foto KRIK

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Un'inchiesta del portale di giornalismo investigativo serbo KRIK denuncia le collusioni tra potere politico, tifoserie e ambienti criminali in Serbia

25/07/2017 -  Bojana PavlovićStevan Dojčinović Belgrado

(Originariamente pubblicato dal portale di giornalismo investigativo KRIK il 20 luglio 2017, titolo originale Vučićevu zakletvu obezbeđivao član ekipe Saleta Mutavog)

 

“Mi state soffocando, mi state soffocando, non ho fatto niente di male”, gridava un ragazzo mentre un gruppo di uomini, tenendolo stretto per il collo, lo stava trascinando via dalla manifestazione organizzata in occasione della cerimonia di giuramento di Aleksandar Vučić da nuovo presidente della Repubblica. Il ragazzo era venuto per protestare contro l’insediamento del nuovo presidente, ma è stato allontanato con forza dall’evento.

La stessa cosa è capitata anche a una giornalista del quotidiano Danas mentre cercava di intervistare un signore che portava uno striscione antigovernativo. “Non filmare, ti toglierò il telefono”, le ha intimato uno degli uomini, per poi afferrarla per le braccia, sollevandola da terra e allontanandola dal luogo dell’evento. Nelle fotografie scattate durante l’incidente si vede anche come uno degli uomini aveva preso per il collo un giovane fotoreporter, mentre l’altro gli teneva ferme le braccia per impedirgli di filmare quanto stava accadendo.

L’opinione pubblica, sconvolta da questo episodio violento, ha chiesto che venisse scoperta l’identità degli uomini che hanno malmenato i giornalisti e cittadini.

In un primo momento, il presidente Vučić si è scusato, per poi giustificare la violenza dicendo che “forse avrebbero potuto allontanarli più gentilmente”, ma che comunque dovevano farlo per impedire “massacro e disordini” durante la cerimonia, astenendosi dal rivelare l’identità dei responsabili dell’attacco.

La risposta a tale interrogativo l’ha fornita il suo Partito progressista serbo (SNS) che in un comunicato stampa li ha definiti come “membri del servizio di sicurezza del partito”. Tuttavia, le vittime dell’attacco hanno raccontato che nessuno di questi uomini aveva alcun distintivo che indicasse che si trattava di un membro della sicurezza o di un pubblico ufficiale, né si era presentato come tale.

Nelle fotografie pubblicate si vede che i partecipanti all’azione erano almeno nove. I nomi della maggior parte di loro restano ancora ignoti.

I giornalisti di KRIK sono riusciti a scoprire l’identità di uno degli aggressori, rivelando l’esistenza di stretti legami tra ambienti criminali, polizia e vertici del governo.

Profilo Facebook

L’uomo in camicia color azzurro che è stato fotografato mentre afferrava per il braccio uno dei manifestanti [contro l’insediamento del nuovo presidente, ndt] è Borko Aranitović, impiegato come guardia di sicurezza in diversi locali notturni belgradesi ed è molto vicino al gruppo del narcotrafficante Aleksandar Stanković, meglio noto come Sale Mutavi, ucciso lo scorso anno.

I giornalisti di KRIK hanno analizzato le fotografie dell’incidente, comparandole con quelle pubblicate sul profilo Facebook di Aranitović, giungendo alla conclusione, innanzitutto per via di alcuni dettagli fisici, come un neo sul mento e una cicatrice sulla testa, che si tratta della stessa persona.

Vari dettagli evidenziati nelle foto pubblicate da Aranitović su Facebook rivelano la natura dei suoi affari, nonché i suoi legami con esponenti del sottobosco criminale e delle forze dell’ordine.

In una delle foto che i giornalisti di KRIK hanno recuperato dal suo profilo Facebook, Aranitović indossa “l’uniforme” degli addetti alla sicurezza del locale Freestyler – una maglietta con la scritta “security”, affiancata dal logo di questo night club. Un’altra foto, intitolata “Team Freestyler”, mostra Aranitović con un gruppo di persone, evidentemente altri impiegati del club.

Oltre che per il divertimento notturno, questo locale ormai da anni è noto per episodi di violenza che spesso vedono come protagonisti gli addetti alla sicurezza.

Rissa al night club

I giornalisti di KRIK hanno riconosciuto Aranitović anche in un video, risalente al febbraio 2015, ripreso da una telecamera di sorveglianza di un altro locale belgradese, Tilt. Il filmato mostra gli uomini di Stanković, impiegati come addetti alla sicurezza del locale, prendere a calci Zoran Jakšić, uno dei leader del gruppo “Amerika” – un’organizzazione criminale internazionale dedita al traffico di cocaina. Jakšić attualmente sta scontando una pena di 20 anni in un carcere peruviano.

Stanković era il leader del gruppo di ultras “Janjičari”, noto per il coinvolgimento in numerosi episodi di violenza. Da questo gruppo di hooligan provengono molti addetti alla sicurezza dei locali notturni della capitale. Diverse inchieste giornalistiche hanno mostrato come Stanković abbia avuto stretti legami con le forze di polizia e come non abbia mai scontato la pena di 5 anni di reclusione alla quale è stato condannato per traffico di droga. È stato ucciso nell’ottobre dello scorso anno.

Veljko Belivuk, stretto collaboratore di Stanković, ha raccontato, in un’intervista rilasciata al settimanale Newsweek che avevano pestato Jakšić perché “aveva buttato il vino addosso” agli ospiti del locale.

Tuttavia, nel video della telecamera di sorveglianza si vede come uno degli uomini di Stanković, Darko Ristić, soprannominato Meda, abbia aggredito Jakšić all’ingresso del locale, abbattendolo con un pugno, per poi iniziare a prenderlo a calci. Alla rissa si sono subito aggiunti altri cinque addetti alla sicurezza, che hanno aggredito anche un uomo che ha cercato di aiutare Jakšić, facendolo cadere a terra e continuando a pestarlo, mentre Ristić gli saltava addosso.

Tra i partecipanti alla rissa ripresi dalla telecamera, i giornalisti di KRIK hanno riconosciuto Aranitović. Stava accanto a Ristić osservando la scena, e solo quando la rissa era finita ha cercato di calmare la situazione. Ha sollevato da terra l’uomo picchiato e lo ha buttato fuori dal locale.

Tra i membri della sicurezza che hanno partecipato alla rissa vi era anche un amico di Aranitović, riconosciuto dalle foto pubblicate da quest’ultimo sul suo profilo Facebook. Una delle foto, che mostra i due seduti insieme, è intitolata “Kumovi” (Padrini) e uno dei commenti che l’accompagnano recita: “Un saluto di cuore ai grandi fratelli… Borko e Đura sono i più forti”. I giornalisti di KRIK non sono però riusciti a scoprire di più su questa persona.

Le circostanze che hanno portato al trapelare in pubblico del video della rissa al nightclub Tilt restano tuttora ignote. Nel filmato, pubblicato dai quotidiani Kurir e Blic, si sente anche la voce di un uomo che, guardando la registrazione originale della telecamera di sicurezza, commentava con entusiasmo la scena. Kurir ha riportato che quella voce appartiene a Nenad Vučković Vučko, membro della Gendarmeria, il quale non lo ha mai smentito.

Legami con la polizia

Il profilo Facebook di Aranitović rivela la sua conoscenza con Vučković, ben noto per i suoi legami con la banda di Stanković. Prima di entrare nelle fila della Gendarmeria, Vučković era membro dell’Esercito serbo.

Poco dopo l’omicidio di Stanković, sui media sono apparse alcune fotografie che mostrano questo narcotrafficante in compagnia di Vučković sulle tribune di uno stadio. Tra i necrologi dedicati a Stanković apparsi sulla stampa ve ne era uno che recitava: “L’ultimo saluto al mio padrino”, firmato “Vučko”.

Alcune fotografie scattate durante una partita di calcio mostrano Stanković e Vučković mentre parlano seriamente, e una fotografia da un altro evento li ritrae sorridenti e abbracciati mentre tifano. In quest’ultima foto si vede anche il più stretto collaboratore di Stanković, Veljko Belivuk, noto come Velja Nevolja, il quale attualmente si trova in detenzione, sospettato di aver ucciso un uomo nel centro di Belgrado nel gennaio di quest’anno.

Il nome di Vučković viene inoltre citato in una denuncia sporta dal sindacato dell’esercito nei confronti di due capitani della caserma di Pančevo, accusati di aver consentito a Vučković, Stanković e Belivuk di usare, al di fuori dell’orario di servizio, il poligono di tiro, nonché armi e munizioni appartenenti all’Esercito serbo, per esercitarsi al tiro a segno.

Il ministro dell’Interno Nebojša Stefanović, dal canto suo, non vede alcun problema nel fatto che un gendarme socializzi con i criminali. “Non vi è nulla di illegittimo nel tifare”, ha dichiarato il ministro in una conferenza stampa, banalizzando in tal modo l’intera vicenda.

Nemmeno il Servizio di controllo interno del ministero dell’Interno ha ritenuto opportuno reagire in merito al caso Vučković. Come è stato confermato ai giornalisti di KRIK dal Servizio stesso, Vučković non è mai stato oggetto di alcuna indagine volta a fare chiarezza sui suoi legami con il sottobosco criminale.

Vučković è stato ripreso anche nella seduta del Consiglio di amministrazione della squadra di calcio Partizan, tenutasi nel maggio dello scorso anno, dedicata all’elezione della nuova direzione. I motivi della sua presenza a questo evento rimangono ignoti.

Aranitović ha pubblicato sul suo profilo Facebook una fotografia che lo ritrae seduto al tavolo di un ristorante insieme a Vučković e un altro uomo, con indosso una camicia bianca ornata con una spilla tipica dei matrimoni. I giornalisti hanno riconosciuto il membro della Gendarmeria, tra l’altro, per via di un tatuaggio tribale sul braccio destro.

Sulla pagina Facebook di Aranitović c’era scritto che aveva frequentato la Scuola Superiore di Polizia a Sremska Kamenica [nei pressi di Novi Sad]. Alla domanda dei giornalisti di KRIK se Aranitović attualmente lavori o abbia mai lavorato nella polizia, dal ministero dell’Interno hanno risposto che: “Borko Aranitović non è un dipendente, ovvero non è impiegato presso il ministero dell’Interno”, senza pronunciarsi in merito a un suo eventuale ingaggio precedente.

I giornalisti di KRIK hanno inviato tramite Facebook alcune domande ad Aranitović, il quale non solo non ha risposto, ma ha subito cancellato il suo account.

“Sostegno ai ragazzi”

Lo scorso anno, Aleksandar Vučić ha dichiarato che lo stato non ha la forza di contrastare il fenomeno delle tifoserie violente. Le recenti rivelazioni su Stanković e Aranitović dimostrano, tuttavia, che il problema è molto più profondo e che i vertici dello stato intrattengono stretti legami con criminali e hooligan, offrendo loro protezione.

Così, Stanković non ha mai scontato la pena di reclusione comminatagli per traffico di stupefacenti. Benché sia stato condannato come capo di un gruppo narcotrafficante, i giudici gli hanno concesso, ben 12 volte, il rinvio dell’esecuzione della pena, presumibilmente per via delle cattive condizioni di salute. Allo stesso tempo, Stanković ha continuato a recarsi alle partite e a partecipare alle risse.

Il suo omicidio ha suscitato una forte reazione da parte dei vertici dello stato, che hanno subito dichiarato “guerra alla mafia”. Finora, però, questa guerra non ha portato ad alcun risultato concreto.

I calciatori del Partizan hanno reso omaggio a Stanković indossando durante una partita le maglie con la sua immagine, mentre alcuni funzionari della squadra si sono recati al suo funerale.

La leadership al potere ha espresso un forte sostegno anche a coloro che hanno malmenato i giornalisti e cittadini durante la cerimonia di insediamento del nuovo presidente, i quali, stando a quanto sta emergendo, appartengono allo stesso gruppo criminale.

Così Vladimir Đukanović, deputato del partito al potere, ha esplicitamente espresso il suo sostegno nei loro confronti. “Pieno sostegno ai ragazzi che dal raduno organizzato dal SNS, e regolarmente segnalato alle autorità, hanno allontanato in modo efficace coloro che erano venuti per provocare”, ha scritto Đukanović sul suo account Twitter.

SNS ha inoltre emesso un comunicato in cui parla degli aggressori come di “guardie di sicurezza”, criticando i media che hanno riportato la notizia dell’incidente.

“Quegli stessi media stanno linciando le guardie di sicurezza del SNS che hanno impedito che i provocatori [contromanifestanti ndt] innescassero violenze, prendendoli apertamente di mira e rappresentandoli come un mostruoso gruppo di picchiatori”.

Le forze di polizia hanno dimostrato una totale inerzia di fronte a questo incidente, come già avvenuto in altri casi dai palesi connotati politici, tra cui la distruzione illegittima di una parte del quartiere Savamala.

La polizia ha detto di aver identificato gli aggressori, ma fino ad oggi non ha intrapreso nessun passo in avanti. Pertanto i nomi dei responsabili dell’incidente restano ancora ignoti.


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