© Avivi Aharon/Shutterstock

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Un'inchiesta del portale H-Alter mette in luce lo scarso interesse delle autorità locali per l’aumento delle temperature medie. Fa eccezione la città di Pola, che osserva l'impatto del cambiamento climatico sulla vita delle persone

20/02/2019 -  Ana KuzmanićIvana Perić

(Questo articolo è stato pubblicato originariamente da H-Alter )

Nell'estate del 2018 l’European Data Journalism Network (EDJNet) , una rete di testate europee di cui fanno parte Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e H-Alter, ha condotto un'ampia inchiesta sul riscaldamento climatico in 558 città e regioni europee. I risultati dell'inchiesta hanno fornito alcune indicazioni generali sulla portata del cambiamento del clima in Europa e sulle variazioni a livello locale: da quest'ultime siamo partite per analizzare le reazioni delle città croate all’aumento della temperatura.

Le autorità locali ignorano le richieste dei giornalisti

Al fine di confrontare la situazione in diverse città croate, all’inizio del luglio 2018 abbiamo inviato un questionario alle autorità locali di Zagabria, Pola, Spalato, Osijek e Dubrovnik. Dal momento che non abbiamo ricevuto alcuna risposta, abbiamo deciso di inviare nuovamente il questionario. Ha risposto solo la città di Pola. Nell’ottobre 2018 abbiamo contattato diverse associazioni ambientaliste al fine di ottenere ulteriori informazioni per la nostra ricerca, ma anche questa volta le nostre richieste sono state quasi completamente ignorate. Solo l’associazione “Eko Zadar” ci ha risposto.

Abbiamo inviato il questionario un altro paio di volte, cercando di entrare in contatto con le autorità locali competenti, ma dopo settimane di attesa abbiamo capito che non avremmo ricevuto alcuna risposta: questa è già di per sé una questione, e un chiaro segnale dell’esistenza di un problema sistemico su cui torneremo.

Il questionario puntava a scoprire in che modo l’aumento della temperatura ha inciso sulla vita nelle città negli ultimi due decenni; come le autorità locali informano i cittadini e le aziende sulle conseguenze locali dell’aumento della temperatura; se negli ultimi vent’anni le autorità locali hanno condotto ricerche sulle conseguenze locali dell’aumento della temperatura (relativamente ai seguenti ambiti: salute pubblica, trasporti e infrastrutture, turismo, pianificazione e gestione del territorio, ambiente e natura, istruzione); se negli ultimi vent’anni le autorità locali hanno intrapreso azioni concrete per adattarsi all’aumento della temperatura.

Il caso di Pola

L’unica municipalità a rispedirci il questionario correttamente compilato è stata la città di Pola. L’amministrazione comunale ha sottolineato che negli ultimi due decenni l’aumento della temperatura ha inciso negativamente sulla vita nella città. Lo studio “Cambiamenti percepiti e previsti nell’andamento delle precipitazioni, della temperatura e degli indici di estremi climatici nella città di Pola”, condotto nel 2016 dall’Istituto idrometeorologico della Croazia, ha evidenziato un notevole aumento della temperatura media sul territorio del comune di Pola. Secondo lo studio, negli ultimi dieci anni si è verificato un notevole incremento della temperatura media annuale (da 0,3°C a 0,6°C), della temperatura minima media (da 0,3°C a 0,6°C) e della temperatura massima media (da 0,2°C a 0,6°C).

Nel 2018 l’amministrazione comunale di Pola ha condotto un altro studio, intitolato “Analisi della valutazione della vulnerabilità e dei rischi dovuti agli impatti del cambiamento climatico nel territorio della città di Pola”, con l’obiettivo di analizzare l’andamento della temperatura e delle precipitazioni. Per quanto riguarda la salute pubblica, l’analisi ha evidenziato che l’aumento della temperatura, e in particolare il caldo estremo, incide sul tasso di mortalità e contribuisce alla comparsa e al peggioramento dei sintomi delle malattie cardiovascolari.

“L’aumento della temperatura ha causato la comparsa di nuove specie di insetti invasivi nella nostra regione, che comporta un potenziale rischio di trasmissione di nuove malattie infettive ma anche di ricomparsa di quelle che erano assenti ormai da anni, uno scenario che si sta già verificando nei paesi vicini”, si legge nel rapporto.

Si evidenzia inoltre che i lunghi periodi di siccità contribuiscono all’aumento della concentrazione di polveri sottili, incidendo direttamente sulla qualità dell’aria, mentre il previsto aumento del livello del mare e gli eventi climatici estremi rischiano di danneggiare le infrastrutture di trasporto e di avere un impatto negativo sulla viabilità. Questo aspetto è particolarmente importante perché la buona qualità dell’ambiente urbano nella città di Pola è dovuta, oltre che alla sua posizione geografica, agli ottimi collegamenti stradali garantiti dal complesso di autostrade della “Y istriana”.

Per quanto riguarda il turismo, in Croazia finora non è stata condotta alcuna ricerca sulla temperatura ottimale e sulla soglia di tolleranza al caldo. Le previsioni riguardanti la temperatura massima giornaliera durante l’estate e il numero di giorni caldi suggeriscono dei notevoli cambiamenti, che potrebbero avere un impatto negativo sulla domanda turistica.

Lo studio ha inoltre dimostrato che le modifiche agli ecosistemi, un uso insostenibile delle risorse naturali e l’inquinamento rappresentano le principale minacce agli ecosistemi e alla biodiversità. I cambiamenti del clima che hanno un impatto diretto sugli ecosistemi e sulla biodiversità nel territorio della città di Pola includono: aumento della temperatura media, ridotta quantità e variazioni nella distribuzione delle precipitazioni, maggiore ricorrenza di eventi climatici estremi (ondate di calore, siccità, inondazioni, venti forti) e aumento del livello del mare. Il previsto aumento del livello del mare potrebbe causare la sommersione delle aree costiere e l’intrusione dell’acqua marina nelle falde acquifere. La costa occidentale e quella meridionale dell’Istria sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Le autorità locali di Pola sostengono di aver intrapreso diverse misure per arginare i problemi legati al cambiamento climatico. Tuttavia, si tratta perlopiù di misure meramente cosmetiche che non affrontano la questione alla radice. Per quanto riguarda, ad esempio, la necessità di educare e informare i cittadini sui cambiamenti climatici, le autorità affermano che “tenendo conto delle numerose attività finalizzate all’educazione della popolazione a stili di vita sani, nonché dell’alto tasso di scolarizzazione nel comune di Pola, è possibile concludere che la popolazione della città è ben istruita e preparata per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico”.

Rimandare l’azione contro i cambiamenti climatici costa caro

L'inchiesta realizzata da EDJNet , basata sull'analisi di oltre 100 milioni di dati meteorologici, mostra che tutte le grandi città europee sono più calde nel XXI secolo rispetto al XX secolo. Nonostante questi dati si riferiscano solo all’aumento della temperatura, sono un buon indicatore del cambiamento climatico. Ogni anno di rinvio dell’azione contro il cambiamento climatico costa caro. Tuttavia, il cambiamento climatico è un problema globale e molto complesso, che non può essere adeguatamente affrontato senza prendere in considerazione il sistema economico dominante.

Gestione dei rifiuti

Per quanto riguarda il caso croato, un grande problema è legato al sistema di gestione dei rifiuti inadeguato. In Croazia si producono circa 403 kg di rifiuti pro capite all’anno. Solo il 21,5 per cento dei rifiuti generati viene riciclato, lo 0,1 per cento finisce bruciato e il restante 78,4 per cento viene depositato in discariche, mentre in alcuni paesi – come Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio – solo l’1 per cento dei rifiuti generati finisce nelle discariche. Nel 2015 Zagabria si è aggiudicata il vergognoso titolo di capitale europea dei rifiuti , a causa della mancanza di un adeguato sistema di raccolta differenziata dei rifiuti.

La città di Zagabria è continuamente alle prese con problemi riguardanti la gestione dei rifiuti, tra cui l’esistenza di una tassa ingiusta, introdotta in modo non conforme alla legge e basata sul volume dei cassonetti, anziché sulla quantità di rifiuti generati; la mancanza di adeguati impianti di selezione e compostaggio; il proliferare di discariche abusive (come quella situata nel sobborgo di Ježdovec); inadeguate reazioni delle autorità competenti ai frequenti episodi di incendi negli impianti del CIOS [un’impresa che fornisce servizi di raccolta e trattamento primario dei rifiuti].

La discarica di Karepovac è l’unica discarica pubblica nella contea di Spalato ed è stata costruita quasi 60 anni fa. Riceve circa 130.000 tonnellate di rifiuti all’anno e attualmente contiene più di 7 milioni di metri cubi di rifiuti. Dopo anni di negligenza, ignoranza e totale mancanza di pianificazione, la discarica ha raggiunto il limite massimo di capienza, e il tanto atteso risanamento della discarica è iniziato troppo tardi.

I cittadini di Spalato sono diventati consapevoli dei rischi derivanti dalla discarica di Karepovac durante un recente incendio che ha raggiunto la discarica, distruggendo i quartieri situati nella zona est della città. Come ha sottolineato in quell’occasione l’associazione ambientalista Sunce, la discarica di Karepovac non può e non deve essere considerata una questione a sé stante, e la sua bonifica di certo non risolverà tutti i problemi. Benché i lavori di risanamento stiano avanzando, resta il problema legato a un approccio miope alla gestione dei rifiuti, motivo per cui la percentuale di rifiuti riciclati rimane ancora troppo bassa, non solo a Spalato ma anche in altre città croate.

Eventi climatici estremi

Secondo i dati pubblicati nel settembre 2017 dal Centro operativo antincendi della Direzione nazionale per la protezione e il salvataggio, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2017 in Croazia sono stati registrati 6.230 incendi (con un aumento del 54,44 per cento rispetto alla media degli ultimi 11 anni), in cui sono andati distrutti 100.767 ettari di vegetazione (il 277,54 per cento in più rispetto alla media annuale). Di tutti gli incendi registrati, 3.802 hanno colpito le zone costiere, soprattutto nei mesi estivi (un aumento del 51,47 per cento rispetto alla media annuale).

“Il cambiamento climatico non è qualcosa che accade lontano da noi, o che accadrà nel futuro. Dal giugno di quest’anno sono stati registrati oltre 2000 incendi nelle zone costiere. Gli incendi boschivi mettono a rischio la sicurezza della popolazione e provocano danni inestimabili all’ambiente. Otto degli ultimi dieci anni sono stati tra i più caldi mai registrati. I record di temperatura vengono continuamente superati a causa dell’aumento delle emissioni di gas serra”, ha dichiarato Petra Andrić, rappresentante di Greenpeace Croazia, nel settembre 2018 in occasione dell’avvio dell’intervento di riforestazione delle aree devastate dagli incendi in Dalmazia, parte di un più ampio progetto denominato “Boranka”.

Secondo una ricerca pubblicata l’anno scorso sulla rivista statunitense Science, negli ultimi 50 anni il cambiamento climatico ha influito in modo significativo sulla ricorrenza di fenomeni meteorologici, causando tra l’altro frequenti esondazioni dei principali fiumi europei che mettono a repentaglio la produzione agricola e le infrastrutture in tutta l’Europa.

Per quanto riguarda la Croazia, i migliori indicatori del cambiamento climatico sono le inondazioni, che nel 2018 hanno colpito la città di Zara, provocando danni stimati in un miliardo di kune (circa 135.000 euro), e i lunghi periodi di siccità con frequenti incendi nell’area di Benkovac, seguiti da forti piogge e inondazioni.

Rischi e conseguenze del cambiamento climatico in Croazia

Il Rapporto su impatti e vulnerabilità ai cambiamenti climatici, commissionato nel 2017 dal ministero per la Tutela dell'ambiente e l’Energia, si riferisce ai seguenti settori: idrologia, agricoltura, silvicoltura, pesca, biodiversità, energia, turismo, sanità, pianificazione territoriale e gestione dei rischi. Il rapporto fornisce un quadro sull’importanza, la situazione attuale e l’impatto del cambiamento climatico in ogni settore, nonché le previsioni dei cambiamenti dei parametri meteorologici fino al 2040 e fino al 2070.

Per quanto riguarda le risorse idriche, si prevede un peggioramento della situazione, con periodi di siccità sempre più lunghi e frequenti, seguiti da inondazioni sempre più intense. Inoltre, si prevedono notevoli variazioni della temperatura dell’acqua, che potrebbero avere un impatto negativo sulla biodiversità.

Gli eventi climatici estremi possono avere un impatto negativo anche sulla salute pubblica, in quanto incidono sulle malattie croniche non trasmissibili e sulla mortalità, nonché sull’epidemiologia delle malattie infettive, così come sulla qualità dell’aria e sulla sicurezza degli alimenti e dell’acqua potabile.  

“La quantificazione degli impatti del cambiamento climatico sulla salute e sul sistema sanitario è una grande sfida, a causa dei complessi effetti combinati di diversi fattori, compresi quelli ambientali, sulla salute, ma anche per via dell’assenza di un’adeguata valutazione economica degli impatti del cambiamento climatico sulla salute”, si legge nel rapporto.

Nel rapporto si sottolinea inoltre che la normativa vigente in materia di pianificazione territoriale non ha preso in considerazione la questione del cambiamento climatico e dei suoi impatti sullo sviluppo urbano, nonostante esistano numerosi esempi di buone prassi e diversi requisiti, previsti dalla legge, in materia di pianificazione urbanistica, che possono contribuire a mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

Serve un ripensamento del modello economico dominante

Benché le previsioni sul cambiamento climatico siano molto negative e suggeriscano che il limite di 1,5°C di aumento della temperatura globale potrebbe presto essere superato, ci sono ancora alcune azioni che possono essere intraprese per mitigare le conseguenze. La questione del cambiamento climatico non può essere affrontata in modo adeguato senza un ripensamento del modello economico dominante. L’élite politica croata finora ha dimostrato solo una volontà dichiarativa di affrontare problemi legati al cambiamento climatico, una volontà che svanisce nel momento in cui bisogna intraprendere azioni concrete.

L’esempio delle grandi città, dove la lotta al cambiamento climatico consiste perlopiù nel lanciare campagne di sensibilizzazione molto superficiali e nell’implementare progetti finanziati dall’Unione europea, dimostra che le azioni serie vengono intraprese solo in caso di grandi disastri e problemi ambientali, come il sovraccarico di rifiuti nella discarica di Karepovac. D’altra parte, l’esempio di alcune piccole città, come Prelog e Zlarin , dimostrano che un cambiamento positivo può essere raggiunto senza pressione da parte dell’Unione europea, intraprendendo azioni concrete, come l’introduzione del divieto di utilizzo della plastica monouso e l’adozione di misure volte a stimolare l’economia circolare.

Il tempo stringe e non possiamo aspettare che accada un altro disastro ambientale per cominciare a prendere sul serio la questione.

Questo articolo è pubblicato in associazione con lo European Data Journalism Network  ed è rilasciato con una licenza CC BY-SA 4.0

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