Hate speech: che cos’รจ e come lo si contrasta

Si parla sempre piรน dei discorsi d’odio e della loro diffusione. Ma cosa sono di preciso, e quali sono gli strumenti legali, tecnici e culturali per combatterli? Un dossier speciale curato da OBCT, selezionando numerose risorse inserite nel Resource Centre sulla libertร  dei media e della stampa

(Ultimo aggiornamento luglio 2019)

Cosโ€™รจ lโ€™hate speech?

Sebbene si tratti di un’espressione diffusa, non esiste una definizione univoca di hate speech (o discorsi dโ€™odio). Le difficoltร  in cui si imbatte la ricerca di una definizione condivisa sono legate al dibattito โ€“ giuridico, ma ancor prima politico-filosofico e dunque culturale โ€“ su quali siano i confini della libertร  di espressione. Come possiamo definire (e quindi contrastare) i discorsi d’odio senza correre il rischio di limitare una libertร  fondamentale? Questo dilemma precede internet, ma la rivoluzione tecnologica lo ripropone con rinnovata forza.

A fornire una base comune alle diverse definizioni di hate speech in circolazione sono stati i documenti prodotti dalle istituzioni internazionali del secondo dopoguerra. Stando a quanto raccomandato dal Consiglio d’Europa nel 1997, ricadono nei discorsi dโ€™odio quelle โ€œespressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di minaccia basate sull’intolleranza โ€“ inclusa l’intolleranza espressa dal nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo โ€“, sulla discriminazione e sull’ostilitร  verso i minori, i migranti e le persone di origine stranieraโ€.

Se รจ vero che l’espressione โ€œhate speechโ€ si รจ affermata solo negli anni Novanta, lโ€™osservazione del fenomeno e lโ€™impegno a contrastarlo non sono nuovi (in precedenza si preferiva utilizzare lโ€™espressione โ€œincitamento allโ€™odioโ€). Per molti decenni lโ€™attenzione si รจ concentrata soprattutto sullโ€™odio su base razziale, sull’antisemitismo e sul negazionismo. All’alba del nuovo millennio la sensibilitร  sul tema รจ cresciuta fino a comprendere le minoranze religiose (anzitutto musulmane, sempre piรน oggetto di minacce e discriminazioni), mentre altre categorie come le donne, le persone LGBT, i disabili e gli anziani sono considerate potenziali bersagli dei discorsi d’odio relativamente da poco tempo.

In sintesi, indipendentemente dalle forme assunte (scritte o orali, verbali o non verbali, esplicite o implicite) e dalla portata giuridica (eventuali โ€œreati dโ€™odioโ€), puรฒ ricadere allโ€™interno della definizione di hate speech qualsiasi espressione violenta o discriminatoria nei confronti di altre persone o gruppi di persone. Proprio perchรฉ lโ€™hate speech colpisce le persone per le loro caratteristiche e/o condizioni personali, le azioni di contrasto al fenomeno hanno bisogno di adattarsi al contesto e ai fenomeni sociali, economici, politici e tecnologici in corso.

Il problema del contrasto ai discorsi dโ€™odio incrocia oggi i dilemmi e le contraddizioni della nascente era digitale. In un rapporto del 2017, il Consiglio dโ€™Europa ha inserito i discorsi dโ€™odio allโ€™interno del piรน vasto problema dellโ€™information disorder, un inquinamento dei contenuti su scala globale che vede intrecciarsi le โ€œpatologieโ€ dello hate speech e delle cosiddette fake news: la disinformazione nascerebbe dallโ€™incontro tra mis-information (diffusione di notizie false ma innocue) e mal-information (notizie vere ma diffuse con lโ€™intenzione di colpire).

dossier scaricabile in PDF

 

Questa pubblicazione รจ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitร  sui contenuti di questa pubblicazione รจ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto

Tag: ECPMF