Nascoste nei boschi e nei campi della Bosnia ed Erzegovina, le mine sono ancora una minaccia per la popolazione locale. Le esplosioni, drammatiche e regolari, ricordano che la guerra non è ancora del tutto finita. Ed i civili oggi come allora, continuano a morire

16/06/2005 -  Anonymous User

Di Mladen Kremenovic, Nezavisne Nedeljne Novine, 5 giugno 2005, (tit. orig. Krvavi danak minskih polja )
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

La cosa che più mi dispiace è che non ho nemmeno avuto il tempo di fargli gli auguri per il suo compleanno, è corso fuori di casa come se avesse avuto il presentimento di ciò che lo aspettava e quindi non ha voluto dire addio, io sono rimasta a casa, tutto il giorno ad aspettare che tornasse.

Non è tornato, racconta Mara Kojic, vedova di Novo Selo, moglie di una della tante vittime civili delle mine e di micidiali ordigni inesplosi.

Tutto è iniziato quella mattina, aggiunge lei, quando suo marito è uscito velocemente di casa ed è andato a Brvnik, vicino a Orasje, per incontrare i suoi genitori e bere un caffè insieme a loro. Si sono seduti sotto un pero vicino alla casa di famiglia dopo di che è rimbombata un'esplosione.

Sulla pelle degli innocenti

Esattamente il giorno del compleanno di entrambi, Mara Kojic e suo marito, il 10 maggio del 2003, la mina uccise Djordje (34) il marito di Mara, sua madre Gospova (54), il padre Milan (55), la nonna del marito Milena (77) e il cugino Jovo (53).

La terribile tragedia di Novo Selo, nel comune di Samac, ha lasciato senza padre tre ragazzini, il quattordicenne Milan, Gordana che oggi ha undici anni e Jovana di sei anni, che quest'anno inizia andare a scuola.

Mara da sola sta educando i tre figli, li manda a scuola, cucina, lava, li veste, e l'unica cosa che desidera al mondo e che non può ottenere è il ritorno del marito.

"Quella mattina ci siamo separati senza un saluto. Ogni giorno riavvolgo quel film. Il marito è corso fuori di casa, non abbiamo avuto il tempo di farci gli auguri l'un l'altro, perché siamo nati lo stesso giorno. Mi ha salutato con la mano dal finestrino della macchina e ha detto che sarebbe tornato presto. Come se avesse avuto un sentore di qualcosa. E' andato dai genitori a Orasje e non è più tornato", ripete piangendo Mara.

La famiglia del marito, aggiunge Mara, ha della terra vicino a Orasje, dove quella mattina è andato con i genitori a bere il caffè.

"Si sono seduti sotto un pero dove c'era la mina e là mio marito ha perso la vita. Neanche adesso oso andare là. Là c'è anche il bosco, bisognerebbe d'inverno fare la legna per non pagare cinquecento, seicento marchi per il riscaldamento. Ma, quando sto per andare, iniziano subito i pianti in casa: non andare mamma, non andare", racconta Mara.

L'anno scorso, dice, ho dovuto rischiare e andare nel bosco a prendere la legna.

"La terra è stata pulita dalle mine, ma a volte invano, è qualcosa più forte di me ed io ho paura. Ho pregato Dio di rimanere viva. Abbiamo raccolto la legna per l'inverno. Ho dovuto farlo, ho dovuto", dice Mara.

Quell'anno quando la famiglia è rimasta uccisa, come dice lei stessa, tutti la hanno aiutata: sia i serbi, sia i croati che i bosgnacchi

"La gente sa cosa vuol dire essere tristi. Il comune di Orasje mi ha aiutato, il comune di Samac, persino da Sarajevo sono venute alcune persone. Non ce l'avrei fatta se non ci fosse stato il loro aiuto. Ma la mia famiglia mi ha aiutato più di tutti. Per un anno hanno dormito da noi, per poter superare tutto più facilmente", dice Mara.

Adesso, come dice, la aiutano soltanto la famiglia e i vicini. Nel casale, composto da circa settanta abitazioni, c'è gente buona - dice Mara.

Frontiere marcate con le mine

Le mine e gli ordigni inesplosi sono ancora un pericolo ampiamente presente in BiH, e dei finanziamenti destinati allo sminamento si occupano maggiormente le istituzioni internazionali e i donatori.

"Si stima che sul territorio della BiH esistano quasi settecentomila mine e altrettanti ordigni inesplosi. La grandezza del territorio sospetto supera i 2.000 chilometri quadrati o il quattro percento dell'intero territorio della BiH", afferma Miroslava Vidosavljevic, collaboratrice tecnica per i rapporti con l'opinione pubblica del MAK (Centro per lo smaltimento delle mine in BiH) bosniaco erzegovese .

Chi ha le competenze in questo settore non sa dire con precisione quando il Paese sarà pulito completamente. È probabile che il Paese sarà senza mine quando avremo il reddito nazionale dell'Olanda.

Per quanto concerne la dislocazione delle mine, esse sono concentrate per lo più sulle linee fra le entità e per ciò a simboo drammatico del fatto che oltre che a Dayton, le frontiere fra RS e la Federazione BiH sono state scritte dai campi minati.

La gravità della situazione vien bene descritta da un motto che dice, se vi trovate in BiH non dimenticatevi dei tre peccati mortali: curiosità, spensieratezza e dimenticanza.

L'attenzione delle operazioni di sminamento, sottolinea la Vidosavljevic, negli ultimi anni è progressivamente ricaduta sulle spalle del governo locale.

"La possibilità di avere uno Stato senza mine dipende soprattutto dal tempo che il governo locale impiegherà per capire la grandezza di questo problema e per farsi carico interamente della responsabilità di risolverlo, perché la comunità internazionale se lo aspetta dal governo della BiH", aggiunge la Vidosavljevic.

In Bosnia ed Erzegovina ci sono circa 1400 comunità minacciate dal pericolo di mine o di ordigni inesplosi, in 128 comuni, e per questo motivo il nostro Paese fa parte dei Paesi più a rischio al mondo.

"Nel data-base del Centro per lo smaltimento delle mine sono stati registrati 18.600 verbali sui campi minati. Si calcola che sia solo la metà del loro numero effettivo, perché la maggior parte dei verbali non è stata consegnata dopo la guerra o non fornisce informazioni precise sulla ubicazione delle mine", sottolinea la Vidosavljevic.

Come affermano al Centro per lo smaltimento delle mine (MAK), si valuta che le mine o gli ordigni inesplosi influenzino direttamente la sicurezza di più di un milione e mezzo di persone.

"I risultati mostrano che le mine hanno contaminato più dell'85% delle comunità rurali, mentre gli abitanti delle città hanno una vita economica e sociale relativamente sicura rispetto agli abitanti dei villaggi, che economicamente vengono influenzati dalla presenza delle mine e dalla terra contaminata", dicono al MAK.

Quasi il 50 percento delle comunità colpite, aggiungono al MAK, dipende dall'agricoltura e dallo sfruttamento delle risorse naturali, e nel 40 percento delle comunità le infrastrutture e le risorse necessarie per una vita sostenibile sono bloccate . La ristrutturazione delle case, l'accesso all'acqua potabile e le strade minate sono stati tra le cause più frequenti di morte nel periodo passato", sottolineano al MAK.

Durante la guerra le mine venivano utilizzate per colpire dei soldati nemici. Oggi, invece, nell'80 percento dei casi (quattro vittime su cinque), le vittime delle mine sono civili, in prevalenza maschi.

Si tratta di gente che alla mattina, quando si alza, si pone la domanda cosa farò oggi per portare a casa qualche soldo. Dopo aver deciso di non rubare, in assenza di occupazione, decidono di usare "la terra rischiosa" e di andare nel bosco a raccogliere i funghi, legna e a rischiare di perdere la vita.

Un gioco fatale

Marko Neretnjak (19) di Ostra Luka vicino Orasje è un'altra vittima di ordigni inesplosi.

Nove anni fa, quando Marko aveva dieci anni, vicino casa sua aveva trovato un tamburo di una mitragliatrice che ha cambiato per sempre il suo destino.

Giocando col tamburo è rimasto senza metà del braccio. Marko oggi sta finendo la scuola superiore e tutto quello che desidera è di trovare un lavoro come commercialista. Sa bene che non sarà facile, ma crede che la gente lo aiuterà. Il destino è reso più difficile anche dal fatto che suo padre è morto, la madre non vive con lui, ad aiutarlo ed ospitarlo la sorella del padre.

Statistiche terribili

Dall'inizio della guerra,1992, alla fine del 2003 in Bosnia ed Erzegovina 4.825 persone sono rimaste vittime delle mine. Tra queste 320 bambini. Dalla fine della guerra alla fine del 2003 le vittime delle mine sono state 1.479, di cui 412 casi mortali. L'anno scorso le vittime delle mine sono state 47.

Fino ad oggi durante le operazioni umanitarie di sminamento sono stati ripuliti 55 chilometri quadrati e sono state distrutte 38.986 mine anti uomo, 5.943 mine anticarro e 36.201 ordigni inesplosi.


Quest’anno OBCT festeggia 20 anni. Aiutaci a continuare il nostro cammino, rimani vicino alla nostra comunità di cui fanno parte corrispondenti, attivisti della società civile, ricercatori universitari, studenti, viaggiatori, curiosi e tutti i nostri lettori. Abbonati a OBCT!