Famoso monumento sovietico raffigurante un operaio e una lavoratrice agricola © VLADJ55 - Shutterstock

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La retorica anti-occidentale, il conservatorismo sociale e l'assertività sono alcuni degli elementi chiave che rendono le narrazioni russe attraenti, credibili e legittimate in diversi ambienti in tutta Europa. La ricercatrice Ispi Eleonora Tafuro Ambrosetti racconta il soft power russo in Europa

25/11/2020 -  Eleonora Tafuro Ambrosetti

Il 22 marzo 2020, un contingente di 104 medici militari e operatori sanitari russi è arrivato in Italia con ventilatori e altre attrezzature mediche. Imballaggi e veicoli portavano adesivi con la scritta "dalla Russia con amore". L'operazione è stata infatti interpretata da alcuni come "un'offensiva di fascino", un gesto di solidarietà senza obiettivi geopolitici o di altro genere, portato avanti nel quadro della strategia di "diplomazia sanitaria" del Cremlino. Eppure l'operazione, ampiamente discussa nei media italiani, ha diviso a metà l'opinione pubblica italiana: da un lato chi esprimeva sincera gratitudine, contrapponendo la generosità di Mosca con l'inazione o la presunta freddezza dei paesi membri e delle istituzioni dell'UE; dall'altro chi accusava la Russia di fornire aiuti inutili e di sfruttare il tipo di sentimenti anti-UE condivisi da molti italiani per compiere un'offensiva di propaganda.

La vicenda degli aiuti COVID-19 all'Italia è un buon punto di partenza per una discussione sul soft power russo in Europa. L'operazione illustra infatti la natura ambigua e controversa degli sforzi di Mosca per costruire il proprio soft power. Le campagne della Russia conquistano i cuori e le menti di diversi gruppi di persone e movimenti politici nelle società occidentali. Ciò che li attira può variare notevolmente: dalle fonti di soft power tradizionali e senza tempo, come la musica o la letteratura classica, al soft power derivato dall'hard power, ad esempio il prestigio conferito dall'assertività diplomatica e militare della Russia sulla scena globale. Anche il contenuto e la natura delle narrazioni sul soft power della Russia variano, come ho discusso estesamente in una precedente pubblicazione: dal presunto pedigree antifascista al conservatorismo e alla difesa dei valori tradizionali, per non parlare del presidente Vladimir Putin, che ha il suo personale fascino.

Sempre in lotta contro l'imperialismo statunitense

Un aspetto importante del soft power russo in Occidente è l'immagine di Mosca come polo di potere alternativo all'unipolarismo e all'"imperialismo normativo" degli Stati uniti. Sebbene questo status sia in una certa misura ereditato dall'Unione sovietica, è stato alimentato negli ultimi due decenni da alcune narrazioni avanzate dal governo di Putin. La Russia, individualmente o in tandem con altri paesi come la Cina, ha criticato con costanza i doppi standard occidentali e l'uso strumentale del discorso sui diritti umani. Anche l'esaltazione del ruolo dell'Unione sovietica nella sconfitta dei nazisti risponde a questa logica, come reso evidente dagli sforzi della Russia per preservare la "corretta" memoria storica a livello internazionale, combattendo per il riconoscimento internazionale del ruolo chiave dell'Unione sovietica durante la Seconda guerra mondiale. Questo vale anche per le campagne di disinformazione pro-Cremlino che esagerano il ruolo delle forze neonaziste nella rivoluzione Euromaidan in Ucraina.

Anche il restauro selettivo e la parziale romanticizzazione dell'arte e dei simboli sovietici contribuiscono indirettamente a coltivare un senso di continuità tra l'URSS e la Russia di oggi. Al momento in cui scrivo, quasi 600.000 persone in tutto il mondo seguono la pagina Soviet Visuals, un progetto social dell'ex ballerina Varvara Bortsova, che offre agli stranieri uno sguardo sulla vita e l'estetica sovietica.

Oggi, gli attacchi russi al modello unipolare degli Stati uniti e alla sua "imposizione di politiche economiche, politiche, culturali e di istruzione ad altre nazioni" sono musica per le orecchie di molti paesi del Sud del mondo, ma anche dei movimenti antimperialisti occidentali. Mosca ne è consapevole e contribuisce a diffondere sentimenti anti-americani, in patria attraverso la televisione controllata dallo stato e all'estero attraverso i media controllati dal Cremlino. Ad esempio, la filiale svedese di Sputnik (un sito web di notizie controllato dallo stato) ritrae comunemente i funzionari e decisori UE come burattini del governo statunitense, mentre la NATO è presentata come uno "strumento di guerra degli Stati Uniti e principale artefice della politica occidentale verso la Russia".

Le incoerenze tra le narrazioni antimperialiste della Russia e le politiche attuali non sembrano minarne il sostegno. La guerra in Ucraina ne è un esempio calzante. Lungi dall'essere la prova delle azioni imperialistiche di Mosca nel suo vicinato, la guerra è stata descritta da diversi politici europei come una legittima risposta alle provocazioni occidentali. Alcuni, come Matteo Salvini, l'hanno definita una lotta contro i "nazisti ucraini", dipingendo l'annessione della Crimea come un "ritorno" volontario alla Russia deciso da un referendum valido.

Una Russia "pia"

"Boga nyet!". Dio non esiste, si legge in un noto manifesto ateo sovietico. Eppure Dio sembra avere una forte presenza nella Russia di oggi, al punto da diventare una fonte di soft power. La partnership chiesa-stato non ha precedenti nella Russia moderna, come dimostra l'emendamento costituzionale approvato nel luglio 2020 che sottolinea le radici cristiane della Russia e definisce il matrimonio come l'unione di uomo e donna.

La Russia è descritta come portatrice e custode di una "vera identità cristiana europea". Marine Le Pen, leader del Front National di destra francese, ha definito Putin "un vero patriota e difensore dei valori europei", presumibilmente adottando la narrazione di alcuni membri dell'élite politica russa, tra cui il direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin, che ha definito la Russia "la vera Europa" e afferma che la Russia continua a proteggere "le tradizioni europee ottocentesche delle sfere geopolitiche di influenza e conservatorismo sociale". Nella primavera 2019, giornalisti italiani hanno suggerito che la Russia avesse finanziato la tredicesima edizione del Congresso mondiale delle famiglie, svoltosi a Verona per promuovere un'agenda anti-aborto, anti-divorzio e anti-LGBT. La Russia porta avanti il proprio "soft power religioso" anche attraverso il coinvolgimento in Medio oriente, promuovendo la narrazione secondo cui Mosca protegge la popolazione cristiana del Medio oriente per legittimare la propria campagna in Siria per un pubblico nazionale e internazionale.

Il fascino dell'assertività: "Putin-mania" in Europa e negli Stati uniti

Numerose ricerche fanno luce sulla campagna di pubbliche relazioni che ha trasformato Putin da sconosciuto outsider nel politico oggi estremamente popolare in Russia e oltre.

Forza, vigore e calma, o talvolta un semplice freddo distacco, sono elementi ricorrenti e potenti nella strategia del soft power di Putin in Occidente. Le immagini del leader che si allena, addomestica animali selvatici e si trova perfettamente a proprio agio nelle terre selvagge della Siberia sono progettate per attirare l'attenzione nazionale e internazionale. Queste immagini sono promosse tramite i media sostenuti dal Cremlino come Sputnik e RT, ma anche riprodotte e reinterpretate all'interno delle sfere dei social media locali. Putin può essere presentato dai media occidentali come assertivo e serio, come sulla copertina di Person of the Year 2007 di Time, o come subdolo e onnipresente come un polpo che allunga i suoi tentacoli, come in diverse copertine di The Economist, ma sempre come potente.

L'Italia è un buon esempio di un paese in cui la fascinazione per Putin è diffusa nella società. Putin è una figura popolare e ammirata, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di alcune celebrità e politici italiani di primo piano come Silvio Berlusconi. Ad esempio, è nota l'ammirazione per Putin dei famosi cantanti Al Bano e Pupo, tanto che il primo è stato inserito dall'Ucraina nella "lista nera" degli individui considerati una minaccia per la sicurezza nazionale. Un anno prima, nel 2018, anche il famoso attore e regista italiano Michele Placido era entrato nella stessa lista per aver lodato la "politica estera muscolare" di Putin, secondo lui "più genuina di quella della Merkel o dei francesi". Si dice anche che abbia affermato che la Russia ortodossa, "a differenza del debole Occidente, è un baluardo contro l'Islam". Questi riconoscimenti pubblici assomigliano a quelli famosi da parte di attori internazionali come il francese Gerard Depardieu e lo statunitense Steven Seagal, entrambi insigniti della cittadinanza russa.

Gli italiani hanno anche creato diverse popolari pagine Facebook dedicate a Putin. Anche quelle parodistiche (come "Putin che invade cose") trasmettono e legittimano l'immagine di un leader assertivo e risolutivo. Un meme pubblicato a metà aprile 2020 recita: "Putin è entrato in contatto con il coronavirus: il virus è stato messo in quarantena", suggerendo che anche i virus dovrebbero temere l'assertivo Putin. Il fatto che la Russia fosse allora già alle prese con un numero vertiginoso di contagi e altri gravi problemi legati alla pandemia sembra irrilevante per i sostenitori.

Un "modello" per i movimenti di estrema destra e di estrema sinistra?

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi resoconti sull'influenza della Russia e sul sostegno attivo ai partiti di estrema destra in Europa, come il Front National francese o la Lega Nord italiana, sia attraverso mezzi legali (i media sostenuti dal Cremlino) che illegali (come il presunto finanziamento segreto del partito). Queste indagini hanno contribuito ad innescare affermazioni sull'inesistenza o, nella migliore delle ipotesi, i gravi difetti del soft power russo. Ma anche la presenza di lusinghe finanziarie non sarebbe in contrasto con la narrazione principale. Ad esempio, il fatto che Mosca possa trovare il modo di sostenere i propri "amici" può essere preso come un segno di affidabilità e coerenza: ovvero la dimostrazione che la Russia mette i soldi dove sono i suoi ideali.

Anche le incongruenze di Mosca, ad esempio la mancata applicazione delle narrazioni antimperialiste nel proprio vicinato, sono citate per minimizzare il soft power russo. Tuttavia, non sembrano impensierire coloro che sono attratti dalla Russia, come dimostrato dal sostegno di molti politici all'annessione della Crimea. Dopo tutto, poche persone sosterrebbero che i valori politici degli Stati uniti hanno perso completamente la loro attrattiva alla luce della lunga storia di interferenze negli affari degli altri stati.

Il soft power russo sembra andare oltre il sostegno materiale ai gruppi estremisti: tutte e tre le dimensioni esposte nelle sezioni precedenti (retorica anti-occidentale, conservatorismo sociale e assertività) possono attirare movimenti populisti di estrema destra e di estrema sinistra in tutto il mondo, ma anche gruppi moderati. Forse gli analisti e i responsabili politici occidentali dovrebbero, come suggeriscono Keating e Kaczmarska, concentrarsi più sugli obiettivi del soft power russo che sulla sua fonte. Un primo passo dovrebbe essere quello di astenersi dall'etichettare le persone e le comunità attratte dalle narrazioni russe come "burattini" o "utili idioti". Negare a queste persone la dignità delle proprie idee non solo sottovaluta il potenziale del soft power russo, ma non aiuta nemmeno a sostenere l'ordine liberale in Occidente.

 

 

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto ESVEI, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations. La responsabilità dei contenuti di questa pubblicazione è esclusivamente di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. 


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