Roibu/Shutterstock

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In Croazia imperversa la polemica sull'elezione, alla Presidenza tripartita bosniaca, di Željko Komšić. Zagabria e l'HDZ, dalle due parti del confine, preferivano l'ambiguo Dragan Čović

29/10/2018 -  Azra Nuhefendić

A giudicare dalle reazioni si direbbe che alle elezioni parlamentari in Bosnia Erzegovina (BiH) ad aver perso sia stata la Croazia. Il candidato Dragan Čović, croato-bosniaco, sostenuto da Zagabria, dal partito croato nazionalista HDZ e dal suo partito fratello HDZ BiH (di cui Čović è presidente), ha perso.

A far parte della presidenza tripartita della BiH (formata, secondo la costituzione, da un serbo, un musulmano e un croato) sarà un altro croato, Željko Komšić, membro del partito “Fronte Democratico”.

Secondo la costituzione ad eleggere il membro della presidenza, da parte dei croato-bosniaci, sono sia gli elettori croati che musulmani della Federazione. Qui gli elettori musulmani sono la maggioranza ed è partendo da questo dato che la Croazia e i nazionalisti croato-bosniaci accusano i bosgnacchi (musulmano-bosniaci) di aver deliberatamente votato per Željko Komšić contro Čović.

Il che potrebbe essere vero, comunque è pur sempre lecito e in linea con la costituzione. Ogni membro della presidenza bosniaca viene eletto dai cittadini e non da un popolo, e a prescindere dalla sua etnia non dovrebbe essere il rappresentante solo dei “suoi”, ma di tutti i cittadini della Bosnia Erzegovina.

Insoddisfatti e arrabbiati, i politici e i media croati ora accusano “la coalizione anti-cattolica dei wahabiti e degli atei”, urlano che si tratta di un atto “illegale e anti-croato”, minacciano la paralisi delle istituzioni in Bosnia Erzegovina (di fatto già iniziata). Il primo ministro croato Plenković ha espresso la sua preoccupazione durante la tradizionale relazione annuale al Parlamento della Croazia e sta facendo una campagna presso le cancellerie europee su quello che chiama "il pericolo della Bosnia Erzegovina"; la presidente croata Kolinda Grabar Kitarović si dichiara preoccupatissima; il ministro degli Esteri croato ha chiesto ai colleghi europei, “vista la gravità del problema” di dedicare una sessione del Consiglio dell'Ue proprio alla BiH.

In Croazia si offre il microfono e spazio nei giornali ai cittadini comuni, a tutti quelli che hanno qualcosa da dire a proposito delle elezioni bosniache. Piovono dichiarazioni xenofobe e paternalistiche verso la BiH, si nega ai bosgnacchi la possibilità di essere altro che “fondamentalisti islamici”, a prescindere per chi e come hanno votato, si ridicolizzano quelli che parlano della Bosnia come un (possibile) stato civile, si minaccia “una crisi inaudita”, si evoca il dovere costituzionale della Croazia di proteggere i croati in BiH, si invita Zagabria a non ricevere il neo-eletto membro della Presidenza bosniaca.

Anche in alcune zone della Bosnia Erzegovina in cui domina il partito HDZ la gente protesta insoddisfatta, sostiene che i “croati della Bosnia sono (di nuovo) fregati”, e che “l’elezione di Željko Komšić è incostituzionale”.

Il più radicale è stato il cardinale bosniaco Vinko Puljić che ha paragonato l’elezione del non-favorito Željko Komšić con l’ascesa al potere di Adolf Hitler nella Germania nazista: “Pure Hitler è stato eletto legalmente”, ha dichiarato il cardinale Puljić, senza pronunciare il nome di Komšić, ma l’allusione era chiarissima.

Gli attacchi a Željko Komišić

Numerosi gli insulti e attacchi indirizzati al neo-eletto membro della presidenza tripartita bosniaca.

Gli si rinfaccia di non essere un croato (cattolico), si mette in dubbio che sia battezzato, gli si domanda dove sia finito "il certificato di battesimo”, lo si accusa di essere ateo, il che equivale a una condanna o a un’accusa grave nell’odierna Croazia. Lo si rimprovera inoltre di non aver fatto nulla per i croati in BiH durante la sua carriera politica.

In questa campagna anti-Komšić e anti-Bosnia sono mobilitati “illustri” nomi tipo la politologa dell’Università di Zagabria Mirjana Kasapović che, sulle pagine del settimanale zagabrese “Globus”, oltre a mostrarci la sua impressionante ignoranza sulla costituzione e sul funzionamento dello stato bosniaco, definisce il futuro membro della Presidenza del paese vicino, Željko Komišić, come “un uomo di modesta conoscenza politica e istruzione, velenoso, imprudente, un politico pestilenziale, scandaloso, idiota, ignorante, unitarista, aggressivo, ateo”, e così via.

Nelle aree della Bosnia Erzegovina dove domina il partito HDZ bosniaco Komšić è stato dichiarato “persona non gradita”.

Del resto è facile capire la frustrazione dei nazionalisti della Croazia, del suo partito HDZ e della sua filiale HDZ della Bosnia. La differenza tra i due croato-bosniaci Dragan Čović e Željko Komišić è grande.

Čović vs. Komšić

A Komšić si rimprovera di “non aver fatto nulla per gli interessi dei croato-bosniaci”. Il che è vero se si paragona con i risultati ottenuti, negli ultimi venti anni, da Dragan Čović.

Prima della guerra Čović, un ingegnere e prominente membro del partito comunista, fu uno dei direttori della più importante fabbrica di Mostar “Soko” che produceva e vendeva nel mondo piccoli aerei militari molto apprezzati. Di quell’epoca esistono dei documenti firmati dallo stesso Čović in cirillico. E in questo non c’è nulla di male, solo che tra i croati nazionalisti di Croazia e di Bosnia Erzegovina, scrivere in cirillico è quasi come un atto di alto tradimento.

Durante la guerra Čović si svegliò da “grande cattolico e croato” e, secondo le testimonianze, un giorno si presentò in fabbrica con la divisa dell’esercito croato-bosniaco (HVO: Consiglio di difesa croato) e prese il posto del direttore.

In tale veste Čović non esitò a richiedere (esiste un documento firmato da lui stesso) i prigionieri del campo di concentramento “Heliodrom”, nei pressi di Mostar, dove l’HVO deteneva decine di migliaia di musulmani bosniaci (molti dei quali furono maltrattati e uccisi) per il lavoro forzato in fabbrica.

Il neo-eletto presidente croato-bosniaco Željko Komšić, è nato a Sarajevo da genitori cattolici, laureato in legge, durante la guerra in Bosnia Erzegovina è stato membro dell’Esercito della BiH. Ha combattuto come semplice soldato in prima linea sul fronte e per i meriti di guerra e il proprio coraggio ha ricevuto il premio “Giglio d’oro”, la più alta decorazione militare conferita dal governo bosniaco-erzegovese. Si dichiarava fedele cittadino della BiH come paese civile e indipendente, e lo dimostrava anche con le sue azioni. È sempre stato anti-nazionalista; quando lasciò il Partito social-democratico (SDP BiH), fondò un partito non meno anti-nazionalista.

Dopo la guerra, Dragan Čović intraprese una rapida ascesa sia all’interno del partito HDZ, che al livello statale. Diventò presidente del partito HDZ nel 2005 dopo elezioni che, secondo l’altro candidato Božo Ljubić, furono irregolari.

Nel corso di venti anni di carriera post bellica Dragan Čović ha occupato alte cariche statali ed è stato coinvolto in vari scandali per la sparizione di milioni di soldi pubblici, pur uscendone indenne.

Nel marzo 2005 è stato rimosso da membro della Presidenza della Bosnia Erzegovina, ad opera dell’Alto Rappresentante Paddy Ashdown, dopo che la Corte di Bosnia Erzegovina ha confermato un’accusa contro di lui per abuso d’ufficio.

La carriera post bellica di Željko Komšić, invece, è stata meno rapida. Fu tra l’altro il primo ambasciatore della BiH a Belgrado, in Serbia. Poi, da membro del partito social-democratico, è stato eletto nella Presidenza della Bosnia Erzegovina per due volte: nel 2006 e 2010.

Dragan Čović, lavorando sodo dopo la guerra, per il bene e gli interessi dei croato-bosniaci, è diventato proprietario di vari immobili di lusso sulla costa dalmata, in Croazia e in BiH, con la giustificazione ufficiale che tale ricchezza gli arrivava da suo suocero (un semplice pensionato). A Mostar Dragan Čović ha costruito una reggia, del valore di circa 2,5 milioni di euro e ha addirittura deviato il corso del fiume locale Radobolja per farlo passare per il giardino della propria villa.

Oggi l’ex ambizioso comunista appare tra le prime fila durante la commemorazione agli ustascia (i nazionalisti croati) a Bleiburg.

Željko Komšić vive in un modesto appartamento, ereditato dai genitori, dove stava anche prima della guerra, in un quartiere popolare della città.

Nella campagna elettorale Dragan Čović, tra le altre cose, inviava messaggi spaventosi: “... per ogni Bosnia unitaria, mono-nazionale e civile, sarò una minaccia finché camminerò in questo paese”.

Željko Komšić dichiarava che da eletto avrebbe fatto il presidente di tutti i cittadini della BiH.

Ai primi risultati elettorali Dragan Čović ha minacciato, in caso di una sua sconfitta, “una crisi politica senza precedenti”.

La prima dichiarazione di Željko Komšić dopo la vittoria elettorale è stata la promessa di trasformare l’Ufficio della presidenza a Mostar (una delle varie costruzioni/invenzioni para-statali di Dragan Čović) in biblioteca universitaria sia per gli studenti musulmani che croati, visto che la vecchia biblioteca, distrutta durante la guerra, è ancora una rovina. Ma i prodighi giovani nazionalisti hanno prontamente respinto l’idea. Il presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Mostar, Marko Džoić ha rifiutato la sua “offerta” e ha dichiarato che il nuovo membro eletto della Presidenza della BiH, Željko Komšić, è “persona non gradita”.

Negli ultimi anni Dragan Čović si è impegnato particolarmente a creare, sotto il mantello dei cambiamenti costituzionali, un terzo collegio elettorale per i croati. Il che non è altro che il tentativo di rianimare la “Herceg-Bosna” l’entità politico-territoriale formata durante la guerra dal partito HDZ con il sostegno politico-militare della Croazia (come stabilito dal Tribunale dell’Aja) e ripulita etnicamente dei non croati.

Novanta croati sono stati condannati dal Tribunale dell’Aja per quella che è stata definita un’impresa criminale congiunta, la Croazia è stata definita aggressore in BiH, e il suo primo presidente Franjo Tuđman uno dei capi di tale impresa.

Dragan Čović doveva essere il vincitore preferito delle ultime elezioni per poter accelerare ciò che la Repubblica di Serbia e la Croazia non hanno raggiunto nell’ultima guerra: la divisione della Bosnia Erzegovina.

L’elezione di Željko Komšić è un ostacolo alle politiche secessioniste promosse dalla Croazia, dal partito nazionalista croato HDZ e dalla sua filiale HDZ BiH.

Con Željko Komšić alla Presidenza bosniaca questo piano è, se non sconfitto, almeno rimandato per i prossimi cinque anni.


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