B92 - I Presidenti a Sarajevo

I presidenti di Serbia, Croazia e Bosnia si sono riuniti a Sarajevo. Aperta la strada verso futuri e più intensi rapporti trans-frontalieri. In vista della futura entrata nell'Unione europea.

18/07/2002 -  Anonymous User

I Presidenti di Serbia, Croazia e Bosnia Erzegovina si sono ritrovati lo scorso 16 luglio a Sarajevo dove hanno sottoscritto una Dichiarazione comune nella quale viene ribadita l'inviolabilità dei rispettivi confini e la disponibilità a discutere di possibili aree di libero scambio per quanto riguarda persone, beni e servizi.
La Dichiarazione inoltre conferma il pieno supporto agli Accordi di Pace di Dayton e riconosce la Bosnia Erzegovina come Stato formato da due Entità e alla cui base vi sono tre popoli costituenti. Nel documento sottoscritto si sottolinea anche che la cooperazione tra i tre Paesi è cruciale nel cammino per l'integrazione nell'Unione europea.

"Cooperazione multilaterale significa sforzi comuni nell'aiutare i rifugiati e gli sfollati a ritornare, significa collaborare nella lotta alla criminalità ed al terrorismo, significa risolvere le spinose questioni riguardanti i cittadini scomparsi od imprigionati durante le guerre che hanno visto coinvolti questi Paesi, significa collaborare negli sforzi volti alla creazione di un mercato comune", si afferma nella Dichiarazione.

"Tutti e tre i Paesi stanno attraversando un periodo di forte transizione e sono alle prese con difficili problemi sia di carattere politico che economico ed è proprio per questo importante stabilire relazioni di 'buon vicinato' per creare le condizioni che favoriscano lo sviluppo e con esso l'aumento dell'occupazione e degli standard di vita. Abbiamo inoltre constatato come i nostri rapporti di cooperazione sono già positivi anche se rimangono alcune questioni insolute quali quelle del porto di Ploce, delle doppie-cittadinanze, e di molti diritti di proprietà, ma abbiamo deciso che tali questioni dovranno essere risolte tenendo presente gli standard europei" ha dichiarato Beriz Belkic, che rappresentava la Presidenza tripartita bosniaca.

Per quanto riguarda la cooperazione economica i partecipanti al cosiddetto Summit di Sarajevo si sono dichiarati sostenitori di tutte le forme di integrazione. In particolare si è affrontato il tema di reti energetiche comuni e comuni infrastrutture.

"Siamo tre Paesi che hanno necessità di collaborare tra loro perché abbiamo economie compatibili una con l'altra ma non dobbiamo far finta di dimenticare che dietro a noi c'è stata una guerra molto crudele le cui conseguenze viviamo tutt'ora. C'è molta buona volontà ma siamo anche determinati e convinti che per raggiungere standard europei l'unica strada è quella della collaborazione. Per rendere tutto questo possibile occorre subito fare alcuni passi fondamentali. Tra questi l'approvazione di leggi sulle minoranze che siano al livello di quelle europee, la liberalizzazione dei visti, la liberalizzazione della circolazione dei capitali ecc" ha affermato Stipe Mesic ritornando poi sulla questione delle minoranze "le minoranze sono state in passato percepite come un ostruzione, un fattore che andava o eliminato o assimilato. Ai nostri giorni l'intera Europa si è unita e questo è anche il nostro destino. Le minoranze divengono in questo contesto un collante e durante il nostro incontro abbiamo affrontato questo specifico argomento".

Anche il Presidente Kostunica ha espresso una propria opinione sull'incontro: "Abbiamo parlato di come affrontare alcuni problemi comuni e di come ripristinare le relazioni interrotte e questo incontro tri-partito è stata un'ottima occasione per farlo. E ne seguiranno molti altri. L'incontro di oggi è molto speciale nel senso che tre Presidenti si sono riuniti per affrontare determinati problemi, in primo luogo quello dei molti rifugiati e sfollati che popolano il nostri Paesi. E la via per risolverli - ricorda Kostunica ribadendo quello già chiarito da Mesic - sarà l'adeguamento delle nostre normative agli standard europei".

L'importanza dell'evento è dimostrato dalla presenza di più di 137 giornalisti provenienti da Serbia, Croazia e Bosnia e dal mondo intero (Nezavisne Novine, 16.07.02).


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