Il generale Ademi va all'Aja

Come informa il quotidiano Vecernji list del 25 luglio scorso, il Presidente della Repubblica - Stipe Mesic, ha liberato il Generale Ademi dall'obbligo del segreto militare, e gli ha imposto la partenza per il TPI con indosso la divisa militare. Egli è convinto che il Generale Ademi sarà in grado di dimostrare la suo innocenza. Sullo stesso quotidiano, il giorno successivo si scrive che prima di partire per l'Olanda, Ademi ha dichiarato di essere vittima di un complotto ideato da generali vicini a Tudjman e che Janko Bobetko, già capo di Stato maggiore, è il maggior responsabile della sua partenza per il Tribunale de L'Aja.
Ma considera maggiormente colpevole lo stesso Tudjman, personaggio freddo e calcolatore, totalmente indifferente alla sorte di semplici vite umane, incluso quelle dei propri soldati. Secondo la confessione rilasciata ai giornalisti - Zvonimir Despot e Sasa Zinaja - durante il suo viaggio in aereo verso L'Aja, Ademi si è dichiarato vittima di azioni estorsive ad opera dei generali vicini a Tudjman (Bobetko e colleghi). Sempre sullo stesso quotidiano, Bobetko ribatte invece che è il Ministro degli interni Sime Lucin ad aver messo sotto controllo le linee telefoniche per impedire i contatti con Ademi, che secondo Bobetko sarebbe invece vittima di del Presidente Mesic e di altri "amici" del Tribunale. Anche Nenad Ivankovic, presidente dell'HONOS (Associazione per la difesa dei valori della Guerra patriottica) considera le dichiarazioni di Ademi vere e proprie falsità.
Su Vjesnik del 30 luglio scorso, il difensore legale di Ademi - Cedo Prodanovic - ha detto in un'intervista rilasciata a Biljana Basic, che la strategia di difesa del suo cliente (nel frattempo dichiaratosi innocente di fronte alla Corte de L'Aja) è in fase preparatoria. Nella sua intervista, Prodanovic (di nazionalità serba) ha inoltre attaccato severamente il presidente dell'associazione "Veritas" di Banja Luka - Savo Strbac - per aver diffuso notizie false (come quella secondo la quale Carla del Ponte stia preparando un'indagine a carico di Stipe Mesic) le cui conseguenze ricadono poi anche sui serbi.

Gotovina ancora latitante

Ante Gotovina l'ex Generale di cui è stato emesso un mandato di cattura lo scorso 26 luglio, e' ancora latitante. Le informazioni sui luoghi in cui pare oggi trovarsi, vanno dall'Erzegovina al Sud America - dove ha vissuto un decennio facendo il mercenario - anche se pare più verosimile che si trovi ancora in Croazia.. In una dichiarazione rilasciata il 25 luglio da Nenad Ivankovic a Davor Krile di Slobodna Dalmacija, Gotovina non è latitante ma si trova semplicemente in ferie, e non si è ancora presentato perché nessuno gli ha consegnato il mandato d'accusa. Secondo Ivankovic, Gotovina si trova tra gli accusati perché è in atto un processo di criminalizzazione della maggior parte dei comandanti croati che hanno fatto la guerra. E in questo disegno c'è la pressione fatta sugli ufficiali a dichiararsi pentiti e a testimoniare contro i propri comandanti.
Nel frattempo, come emerge dall'informazione rilasciata a Vecernji list del 27 luglio dalla portavoce del Ministero degli interni - Zinka Bardic, la polizia ha già avviato l'operazione di ricerca del Generale Ante Gotovina, anche se è probabile che essa non verrà portata a termine prima della fine dell'estate. Zinka Bardic non è in grado di confermare le notizie secondo le quali Gotovina si troverebbe in Dalmazia settentrionale dove possiede una villa a Pakistane, presso Zara. Il sindaco di Pakostane - Milivoj Kurtov (HDZ) - ha dichiarato al corrispondente locale del Vecernji list che "Anche nel caso in cui questo dovesse essere vero, noi non parleremo. La polizia può cercare quanto vuole, dico solo che ogni Croato che non aiuterà Gotovina sarà maledetto". Una simile dichiarazione è stata rilasciata anche dal Conte spalatino Branimir Luksic, il quale ha oltretutto negato alcuna informazione sull'incontro avvenuto alcuni giorni fa a Pakostane tra i tre Conti dalmati (tutti tre dell'HDZ), dichiarando che si è trattato di un incontro privato.
Su Novi list del 27 luglio si dà per certa la presenza del generale ricercato su di una nave che naviga nei dintorni di Zara e Sebenico. E intanto nella regione la gente inneggia a Gotovina con slogan "Lui è un eroe, non è un delinquente" e nei ristoranti viene messa in mostra la sua foto, accanto a quella di Tudjman e di Jure Francetic, famoso boia ustascia della seconda guerra mondiale.

L'Aja pende sulle teste di tutti

Si intensificano le discussioni relative alla collaborazione con il Tribunale Internazionale de L'Aja. Il vescovo di Gospic e di Senj - Mile Bogovic (anche professore di storia ecclesiastica presso la scuola superiore di Teologia di Fiume) - ha rilasciato un'intervista a Darko Pavicic (Vecernji list, 26 luglio) in cui ha duramente criticato la decisione del governo attuale di collaborare con il TPI, mettendo così rischio a la stabilità dello Stato. Bogovic continua ribadendo che i "vicini" vogliono mettere in ginocchio la Croazia, sia come stato che come comunità,. Perciò è assolutamente necessario cessare le divisioni e le polemiche nazionali e lavorare tutti insieme verso l'integrazione europea e la globalizzazione. Ma l'arcivescovo di Zagabria - Josip Bozanic (anche lui docente di diritto canonico nella stessa istituzione scolastica) - nega il diritto ai vescovi di intervenire nelle quotidiane bagarre politiche, e insiste sulla necessità di limitare la confusione che già esiste nel mondo ecclesiastico (e di cui si parla in maniera estesa sull'ultimo numero del settimanale Nacional).
Commentando le ultime polemiche Milan Ivkosic (Vecernji list, 27 luglio) delinea tre aree di polarizzazione dell'opinione pubblica: verso il governo che dimostra la volontà di cooperare con il Tribunale, verso l'opposizione che critica il governo di minacciare gli interessi nazionali e la Chiesa che vacilla tra governo e opposizione, anche se con posizioni più prossime all'opposizione nazionalista. E queste continue polemiche e lotte politiche interne instillano nella popolazione timori e insicurezze.
Su Jutarnji list del 28 luglio viene scritto d'altra parte che le accuse contro Gotovina sono legittime, perché durante le azioni militari avvenute il Croazia nel 1995 egli ha partecipato al progetto di pulizia etnica ideato da Tudjman, ed esse smentiscono il tentativo di difesa dell' "azione Tempesta" fatta dal Primo ministro Ivica Racan, secondo il quale non è stata un'azione genocidi ma dove ad opera di alcuni sono stati perpetrati crimini di guerra nei confronti della popolazione civile.
Il presidente della Commissione parlamentare per gli Affari esteri - Zdravko Tomac (SDP) a seguito del colloquio avvenuto con il sottosegretario tedesco Cristoph Zopel, ha dichiarato che definire la "guerra patriottica" con l'epiteto di genocidio può peggiorare la situazione politica nel paese, perché esistono forze politiche che puntano sull'emotività della gente per rovesciare il governo. Perciò il Tribunale de L'Aja non dovrebbe mostrarsi così intransigente rispetto ai protagonisti croati della guerra, anche quindi nei confronti dell'ex Presidente Tudjman (Slobodna Dalmacija, 31 luglio). Su Vjesnik uscito lo stesso giorno, appare invece un articolo a firma di Davor Genero, in cui si insiste sulla necessità sfruttare i processi del Tribunale Internazionale per confrontarsi con la storia recente, e liberarsi definitivamente dall'eredità politica di Tudjman. Secondo Gjenero non esiste altra alternativa, se non quella di arrivare all'isolamento e divenire una società chiusa, basata sulla xenofobia e sulla menzogna.

07/08/2001 -  Anonymous User

Il generale Ademi va all'Aja

Come informa il quotidiano Vecernji list del 25 luglio scorso, il Presidente della Repubblica - Stipe Mesic, ha liberato il Generale Ademi dall'obbligo del segreto militare, e gli ha imposto la partenza per il TPI con indosso la divisa militare. Egli è convinto che il Generale Ademi sarà in grado di dimostrare la suo innocenza. Sullo stesso quotidiano, il giorno successivo si scrive che prima di partire per l'Olanda, Ademi ha dichiarato di essere vittima di un complotto ideato da generali vicini a Tudjman e che Janko Bobetko, già capo di Stato maggiore, è il maggior responsabile della sua partenza per il Tribunale de L'Aja.
Ma considera maggiormente colpevole lo stesso Tudjman, personaggio freddo e calcolatore, totalmente indifferente alla sorte di semplici vite umane, incluso quelle dei propri soldati. Secondo la confessione rilasciata ai giornalisti - Zvonimir Despot e Sasa Zinaja - durante il suo viaggio in aereo verso L'Aja, Ademi si è dichiarato vittima di azioni estorsive ad opera dei generali vicini a Tudjman (Bobetko e colleghi). Sempre sullo stesso quotidiano, Bobetko ribatte invece che è il Ministro degli interni Sime Lucin ad aver messo sotto controllo le linee telefoniche per impedire i contatti con Ademi, che secondo Bobetko sarebbe invece vittima di del Presidente Mesic e di altri "amici" del Tribunale. Anche Nenad Ivankovic, presidente dell'HONOS (Associazione per la difesa dei valori della Guerra patriottica) considera le dichiarazioni di Ademi vere e proprie falsità.
Su Vjesnik del 30 luglio scorso, il difensore legale di Ademi - Cedo Prodanovic - ha detto in un'intervista rilasciata a Biljana Basic, che la strategia di difesa del suo cliente (nel frattempo dichiaratosi innocente di fronte alla Corte de L'Aja) è in fase preparatoria. Nella sua intervista, Prodanovic (di nazionalità serba) ha inoltre attaccato severamente il presidente dell'associazione "Veritas" di Banja Luka - Savo Strbac - per aver diffuso notizie false (come quella secondo la quale Carla del Ponte stia preparando un'indagine a carico di Stipe Mesic) le cui conseguenze ricadono poi anche sui serbi.

Gotovina ancora latitante

Ante Gotovina l'ex Generale di cui è stato emesso un mandato di cattura lo scorso 26 luglio, e' ancora latitante. Le informazioni sui luoghi in cui pare oggi trovarsi, vanno dall'Erzegovina al Sud America - dove ha vissuto un decennio facendo il mercenario - anche se pare più verosimile che si trovi ancora in Croazia.. In una dichiarazione rilasciata il 25 luglio da Nenad Ivankovic a Davor Krile di Slobodna Dalmacija, Gotovina non è latitante ma si trova semplicemente in ferie, e non si è ancora presentato perché nessuno gli ha consegnato il mandato d'accusa. Secondo Ivankovic, Gotovina si trova tra gli accusati perché è in atto un processo di criminalizzazione della maggior parte dei comandanti croati che hanno fatto la guerra. E in questo disegno c'è la pressione fatta sugli ufficiali a dichiararsi pentiti e a testimoniare contro i propri comandanti.
Nel frattempo, come emerge dall'informazione rilasciata a Vecernji list del 27 luglio dalla portavoce del Ministero degli interni - Zinka Bardic, la polizia ha già avviato l'operazione di ricerca del Generale Ante Gotovina, anche se è probabile che essa non verrà portata a termine prima della fine dell'estate. Zinka Bardic non è in grado di confermare le notizie secondo le quali Gotovina si troverebbe in Dalmazia settentrionale dove possiede una villa a Pakistane, presso Zara. Il sindaco di Pakostane - Milivoj Kurtov (HDZ) - ha dichiarato al corrispondente locale del Vecernji list che "Anche nel caso in cui questo dovesse essere vero, noi non parleremo. La polizia può cercare quanto vuole, dico solo che ogni Croato che non aiuterà Gotovina sarà maledetto". Una simile dichiarazione è stata rilasciata anche dal Conte spalatino Branimir Luksic, il quale ha oltretutto negato alcuna informazione sull'incontro avvenuto alcuni giorni fa a Pakostane tra i tre Conti dalmati (tutti tre dell'HDZ), dichiarando che si è trattato di un incontro privato.
Su Novi list del 27 luglio si dà per certa la presenza del generale ricercato su di una nave che naviga nei dintorni di Zara e Sebenico. E intanto nella regione la gente inneggia a Gotovina con slogan "Lui è un eroe, non è un delinquente" e nei ristoranti viene messa in mostra la sua foto, accanto a quella di Tudjman e di Jure Francetic, famoso boia ustascia della seconda guerra mondiale.

L'Aja pende sulle teste di tutti

Si intensificano le discussioni relative alla collaborazione con il Tribunale Internazionale de L'Aja. Il vescovo di Gospic e di Senj - Mile Bogovic (anche professore di storia ecclesiastica presso la scuola superiore di Teologia di Fiume) - ha rilasciato un'intervista a Darko Pavicic (Vecernji list, 26 luglio) in cui ha duramente criticato la decisione del governo attuale di collaborare con il TPI, mettendo così rischio a la stabilità dello Stato. Bogovic continua ribadendo che i "vicini" vogliono mettere in ginocchio la Croazia, sia come stato che come comunità,. Perciò è assolutamente necessario cessare le divisioni e le polemiche nazionali e lavorare tutti insieme verso l'integrazione europea e la globalizzazione. Ma l'arcivescovo di Zagabria - Josip Bozanic (anche lui docente di diritto canonico nella stessa istituzione scolastica) - nega il diritto ai vescovi di intervenire nelle quotidiane bagarre politiche, e insiste sulla necessità di limitare la confusione che già esiste nel mondo ecclesiastico (e di cui si parla in maniera estesa sull'ultimo numero del settimanale Nacional).
Commentando le ultime polemiche Milan Ivkosic (Vecernji list, 27 luglio) delinea tre aree di polarizzazione dell'opinione pubblica: verso il governo che dimostra la volontà di cooperare con il Tribunale, verso l'opposizione che critica il governo di minacciare gli interessi nazionali e la Chiesa che vacilla tra governo e opposizione, anche se con posizioni più prossime all'opposizione nazionalista. E queste continue polemiche e lotte politiche interne instillano nella popolazione timori e insicurezze.
Su Jutarnji list del 28 luglio viene scritto d'altra parte che le accuse contro Gotovina sono legittime, perché durante le azioni militari avvenute il Croazia nel 1995 egli ha partecipato al progetto di pulizia etnica ideato da Tudjman, ed esse smentiscono il tentativo di difesa dell' "azione Tempesta" fatta dal Primo ministro Ivica Racan, secondo il quale non è stata un'azione genocidi ma dove ad opera di alcuni sono stati perpetrati crimini di guerra nei confronti della popolazione civile.
Il presidente della Commissione parlamentare per gli Affari esteri - Zdravko Tomac (SDP) a seguito del colloquio avvenuto con il sottosegretario tedesco Cristoph Zopel, ha dichiarato che definire la "guerra patriottica" con l'epiteto di genocidio può peggiorare la situazione politica nel paese, perché esistono forze politiche che puntano sull'emotività della gente per rovesciare il governo. Perciò il Tribunale de L'Aja non dovrebbe mostrarsi così intransigente rispetto ai protagonisti croati della guerra, anche quindi nei confronti dell'ex Presidente Tudjman (Slobodna Dalmacija, 31 luglio). Su Vjesnik uscito lo stesso giorno, appare invece un articolo a firma di Davor Genero, in cui si insiste sulla necessità sfruttare i processi del Tribunale Internazionale per confrontarsi con la storia recente, e liberarsi definitivamente dall'eredità politica di Tudjman. Secondo Gjenero non esiste altra alternativa, se non quella di arrivare all'isolamento e divenire una società chiusa, basata sulla xenofobia e sulla menzogna.


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