Agosto 1993, viene realizzata l'iniziativa "Mir Sada (Pace ora). Si vive una sola pace", promossa dai “Beati Costruttori di Pace” e dall'associazione francese “Equilibre”. L'obiettivo era quello di entrare a Sarajevo con migliaia di pacifisti italiani e stranieri. Vi presero parte anche molti trentini. Foto di Mario Boccia

E' uscita sulla rivista "Archivio Trentino" una ricerca realizzata da OBC sugli anni della mobilitazione in Trentino durante la guerra in ex Jugoslavia. La proponiamo ora integralmente anche per i nostri lettori

01/02/2016 -  Marco Abram

Il 25 giugno 1991 Slovenia e Croazia proclamarono la propria indipendenza dalla Repubblica federativa socialista di Jugoslavia, inaugurando l’effettivo processo di disgregazione del maggiore paese dell’Europa Sud-orientale. Nel corso dei dieci anni successivi l’area fu sconvolta da conflitti armati in Croazia, Bosnia Erzegovina e Kosovo che riportarono la guerra sul continente europeo dopo decenni di congelamento della contrapposizione tra i blocchi.

Mentre gli sforzi della comunità internazionale e delle diplomazie si dimostrarono insufficienti nel tentativo di arginare le ostilità, si affermò un vasto e inedito attivismo da parte della società civile, volto ad aiutare e sostenere le popolazioni colpite dalla guerra. In particolare i paesi geograficamente più vicini ai territori ex-jugoslavi – tra i quali l’Italia – conobbero una mobilitazione che vide migliaia di persone coinvolte in iniziative umanitarie, di diplomazia dal basso e solidarietà.

Tali esperienze civili attraversarono l’ultimo decennio del XX secolo, inserendosi compiutamente nelle dinamiche transnazionali che avrebbero portato nei primi anni duemila diversi studiosi a discutere della potenziale affermazione di una vera e propria «società civile globale». Solo in tempi recenti, tuttavia, i caratteri dell’esperienza di mobilitazione in ex-Jugoslavia hanno cominciato a essere oggetto di studio. Finora il fenomeno ha destato interesse soprattutto in ambito sociologico, ma una maggiore distanza temporale dagli eventi incoraggia oggi un primo approccio anche dal punto di vista storiografico.

Tra i caratteri maggiormente significativi dell’articolata e poliedrica mobilitazione civile per la ex-Jugoslavia emerge in particolare il vasto coinvolgimento della provincia italiana. In quegli anni, il vivace attivismo di realtà associative, comitati locali e singoli cittadini si diffuse su tutto il territorio nazionale, varcando i perimetri dei principali centri urbani del Paese. Prendendo spunto da tali constatazioni, l’articolo intende concentrarsi sulla ricostruzione e sull’analisi dei tratti fondamentali della mobilitazione in un contesto locale circoscritto: quello della società civile trentina. La riduzione della scala di osservazione è quindi volta a favorire l’identificazione di dinamiche utili alla comprensione di alcune caratteristiche generali del fenomeno.

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