Un momento del Campo della Scuola di Pace

Scambio di esperienze ed elaborazione dei conflitti, sono questi i temi della Scuola di Pace di Monte Sole, che dallo scorso anno ospita studenti kosovari. Uno dei rari luoghi in cui i giovani Serbi e Albanesi possono fare amicizia

16/06/2005 -  Danijela Nenadić Belgrado

Il Campo "quattro voci" che da oltre dieci anni viene organizzato in località Monte Sole, nei pressi di Bologna, raggrupperà anche quest'anno ragazzi provenienti dal Kosovo, dall'Italia e dalla Germania. Per chi non lo sapesse, durante l'estate del 2004 per la prima volta in questa particolare Scuola di pace sono stati inclusi ragazzi serbi e albanesi originari del Kosovo, per i quali il campo estivo ha rappresentato un'ottima occasione per fare la conoscenza dei loro coetanei degli altri Paesi, ma anche per scambiare esperienze e saperi su come superare i conflitti. Il successo del Campo dello scorso anno e la grande eco che ha ricevuto, soprattutto in Kosovo, ha fatto sì che gli organizzatori, in primis la fondazione "Scuola di pace" di Monte Sole e il Centro per la resistenza non violenta di Belgrado, facessero grandi sforzi per poter mandare i partecipanti kosovari in Italia, soprattutto per metterli a conoscenza di un altro modo di confrontarsi con i conflitti e con il proprio passato.

La fondazione "Scuola di Pace" è stata registrata ufficialmente nel 2002 con l'intento di promuovere, mediante workshop e training, un diverso approccio ai conflitti, basato soprattutto sulla formazione alla pace, sulla promozione dei concetti di universalità dei diritti umani e di convivenza degli appartenenti a differenti comunità etniche. Benché la scuola abbia iniziato a funzionare solo qualche anno fa, il suo lavoro si basa su un'esperienza pluriennale riguardante gli ambiti summenzionati. L'organizzazione dei campi di pace vanta una tradizione di oltre dieci anni, e i partecipanti sono giunti da varie zone di conflitto, soprattutto da Israele e dalla Palestina. Tenendo in considerazione l'importanza di questa, per certi versi, educazione alternativa, ma anche il successo realizzato con i partecipanti di altre regioni teatro di conflitti, i rappresentanti della Scuola di Pace e del Centro per la resistenza non violenta hanno profuso un grande sforzo negli ultimi anni, per coinvolgere nelle attività della Scuola i ragazzi del Kosovo. Il progetto iniziato come conseguenza della collaborazione con suddette organizzazioni si è rivolto a due gruppi: gli studenti delle scuole superiori che hanno partecipato al campo di pace e i loro professori per i quali è stato organizzato un set di formazione a parte, con l'intento base di, lavorando in modo parallelo, introdurre un'educazione civica alternativa nelle scuole, e avviare così il dialogo tra i giovani che rappresentano la futura élite del Kosovo. Nell'ottica di una riuscita realizzazione, sono stati inclusi nel progetto i partner locali, senza l'aiuto dei quali non sarebbe stato possibile organizzare le attività in loco. Gli studenti provenienti da Pristina, Gracanica, Mitrovica nord e sud, in numero di cinque per ogni località, hanno svolto una formazione di dodici giorni in Italia. La selezione dei professori è stata condotta sulla base dello stesso principio, con il quale per questo gruppo sono stati organizzati dei training in Kosovo e in Macedonia, sui temi dei diritti umani, cultura, identità e cittadinanza.

I motivi che inducono a prendere parte a queste attività sono molteplici, e dal forte simbolismo. La Scuola di pace è fondata su determinate caratteristiche che la rendono il luogo ideale per affrontare la possibilità di un superamento dei conflitti. Questo perché durante la seconda guerra mondiale Monte Sole fu investita dai crimini commessi dalle forze fasciste e naziste contro civili. Nell'attacco che durò dal 29 settembre al 5 ottobre 1944 furono uccisi circa novecento civili, in prevalenza donne e bambini. Proprio tenendo conto di questi fatti storici è stata fondata la Scuola di Pace, con l'idea di parlare apertamente dei conflitti che sono accaduti, per far sì che attraverso il dialogo si cerchi di oltrepassare le differenze. Inoltre, il nome stesso del campo (Campo quattro voci) rimanda alla presenza di differenti punti di vista che, benché spesso in conflitto reciproco, possono contribuire ad una migliore comprensione della situazione. Due voci delle quattro voci rappresentano in modo figurato le voci dei tedeschi.

Nel Campo inoltre si insiste sulla presenza individuale e non come componenti di un gruppo particolare. Si evita in questo modo l'esclusiva identificazione con la collettività, in questo caso il gruppo etnico. Ai partecipanti è data la possibilità di discutere in modo più rilassato sui differenti temi, senza il timore che al ritorno nella propria comunità di appartenenza vengano anatemizzati o che debbano far fronte ad altri tipi di problemi. Dei differenti temi che vengono affrontati durante il campo, particolare importanza viene dedicata alla storia e alla memoria. Ambito, quest'ultimo, sena dubbio delicato. Ma grazie all'esperienza ed alla dedizione dei formatori si riescono a daffrontare anche temi dolorosi dolorosi e sensibili.E questo permette a molti partecipanti di vivere una vera e propria esperienza di catarsi.

Il risultato più bello di ogni Campo sono le emozioni che si provano e l'amicizia che si instaura durante il soggiorno in comune, e sempre più spesso si tratta di amicizie che durano nel tempo, anche dopo il ritorno dei partecipanti al loro luogo di origine.

Secondo quanto dice Nadia Baiesi, direttrice della Scuola di Pace, il lavoro con gli studenti del Kosovo ha fornito al campo una nuova ed ulteriore qualità delle attività e ha reso possibile l'avvio di una collaborazione nei Balcani. La signora Baiesi, che ha fatto diversi viaggi in Kosovo ed insieme col suo team ha avuto modo di conoscere la situazione in loco, afferma che l'idea di base della Scuola è fare in modo che gli studenti si confrontino con la possibilità di entrare in gioco solo a proprio nome, poi che si confrontino con gli altri conflitti nel mondo, imparando a capirne le dinamiche, e solo successivamente affrontinoa nche le loro esperienze personali cercando di uscire dal punto di vista schiacciato su un'unica comunità etnica.

L'importanza del campo per gli studenti del Kosovo è descritto bene dalle parole di una delle guide del team, Flora Sylaj, di Mitrovica sud, la quale afferma che "il Campo è uno dei rari luoghi in cui Serbi e Albanesi hanno la possibilità di conoscersi, di fare amicizia e di scambiarsi esperienze". Flora aggiunge che durante il Campo dello scorso anno c'erano stati dei problemi, ma sono stati presto superati grazie alla dedizione di tutti quelli che hanno partecipato all'organizzazione delle attività.

Il vero incubo dello scorso anno non sono stati i "problemi etnici", ma le complicate, e a tratti discriminatorie, procedure amministrative per l'ottenimento dei visti. Questo perché lo scorso anno gli studenti avevano ottenuto i visti appena prima della loro partenza, circostanza che aveva messo in discussione la possibilità di tenere il Campo e fare il viaggio in Italia. Tenendo in considerazione che questo tipo di attività rappresenta l'unica possibilità per i ragazzi del Kosovo di viaggiare e di vedere come appare una vita "normale" senza enclavi, conflitti e continue tensioni, gli organizzatori sperano che quest'anno l'Ufficio italiano a Pristina sia più aperto alla collaborazione e che l'intera procedura sia terminata in tempo, così che gli studenti possano tranquillamente andare a Monte Sole e lì incontrare i loro coetanei provenienti da differenti parti d'Europa.


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