SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran)

SOS per l'Adriatico (foto SOS za Jadran )

Due dei cinque giganti petroliferi, l’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV, rinunciano alle trivellazioni in Adriatico. La prima vittoria del fronte "SOS per l'Adriatico"

05/08/2015 -  Giovanni Vale Zagabria

Gli ecologisti croati festeggiano. Dopo mesi di battaglie a Zagabria, in Dalmazia e all’estero, mercoledì scorso, 29 luglio, il fronte “SOS per l’Adriaticoha incassato la sua prima importante vittoria. Due dei cinque giganti petroliferi, che si erano aggiudicati il primo bando aperto dal governo croato per lo sfruttamento delle risorse energetiche (petrolio e gas) dell’Adriatico, hanno deciso di ritirarsi dal progetto. L’americana Marathon Oil e l’austriaca OMV avrebbero dovuto forare in sette blocchi, tre davanti alle isole Incoronate e quattro al largo di Dubrovnik, ma, alla fine, hanno annunciato che non firmeranno i contratti di esplorazione.

La ragione ufficiale è che due degli appezzamenti in questione si trovano in un’area oggetto di una controversia transfrontaliera tra Zagabria e Podgorica, nell’estremo Sud delle acque croate. E vista la crisi diplomatica in corso nel golfo di Pirano tra Slovenia e Croazia (proprio per una questione di frontiere ancora da definire), le compagnie temono di ritrovarsi intrappolate in una scomoda e lunga battaglia legale tra Stati. Tuttavia, fanno notare gli ambientalisti, il posizionamento dei blocchi era noto fin dal 2 aprile del 2014, quando il ministro dell’Energia Ivan Vrdoljak ha pubblicato la sua nuova cartografia dell’Adriatico da trivellare.

Da Nord a Sud, il mare croato veniva allora diviso in 29 riquadri da 1.000–1.600 km2. I numeri 1, 23, 28 e 29 si spingevano fino ai confini con le acque territoriali slovene e montenegrine, e senza che ciò ponesse un problema al governo socialdemocratico, alla neonata Agenzia croata per gli idrocarburi (AZU) o alle stesse compagnie energetiche che hanno depositato le proprie candidature. A cosa è dovuto allora questo dietrofront che arriva peraltro cinque mesi dopo la deadline del 2 aprile 2015 imposta da Vrdoljak per la firma dei contratti dettagliati con le aziende?

SOS per l’Adriatico

Per Greenpeace Croatia, è tutto il clima attorno all’avventura petrolifera ad essere cambiato, compresa l’opinione pubblica. “Dieci mesi fa, il 30% della popolazione si opponeva al progetto. Oggi, è soltanto il 30% ad essere a favore, mentre la stragrande maggioranza è contraria, in particolare sulla costa”, spiega il presidente dell’ONG verde, Zoran Tomić, che s’inorgoglisce: “Quel che è successo nel frattempo è SOS per l’Adriatico”. In effetti, la campagna congiunta di una decina di associazioni croate ha saputo tenere viva, per mesi, l’attenzione della stampa nazionale ed estera sul tema, grazie ad un susseguirsi di azioni in patria e all’estero.

“A diverse occasioni abbiamo spedito delle lettere a tutte e cinque le compagnie, comprese OMV e Marathon Oil, presentando i nostri argomenti contro le trivellazioni e chiedendo loro di ritirarsi dal progetto - prosegue Tomić - Abbiamo fatto campagna in Croazia, in Italia, in Slovenia, in Ungheria, in Slovacchia e anche negli Stati Uniti, perché eravamo convinti che le nostre azioni avrebbero prodotto un risultato”.

L’annuncio del 29 luglio è proprio il tipo di successo che gli ecologisti speravano di incassare, ma ora - assicurano - non si limiteranno ad aspettare. Dopo il ritiro del consorzio OMV-Marathon Oil, il governo ha già annunciato un nuovo bando in settembre e, nel frattempo, ha già dato il via alle esplorazioni energetiche “on-shore”, in Slavonia.

“Stando agli annunci del ministro Vrdoljak e della signora Dorić [direttrice dell’AZU], i contratti definitivi con le aziende avrebbero dovuto essere firmati molto tempo fa. Avevano detto in aprile, poi in giugno, poi quest’estate… Questo la dice lunga sulla credibilità delle loro affermazioni”, commenta il presidente di Greenpeace Croatia.

In quanto alle attività in Slavonia, Zoran Tomić si mostra sicuro: “I nostri partner a Osijek stanno preparando la campagna”, anche se l’Adriatico rimane per il momento la priorità numero uno. “Ci saranno nuovi eventi, anche più massicci di quelli fatti finora - anticipa Tomić - e continueremo a lavorare insieme con i nostri amici italiani impegnati contro ‘le trivelle’, perché l’Adriatico è uno solo e la nostra lotta dev’essere unita”.

Dal 29 luglio, non ci sono state nuove prese di posizione da parte delle altre compagnie interessate: la croata INA e il consorzio italo-britannico ENI-MedOilGas, che, insieme, sarebbero responsabili di tre blocchi. Così, mentre la data della firma dei contratti continua a slittare, scade anche il tempo materiale del governo per portare il progetto in porto.

Nel giro di un paio di mesi la Croazia si ritroverà infatti in piena campagna elettorale, in vista delle elezioni politiche che si terranno a inizio 2016. E data la crescente impopolarità del progetto petrolifero e la necessità per i socialdemocratici di Zoran Milanović di rimontare i sondaggi, la corsa all’oro nero, con cui Vrdoljak voleva fare del suo Paese “una piccola Norvegia”, potrebbe rivelarsi in realtà una palla al piede.


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