Redazione OBCT 15 ottobre 2020
Report Analysis of the territorial challenges, needs and potentials of the Adriatic-Ionian Region and strategic options for post-2020 ADRION Programme

E’ stata da poco pubblicata "Analysis of the territorial challenges, needs and potentials of the Adriatic-Ionian Region and strategic options for post-2020 ADRION Programme" un'analisi sul programma transnazionale europeo Adrion realizzata nella primavera 2020 da OBCT e dalla società di consulenza SOGES

L’obiettivo dell’analisi, commissionata dalla task force del programma, era favorire la discussione per la definizione della nuova fase, ovvero per il periodo 2021-27. 

Il Programma Interreg ADRION supporta la Strategia Europea per la Macro-regione Adriatico-Ionica (EUSAIR ) e interessa territori geograficamente e politicamente alquanto frammentati. Si tratta di una regione diversificata e multiforme con un grande potenziale e molte disparità. 

La macroregione vanta ad esempio un enorme patrimonio culturale e ambientale ma è segnata da marcate disuguaglianze economiche, anche interne ai singoli stati. Se per alcuni anni il processo di convergenza economica aveva ridotto le differenze, dal 2015 invece la forbice tra paesi UE e non UE si è allargata.

L’analisi si è concentrata sui vari obiettivi del programma, toccando temi quali l’innovazione, le specializzazioni regionali, la qualità ambientale, il trasporto e mobilità sostenibile, il turismo, ed il patrimonio culturale.

La macroregione non spicca per investimenti in ricerca e sviluppo che sarebbero invece fondamentali per la crescita economica. E’ evidente che servirebbe lavorare al miglioramento delle competenze e alla riqualificazione della forza lavoro. La disoccupazione giovanile e l'invecchiamento della popolazione sono le principali debolezze in campo sociale di tutta l'area. La digitalizzazione potrebbe aiutare a migliorare le prospettive occupazionali e la produttività, anche in settori come il turismo. 

Tra gli elementi più importanti evidenziati dall’analisi territoriale: la rilevanza per tutta l'area della tutela della biodiversità. Purtroppo nonostante le grandi ricchezze naturali, la situazione ambientale è preoccupante in vari settori: il mare Adriatico è tra i più inquinati del Mediterraneo, il cambiamento climatico ha prodotto un’impennata delle temperature medie nei territori della regione, e il turismo di massa contribuisce alla cementificazione e al consumo di territorio sulla costa.

La vulnerabilità ai disastri naturali che affliggono ciclicamente la regione è particolarmente evidente, accresciuta dalle difficoltà materiali e dalla necessità di rafforzare la cultura della cooperazione istituzionale.

Per quanto riguarda invece il processo di decarbonizzazione, le maggiori difficoltà si riscontrano nel Balcani occidentali dove ci sono alcune tra le città più inquinate al mondo per via dell’ampio uso di legna e carbone per il riscaldamento domestico e la produzione di energia elettrica. 

Infine, c’è molto lavoro da fare per incentivare lo sviluppo di un’economia circolare, per cui le fonti di energia rinnovabile possono costituire una grande potenzialità. In questo ambito è importante trovare un bilanciamento tra gli investimenti economici e la tutela del territorio. In particolare, la costruzione di migliaia di mini-dighe nei Balcani sta mettendo a rischio i fiumi della regione ed ha prodotto campagne transnazionali per la loro tutela.

Questi in estrema sintesi alcuni dei punti emersi dal lavoro di analisi territoriale realizzato da un gruppo di esperti coordinato da Andrea Gaifami (SITA-SOGES International Technical Assistance) e Luisa Chiodi direttrice di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. I ricercatori di OBCT coinvolti sono stati: Ornaldo Gjergji, Giuseppe Lauricella, Francesco Martino, Maria Francesca Rita, Alfredo Sasso,e Valentina Vivona.