Una croce apparsa di notte sulle colline sopra Sarajevo provoca l'inasprimento dei toni in una campagna elettorale dagli esiti incerti

22/09/2014 -  Andrea Oskari Rossini Sarajevo

Nella notte tra sabato e domenica sulle pendici del monte Trebević, sopra Sarajevo, è stata innalzata una croce di 10 metri per 4. La croce si trova in località Zlatište, ed è ben visibile dal centro della capitale bosniaca, in particolare dalla Baščaršija fino all'incrocio di Skenderija e oltre. Il luogo è quello da cui l'artiglieria serbo bosniaca bombardava la città assediata durante la guerra 1992-95. Un triste filmato che circola su You Tube mostra lo scrittore russo Eduard Limonov che proprio da quelle posizioni spara alcuni colpi di mitraglia su Sarajevo, dopo aver conversato con Radovan Karadžić sui “turchi che hanno occupato le terre dei serbi”.

Con Dio, senza Dio

Il monumento rappresenta una versione ridotta di un progetto annunciato alcuni anni fa, e che già al tempo aveva suscitato durissime reazioni nella capitale bosniaca.

Branislav Dukić, presidente dell'associazione degli ex internati della Republika Srpska (RS), ha dichiarato che la croce è stata eretta “perché la possa vedere Dio e perché possa guardare e proteggere i serbi”, e che “la croce è un simbolo per ricordare più di 6.500 serbi di Sarajevo uccisi durante la guerra.”

Questa mattina i principali quotidiani della Federazione hanno dedicato la loro apertura alla costruzione notturna. Il sarajevese Oslobodjenje titola “Insulti da Zlatište”, mentre Dnevni Avaz, il maggiore quotidiano del paese, titola “La croce della sfida a Zlatište cosparge nuovo sale sulle ferite”. All'interno, l'editoriale di Sead Numanović (“Atto di bestialità”), parla di un'azione “contro Dio e le leggi di questo paese” commessa da “persone pericolose che in nome della fede diffondono l'odio e commettono crimini”.

L'apparizione della croce sopra Sarajevo ha provocato reazioni anche da parte di molte associazioni, e in particolare dal mondo politico. La Bosnia Erzegovina, dopo una lunga primavera di manifestazioni e proteste, è infatti impegnata in un'intensa campagna elettorale che si concluderà con il voto del prossimo 12 ottobre.

Secondo Predrag Kojović, candidato di Naša stranka, un partito con la propria base soprattutto nelle zone urbane, “la costruzione della croce a Zlatište rappresenta l'inizio della campagna elettorale dei partiti fascisti”. Secondo Kojović l'artefice del progetto della croce sarebbe Milorad Dodik, attuale presidente della RS, che in questo modo gioca la propria carta elettorale. “L'abbandono della retorica che ha portato alla guerra del vicino contro il vicino avverrà soltanto quando ci renderemo conto che tutte le vittime della guerra in Bosnia Erzegovina sono nostre, bosniaco erzegovesi”, ha sostenuto Kojović, aggiungendo che “erigere una croce a Zlatište, o in qualsiasi altra montagna sulla quale erano posizionati i cannoni puntati verso la città, significa semplicemente commemorare i crimini commessi dai cetnici di Karadžić e Mladić contro Sarajevo”.

Anche l'associazione degli ex internati della Bosnia Erzegovina ha rilevato il tempismo sospetto con cui è comparsa la croce, in piena campagna elettorale, dichiarando che essa “rappresenta un passo indietro nella strada verso la convivenza e una pace durevole.”

Su una linea simile anche gli altri principali partiti. Mentre il partito socialdemocratico (SDP) parla di una situazione “tragicomica”, il partito di azione democratica (SDA) di Bakir Izetbegović, figlio del primo presidente della BiH, Alija Izetbegović, richiede la “rapida rimozione della croce”.

Dure le reazioni anche della comunità internazionale. Il portavoce della delegazione UE a Sarajevo, Andy McGuffie, ha parlato di un atto che va contro “la riconciliazione e il rispetto della legge”.

Una costruzione robusta

Ieri notte la polizia di Sarajevo Est ha fermato 5 persone che stavano cercando di abbattere la croce dopo averla legata con delle corde ad un veicolo. I cinque, che non sono riusciti nel loro intento, sono stati rilasciati dopo che la procura ha esaminato il caso senza trovare elementi di reato.

La croce si trova nel territorio di Istočno Sarajevo, sulla strada che porta alle montagne olimpiche. Secondo il quotidiano Dnevni Avaz, il permesso per l'edificazione sarebbe stato dato da un dirigente dei lavori pubblici, che è anche assessore dell'SNSD nella municipalità di Istočno Novo Sarajevo. Il sindaco di quel comune tuttavia, Bojo Gašanović, ha dichiarato allo stesso Avaz che si tratta di una costruzione “illegale”, fatta “senza rispettare alcuna procedura o protocollo. Nessuno mi ha mai chiesto nulla, e il comune non ha mai dato alcune autorizzazione.”

Neppure i cittadini di Sarajevo est sembrano essere d'accordo con la costruzione. “I serbi di Sarajevo uccisi meritano un ricordo dignitoso, questa costruzione notturna è degradante per tutti noi”, ha dichiarato al portale Klix un veterano, mentre altri citati dallo stesso media hanno parlato di “vergogna”, di “profanazione”, affermando che chi ha voluto quella costruzione l'ha fatto “non per i veterani, ma per promuovere i propri interessi.”

Anche alcune voci dello scenario politico della RS hanno reagito schierandosi nettamente contro il monumento. Il movimento democratico popolare (NDP) di Dragan Čavić ha dichiarato che “quanto è stato fatto di notte dall'SNSD, ovvero dai suoi accoliti che si nascondono dietro le insegne dell'associazione degli internati della RS, rappresenta un insulto alle giuste ragioni e una bestiale profanazione della fede ortodossa, che disorienta anche gli atei per il modo in cui è stata fatta, di notte e senza alcuna atmosfera di pietà.”

La giornata della pace nel mondo

Jovan Divjak, generale in pensione dell'esercito della Bosnia Erzegovina e direttore dell'associazione “L'educazione costruisce la BiH”, stigmatizzando la “intollerabile provocazione” ha sottolineato negativamente anche le reazioni apertamente “bellicose” di alcuni rappresentanti politici della Federazione. Divjak ha inoltre ricordato amaramente come la costruzione del monumento sia avvenuta proprio il 21 settembre, giornata internazionale della pace.

La croce di Zlatište sta infatti già producendo i suoi primi risultati. Chiunque li abbia eretti, questi due tubi apparsi di notte in piena campagna elettorale vogliono richiamare all'ordine i votanti, riportandoli dietro le bandiere delle rispettive nazioni e dei partiti candidati a rappresentarle. Sono un dono per chiunque, in Federazione o in Republika Srpska, voglia distogliere l'attenzione dalla catastrofica situazione economico-finanziaria di un paese che, dopo la recente piaga delle inondazioni, sopravvive ormai solo grazie al sostegno delle istituzioni internazionali.


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