Uno spettacolo con quattro attori e alcuni maiali...

Da: Uno spettacolo con quattro attori e alcuni maiali... Foto Qendra.org

Al Piccolo di Milano successo per la piéce di Jeton e Blerta Neziraj, esilarante opera teatrale incentrata sulla questione dei Balcani all’epoca della Brexit

16/10/2019 -  Annamaria Monteverdi

Al Festival Trame d'autore   (direzione artistica di Michele Panella) entra da protagonista la compagnia del Kosovo Qendra multimedia diretta da Jeton Neziraj, tra i più accreditati drammaturghi contemporanei e recentemente ospite di Matera capitale della cultura; a Milano sul palcoscenico del Piccolo, è andato in scena un dissacrante e ironico spettacolo a firma di Blerta Rrustemi Neziraj sulla lotta tra Kosovo e Serbia per entrare in Unione europea e sul Regno Unito che ne vuole uscire: Uno spettacolo con quattro attori e alcuni maiali e alcune mucche e alcuni cavalli e un primo ministro e una mucca da latte e alcuni ispettori locali e internazionali.

Esilarante, come si può intuire dal titolo, intelligente e soprattutto quanto mai realistica proprio nella sua surrealtà, questa piéce mette sul tavolo la questione dei Balcani all’epoca della Brexit. Una scrittura quella di Neziraj autore del testo (definito da Deutschlandfunk Kultur il "Kafka dei Balcani”) che abbiamo imparato ad apprezzare anche nelle traduzioni dei suoi lavori teatrali in inglese, francese, tedesco e ultimamente anche in italiano grazie alla rete Eurodram .

Stavolta in scena oltre a Kafka, è evocato anche Orwell, mescolato però, alle interviste altrettanto assurde, tra realtà, finzione e pura comicità, dei politici europei sul destino della Brexit. Del resto il premier britannico Boris Johnson per convincere i cittadini che la scelta dell’uscita dall'UE è inevitabile e renderà più forte il Regno Unito, in un’intervista al Mail and Sunday di qualche giorno fa, ha dichiarato: "Più Hulk si arrabbia, più diventa forte. Hulk riesce sempre a scappare, non importa quanto stretti siano i lacci con cui è legato, e questo è vero per questo Paese. Riusciremo a liberarci il 31 ottobre, ce la faremo". Il Regno Unito si trasforma niente meno che nell'incredibile Hulk e avrà ragione di tutti. Ma se il Regno Unito esce, chi entrerà? Se nel Risiko della geopolitica internazionale si fa strada in questi giorni l’ipotesi di un ingresso della Macedonia del Nord, Neziraj prova a dare la sua versione, immaginando una lotta senza esclusione di colpi tra Serbia e Kosovo per aderire agli standard europei, stravolgendo cultura, religione, abitudini.

Ad accorgersi dell'assurdità delle regole per entrare in Europa, nella finzione teatrale, sono gli animali, mentre gli umani accolgono senza problemi, un sistema folle e capitalistico che fa rinnegare loro anche i principi basilari dell’etica e della propria religione. Tutto in nome del nuovo credo che si chiama EUROPA. Fedele alla linea orwelliana che proiettava nella rivolta degli animali le aspirazioni e le delusioni di chi aveva creduto nel movimento comunista e nella rivoluzione sovietica, anche Neziraj trova una metaforica corrispondenza tra le vicende attuali e questa nuova “farm” abitata da personaggi equivoci, in cui non è difficile riconoscere le caricature di una classe politica corrotta. Nella degenerazione morale generale, quella dell’entrata nella Brexit diventa un’occasione ghiotta per aumentare l’orgoglio nazionale, ma per farlo bisogna nascondere scandali economici con un po’ di make up di copertura: è la strategia del photoshop.

Dice Neziraj: "Per dare al Kosovo un'immagine di successo e salute come paese emergente, si tendono spesso a nascondere e mascherare le macchie dell'ingiustizia e della povertà. È una forma di photoshopping nazionale"1.
Da anni Neziraj continua a scrivere a teatro sulle anomalie e sui “paradossi” del suo paese (dalla “sindrome nazionalista” all’isolamento culturale fino alla lunga strada per la Visa liberalization), con un tagliente black humour per il quale ha avuto ripercussioni e subito censure, non riuscendo ad avere grandi contributi economici ed essendo stato allontanato dalla direzione del Teatro Nazionale. Così Neziraj spiega la motivazione del suo stile tragicomico, in fondo è la società a essere una commedia dell’assurdo a tinte fosche: "Spesso mi viene chiesto del lato comico del mio lavoro, in particolare dello humour nero, e se sia appropriato per un tema così 'sensibile'. Penso che lo humour nero esista in ogni società, ma nei Balcani si presenta anche nelle situazioni più tragiche. Inoltre, in aggiunta a questa inclinazione 'culturale' allo humour nero, tendo a vedere la maggior parte dei rapporti tra religione e politica come estremamente comici" 2.

Nella piéce Neziraj si immagina tutti gli abitanti del Kosovo scendere in campo per soddisfare gli standard che l'Europa ha fissato come condizione d'ingresso, e soprattutto per farlo meglio e più velocemente della Serbia (“giornalisti, artisti, commercianti di mercato, boscaioli, operai, donne vergini, donne anziane, ladri, sostenitori del terrorismo, patrioti e tutti gli altri, sono tutti mobilitati a lavorare giorno e notte, come formiche”). In questo cammino labirintico, i proprietari di un mattatoio compiono un viaggio kafkiano attraverso una burocrazia senza senso, tra timbri, autorizzazioni ottenute a caro prezzo, trattando con funzionari idioti e corrotti che danno suggerimenti assurdi: "Musulmani devoti, per favore, mangiate carne di maiale. Dobbiamo costruire la strada del Kosovo in Europa insieme. D’ora in poi mangeremo carne di maiale. Il maiale sarà il nostro cibo tradizionale. Sulla nostra bandiera, invece di un'aquila, posizioneremo un maiale. I suini nazionali sono la nostra strada verso l'UE”.

Lo spettacolo è davvero sorprendente nella sua leggerezza di interpretazione, nella agile scenografia colorata, nelle soluzioni registiche adottate da Blerta Rrustemi tra cui la presenza di un’orchestrina rock sul palco (Art Lokaj, chitarra elettrica e Drin Tashim, batteria; le musiche sono di Gabriele Marangoni) forse ispirata dalla versione censurata dalla BBC di God save the queen dei Sex Pistols (1977). Gli attori (Shengyl Ismaili, Adrian Morina, Ernest Malazogu, Shpetim Selmani) interpretano magnificamente il ruolo sia di esseri umani che di animali e visto che l’ambientazione è una macelleria e non una macelleria qualunque ma la "Tony Blair slaughter". Gli attori-animali chiedono più rispetto, più dignità. Il numeroso pubblico applaude alla fine di ogni brano musicale agli attori che sembrano davvero padroni della scena: frutto di una preparazione rigorosa che si percepisce e che viene apprezzata anche dal severo pubblico milanese.
Gli attori perfettamente a loro agio in una scena folle (davvero “postdrammatica”) della Rrustemi dove il ritmo viene dettato dalla musica, dal canto, dallo stravolgimento dei generi teatrali (un po’ Broadway, un po’ circo) incarnano con forza, al di là della finzione teatrale, gli ideali di una generazione che sta cercando di uscire da cliché culturali imposti dall’esterno, e in generale, dall’immagine che l’Europa promuove del Kosovo. Quindi la prima ribellione è proprio quella dell’arte.

D’altra parte Blerta e Jeton Neziraj, così come Eliza Hoxha (artista che ha esposto un'installazione politica molto significativa alla Biennale dell’Architettura di Venezia del 2018) nonostante le difficoltà hanno deciso di continuare a vivere a Pristina per essere più incisivi nelle loro creazioni che sono tutte di natura politica. Neziraj non perde occasione per ribadire il “trattamento discriminante” dell’Europa nei confronti dei cittadini del Kosovo, rimasti gli unici di tutti i Balcani impossibilitati a viaggiare liberamente: "Per noi kosovari, il regime dei visti si è trasformato in uno spauracchio usato per mortificarci, umiliarci e disumanizzarci. Questo esempio mostra bene le assurdità dell'Europa attuale. Siamo considerati 'bravi europei' solo se rimaniamo in Kosovo. Sembra che l'idea che possiamo emigrare da qualche parte in Europa terrorizzi i burocrati delle ambasciate in Kosovo. Non posso identificare un'ambasciata in particolare, perché ci sono stati anche funzionari e ambasciatori che hanno cercato di aiutarci. Ho fatto un'accusa generale, attaccando il fenomeno e l'approccio razzista" 3.

Neziraj ha significativamente dichiarato che è paradossale che l'UE gli abbia assegnato prestigiosi riconoscimenti (come il premio “The European of the Year”), negando però alla sua compagnia teatrale il diritto di viaggiare in Europa. L'ironia è ancora maggiore se si pensa che proprio l'UE finanzia oltre il 90% delle attività di Qendra Multimedia: "In qualche modo, lentamente, abbiamo iniziato ad abituarci all'assurdità delle norme e dei requisiti relativi alle procedure di richiesta del visto. Questo mi preoccupa perché svuota di senso la nostra adesione ai cosiddetti valori europei, che credo noi promuoviamo con il nostro lavoro e i nostri spettacoli" 4.

Sebbene le circostanze socio politiche non siano certo favorevoli, Neziraj non ha perso il suo ottimismo. Ottimismo pieno di ironia, in ogni caso: "Non riesco a immaginarmi come autore teatrale in altri contesti. Per me sarebbe una tragedia non essere circondato dalle contraddizioni del Kosovo. Questa è un'eccellente atmosfera per uno scrittore" 5.

 

 

1  M. Barron, How Jeton Neziraj Is Leading Kosovo's Emergence as Europe's New Theater and Literary Darling, “Culturetrip.com”, 2 Agosto 2017

2 J. Neziraj, Theater brings meaning to strange dreams. Introduction to The demolition of the Eiffel Tower, North Carolina: Laertes book, 2018. 

3  Kosovars are only good Europeans if they stay Home. Interview by Perparim Isufi. BalkanInsight, 6 August 2018

4  Ibidem

5  N. Tripney, Jeton Neziraj: the playwright exploring Kosovo’s identity on stage, TheStage.com.uk, 5 November 2018.


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