Redazione 25 febbraio 2014
Zoran Đinđić (wikipedia)

In Serbia nuova commissione che dovrà far luce sui retroscena dell'omicidio Đinđić. L'invito ad andare a fondo sulla vicenda arriva dal Parlamento europeo nel quadro delle negoziazioni del paese verso l'integrazione

In Serbia verrà istituita una nuova commissione di indagine sull’omicidio del premier Zoran Đinđić, assassinato il 12 marzo 2003 a Belgrado. Lo stimolo a svelare i retroscena politici dell’omicidio del premier serbo è stato offerto dal Parlamento europeo e dal suo rapporteur sulla Serbia Jelko Kacin, che hanno chiesto che la soluzione del retroscena politico dell’omicidio Đinđić venga inserita nel capitolo 23 (magistratura, diritti fondamentali) dei negoziati con l’UE e che quindi sia condizione per l’adesione della Serbia all’UE.

Kacin durante la plenaria del 15 gennaio a Strasburgo aveva dichiarato: “Il background politico dell’omicidio del primo ministro Zoran Đinđić deve essere risolto una volta per tutte, la Serbia non può permettersi di mantenere quest’ombra sopra la credibilità e la stabilità delle sue istituzioni. Vanno risolti inoltre gli altri crimini sponsorizzati dallo stato”.

La lettera indirizzata a Christian Danielsson, direttore della DG allargamento della Commissione europea, è stata sottoscritta da Jelko Kacin, deputato del gruppo ALDE, Arnaud Danjean deputato del PPE, Maria Eleni Koppa del gruppo S&D e Marije Cornelissen dei Verdi/EFA.  

I media serbi hanno confermato la creazione della commissione di inchiesta per rintracciare i mandanti e i finanziatori dell’omicidio del premier. Questa sarà composta da sette membri ai quali si aggiungeranno anche i rappresentanti dei servizi di sicurezza, i magistrati che si occupano di crimine organizzato, il ministero della Giustizia e il ministero dell’Interno.

La commissione, scrive il quotidiano belgradese Blic, inizierà i lavori il prossimo marzo.

Per l’omicidio del premier Zoran Đinđić sono stati condannati in appello a 40 anni di reclusione Milorad Ulemek, ex colonnello dei servizi di sicurezza e comandante dei reparti speciali JSO, e l’esecutore materiale Zvezdan Jovanović, al tempo sottufficiale dei servizi di sicurezza serbi. Condanne inoltre per altre dieci persone, tra cui due membri della JSO e un impiegato dell’intelligence serba.
 

 

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