Turkish stream

Passa soprattutto dal capitolo energia il nuovo rapporto privilegiato tra Atene e Mosca. E dopo il recente incontro tra i premier Alexis Tsipras e Vladimir Putin, sul piatto anche fine dell'embargo sull'ortofrutta greca, privatizzazioni e trasporti

22/04/2015 -  Francesco De Palo

Dalla cooperazione energetica alle privatizzazioni. Non si chiama ancora “fronte comune” quello che starebbe per nascere fra Grecia e Russia. Ma sta di fatto che, dopo i primi approcci per via della crisi economica, il dialogo eurasiatico fra Mosca e Atene sta assumendo contorni sempre più definiti. Con l'energia a fare da comun denominatore, anche per via di strategie geopolitiche che coinvolgono l'Unione Europea.

Il recente incontro del premier ellenico Alexis Tsipras con Vladimir Putin, anticipato di un mese rispetto al programma originario, porta con sé diverse considerazioni. Non solo nuovi accordi nei campi della difesa, con sistemi antisommergibile e dell’agroalimentare, con i prodotti ortofrutticoli greci destinati al mercato russo, ma una mutata valutazione del dossier energetico, all'indomani della decisione di pensionare il South Stream, sostituendolo con il Turkish Stream.

Il capitolo energia

L’accordo siglato dal presidente russo pochi mesi fa con Ankara trasforma nettamente gli scenari in Medio Oriente con il nuovo gasdotto che partirà dalla costa russa del Mar Nero e toccherà il confine turco con l’obiettivo di rifornire il mercato europeo, bypassando l'Ucraina.

La retromarcia sul South Stream si sposa con il Blue Stream su cui Putin e Erdogan hanno siglato un accordo da 20 miliardi di dollari per la costruzione di una centrale nucleare ad Akkuyu e proprio per un nuovo gasdotto. All'orizzonte, quindi, nascerà in Turchia un nuovo hub energetico regionale grazie ad un nuovo gasdotto da far transitare sotto il Mar Nero con la capacità di 60 miliardi di metri cubi (gli stessi previsti per il South Stream). Ma con la differenza che di questi, circa 14 miliardi dovrebbero restare in suolo turco, e gli altri sarebbero dirottati in Grecia.

Proprio sull’apporto greco - all’indomani del vertice Putin-Tsipras - è circolata un’indiscrezione, secondo cui Mosca potrebbe anticipare ad Atene cinque miliardi relativi alla tassa di passaggio sul suolo greco del gasdotto. In questo modo Tsipras non correrebbe più il rischio di restare con le casse vuote (si dice che ci sia liquidità solo sino a fine aprile) e siglerebbe in via ufficiale la nuova partnership con la Russia. In questa direzione va letta anche la recentissima visita del numero uno di Gazprom, Alexei Miller ad Atene (il 21 aprile), non solo per incontrare lo stesso Tsipras, ma per discutere di gas e di privatizzazioni con il ministro dell’Energia Panaghiotis Lafazanis, che sta curando i rapporti con Mosca.

Lafazanis è il capo del correntone più radicale di Syriza che incarna posizioni anti-troika e anti-occidentale e si riunisce attorno al cenacolo culturale di “Iskra”. E' lui ad aver preparato il delicato viaggio di Tsipras a Mosca dello scorso 8 aprile, è lui ad aver posticipato i termini per presentare le offerte per la seconda esplorazione e lo sfruttamento degli idrocarburi in 20 aree marine della Grecia occidentale e sud di Creta.

Un modo per incrementare il numero delle aziende interessate, forse un assist diretto proprio a Gazprom. Andando a ritroso, nei primi mesi di quest’anno il primo incontro di Tsipras neo-premier all’indomani delle elezioni è stato con Andrei Maslov, ambasciatore russo in Grecia, a riprova di un interesse concreto da parte di Mosca per le questioni greche.

Il triangolo con l'UE

Le relazioni tra Grecia e Russia quindi, proprio a partire dal recente vertice bilaterale, registrano una forte evoluzione anche rispetto al quadro più generale dei rapporti con l'Ue. Per cui tirando le somme, sono tre i risultati concreti che Tsipras avrebbe ottenuto da Putin. Innanzitutto la revoca dell'embargo sui prodotti agricoli greci: infatti, all’indomani delle sanzioni occidentali contro Mosca per il caso ucraino, la Russia ha sancito l’embargo per alcuni prodotti europei, tra cui l’ortofrutta, mossa che ha colpito molto pesantemente l'export della Grecia. Sul punto ci sarebbe la volontà comune di creare una joint-venture russoellenica per la trasformazione dei prodotti agricoli, bypassando in questo modo le gravi perdite accorse ai settori alimentari greci.

Di stretta attualità anche lo sconto sulle multe che Gazprom ha fatto alla Grecia per il 2014, quando il consumo di gas è stato del 40% in meno per via dell’aggravarsi della crisi ellenica, così da evitare un ulteriore esborso per le casse greche. Infine Atene in questo modo si candiderebbe a diventare un vero e proprio snodo strategico per il gas russo dopo l'accelerazione del Turskish stream, con una serie di riverberi che dovrebbero coinvolgere le privatizzazioni delle ferrovie greche e il porto di Salonicco.

Ferrovie, privatizzazioni ed antitrust

Sul vettore nazionale ferroviario ellenico, Trainose, zavorrato da 800 milioni di debiti, ha già manifestato interesse la Russian Railways, la più grande azienda ferroviaria del mondo. La prima mossa ufficiale risale al settembre 2013, quando il Ceo di Russian Railways, Vladimir Yakunin, dichiarò di prendere in considerazione anche l’ipotesi di partecipare alla privatizzazione del porto di Salonicco. L’obiettivo dei russi è quello di realizzare un gigantesco polo integrato di trasporti e logistica, avendo come base il territorio ellenico sfruttando i migliaia di containers cinesi che arrivano ogni settimana nel porto di Pireo.

Ma è riguardo all’intenzione del governo di Atene di voler rastrellare circa 3,7 miliardi di euro di nuove entrate che si inserisce ancora, con prepotenza, il ruolo russo. Non solo la privatizzazione del porto del Pireo e di 14 aeroporti regionali, su cui la Cosco Cina ha ormai da tempo una posizione privilegiata. Ma anche la vendita delle licenze a emittenti tv private, su cui alcune realtà russe e italiane pare abbiano già messo gli occhi. Un passaggio che fino ad oggi in Grecia non si è concretizzato, dal momento che lo Stato ha concesso le frequenze televisive senza farsi corrispondere un euro dagli editori e che è in cima al programma di governo di Tsipras.

E mentre la danese Margrethe Vestager, numero uno dell’Antitrust europea, è pronta a procedere contro il monopolio russo dell’export di gas, pochi giorni fa a Budapest i ministri degli Esteri di Grecia, Serbia, Macedonia, Ungheria e Turchia, hanno espresso l’intenzione di partecipare al nuovo progetto targato Gazprom. L’obiettivo è un polo "economicamente motivato" per nuove fonti di approvvigionamento dall’Asia all’Europa. Passando da Turchia e - appunto - dalla Grecia.


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