Cluj, Romania - Marius Benta/flickr

Dalla cooperazione allo sviluppo in Africa alle marmellate e conserve in Romania. La storia di Jim e di una possibile via per valorizzare le risorse territoriali nel paese

04/09/2017 -  Marco Goldin

(Pubblicato originariamente da East Journal il 27 giugno 2017)

Jim è scozzese, ha passato i 60 da un po’ ed è arrivato in Romania un po’ per caso una quindicina di anni fa. Dopo aver lavorato come agronomo lunghi anni in progetti di sviluppo rurale in Africa, si ritrova in Romania e si innamora della Transilvania. Lui dice perché ha trovato una società contadina integra e con un potenziale agricolo unico ma probabilmente anche perché le colline e il cielo di questa regione gli ricordano il verde e il blu delle sua terra natia.

Nel 2007, quando per la prima volta è arrivato a Saschiz, racconta di essere rimasto folgorato dall’agricoltura che si praticava in zona: fattorie autosufficienti, cicli ecologici chiusi, grandissima qualità di ingredienti e pratiche.

Logorato e probabilmente un po’ frustrato dai limiti della cooperazione allo sviluppo Jim decide di cambiare approccio e di concentrarsi su un progetto imprenditoriale capace di generare dinamiche economiche e smuovere il limitato contesto della Romania dei primi anni 2000.

A oggi la sua impresa funziona e impiega una decina tra donne e giovani locali, producono marmellate e conserve usando ingredienti coltivati e raccolti nella regione e vendono in tutto il paese e all’estero.

Jim non si lamenta di come stanno andando le cose, il fatturato cresce e le prospettive di crescita sono abbastanza buone. La cosa che lo sconforta è l’incomunicabilità tra i valori e gli obiettivi “sociali” e le preoccupazioni meno visionarie dei suoi impiegati. E quindi periodicamente deve spiegare perché ha senso perdere tempo a sbucciare l’aglio rumeno dagli spicchi piccoli invece di comprare quello cinese dagli spicchi grandi.

Jim, dalla sua ottica di tecnico agricolo e occidentale “impegnato”, rappresenta per i locali l’unica risposta possibile in un momento di risorse e possibilità limitate. La relazione tra società umane e territorio era stata infatti disintegrata, in parte incoscientemente, durante il comunismo, in favore di un sistema agro-alimentare standardizzato e industriale. Per correggere le ingiustizie e iniquità del passato, i contadini erano diventati operai agricoli, dovendo però abbandonare tutto quell’insieme di sapere, pratiche e valori che li legava al proprio territorio. Con la fine del regime di Ceausescu bisognava quindi ripartire da zero, a maggior ragione in Transilvania dove la comunità sassone autoctona era stata allontanata. Di necessità, virtù.

Gli anni però sono trascorsi anche in Romania. Oggi il paese è un’economia di mercato ed ha aderito all’Unione Europea. La ruralità rumena ha cominciato quindi poco a poco ad assomigliare sempre di più a quella dell’Europa occidentale. I contadini lasciano la campagna per inseguire l’illusione di guadagni facili in città e all’estero; i giovani, spinti anche dai propri genitori, non considerano l’agricoltura come un’opzione. Cresce anche in Romania la dipendenza dai sussidi della PAC mentre terre e investimenti si concentrano nelle mani di grandi investitori stranieri. Si sviluppa l’agricoltura biologica ma più come etichetta che come alternativa sostenibile. Infine l’unica maniera di rivalorizzare la tradizione agricola e gastronomica locale sempre passare dalla mercificazione e folklorizzazione in chiave commerciale mentre la qualità del cibo quotidiano dei rumeni non fa che peggiorare.

Le critiche e le alternative a tutto questo ci sono e si stanno sviluppando anche in Romania, quello che inquieta Jim è come si sia imparato poco da ciò che è avvenuto negli ultimi 50 anni in Europa e si continui ad inciampare negli stessi errori. Dice però che sbagliando si impara e continua serenamente sulla sua strada.


I commenti, nel limite del possibile, vengono vagliati dal nostro staff prima di essere resi pubblici. Il tempo necessario per questa operazione può essere variabile. Vai alla nostra policy

blog comments powered by