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Nel corso delle proteste di febbraio in Romania alcuni siti web e anche alcuni media mainstream hanno diffuso notizie non solo false ma contraffatte. Media, manipolazione e politica in quest'approfondimento

29/03/2017 -  Stela Giurgeanu

(Pubblicato originariamente da Dilema Veche il 16 febbraio 2017)

“Quelli che sono usciti a manifestare contro l’ordinanza d’urgenza numero 13 hanno ricevuto 100 lei ciascuno, più degli extra per gli animali da compagnia”, “Dietro le proteste c'è Soros”, “I manifestanti sono manipolati con onde psicotroniche”, “E' in pieno svolgimento un colpo di stato", “Quelli di Iohannis hanno picchiato un gendarme”, “Violenza estrema davanti al governo, i tecnocrati e i loro fan danno spettacolo”.

Durante le proteste in Romania, che hanno visto centinaia di migliaia di persone manifestare in un clima politico teso, abbiamo avuto a che fare con una massiccia disinformazione messa in atto da numerosi canali televisivi e siti web d’informazione. Benché non si possa parlare di un fenomeno nuovo in Romania - all’estero siamo finiti al centro dell’attenzione mesi fa con il caso di Ovidiu Drobotă, il giovane di Oradea il cui nome è associato al sito EndingTheFed.com che ha diffuso notizie false durante la campagna presidenziale USA - il dibattito sulle fake news si è fatto più intenso a seguito delle informazioni distorte divulgate in questo periodo. Quali sono i meccanismi di diffusione e, soprattutto, quali effetti hanno avuto le fake news sulla società romena?

Fake o false?

La disinformazione nella stampa è un vizio di lunga data. Di recente le è stata assegnata l’etichetta di fake news, che dovrebbe essere distinta da false news e da yellow journalism, ovvero quel giornalismo sensazionalistico che tiene soprattutto all’audience e che pubblica notizie non accertate. Forse, nel caso delle fake news, una traduzione più eloquente per comprenderne le sfumature potrebbe essere “notizia contraffatta”. Qui la sfumatura riguarda il fatto che una notizia fake diviene uno strumento di manipolazione delle masse, cosa molto più grave di una notizia falsa che può derivare da incompetenza, mancata verifica delle fonti o desiderio di maggior pubblico.

L’aspetto subdolo di una notizia contraffatta si basa essenzialmente sull’emotività. Si costruiscono scenari tendenziosi i cui destinatari sono soprattutto persone che non hanno l'abitudine di informarsi, che non hanno tempo di verificare una notizia e che prendono per buona la prima cosa che conferma i loro convincimenti personali o stuzzica il loro appetito per le teorie della cospirazione. Le notizie contraffatte compaiono soprattutto in contesti dove predomina l’elemento politico o la sfera emotiva. Non dimentichiamo che all’indomani della tragedia del locale Colectiv erano apparse notizie che affermavano che il numero delle vittime sarebbe stato molto più alto, ma che il governo avrebbe nascosto i cadaveri.

Tornando all’attualità, una tra le prime notizie contraffatte, e la più diffusa, è stata quella divulgata sin dalla prima sera di proteste: “I manifestanti sono stati pagati”. In tal modo si è cercato di scaricare la responsabilità su terzi, per sviare l’attenzione dal motivo reale per cui la gente era scesa in piazza, e la protesta contro l’ordinanza d’urgenza numero 13 diventava così uno stratagemma dell’imprenditore George Soros per impadronirsi del potere. Le vittime di tale disinformazione non hanno neppure pensato a quale fosse la realtà politica del momento, sono cadute direttamente nella trappola della cospirazione.

Oltre ai social media e ai siti dove le notizie venivano pubblicate anche per poche ore, per poi scomparire, non prima di aver lasciato qualche traccia, i mass media tradizionali più contestati e accusati dalla società civile di diffondere notizie contraffatte sono stati i canali televisivi Antena 3 e România TV.

Le alterazioni in questione sono state segnalate in primo luogo dalla società civile e dai giornalisti, mentre il Consiglio Nazionale per l’Audiovisivo (CNA), l’ente preposto a monitorare e a sanzionare le distorsioni nell’informazione, ha agito molto tardi e solo su pressione della piazza e della società civile. Otto organizzazioni non governative per i media e i diritti umani hanno chiesto alle autorità di controllare l’attività del CNA “al fine di riportare l’ente al servizio del pubblico interesse”. L’appello è stato lanciato per via delle “alterazioni inaccettabili identificate nei canali Antena 3 e România TV”.

Prima dell’intervento del CNA, alcune notizie alterate erano state segnalate persino dalla stampa. Il 18 gennaio il sito HotNews riportava: “România TV ha diffuso immagini dalle proteste nella capitale, illustrandole con due titoli a scorrimento I difensori dei dossier falsificati stanno protestando e I sostenitori della Kövesi in piazza: chi ha dato l’ordine. Inoltre, l’inviato di România TV ha riferito che vi erano circa 1000-1500 persone in piazza e che la troupe della televisione era stata aggredita dai manifestanti".

Sul sito paginademedia.ro, Iulia Bunea osservava: “Iohannis chiede al governo una legge per l’amnistia e l’indulto, recitava il titolo a scorrimento di România TV poco dopo che il presidente ha aperto la seduta di governo odierna. Di cosa si è parlato in realtà? Il presidente ha davvero chiesto una legge di quel tipo, come informava nei titoli il canale di proprietà di Sebastian Ghiță? Le cose stanno diversamente: Klaus Iohannis ha aperto oggi la seduta di governo, dicendo che il premier si era impegnato a non inserire all’ordine del giorno le ordinanze sull’indulto e sulla modifica dei codici penali nottetempo. [...] I titoli di România TV danno invece ad intendere che il presidente abbia chiesto una legge sull’indulto: Iohannis batte il pugno sul tavolo del governo per la legge sull’indulto, recitava un altro titolo”.

Sempre su paginademedia.ro, Petrișor Obae osserva il 3 febbraio: “România TV ha pubblicato su Facebook immagini violente, con incendi e truppe antisommossa, accompagnandole al testo: Guerra in Romania. Nella prima immagine, un uomo delle forze dell’ordine, in maschera antigas, sta fuggendo da una zona in fiamme. La seconda immagine sorprende un istante di violenza, un alterco tra le forze dell’ordine e altri tre individui. Nessuna delle fotografie riguarda la Romania. In seguito il post è stato cancellato dall’account di România TV“.

Le onde psicotroniche, Soros e il nazista

Ma quali sono gli effetti di una notizia contraffatta, anche se in seguito viene cancellata dai siti che la pubblicano, o viene in qualche modo smentita?
Se i manifestanti di piazza Victoriei, coloro che chiedevano l’abrogazione dell’ordinanza, hanno reagito con umorismo agli effetti delle fake news che li etichettavano come persone “manipolate da onde psicotroniche” o al soldo di George Soros, qual è stato l’impatto di tali manipolazioni - passate attraverso il PSD - sui sostenitori del governo?

Le proteste di fronte a Palazzo Cotroceni, sede della Presidenza, sono iniziate il 5 febbraio. Ogni giorno, in parallelo alle manifestazioni davanti al Parlamento, centinaia, a volte anche più di duemila persone si sono assiepate davanti al Palazzo in "non-contromanifestazioni" nonostante, ufficialmente, il leader del PSD Liviu Dragnea negava che il partito avesse a che fare con coloro che chiedevano le dimissioni del Presidente.

Cosa avevano capito costoro di tutta la situazione? Ecco alcune dichiarazioni di manifestanti che chiedevano le dimissioni di Iohannis: “Le centinaia di migliaia di persone che chiedono al governo di dimettersi sono in realtà manipolate da forze occulte. Andate in piazza Victoriei e vedrete delle macchine che fanno quella roba lì… psicotronica. Le ho viste con i miei occhi. Influenzano le masse con onde magnetiche da 7 watt”.

“Quelli davanti al governo sono pagati da Iohannis”. “Iohannis ci allontana, sta dividendo il paese, deve andarsene”. “Il PSD ha vinto le elezioni con un programma. Perché non lo lasciamo lavorare? Bisogna rispettare il voto del popolo”. Riguardo al presidente Iohannis, una signora diceva “non è romeno, perché è nazista, perché è tedesco. Ed è pagato da quei fondi lì, quelli che ci distruggono il paese”.

Interrogati su dove prendevano le loro informazioni, la maggior parte diceva: “Riceviamo le informazioni dalla televisione!”, dichiarando al contempo che i canali più seguiti erano Antena 3 e România TV, i due sanzionati poi dal CNA per disinformazione e notizie alterate. L’effetto della disinformazione, tuttavia, si sviluppa per cerchi concentrici: un manifestante che chiedeva le dimissioni di Iohannis, alla domanda se fosse al corrente che il suo canale preferito, dove si informava abitualmente, era stato sanzionato dal CNA per disinformazione, ha dichiarato di essere convinto che anche quell’ammenda fosse una manipolazione politica del presidente che non voleva lasciar lavorare il governo. In altre parole, una volta che pubblichi una notizia contraffatta, le multe e le sanzioni ricevute non hanno più molta importanza. L’obiettivo è stato raggiunto. Se poi godi di un’audience copiosa e fedele, non avrà da soffrirne neppure la tua credibilità.

Traduzione dal romeno di Anita Natascia Bernacchia

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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