(© Radu Bercan/Shutterstock)

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Sono sempre più frequenti gli scandali riguardanti titoli di studio conseguiti da ministri e uomini di governo, si va dal plagio a fantomatiche università. Il presidente Vučić difende i suoi e attacca intellettuali e opposizione

23/07/2019 -  Antonela Riha Belgrado

“E quanto più analfabeti e ignoranti sono tanto più forte attaccano, e trovano un particolare piacere nello scagliarsi contro i laureati e i loro diplomi di laurea, perché chi se ne frega del sapere, il titolo di studio è tutto ciò che conta, la forma è più importante di qualsiasi altra cosa“, ha scritto il presidente serbo Aleksandar Vučić in un articolo pubblicato sul quotidiano Politika, reagendo alle affermazioni di alcuni accademici serbi, secondo cui due ministri del governo serbo avrebbero copiato le loro tesi di dottorato, e uno anche la sua tesi di laurea.

In questo testo, scritto con un linguaggio da strada e pieno di metafore confuse, come l’uso del termine eugenisti per indicare i critici del governo, il presidente serbo ha continuato il suo attacco contro l’opposizione, ma anche contro alcuni professori, scienziati e intellettuali che, svelando diversi casi di plagio accademico, hanno messo a nudo una delle più grandi debolezze del regime di Vučić: incompetenza.

Oltre 3.500 persone pubbliche e cittadini hanno firmato finora una petizione contro il linguaggio d'odio del presidente Vučić che, come si legge nel testo della petizione, “viola gli articoli della costituzione serba riguardanti il divieto di discriminazione, la dignità della persona umana, la libertà di pensiero e di parola, e l’autonomia dell’università”.

Vučić ha definito la petizione in questione come parte di una campagna contro di lui che, stando alle sue parole, “ha scopi precisi”. “Evidentemente vogliono impedirmi di pensare e di parlare”, ha dichiarato Vučić.

Le controverse tesi di laurea e di dottorato

Il presidente serbo, che è anche leader del partito di governo (il Partito progressista serbo, SNS), ha iniziato a scagliarsi contro alcuni intellettuali serbi subito dopo essere salito al potere. Prima ha cercato di circondarsi dei più autorevoli esponenti dell’ambiente universitario, delle organizzazioni non governative, del mondo dei media, artisti e personalità impegnate in diversi ambiti della vita pubblica. Quelli che hanno scelto di rimanere indipendenti, dimostrandosi disinteressati ai privilegi offerti dal potere, sono diventati una spina nel fianco per Vučić. Il presidente serbo ha cercato più volte – sbandierando nomi di persone pubbliche che lo sostengono, ma anche attaccando apertamente diversi individui e gruppi che si azzardano a mettere in discussione le decisioni della leadership al potere – di sminuire le competenze e l’autorevolezza dei suoi critici.

Il fatto è che nessun membro dell’attuale governo, di fatto controllato dal presidente Vučić, ha una biografia professionale che lo renderebbe una vera autorità nel proprio campo. Prima ancora che salisse al potere, il partito di Vučić è stato scosso da diversi scandali dei diplomi falsi. L'autenticità del diploma di laurea di Tomislav Nikolić – predecessore di Vučić alla guida del paese e dell’SNS –, conseguito presso una semisconosciuta facoltà privata, è stata messa in dubbio già durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2012.

Nel giugno 2014, un gruppo di autori serbi, composto da un dottorando, un docente e un professore, provenienti da alcune università britanniche, ha pubblicato un testo in cui ha dimostrato che il ministro dell’Interno serbo Nebojsa Stefanović ha copiato buona parte della sua tesi di dottorato. Un mese dopo, un’altra analisi scientifica altrettanto dettagliata ha rivelato quali parti della tesi di dottorato di Siniša Mali , l’allora sindaco di Belgrado e attuale ministro delle Finanze, sono state copiate.

Ne sono seguite altre verifiche dell’autenticità dei titoli accademici di alcuni stretti collaboratori di Vučić, tra cui il governatore della Banca centrale serba Jorgovanka Tabaković che – come ha dimostrato un'inchiesta giornalistica – aveva letteralmente copiato, senza citare alcuna fonte, diverse parti della sua tesi di dottorato. Nel frattempo, presso le facoltà che hanno rilasciato i controversi titoli di studio sono state istituite alcune commissioni composte perlopiù da professori vicini al governo e poco disposti ad indagare fino in fondo su tutti i casi di plagio denunciati. Tuttavia, una parte dell’opinione pubblica ha continuato a mettere in dubbio l’autenticità dei titoli di studio di diversi rappresentanti del potere, la polemica non si è mai sopita ed emergono continuamente nuove rivelazioni sulle tesi di dottorato plagiate.

A metà luglio, una commissione di esperti della Facoltà delle Scienze dell’Organizzazione di Belgrado, presso la quale Siniša Mali ha conseguito il suo dottorato, ha stabilito che “la copiatura constatata nella tesi del ministro delle Finanze Siniša Mali è consentita”, nonostante la precedente verifica abbia dimostrato che la tesi di Mali contiene il 7% di testo plagiato. Dopo la decisione del Comitato etico dell’Università di Belgrado di non pronunciarsi su questo caso, due rinomati professori, Slobodan Prvanović e Ognjen Radonjić, hanno rassegnato la proprie dimissioni da membri di varie commissioni attive presso l’Università.

Nel frattempo, l’opposizione ha contestato l’autenticità del diploma di laurea del ministro dell’Interno Nebojsa Stefanović. Il suo diploma sarebbe stato rilasciato da una facoltà affiliata all’università privata Megatrend, presumibilmente con sede in Gran Bretagna, che nei primi anni Novanta avrebbe organizzato i corsi presso una sala conferenze a Belgrado. Tuttavia, è emerso che questa facoltà non esiste, per cui non risulta chiaro come Stefanović sia riuscito a ottenere il riconoscimento del diploma in Serbia e a continuare la carriera universitaria, conseguendo un dottorato.

È stato proprio questo scandalo a spingere il presidente Vučić a scrivere il summenzionato testo per il quotidiano Politika in cui, spiegando che il sapere conta più della laurea, ha implicitamente ammesso che il ministro dell’Interno ha costruito la sua carriera su falsi titoli di studio.

“Fenomeni pericolosi”

L’ultima ricerca dell’Ufficio per la ricerca sociale (BIRODI ) di Belgrado, pubblicata all’inizio di luglio, ha dimostrato che la maggior parte della base elettorale dell’SNS è costituita da persone anziane, con scarse possibilità economiche e con un livello di istruzione medio-basso. Subito dopo la pubblicazione dei risultati della ricerca si è fatto sentire il capogruppo dei deputati dell’SNS Aleksandar Martinović, il quale ha chiesto alla procura di accertare come BIRODI è arrivato a questi dati, definendo la ricerca “un fenomeno pericoloso” che “contiene elementi costitutivi di reato”.

“I dati del BIRODI servono per presentare il presidente dell’SNS Aleksandar Vučić come leader di una Serbia analfabeta e poco istruita, mentre gli esponenti dell’opposizione vengono presentati come rappresentanti di una nuova Serbia prospera ed elitaria”, ha dichiarato Martinović.

Vučić non è riuscito ad accattivarsi le simpatie della maggior parte degli intellettuali serbi, che lo ricordano dai tempi in cui era uno dei più stretti collaboratori del criminale di guerra condannato Vojislav Šešelj. Ma gli intellettuali che appoggiano Vučić non gli bastano, lui vorrebbe creare una sua élite ed è disposto a difendere e far avanzare nella carriera i suoi collaboratori coinvolti in diversi scandali, dimostrando così il proprio potere.

Dall’altra parte, chi si ribella viene punito. Il governo ha recentemente adottato un decreto, secondo Ognjen Radonjić illegittimo, con cui ha revocato 66 borse di studio previste per gli studenti della Facoltà di Filosofia di Belgrado, dove negli ultimi mesi sono stati organizzati diversi incontri e mostre dei critici del governo.

Il messaggio che la leadership al potere sta inviando a diversi livelli, dal testo del presidente Vučić a sanzioni contro le voci dissenzienti, è chiaro: chi appoggia il potere è protetto, mentre tutti quelli che si oppongono al potere non sono solo i suoi rivali ma anche nemici che Vučić, nel summenzionato testo pubblicato su Politika, ha definito fascisti.


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