28 giugno, tra storia e coincidenze

28 giugno 2016

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Il 28 giugno del calendario gregoriano (il 15 secondo quello giuliano) si celebra il Vidovdan, ricorrenza religiosa osservata dalla Chiesa ortodossa serba e da quella bulgara, in memoria del martirio di San Vito. Vidovdan, però, rappresenta molto più di una semplice celebrazione religiosa, vista la serie di cruciali eventi storici che si sono verificati e ripetuti proprio il 28 giugno.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1389, quando l'esercito di alleanza balcanica, guidato dal Principe Lazar Hrebeljanović, affrontò l'Impero ottomano nella Piana dei Merli (area pianeggiante dell'attuale Kosovo, famosa come Kosovo Polje), nel tentativo di bloccare la sua espansione verso l'Europa. Nell'immaginario serbo la battaglia di Kosovo Polje rappresenta la fonte del proprio sentimento nazionalistico, il momento in cui il popolo serbo si è sacrificato per difendere l'Europa dall'invasione turca, facendo riferimento ad un primo scontro tra serbi (cristiani) e musulmani, eroi guidati dal santificato Lazar da una parte, e infedeli invasori dall'altra. A livello internazionale, tale evento delinea l'avanzata dell'Impero ottomano in Europa e il suo dominio sulla penisola balcanica (e quindi la perdita d'indipendenza serba) che durerà per oltre cinque secoli.

Esattamente seicento anni dopo, il 28 giugno 1989, nell'anniversario della storica battaglia, Slobodan Milošević pronunciò un celebre e drammatico discorso sull'origine e i valori del popolo serbo, non a caso, proprio nel territorio kosovaro della Piana dei Merli davanti ad un milione di serbi giunti da tutta la Jugoslavia. Discorso che risvegliò l'orgoglio nazionale serbo e diede il via ad una serie di violenti scontri, e, per alcuni, alle guerre balcaniche.

Tornando indietro di qualche anno, il Vidovdan “più famoso” è certamente quello del 28 giugno 1914, il teatro questa volta è Sarajevo. Gavrilo Princip uccise con due colpi di pistola l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria Ungheria. L'Europa precipitò nella Prima guerra mondiale. La Grande Guerra terminò ufficialmente e simbolicamente, proprio il 28 giugno, 5 anni più tardi, quando venne firmato il Patto di Versailles. Il Trattato di Pace non mise fine solamente alle ostilità, ma anche all'Impero austro-ungarico e a quello ottomano, le due grandi entità che da secoli esercitavano dominio e influenza nei Balcani.

Con la scomparsa dei due grandi imperi prese forma l'idea di una “Jugoslavia” unita. Nel 1921, proprio il 28 giugno, Re Alexander I proclamò la nuova costituzione del “Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni” (cambierà presto il nome in Regno di Jugoslavia), conosciuta anche come la Costituzione di Vidovdan.

Il 28 giugno tornerà poi ad incidere sugli equilibri internazionali nel contesto della Guerra Fredda. Nel 1948 il Cominform, la nuova organizzazione internazionale dei movimenti comunisti (che succedeva al Comintern, sciolto nel 1943) pubblicò, nel giorno di Vidovdan, la “Risoluzione sullo stato della Lega dei Comunisti di Jugoslavia” che, di fatto, escludeva la Jugoslavia dall'organizzazione comunista. La risoluzione in questione sanciva la definitiva rottura fra Stalin e Tito, con quest'ultimo volenteroso di svolgere una politica estera autonoma e non condizionata dalle direttive provenienti dal Cremlino. A livello internazionale fu un duro colpo per il blocco sovietico che non solo perse il contatto con il Mediterraneo e dovette allontanare la “cortina di ferro” verso est, ma perse anche un importante alleato come la Jugoslavia, intenzionata poi a guidare il movimento dei paesi non allineati.

Nel contesto delle guerre jugoslave di fine secolo, il 28 giugno torna a far parlare di sé nel 1990, quando il leader croato Franjo Tuđman, un anno esatto dopo il discorso di Milošević nella Piana dei Merli, rivela un progetto di revisione della Costituzione croata, escludendo i serbi come popolo costitutivo della futura nazione croata. Da lì a poco inizieranno gli scontri fra le due comunità. Non a caso il 28 giugno venne scelto da entrambi i leader come il momento migliore per i propri proclami nazionalistici. Proprio Vidovdan segnò anche la definitiva fine della leadership di Slobodan Milošević: il 28 giugno 2001 venne arrestato e trasferito all'Aia per essere processato davanti al Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia, accusato di aver commesso crimini contro l'umanità tramite operazioni di pulizia etnica (dove morirà in prigione).

Infine il 28 giugno 2006 il Montenegro, da poco indipendente, venne annunciato come il 192° Stato membro dell'Onu.


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