In Moldavia vi sarebbero migliaia di discariche abusive. I rischi sanitari sono enormi ma il governo non sembra prendere alcuna iniziativa in merito. L'allarme lanciato da Dorin Dușciac, dimissionario vice-ministro dell'Ambiente

14/04/2015 -  Ion Macovei

(Pubblicato originariamente da Timpul il 1 aprile 2015, selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e Osservatorio Balcani e Caucaso)

Il nostro paese è pieno di discariche illegali. Come affrontare il problema?

In Moldavia sono state individuate circa 2000 discariche, per 900 comuni. La maggior parte di esse sono abusive e solo due in regola. Le conseguenze sono catastrofiche. La gente non se ne rende conto ma attualmente il nostro paese è una grande discarica a cielo aperto. Purtroppo esagero poco, l'intero paese è una fossa piena d'immondizia. Vi sono effetti nefasti sulla salute pubblica.

Per misurare l'ampiezza della catastrofe, basta recarsi all'Istituto oncologico dove curano i tumori... nel nostro paese tutto è molto inquinato. Quando piove, l'acqua, impregnata di rifiuti, diviene estremamente acida. In poche settimane raggiunge la falda freatica che alimenta i pozzi.

Come risolvere il problema?

Occorre innanzitutto che la legge sul trattamento dei rifiuti venga adottata al più presto con tutti gli atti normativi che l'accompagnano. E' da quattro anni che è stata redatta ma non è mai stata adottata dai deputati. Sta prendendo la polvere sugli scaffali del governo e del parlamento.

In ogni caso è già in vigore una Strategia nazionale per l'ambiente che guarda sino al 2023. Riorganizza la gestione dei rifiuti dividendo il paese in otto sotto-regioni. In ciascuna di esse va approntato un sito di raccolta temporanea, prima della selezione, del riciclaggio e della combustione.

Purtroppo la legislazione attuale non permette ancora la combustione. Solo l'azienda Lafarge ha ottenuto una deroga per bruciare pneumatici di automobili. In tutti i paesi sviluppati i rifiuti che non possono essere riciclati vengono bruciati perché il livello di inquinamento causato dalla cenere è moderato. In materia la Moldavia potrebbe ispirarsi a paesi come la Romania, i Paesi baltici.

A casa nostra vi è un paradosso. Da una parte non viene adottata la legge sui rifiuti. Dall'altra tutti si lamentano che gli investimenti esteri sono insufficienti. Quando ero vice-ministro, ne ho discusso con i rappresentanti di varie aziende straniere che avevano intenzione di investire nel settore dei rifiuti. Investimenti potenziali che sono stimati attorno al mezzo miliardo di euro: non vi è altro settore dell'economia moldava in grado di attirare tali risorse.

Quali le conseguenze sulla qualità dell'acqua?

I rifiuti inquinano fiumi e laghi. Personalmente non bevo mai acqua che arriva dai pozzi in Moldavia e invito tutti a non farlo. Il 99% dell'acqua proveniente da pozzi nel paese non è potabile: vi sono controlli periodici e i suoi livelli limite risultano sistematicamente superati. Occorre porsi il problema di fornire ai cittadini acqua di qualità.

Una soluzione potrebbe essere utilizzare i due grandi fiumi del paese, il Prut e il Dniestr. A lungo termine è la migliore delle soluzioni, perché la loro acqua è una fonte inesauribile. Ciononostante si continua a scavare pozzi, a sollecitare la falda freatica che non offre che una quantità d'acqua limitata.

In Moldavia è stato istituito un Fondo ecologico nazionale (Fen) pensato per finanziare la gestione dei rifiuti. Come funziona? Dove finiscono i soldi?

Il Fen è una struttura autonoma in seno al ministero. Distribuisce ogni anno tra i 300 e i 400 milioni di lei (15-20 milioni di euro, ndr), soldi che provengono dalle tasse anti-inquinamento pagate da importatori e aziende che producono beni di consumo. Dovrebbero essere fondi per migliorare la gestione integrata dei rifiuti. Nei fatti, non avviene: dato che non vi è ancora una legge sulla gestione dei rifiuti, si è ritenuto che si potevano utilizzare quei fondi per costruire delle canalizzazioni. Dopotutto, le acque reflue possono essere considerate come rifiuti.

Quindi per cinque anni il ministero dell'Ambiente si è concentrato sulla costruzione di canalizzazioni, che però dovrebbero essere piuttosto competenza del ministero dello Sviluppo regionale e delle Costruzioni. Siamo quindi di fronte a una deviazione di finanziamenti. L'80-85% dei fondi del Fen è destinato a sistemi idrici, e non dovrebbe essere così. D'altronde è lo stesso consiglio d'amministrazione del Fen a votare il finanziamento ai progetti. Ha sette membri: il ministro, il vice-ministro, un rappresentante della società civile, un funzionario del ministero delle Finanze, uno del ministero per lo Sviluppo regionale, un deputato ed un membro della Cancelleria.

Senza citare nessuno, posso però garantirvi che l'attività del consiglio di amministrazione del Fen è molto politicizzata. Quando si riceve una lista di 300 comuni che chiedono un finanziamento ci si riunisce e si decide a chi va e a chi non va il finanziamento. E questo spiega perché i comuni a maggioranza comunista non ricevono fondi... fin dall'inizio ho sostenuto che il Fen doveva operare in modo più efficace, depoliticizzato e trasparente. Sono i tre principi che dovrebbero guidare una sua riforma.

Quando avete dato le dimissioni avete raccomandato ai nuovi responsabili del ministero di “fare pulizia” all'Ispettorato ambientale di stato. Chi avevate in testa?

La dirigenza dell'Ispettorato è corrotta. Personalmente ho richiesto più volte la revoca dell'incarico al capo di quella struttura, ma nessuno mi ha dato ascolto. E' un'istituzione paradossalmente specializzata nella violazione della legislazione ambientale e le conseguenze sono gravissime. Fin dalla sua creazione ha operato al ritmo del conflitto di interesse permanente.

Di fatto è l'Ispettorato che emette i certificati verdi, ma è lo stesso organismo che deve verificare se vengono rispettati. Non si può essere allo stesso tempo giudice e parte in causa. Servirebbe una riforma istituzionale in seno al ministero per fare in modo che la concessione dei certificati ambientali venga assegnata all'Agenzia per l'ambiente e il controllo del loro rispetto all'Ispettorato, che deve operare da guardiano dell'ambiente.

In Romania, per esempio, il sistema funziona molto bene, e la struttura di controllo ha un funzionamento quasi paramilitare. Dopotutto non ha senso che un ispettore ambientale sia disarmato quando combatte banditi che sfruttano illegalmente le risorse naturali.

Quale l'impatto delle Ong sull'attività del ministero dell'Ambiente?

In Moldavia esistono più di 400 associazioni che si occupano di ambiente ma in realtà quelle attive sono solo una ventina. Sono gestite in generale da gente molto dinamica, istruita e competente, che tenta di dare continuità ai progetti. Non posso che gioire dell'intervento delle Ong nella promozione e nelle consultazioni in merito a molti disegni di legge ambientali.

Un buon esempio è quello sull'acqua. Le Ong sono intervenute attivamente presso il ministero mostrando competenza in merito.

Purtroppo la maggior parte di loro si trovano a Chișinău. Il mio sogno sarebbe quello di vedere molte Ong in Moldavia attive anche nelle zone rurali.


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