Dalla fine dell'Unione Sovietica al riconoscimento da parte della Russia delle repubbliche secessioniste di Abkhazia e Ossezia del Sud. Le tappe principali del conflitto tra Mosca e Tbilisi dal 1989 alla guerra di agosto, nostra scheda riassuntiva

05/09/2008 -  Giorgio Comai

1989 - 1991 - Perestrojka e tensioni nazionali

In questo periodo sul territorio dell'allora Repubblica Socialista Sovietica di Georgia emergono in maniera sempre più esplicita richiami a maggiore autonomia ed indipendenza, espressi sia con manifestazioni popolari anche di grandi dimensioni, sia con documenti legislativi delle assemblee nazionali di Tbilisi e di quelle regionali di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

A Tbilisi si esprime con decisione il desiderio di ottenere l'indipendenza dall'Unione Sovietica, e si afferma l'idea di uno stato centralista dove la cultura e la lingua georgiana avessero un ruolo dominante. Nell'aprile del 1991, in seguito ad un referendum, la Georgia dichiara la propria indipendenza. Zviad Gamsakhurdia, leader nazionalista, diventa presidente della Georgia.

Nello stesso periodo, l'Abkhazia boicotta le elezioni promosse dal governo di Tbilisi, ed in seguito ad elezioni parlamentari locali, dichiara la propria indipendenza nell'agosto del 1991, sulla base del suo status di repubblica riconosciuto nei primi anni di esistenza dell'Unione Sovietica.

Parzialmente in risposta a una nuova legge che rendeva la lingua georgiana obbligatoria in tutti gli organi di stato, la neo-costituita Assemblea Popolare dell'Ossezia del Sud richiede dapprima un livello maggiore di autonomia, poi dichiara di rimanere parte dell'Unione Sovietica quando la Georgia vota per la propria indipendenza, ed infine, con un referendum del gennaio 1992, dichiara la propria indipendenza ed il desiderio di entrare a far parte della Federazione Russa.

1991-1992 - Conflitti e caos

La fine dell'Unione Sovietica coincide in Georgia con lo sgretolamento della struttura statuale; sul suo territorio si costituiscono formazioni militari o paramilitari non sottoposte effettivamente al controllo del governo di Tbilisi, che si mantengono con attività illegali e partecipano in diverso modo alla vita politica del paese, sia con attacchi alle regioni separatiste, sia partecipando ad azioni militari tra diverse fazioni politiche in Georgia.

Nello stesso periodo si formano milizie locali prima in Ossezia del Sud, poi anche in Abkhazia. Tutte le forze armate in campo acquisiscono armi dalle truppe, dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi, presenti nei loro territori. In questa fase non è quindi possibile parlare di una politica russa uniforme nell'area, e mentre da Mosca provenivano richiami alla soluzione pacifica dei conflitti e venivano promossi dei negoziati, diverse unità dell'esercito russo fornivano armamenti, ed in taluni casi supporto diretto, ad ognuna delle parti in campo. In questa fase, pare quindi che il supporto alle regioni separatiste da parte russa non sia giunto dagli alti comandi a Mosca, ma da singoli reparti dell'esercito o da singole regioni o gruppi organizzati nel Caucaso settentrionale.

L'Ossezia del Sud ha ottenuto supporto di vario tipo (in termini di aiuti economici e militari, con la partecipazione di volontari) in particolare dall'Ossezia del Nord, una regione russa notevolmente più ricca e più grande dell'Ossezia del Sud.

Al conflitto militare in Abkhazia hanno partecipato volontari provenienti da diverse repubbliche del Caucaso settentrionale (per decisione della neo-costituita Confederazione dei Popoli Montani del Caucaso).

Sebbene non sia chiaro il livello di coinvolgimento diretto di militari russi nel conflitto in Abkhazia e del ruolo delle forze dell'aviazione russa dislocate nella regione, pare che militari russi abbiano fornito armamenti ed abbiano partecipato all'addestramento delle forze locali, mentre non vi è dubbio che aerei russi abbiano partecipato ad azioni militari a favore delle forze abkhaze.

In questo periodo, sia in Abkhazia che in Ossezia del Sud si registrano intensi scontri militari che causano migliaia di morti e centinaia di migliaia di rifugiati. La maggior parte della popolazione georgiana residente in Abkhazia è costretta ad abbandonare la propria abitazione.

1992-2003 - Shevardnadze presidente

Nel 1992, Zviad Gamsakhurdia perde il supporto dei leader delle principali milizie georgiane, che decidono di chiamare l'ex-ministro degli esteri dell'Unione Sovietica, Eduard Shevardnadze, a guidare il paese.

Il 24 giugno del 1992, si giunge ad un accordo che pone fine agli scontri tra forze ossete e forze georgiane; questo accordo prevedeva la dislocazione in un'area precisa di un contingente di "Forze miste per il sostegno alla pace" composto da soldati provenienti dalla Russia, dall'Ossezia del Nord e dalla Georgia.

Per quanto riguarda l'Abkhazia, si è giunti ad un accordo formale sul conflitto solo nel 1994, dopo che la Georgia aveva accettato di entrare a far parte della Comunità Stati Indipendenti (Csi) ed aveva acconsentito alla presenza di basi russe in territorio georgiano. L'accordo, stipulato a Mosca il 14 maggio del 1994, prevedeva un cessate il fuoco, la dislocazione di un contingente di pace della Csi, ed un impegno delle parti a risolvere pacificamente il conflitto. In pratica, le forze di pace includevano solo soldati russi, per la maggior parte provenienti dalle basi russe presenti in Abkhazia e Georgia. In seguito, è stata stabilita la presenza di una missione di monitoring delle Nazioni Unite (Unomig), preposta a controllare la situazione.

Negli anni seguenti a questi accordi, nelle aree di conflitto si è avuta una situazione di relativa calma, benché in diverse occasioni si siano registrati nuovi scontri a fuoco e nuovi attacchi, e solo una piccola parte dei georgiani che aveva dovuto abbandonare l'Abkhazia ha trovato le condizioni per ritornare nelle proprie abitazioni. Anche in Ossezia del Sud non vi sono stati nuovi scontri militari su larga scala, e, nonostante occasionali scontri, la situazione è rimasta nel complesso stabile e con un livello comparativamente basso (rispetto all'Abkhazia) di conflittualità interetnica.
Da allora, queste regioni sono de facto indipendenti: in queste aree sono in vigore leggi promulgate da autorità elette localmente ed in nessun modo sottoposte al governo di Tbilisi; Abkhazia ed Ossezia del Sud hanno una propria amministrazione, un proprio sistema giudiziario, un proprio sistema educativo, un proprio esercito e proprie forze di polizia. La moneta correntemente utilizzata è il rublo russo.

Se nel corso degli anni Novanta il governo di Mosca si era in più occasioni espresso in modo ostile nei confronti di Abkhazia ed Ossezia del Sud, come risulta anche dall'introduzione di sanzioni economiche nei confronti dell'Abkhazia nel 1996, con l'arrivo alla presidenza di Putin in Russia, si notano nuovi segni di apertura verso queste due regioni separatiste. Quando nel 2000 viene introdotto un regime di visti per i georgiani che vogliono entrare in Russia, i residenti di Abkhazia ed Ossezia del Sud possono continuare a viaggiare in questo paese col solo passaporto. In seguito all'approvazione di una nuova legge sulla cittadinanza in Russia nel 2002, nell'arco di pochi mesi, una larga maggioranza degli abitanti di Ossezia del Sud ed Abkhazia ottiene passaporto russo.

2004-2008 - Saakashvili presidente

Sia durante la propria campagna elettorale, sia dopo la propria elezione a presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili ha fatto della costituzione dell'unità territoriale del paese uno dei suoi principali punti programmatici. A questo scopo, aumenta la pressione su questi territori, riforma e rafforza significativamente il proprio esercito, e contemporaneamente propone nuove soluzioni di pace.
Saakashvili offre in diverse occasioni ai leader di queste regioni massima autonomia all'interno dello stato georgiano, con una rappresentanza garantita in tutti gli organi di governo del paese (incluso il posto di vice-presidente), un sistema di specifiche tutele culturali, un piano di sviluppo basato su aiuti economici e sgravi fiscali, ma per una serie di motivi non si riesce mai a stabilire un negoziato concreto. I leader di Abkhazia ed Ossezia del Sud, infatti, avevano precedentemente svolto dei referendum riguardo alla propria indipendenza (nel 1999 in Abkhazia, e nel 1992 e nel 2006 in Ossezia del Sud), referendum mai riconosciuti dalla comunità internazionale anche perché svolti senza l'accordo di Tbilisi e senza la partecipazione dei rifugiati georgiani provenienti da quei territori, ed hanno ripetutamente dichiarato che l'indipendenza delle loro regioni non era in discussione.

Nel giugno 2004, le autorità georgiane decidono di chiudere il mercato di Ergneti, principale mercato di contrabbando dell'Ossezia del Sud, ma anche luogo di incontro frequentato sia da georgiani sia da osseti. Nei mesi successivi, aumenta la tensione nella regione, con scontri di varia intensità che causano numerose vittime. Negli anni successivi, periodi di relativa tranquillità si alternano a nuovi incidenti, sparatorie e scontri nelle zone di confine in occasione dei quali le parti si accusano reciprocamente.
Una situazione simile si registra in Abkhazia, dove si hanno momenti di tensione in particolare nell'estate del 2006, quando forze georgiane prendono il controllo dell'alta gola del Kodori.

Nella primavera del 2008, nei mesi che hanno seguito la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, il governo russo prende una serie di decisioni mirate ad aumentare i rapporti con Abkhazia ed Ossezia del Sud, e a migliorarne la situazione economica. In particolare, il 6 marzo il governo di Mosca dichiara di uscire unilateralmente dal regime di sanzioni economiche dichiarato dalla Csi ed in vigore dal 1996 nei confronti dell'Abkhazia. Il 21 marzo, la Duma russa raccomanda al governo di aumentare la collaborazione con queste repubbliche a tutti i livelli. Poche settimane dopo, il governo russo dichiara la propria intenzione di aprire delle rappresentanze in Abkhazia ed Ossezia del Sud, di collaborare con gli effettivi organi di potere di queste regioni, e di riconoscere i documenti rilasciati dalle autorità locali.

Nei mesi di giugno e luglio 2008 aumentano le tensioni e si registrano esplosioni e scambi a fuoco sia in Abkhazia che in Ossezia del Sud. Nell'agosto del 2008, ha luogo un conflitto armato di ampia scala in Ossezia del Sud. Il 26 agosto 2008 la Russia riconosce formalmente l'indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del Sud.


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