Un'immagine tratta dal lavoro RED STAR Factory di Tatiana Fiodorova

Un'immagine tratta dal lavoro RED STAR Factory di Tatiana Fiodorova

Quale spazio per l'arte contemporanea in Moldavia? Un'intervista a Tatiana Fiodorova

07/01/2016 -  Francesco BrusaRuben Pulido

(Questa intervista è stata originariamente pubblicata in lingua inglese su EVS Blog)

Perché sei diventata artista?

Ho seguito la corrente. Mio padre era anch'egli un artista, ma è morto quando io avevo solo 6 anni. Finita la scuola volevo diventare disegnatrice di moda ed ho iniziato a studiare questo in Transnistria, al Tiraspol College. Finiti gli studi ho capito che le mie capacità nel disegnare non erano assolutamente adeguate.

Allora ho deciso di iscrivermi all'Università di Chisinau per studiare grafica e allo stesso tempo ho continuato ad occuparmi di moda, facendo vedere mie collezioni in diversi festival del settore in Ucraina, Russia... ma negli spazi ex-sovietici servono risorse finanziarie per promuovere la moda: dovevo spendere tutti i miei soldi per confezionare le nuove collezioni, cucendole io stessa.

Durante il periodo universitario ho però iniziato ad esporre altri tipi di lavoro a Chisinau, presso la galleria Brancusi. Poi si è diffuso internet ed ho iniziato a saperne di più di arte contemporanea ed ho iniziato a lavorare in modo più concettuale.

Ora sono felice di aver trovato la mia strada. Se sei un artista hai una visione diversa che hai l'esigenza di esprimere. E per creare il tuo lavoro non hai bisogno di un sacco di soldi, come accade nella moda. Mi piace essere artista.

Il tuo primo progetto?

Mio padre era artista durante il periodo sovietico, era un artista del tutto sconosciuto non avendo mai esposto da nessuna parte. Era anche fotografo e grafico. Siamo nati lo stesso giorno. Ha lasciato molte cose interessanti. Oltre alle fotografie, dipinti, disegni, una scatola fatta a mano piena di lettere in cirillico, fotocopie di pubblicazioni sovietiche su piante mediche, stencil, disegni tratti da poster di propaganda sovietici. Era anche archivista e collezionista e raccoglieva francobolli e cartoline, per fini prettamente pragmatici: lavorava come grafico e decoratore.

Ho deciso quindi di mostrare la sua creatività attraverso la mia memoria di lui e del periodo sovietico. Era il 2004. Nel 2012 ho poi fatto un libro d'artista con i suoi dipinti, le sue foto, i suoi disegni. Era anche un fotografo amatoriale e ricordo bene il bagno inondato di luce rossa dove sviluppava le fotografie.

E' interessante che durante la mia vita artistica affronto temi simili ai suoi, seppur in modo diverso.

Quale il lavoro che ti ha resa più orgogliosa?

Forse il libro contenente i lavori di mio padre. Per me è stato molto importante realizzarlo, in sua memoria. Ho provato a far capire cosa significasse essere un artista in periodo sovietico... era un artista sconosciuto e in quel periodo non era certo facile essere artisti. Se non facevi parte dell'unione degli artisti non potevi mostrare le tue opere in pubblico. Ho provato a tracciare un paragone con la libertà di cui godo ora io. Ora puoi esporre praticamente ovunque. Il tema guida è stato: che relazioni tra artista, stato e società? Di che libertà godeva?

Lavori con la fotografia, le performance, il video...

Dipende dal messaggio che voglio condividere. Scelgo il media che ritengo più adatto. Ad esempio ho fatto la mia prima performance nel 2009, prima non avevo fatto nulla del genere. A volte percepisci che alcuni formati non sono sufficienti ad esprimere ciò che vuoi esprimere. E' accaduto con il libro delle opere di mio padre: ritenevo che una mostra non bastasse a mostrare la sua creatività. Ed allora ho scelto il libro, costruito e realizzato con le mie mani. Amo anche la fotografia, perché mi permette di distanziarmi dalla realtà ed essere un'osservatrice.

Cosa pensi della relazione tra quotidianità e arte?

Un'immagine tratta dal lavoro Freedom of expression in Minsk di Tatiana Fiodorova

Un'immagine tratta dal lavoro Freedom of expression in Minsk di Tatiana Fiodorova

Non posso separare la mia vita dalla mia arte. I miei sentimenti artistici condizionano la mia intera esistenza. Non c'è scissione tra persona ed artista... ci sono così tante interazioni tra i due aspetti! Anche nella mia “routine” continuo a vedere un sacco di cose interessanti.

Qual'è il ruolo politico dell'arte? In particolare riferendosi alla situazione attuale della Moldavia...

Non posso cambiare le modalità con cui la politica riflette ed agisce. Non ho la possibilità di parlare direttamente ai politici ma forse riesco a influire sull'atteggiamento quotidiano del mio pubblico, vengono alla mostra e vedono qualcosa di diverso. Penso che l'arte possa cambiare qualche cosa, ma non so se lo riesce a fare nel nostro contesto... non possiamo certo cambiare la politica, ma forse la società sì, per renderla più consapevole che vi sono diritti, che vanno difesi, per mostrare che la vita potrebbe essere migliore.

Quale la situazione dell'arte in Moldavia?

Se guardiamo al sistema scolastico ed educativo non certo forte. Il sistema attuale di educazione artistico è stato strutturato in epoca sovietica, è quindi molto tradizionale, nessuno vi parerà mai delle nuove pratiche e dei nuovi media. L'educazione dell'arte in Moldavia vive guardando al passato e non sono molti i riferimenti all'arte contemporanea.

L'arte contemporanea non è molto popolare in Moldavia anche perché molti artisti sono emigrati in altri paesi. La Moldavia è nella situazione delle altre repubbliche ex sovietiche, eccezion fatta forse per la Russia, o meglio, per Mosca: mancanza di infrastrutture a disposizione dell'arte contemporanea, nessuna galleria, museo o spazio espositivo, un sistema educativo in campo artistico di bassa qualità, nessuna istituzione che favorisca gli artisti, critici o curatori più meritevoli.

Inoltre in Moldavia non vi è un vero e proprio mercato dell'arte e non vi è richiesta di arte contemporanea. Questo può anche essere considerato come un aspetto positivo, perché l'arte così non viene commercializzata ed esiste nella sua forma più pura.

Ma, data questa situazione, per un artista è molto difficile sopravvivere e poter creare. A più di vent'anni dalla caduta dell'Unione sovietica l'arte contemporanea moldava rimane marginale e la stessa società moldava non sa della sua esistenza. Ciononostante esiste! E questo posso dirlo di certo.

Riconosci delle influenze nel tuo processo creativo?

Difficile dire. Tante. Ad esempio Marina Abramović. Ho realizzato la performance “The world is dirty, The artist must be dirty” come replica alla performance di Marina Abramović, “The art is beautiful, the artist must be beautiful”. La performance ha avuto luogo nel 2012 presso la galleria Karlin Studios di Praga. Io ho nuotato nel fango, mi sono riempita di melma, per ripensare il ruolo dell'artista nella società contemporanea. Al giorno d'oggi l'artista non contribuisce con un gran valore aggiunto dal punto di vista della bellezza estetica e il suo compito è piuttosto dell'essere nel mezzo degli eventi politici e sociali. Quindi l'artista che si copre della melma pubblica e politica diviene uno strumento per esporre i problemi che piagano la società. Su tutti mi preoccupa l'ambiente in cui vivo, la situazione politica e sociale del paese in cui vivo.

Hai consigli per futuri artisti?

La cosa importante è riflettere su se stessi, su chi si è... guardarsi attorno ed esprimere i propri pensieri e sentimenti. A mio avviso un artista contemporaneo è in primo luogo una persona che crea e forma nuove idee e pensieri rivisitando la propria esperienza e il suo modo di comprendere il mondo. Dopo una profonda riflessione si può fare qualsiasi cosa si desideri.


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