazionale che vincola a scrivere solo sui crimini commessi dagli altri popoli, ma se scrivi sui crimini commessi dagli appartenenti al tuo popolo, allora su di te si riversano tutte le accuse". Inoltre "occorre sempre pensare alla situazione reale, ovvero collocarsi nella realtà di Gorni Vakuf, dove le frontiere etniche che c'erano durante la guerra sono ancora ben salde" "Io non credo - conclude Hecimovic - che esista un crimine di mio interesse nazionale e per questo motivo scrivo sui crimini commessi dal mio popolo".
Congedano l'incontro le parole dei responsabili dell'Associazione Guido Puletti, i quali affermano che "l'Associazione stessa continuerà a cercare il senso di queste morti aldilà del verdetto del processo", che con buone probabilità si concluderà con l'assoluzione del comandante Paraga.

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18/06/2001 -  Anonymous User

L'8 giugno, mentre a Valona si stava svolgendo una conferenza importante con un nome altrettanto significativo, "Valona, la porta dei Balcani", organizzata dall'Associazione degli imprenditori italiani in Albania, dalla magistratura italiana viene emesso un ordine internazionale d'arresto per la presidentessa di questa associazione, Cristina Busi. La Busi, oltre ad avere questo incarico, e' anche la principale azionista di Coca Cola Bottling Enterprise Tirana, uno dei primi investimenti stranieri in Albania. Lei viene accusata di evasione fiscale tramite l'emissione di fatture false di un valore estimabile in circa 40 miliardi di lire, fatta ad aziende di Catania. Alla conferenza partecipava tra gli altri anche l'Ambasciatore italiano in Albania, Mario Bova. Dopo essere stati informati sull'ordine d'arresto, l'Ambasciatore e i rappresentanti della Guardia di Finanza Italiana in Albania si sono allontanati dalla Conferenza. L'imprenditrice Busi ha rilasciato una dichiarazione pubblica, nella quale affermava che si sarebbe presentata al tribunale di Catania il giorno dopo. Invece e' stata arrestata l'indomani dalla polizia Albanese mentre stava cercando di andare in Montenegro.
Se questo avvenimento sta creando notevoli problemi ai latitanti italiani che non vedono più l'Albania come un rifugio sicuro, andando quindi a spostare le proprie basi verso il Montenegro, c'e' anche il rovescio della medaglia, ovvero il fatto che 3 milioni di albanesi hanno visto crollare davanti ai loro occhi il mito della Coca Cola e quello dell'imprenditoria italiana. Ora c'e' quindi il rischio che, con Cristina Busi, si impersonifichino tutti gli investitori stranieri che intervengono in Albania e tra gli albanesi tira aria di sfiducia. Questo sconforto e' stato accelerato anche dal fatto che nello stesso tempo della notizia dell'arresto, il nuovo vice premier italiano, Gianfranco Fini, ha dichiarato che se non viene fermato il flusso degli scafisti, l'Italia bloccherà i rapporti diplomatici con l'Albania, e che solo due giorni dopo sono stati espulsi 60 immigranti clandestini albanesi residenti in Italia. E' risaputo che le rimesse degli emigranti e purtroppo anche i traffici illeciti sono le maggiori voci di entrata dell'economia nazionale, per cui gli albanesi vivono con una certa apprensione il nuovo corso delle vicende italiane.

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15/06/2001 -  Anonymous User

Come riporta l'Ansa, l'associazione Ya Basta di Trieste ha contestato la decisione delle autorità slovene di blindare le frontiere con l'Italia per evitare contestazioni al presidente degli Stati Uniti, George Bush, che sabato a Ljubljana si incontrerà con il presidente russo Vladimir Putin. Sabato mattina da Trieste è infatti prevista la partenza di numerosi manifestanti italiani, che parteciperanno al "Festival of resistance", una giornata di mobilitazione e spettacolo organizzato da una rete transnazionale di associazioni (slovene, austriache, italiane e croate). Come commenta una nota dell'associazione:" l' iniziativa ha carattere assolutamente pacifico ed è la prima tappa di un percorso che ci porterà a luglio a partecipare assieme alla mobilitazione contro il G8 di Genova".

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15/06/2001 -  Anonymous User

L'Associazione Guido Puletti, con il patrocinio del Comune di Brescia, organizza sabato 16 giugno ore 18.00, presso la Sala Piamarta, via San Faustino 70, Brescia, un incontro dal titolo: "L'eccidio dei tre volontari italiani e i crimini di guerra in Bosnia. Tra memoria, ricerca della verità e giustizia". Interverranno all'incontro: Paolo Corsini, sindaco di Brescia; Esad Hecimovic, redattore del settimanale bosniaco Dani; Ilario Salucci, Associazione Guido Puletti.
L'evento intende commemorare l'uccisione di Guido Puletti, Fabio Moreno, Sergio Lana, uccisi in Bosnia il 29 maggio 1993. Il processo ai responsabili dell'uccisione dei tre volontari è tuttora in corso.


» Fonte: © Associazione Guido Puletti

Il panico a Skopje

13/06/2001 -  Anonymous User

Come probabile conseguenza alla dichiarazione dell'Esercito di Liberazione Nazionale circa la possibilità di poter colpire la città, anche tra gli abitanti di Skopje iniziano i primi sintomi di una psicosi da guerra imminente.
In questo momento la cosa più ricercata nella capitale macedone sembra essere la benzina, ai distributori si attende oltre un'ora. I benzinai riferiscono che una situazione simile è accaduta due anni fa, quando ci sono stati i bombardamenti della NATO sulla Jugolsavia.
Nonostante i commercianti cerchino di tranquillizzare i cittadini di Skopje circa la non scarsità dei generi, i cittadini della capitale orientano i loro acquisti su grandi quantità di zucchero, farina, olio, scatolame e medicine.

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12/06/2001 -  Anonymous User

L'Osservatorio sui Balcani pubblica oggi due approfondimenti sulle malversazioni nei Balcani. Si tratta di un'inchiesta di Lino Veljak, corrispondente da Zagabria per l'Osservatorio, nel quale viene focalizzata la polemica scatenata dal settimanale di Zagabria "Nacional" circa le collusioni da parte del presidente montenegrino Milo Djukanovic e la malavita balcanica. La conclusione critica di Velijak mira infine a porre l'accento sul futuro degli interi Balcani e sui giochi internazionali. L'altro approfondimento è, invece, un lungo articolo del ricercatore Emilio Cocco, riguardante la gestione delle privatizzazioni in Croazia. In particolare, viene fatto cenno al più che probabile acquisto della Zagrebacka Banka da parte del consorzio italo-tedesco Unicredito-Allianz, inoltre, e più estesamente, vengono analizzate le dubbie operazioni dei magnati dell'economia croata durante il processo di privatizzazione in relazione alle difficoltà della coalizione di centro sinistra, attualmente al governo, nel gestire la difficile eredità della gestione di Tudjman e del suo partito (HDZ).

» Approfondimento: © Il caso "Nacional"

» Approfondimento: © "La rapina del secolo"

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10/06/2001 -  Anonymous User

Domenica alle ore 18.00 le unità della Seconda armata dell'Esercito jugolsavo hanno ripreso possesso del settore C della zona terrestre di sicurezza nella regione della montagna Bogicevica nei pressi di Plava. Si tratta dell'ultima parte di tale zona che era rimasta fuori dal controllo delle forze jugoslave.

Proposta per una soluzione della crisi macedone

09/06/2001 -  Anonymous User

Il presidente macedone, Boris Trajkovski, ha avanzato, venerdì, un piano di soluzione della crisi che imperversa nel paese da oltre quattro mesi, dopo che l'esercito macedone ha ignorato la tregua per il cessate il fuoco proposta dai guerriglieri sferrando un attacco, con elicotteri e artiglieria, alle postazioni dei ribelli nella zona a nord est di Skopje. Si è trattato, come comunica l'agenzia Reuters, del più grosso attacco dopo l'uccisione dei cinque militari macedoni.
Il capo di stato macedone, durante la seduta straordinaria del Parlamento, ha inoltre accusato i ribelli di voler perseguire "la divisione della società e di condurre il paese nel caos". I combattenti affermano invece che non hanno alcuna intenzione di dividere il paese, ma di porre fine alla discriminazione nei confronti della popolazione di etnia albanese (circa il 30% dei poco più di 2 milioni di abitanti complessivi), perpetrata dalla popolazione di etnia macedone, in modo particolare nei settori dell'educazione, dell'impiego e dei diritti alla lingua.
Il piano presentato da Trajkovski è composto da tre punti comprendenti una ridefinizione delle forze di sicurezza, alcune misure per incoraggiare i ribelli al disarmo e un'accelerazione delle riforme politiche verso l'accettazione delle lamentele della popolazione albanese riguardanti la loro discriminazione nel paese. Il piano di Trajkovski è stato benevolmente accettato dall'Alto rappresentante europeo per la politica estera e la sicurezza, Javier Solana, giunto a Skopje nella serata di venerdì. Secondo Solana si tratta di "un ottimo piano ed ha il nostro supporto".Trajkovski ha inoltre espresso la volontà che la polizia e l'esercito vengano posti sotto un medesimo comando, (attualmente la polizia fa riferimento al Ministero dell'Interno e l'esercito al Ministero della Difesa e i due ministri provengono da partiti differenti), dichiarando infine che "non è questo il tempo per le rivalità tra i partiti".
Per una soluzione politica e non militare si sono espressi anche i 19 ministri della difesa dei paesi NATO, riuniti ieri a Bruxelles, e che hanno condannato l'uccisione dei cinque militari macedoni, come "una barbara azione". Il segretario generale della NATO, George Robertson, ha poi ribadito che "non esiste una soluzione militare dello stato esistente" e solo un processo di soluzione politica potrà condurre ad una pace prolungata.


Luka Zanoni,
© Osservatorio sui Balcani;

La reazione macedone: incidenti a Bitola

07/06/2001 -  Anonymous User

Come probabile reazione all'uccisione, da parte dell'UCK, di cinque militari dell'esercito macedone, per tutta la notte scorsa si sono susseguiti gravi incidenti nella città di Bitola. Infatti, tre dei cinque soldati rimasti uccisi ieri erano di Bitola, una delle maggiori città della Macedonia meridionale, dove la presenza albanese è di circa il 10% dei complessivi 80.000 abitanti della città. Molti negozi di albanesi sono stati presi di mira da ripetuti attacchi, parecchi sono stati dati alle fiamme o colpiti alle vetrate, da parte di una folla di manifestanti macedoni. Anche l'abitazione del viceministro della sanità, Muharrem Nexhipi, è stata incendiata. Il viceministro ha detto all'Ansa che i poliziotti non sono intervenuti se non dopo le tre di notte, quando l'ondata di violenza iniziava a scemare.
Come riporta l'IWPR (su un commento di Sime Alusevski, giornalista del settimanale regionale Bitolski Vjesnik) altri incidenti a Bitola, considerata una delle città dove la convivenza tra albanesi e macedoni non ha mai incontrato difficoltà, si erano verificati durante la notte del 30 aprile scorso, a seguito dei funerali di quattro soldati dell'esercito macedone, originari della città. Anche allora i manifestanti distrussero le vetrine dei negozi dei proprietari albanesi, ricordando ad alcuni la "notte dei cristalli". La maggior parte degli esercizi colpiti dagli attacchi di violenza non è stata ancora riparata. Le assicurazioni stentano a stipulare contratti con proprietari albanesi, e solo alcuni sono stati rimborsati dopo gli incidenti.
Alcuni albanesi credono comunque che gli incidenti non siano opera degli abitanti macedoni di Bitola, piuttosto pensano si tratti di un'orchestrazione ad opera di gruppi politici macedoni con base a Skopje, altri addossano invece le responsabilità ai tifosi della squadra di calcio Ckembari. Uno dei militari uccisi ieri faceva, infatti, parte del Ckembari e, sempre secondo il giornalista Sime Alusevski, il fratello del militare ucciso, che lavora come taxista a Bitola, è riuscito ieri ad organizzare un gruppo di duecento taxi che hanno guidato attraverso il centro della città, suonando i clacson e sventolando manifesti anti-albanesi.
Questi continui scontri stanno esasperando la popolazione, che inizia seriamente a preoccuparsi per la propria incolumità e non sono pochi quelli che temono un accrescimento della violenza e delle provocazioni.
Il portavoce del governo, Antonio Milososki, ha dichiarato: ''A questo punto in Macedonia bisogna proclamare lo stato di guerra''. Una proposta apparentemente condivisa anche dal premier, Ljubco Georgievski, e invece finora respinta dal capo dello Stato Boris Trajkovski e da Branko Cernenkovski, ex primo ministro e leader dell'Unione socialdemocratica, importante formazione politica, membro della coalizione governativa in crescente conflitto con il partito del primoministro. (Ansa)
Sia il ministro dell'interno che quello della difesa si sono detti contrari alla proclamazione dello stato di guerra, promettendo "un'immediata e dura risposta delle forze di sicurezza contro i terroristi albanesi responsabili della strage di Tetovo".

Da parte occidentale, l'Alto rappresentate europeo per la politica estera e la sicurezza, Javier Solana, ha reagito negativamente alla proposta avanzata dal premier Georgievski affermando che: "ciò servirebbe solo ai terroristi e non favorirebbe la soluzione della crisi". Dello stesso parere è anche il presidente della UE, Anna Lindh, che durante un colloquio telefonico con Skopje, ha cercato di convincere il presidente Trajkovski e il ministro degli Esteri, Ilonka Mitreva, a trattenersi dal dichiarare lo stato di guerra "perché ciò favorirebbe l'aumento della violenza e fornirebbe una scusa alla continuazione delle azioni dei terroristi, così come l'uccisione di civili". (Sense)

Croazia: ancora casi di corruzione a Pola

25/05/2001 -  Anonymous User

Il Ministro degli interni croato Sime Lucin ha annunciato una serie di azioni che dovrebbero scardinare i vertici del crimine organizzato nel paese (Vecernji list, 18.5). Lo stesso giorno è apparsa sui quotidiani nazionali la notizia dell'arresto di due avvocati e un ex-agente della polizia segreta, accusati di aver fatto da mediatori nella corruzione di alcuni giudici.
Altri nomi eccellenti circolano sulla stampa locale, in particolare nella comunità istriana di Pola: tra questi il presidente della Corte suprema locale Ivan Milanovic, e l'avvocato di Zagabria Anto Nobilo. Il primo ha già dichiarato la sua estraneità ai fatti: "Non ho mai guadagnato nessun denaro al di fuori del salario statale" (Novi list, 19 maggio). Nobilo invece si è difeso accusando il Procuratore della Repubblica di Pola, Radovan Ortynski, di aver estorto false dichiarazioni al suo assistito Miroslav Kutle. Questi, personaggio di fiducia dell'ex-presidente Tudjman e fino al 1999 uomo più ricco del paese, è stato rimesso in libertà il 18 maggio scorso dopo 15 mesi di carcerazione preventiva. Secondo Nobilo, il procuratore Ortynski avrebbe ricattato il prigioniero Kutle chiedendogli di testimoniare contro Ivic Pasalic (attuale capo dell'ala destra radicale interna all'HDZ, e già consigliere principale dell'ex-presidente Tudjman) e contro l'ex-generale Ljubo Cesic Rojs, ambedue sospettati di aver partecipato al saccheggio della ricchezza nazionale. Ortynski ha immediatamente annunciato un'adeguata risposta a queste pesanti accuse.
La cronaca di Pola non è nuova a vicende di corruzione: recentemente infatti il vice-sindaco del capoluogo istriano Mario Quaranta si è dovuto dimettere per lo scandalo provocato dal suo arresto per presunta corruzione. La polizia croata lo avrebbe pescato con ancora in tasca una mazzetta proveniente da un intermediario che lavora per la ditta italiana Chini costruzioni - nota come una delle principali imprese del mattone in Trentino. La cronaca poi non ha seguito molto il caso, stretta com'era tra la polemica sul bilinguismo nella regione e le elezioni amministrative che hanno coinvolto anche Pola. Resta il fatto che molti segnali indicano come la Croazia attuale, pur non raggiungendo i livelli di economia off-shore che si vedono ad esempio in Montenegro, sia attraversata da profondi fenomeni di criminalità economica e di corruzione diffusa. E questo avviene mentre vasti pezzi del paese, dalle risorse turistiche della costa al sistema bancario, stanno finendo in mani straniere - tedesche e italiane in particolare.

La comunità internazionale in Bosnia: tutti i nostri sbagli

12/05/2001 -  Anonymous User

Sono passati più di 5 anni dalla firma degli accordi di Dayton, che al tempo vennero considerati il programma di salvezza per la Bosnia Erzegovina. In realtà, il piano ideato dalla comunità internazionale cominciò ad essere criticato fin dai primi giorni e lo è tutt'oggi. Ultimamente in Bosnia si sta valutando tutto ciò che i Grandi (non) sono riusciti a risolvere. Rispetto alla considerazione di quanto fatto dalla Comunità nternazionale in Bosnia, molto è cambiato dopo gli ultimi incidenti di Mostar.

Non si può dimenticare quanto è accaduto l'8 aprile scorso, quando alcuni collaboratori dell'ufficio dell'Alto Rappresentante in Bosnia (OHR), accompagnati dai carabinieri italiani, vennero picchiati e umiliati da estremisti croati davanti alla famosa "Hercegovacka Banka".

Ma per quale motivo l`operazione nei confronti della banca erzegovese non è riuscita?

Nessuno vuole ammettere il proprio senso di vergogna, ma pare (da fonte anonima) che tutto sia accaduto per un banale errore di coordinamento. Il contingente Sfor francese interpretò male il codice dell'operazione che indicava un'operazione di primo grado (ad alto livello di rischio) scambiandola con un codice simile a quella di un'operazione di terzo grado (livello medio-basso). Così i soldati della Forza Internazionale decisero di non utilizzare tutti i mezzi di difesa necessari, e vennero sopraffatti facilmente dalla folla.

Sembra che l'azione degli estremisti croati abbia rappresentato per la comunità internazionale in Bosnia una vera lezione, attraverso la quale oggi capisca con chi ha veramente a che fare. Al contempo questo fallimento di Mostar è servito come pretesto ad alcuni cronisti per stilare una lista di tutti gli errori commessi dagli internazionali nel periodo post-Dayton. Va detto che in questi cinque anni non si è riusciti a garantire il funzionamento delle istituzioni bosniache e allo stesso tempo, pur spendendo centinaia di migliaia di dollari, l'intervento esterno non è risultato efficace.

E' vero che i soldati dello SFOR alla fine sono riusciti ad entrare nell'Hercegovacka Banka e ad aprirne la cassaforte usando la dinamite; ma forse la vera impresa sarebbe stata quella di arrestare Ante Jelavic (il leader nazionalista croato, tra i princiali fomentatori dei disordini). E da sempre la comunita' internazionale si è mostrata poco efficace nel giudicare i politici bosniaci: "gli internazionali hanno cercato a lungo di proteggere Biljana Plavsic e successivamente Milorad Dodik" dice Chris Benet, capo del International Crisis Group, "mentre nel frattempo non sono stati affrontati i veri problemi della Republika Srpska".

Si ricordi che alla fine del 1999 la stessa signora Plavsic venne invitata a Parigi dal presidente Chirac, in un periodo in cui già si parlava del suo possibile "viaggio" a L'Aja. Già altre volte la diplomazia francese in Bosnia si era dimostrata incauta, come quando la sua diplomatica Froment Maurice dichiarò: "La Bosnia Erzegovina non è un vero stato, e prima o poi la Republika Srpska si unirà alla Jugoslavia. In Francia questo lo chiamiamo diritto all'autodeterminazione".

Non solo: ci è voluto molto tempo per l'arresto di Momcilo Krajisnik. La causa contro di lui era pronta già nel 1996, ma i politici internazionali ordinarono di lasciarlo tranquillo, perchè la sua figura veniva considerata molto importante per il mantenimento della pace nel paese. Simile e` la vicenda di Biljana Plavsic: nel 1998 Gabrielle Krick Mcdonalds, allora Presidente del Tribunale Internazionale a L'Aja, dichiaro` che "il tribunale non potrà dimenticare il ruolo della signora Plavsic nel genocidio". Essendo però considerata una fautrice del cambiamento democratico in Repubblica serba di Bosnia, la Plavsic risulta citata nei processi solo per i baci scambiati con il comandante Arkan a Bijeljina nel 1992. Anche nel suo caso la causa era pronta già da tempo, ma venne resa pubblica solo quando si considerò la vecchia professoressa non più politicamente utile.

Per quanto riguarda la componente croata in Bosnia, si è parlato molto di Jadranko Prlic, ex Ministro degli esteri del governo federale.

Prlic, rispetto alla Plavsic, non si è lasciato mettere politicamente da parte e continua ad occuparsi di politica. E difatti i politici internazionali, non trovando un altro leader croato con le sue stesse
capacità, continuano a collaborare con lui. Una volta, ad una richiesta di spiegazioni in merito posta dal sottoscritto al signor Stocker - allora capo della Croce Rossa in BiH - la risposta fu: "Noi sappiamo che Prlic è responsabile dell'esistenza dei campi di concentramento in Erzegovina, ma nel lavoro con noi è molto valido".

E da allora pare non sia cambiato nulla: lavorare bene per la comunità internazionale significa anche poter rimanere impunito e non doversi assumere la responsabilità delle proprie azioni passate? Chi lo sa, comunque si dice che la causa contro Prlic sia rimasta in sospeso. "Prlic è stato il cervello della Herceg-Bosna, ma non è ancora giunta l'ora del suo arresto" dice una fonte de L'Aja per il settimanale Slobodna Bosna (26.04.2001).

Il tribunale de L'Aja trasloca a Brcko?

11/05/2001 -  Anonymous User

Il destino del Tribunale internazionale per i criminidi guerra commessi in Rwanda ed ex Jugoslavia è sempre
più incerto. Il famoso Tribunale de L`Aja verràsostituito da una nuova Corte Penale Internazionale, mettendo così
in atto le decisioni della Conferenza di Roma svoltasi il 17 luglio 1998. Il nuovo Tribunale è però ancora in fase di organizzazione e nessuno sa quando comincerà a funzionare.

Nel frattempo, per Carla del Ponte - Procuratrice generale del Tribunale de L'Aja -
e per il suo team, il lavoro non manca.
Ultimamente, il processo di cui si parla di più èquello intentato al generale serbo Krstic, mentre
quattro settimane fa si approntava l'arresto diun altro serbo-bosniaco, Dragan Obrenovic, all'epoca
comandante della brigata di Zvornik (RepublikaSrpska).
L'arresto di Obrenovic è legato ad una registrazione
da cui risulta che il generale Krstic ordinò ad Obrenovic di uccidere tutti i musulmani di Srebrenica arrestati. Ad oggi, però, non è ancora stata
confermata l'autenticità della voce registrata.
Intanto in Bosnia si continua a credere che
proprio Obrenovic potrà confermare, o smentire, alcuni fatti riguardanti Srebrenica e le
responsabilità del generale Krstic, ma anche quelle diBiljana Plavsic e Momcilo Krajisnik.
Il processo contro i due ex-leader della Republika
Srpska viene portato avanti dal giudice Marc Harmon, lo stesso che realizzòil processo contro il generale croato Tihomir Blaskic.
Il procuratore generale de L'Aja considera i processi contro
Plavsic e Krajisnik molto importanti. Carla del Ponte ritiene infatti che questi due casi siano molto preziosi per la costruzione della piramide delle
responsabilità di Slobodan Milosevic.
Certo, mancano ancora tantissimi elementi per costruiretale piramide, ma sembra anche che la
stessa signora Del Ponte non sia ancora pronta peravviare il caso, forse anche un po' spaventata dalle
possibili responsabilità che ricadrebbero su di lei se il processo contro Milosevic non dovesse risultare ben fatto.

Intanto, si stanno accelerando i preparativi per l'inizio delle attività della nuova Corte Penale Internazionale. Quest'idea gode
dell'appoggio di Gran Bretagna, Germania, Canada e ultimamente anche di paesi come Francia e Iran.
Secondo alcune informazioni, non confermate, al L'Aja sono
già pronte 200 nuove cause da avviare.
Dato che il nuovo Tribunale Permanente si occuperà di processi relativi non solo a
crimini di guerra, ma anche di quelli legati a terrorismo,crimine organizzato e narcomafia, sembra che all'Aja non
si avrà tempo per risolvere tutti i casi in agenda. Ed èper questo che si parla della possibile organizzazione di
"una piccola Aja" con sede in Bosnia Erzegovina.
Inizialmente è stata proposta la città di Sarajevo ma, dato il parere contrario dichiarato dai serbi, oggi si ipotizza come possibile sede il distretto di
Brcko.
Esperti de L'Aja avrebbero il compito di controllare il funzionamento di questotribunale, così come procuratori e giudici de L'Aja
seguirebbero e controllerebbero tutte le inchieste avviate.

Incontri diplomatici contro la 'Grande Albania'

10/05/2001 -  Anonymous User

Incontri tra politici per chiarire la situazione macedone. Da "Le Monde Diplomatique".