Un ritratto di Evelina Azizaj - foto di Davide Sighele

Evelina Azizaj - foto di Davide Sighele

L’Albanian Network for Rural Development raggruppa da alcuni anni più di 30 associazioni decise a cambiare le cose nel mondo rurale albanese. A partire dalle donne e dai giovani. Un’intervista alla sua direttrice, Evelina Azizaj

21/11/2022 -  Davide Sighele

Di cosa si occupa l’Albanian Network for Rural Development? 

È un’organizzazione della società civile che fa da tramite con il mondo politico per far sì che le strategie politiche riflettano i veri bisogni dei contadini e dell’agricoltura. 

Vi fanno parte più di 30 associazioni in tutta l’Albania che si occupano di diverse aree tematiche dello sviluppo rurale: donne e agricoltura sostenibile, problemi ambientali, buona amministrazione per i contesti locali, giovani nelle aree rurali. 

Abbiamo fondato l’associazione alla fine del 2015 e la nostra forza sta nella resistenza dei legami che creiamo. Siamo riusciti a promuovere iniziative significative per l’agricoltura dell’Albania e lo sviluppo delle aree rurali, secondo una formula europea già applicata da altre associazioni, basata sull’organizzazione di attività per i soggetti coinvolti almeno ogni due anni, per la durata di 3-5 giorni. 

Il nostro obiettivo è di sensibilizzare i vertici dell’amministrazione e dello stato sui bisogni e sulle sfide strutturali, ma anche di unificare le prospettive: i contadini portano al tavolo molti problemi, impossibili da risolvere da soli, ma se condivisi con chi è in grado di prendere decisioni, possiamo dare il nostro contributo nel fare passi avanti. 

Alcune di queste attività coinvolgono anche il parlamento albanese? 

Il parlamento albanese è tra i target principali dei nostri sforzi da attivisti. Siamo inoltre tra i promotori del cosiddetto Parlamento rurale albanese, ispirato dal Parlamento rurale europeo. Siamo anche riusciti a tenere un incontro in piena pandemia. Durante quest’ultima ci siamo resi conto di quanto sia fragile la democrazia in Albania e nei Balcani: di fatto a diversi attivisti è stato proibito di riunirsi. Abbiamo quindi capito l’importanza di mettere insieme i vari soggetti delle aree rurali, di essere connessi a loro in questi tempi impegnativi. 

Quindi ci siamo chiesti: in che modalità possiamo procedere con un incontro del Parlamento rurale? Abbiamo stretto una partnership con un’università privata in possesso di tutte le infrastrutture necessarie per connettere a distanza gli studenti. E abbiamo condotto un incontro virtuale basato però anche sulla presenza fisica: in tutti i 61 comuni dell’Albania abbiamo individuato dei coordinatori locali in grado di riunire soggetti delle aree rurali per una riunione Zoom del Parlamento rurale. Avevamo 100 profili collegati che mostravano almeno 10 persone dietro ogni schermo. Abbiamo dimostrato inclusività, raggiungendo molte persone nonostante la pandemia. Abbiamo concluso l’incontro con la Seconda Dichiarazione del Parlamento rurale albanese. Sono stati tre giorni intensi, mi sono emozionata quando ho capito cosa eravamo riusciti a fare. 

Prrenjas, sud-est dell'Albania, maggio 2018 - foto di GTW/Shutterstock

Quali i punti principali della Dichiarazione? 

In Albania abbiamo programmi nazionali incentrati sui grandi agricoltori, ma la realtà è molto differente. Non è sufficiente parlare solo dei loro bisogni, le piccole realtà agricole sono escluse da tutti i servizi e dagli strumenti di sostegno forniti dal governo albanese. 

Più del 29% degli agricoltori ha piccole attività e noi ci rivolgiamo principalmente a loro, esclusi dai dibattiti pubblici. Gli agricoltori più grandi sono importanti per l’economia albanese, ma i piccoli agricoltori, le donne delle aree rurali e altri gruppi sociali sono altrettanto importanti ed esclusi dal sostegno pubblico. 

Nel documento proponiamo che i programmi nazionali a favore dell’agricoltura vengano incrementati e siano basati sulla giustizia sociale. Quando chiediamo che la giustizia sociale sia integrata, intendiamo dire che se sei un piccolo contadino dovrai competere nel richiedere questo sostegno solo con chi svolge un’attività simile alla tua, non con i più grandi. 

Inoltre chiediamo misure speciali per gli agricoltori che vivono nelle aree montane. Le aree montane sono ad esempio spesso prive di un accesso ad internet e quindi vi è più difficoltà anche solo ad inoltrare le richieste di aiuto. Hanno poi a disposizione terreni esigui e un clima freddo… Indicatori ci dicono che alcuni agricoltori di determinate aree del paese ricevono sempre fondi, mentre altri no. L’obiettivo è limitare al massimo la disparità tra le varie aree. 

È cambiato qualcosa negli ultimi anni nel campo dello sviluppo rurale in Albania? 

Quando parliamo di sviluppo rurale è come parlare di un dipinto con molti colori e pennellate. Di certo abbiamo aree rurali povere, ma a volte si possono notare situazioni sorprendenti in cui alcuni giovani - prima all’estero - sono tornati mostrando un nuovo modello di imprenditorialità. 

Durante il Parlamento Rurale è intervenuta ad esempio una ragazza, laureata alla Sapienza di Roma. Tornata in Albania con il marito ha fondato una fattoria di successo con più di 400 piccoli ruminanti. Ha parlato di fronte a tutti i presenti, ministri compresi. Il risultato è stato un discorso potente, che si è diffuso, grazie a media e social media, in tutta l’Albania. Ha portato come esempio la vita di Cristina, una sua vicina, ed è anche grazie a questo suo intervento che in Albania stiamo finalmente parlando della vita delle donne nelle aree rurali, il gruppo più vulnerabile della nostra società. 

L’agricoltura in Albania è demograficamente ed economicamente importante. Contribuisce - rispetto agli altri paesi dei Balcani - per la fetta più rilevante al PIL nazionale (20%). 

La percentuale della forza lavoro impegnata nell’agricoltura ha visto una diminuzione negli anni ma è ancora alta: ne rappresenta il 39%. Tra gli agricoltori ufficialmente le contadine sono solo il 6%, ma di fatto le colonne portanti di molti processi sono proprio le donne. Ma questo ruolo non viene riconosciuto loro, a partire dalla proprietà dei terreni: ci sono leggi per evitare che ad esempio non li ereditino, ma non vengono applicate.

In occasione della scorsa giornata internazionale delle donne abbiamo organizzato un incontro con più di 100 contadine provenienti da tutto il paese: hanno discusso apertamente dei problemi che devono affrontare quotidianamente. Una delle ragazze presenti ha preso il microfono e ha fatto una bella metafora riguardo la proprietà terriera: la legge è come acqua cristallina proveniente dalle montagne, che però purtroppo, nel suo percorso, se il suolo è inquinato, si guasta. Non si è ancora esplicite sull’argomento, ma tutte le donne presenti hanno capito. La legge garantisce l’accesso all’eredità alle donne, ma la pratica è molto diversa. 

Qual è il potenziale dell’agricoltura albanese? 

L’Albania ha un clima ottimo e un ottimo suolo, la produzione agricola è molto buona da un punto di vista qualitativo. Le produzioni principali sono frutta fresca e verdure, pomodori, uva e cocomeri. Gli agriturismi sembrano essere una direzione piena di potenziale, combinando buoni ritorni economici con una produzione di qualità. 

Blerim, nord dell'Albania, 2019 - foto di Valery Poshtarov

Quale la sensibilità attorno al biologico? 

C’è bisogno di più formazione e più comunicazione. È importante anche la messa a disposizione di risorse finanziarie, i produttori hanno bisogno di incentivi per ri-orientare le loro coltivazioni verso una direzione biologica.

Non sono un’esperta su questo e non ho competenze per parlarne più nel dettaglio. La mia prospettiva abbraccia piuttosto tutto il settore dello sviluppo rurale. In Albania abbiamo politiche agricole basate solo sulla produzione. Noi lottiamo affinché vengano prese in considerazione altre misure in grado di mettere al centro le persone delle aree rurali: donne, bambini e giovani. Vogliamo introdurre l’approccio LEADER dell’Unione Europea (dal francese “Liaison Entre Actions de Développement de l'Économie Rurale”, legami tra le azioni di sviluppo dell’economia rurale, ndr), strumento per uno sviluppo integrato, quantomai necessario in questi paesi nella fase di accesso all’Ue. Ma non abbiamo ancora un quadro normativo per sostenere questo approccio, anche se ci si sta lavorando.

È ottimista riguardo al fatto che il percorso europeo dell’Albania possa cambiare qualcosa nelle aree rurali? 

Lo sono, supportiamo l’integrazione europea dell’Albania e siamo molto felici che sia un obiettivo politico del nostro governo. Nel percorso si assisterà ad un miglioramento degli standard di vita, avremo più sicurezza, meno corruzione. Generalmente tutti supportano l’integrazione europea, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un processo lungo in cui dobbiamo impegnarci tanto. 

Ha un sogno professionale per i prossimi 5 anni? 

Vorrei avere contatti più stabili con altre associazioni europee simili alla nostra e poi vorrei essere il più vicina possibile ai  bisogni degli agricoltori. I contadini sono il centro di tutto per noi, ma in Albania non sono ancora al centro del sistema. Dovrebbero essere il fine ultimo di ogni progetto rurale. Quando parliamo di strategie per lo sviluppo del settore agricolo, notiamo che sono spesso basate su come incrementare la produzione agricola. Ma quando vai nelle aree rurali e parli con la gente, i loro problemi non riguardano l’agricoltura. Hanno problemi economici e sociali, che non vengono trattati nei normali programmi agricoli. 

Quindi, di base, non si guarda ai bisogni secondo la giusta prospettiva… per esempio partendo dalla creazione di servizi, come scuole per l’infanzia o presidi medici…

Lavoro per un progetto che coinvolge varie municipalità, una delle quali è molto isolata. Lì per lo sviluppo si può puntare su forti tradizioni locali e un'ottima cultura culinaria, ma non si può prescindere dai servizi di base. Nella cittadina di riferimento dell’area vi è un dormitorio per scolari e studenti che vengono da aree remote, anche al primo anno di elementari dormono lì, lontani dalla famiglia. Sono molto piccoli ma le famiglie non hanno alternative se vogliono farli studiare. È così doloroso constatare che, nonostante l’educazione sia un diritto che dovrebbe essere universale, in questi luoghi passi ancora attraverso queste lacerazioni. 

Rural Albania

Pukë, Kukës, Dibër sono questi alcuni dei centri rurali del nord dell'Albania cuore del progetto RurAlbania. È nel contesto di questo progetto - finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo - che in ottobre è avvenuta una visita in Italia di protagonisti dello sviluppo rurale albanese. Capofila de progetto è l’ong reggiana Volontari nel Mondo RTM e vi collaborano anche la Regione Emilia Romagna e CIA-Agricoltori Italiani   oltre a numerose realtà albanesi. In questa occasione abbiamo avuto la possibilità di incontrare Evelyna Aziza di ANRD


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