In sala operatoria

Diagnosi errate, ritardi, professionalità discutibile. E' drammatica la situazione del sistema sanitario in Kossovo. Casi di malasanità vengono riportati dai media settimanalmente. Il nostro corrispondente riporta i più eclatanti.

27/05/2003 -  Anonymous User

Da tempo il pubblico kossovaro è preoccupato dell'inefficienza del sistema sanitario. Sono oramai molti i casi sospetti di pazienti deceduti negli ospedali per l'incuria o la poca professionalità di medici e personale sanitario. Nel 2002 furono sei i casi più eclatanti e su questi le autorità sanitarie hanno predisposto una commissione d'indagine.
A finire per primo sotto inchiesta e controllo il Centro clinico universitario di Pristina. Controlli che però sembra non siano serviti a molto se si considera che poco dopo che sono stati effettuati si è verificato un ennesimo caso. Un ragazzo di vent'anni è morto in sala operatoria. L'intervento ai polmoni al quale era stato sottoposto doveva essere particolarmente semplice. Ma ci si è dimenticati di continuare a somministrargli ossigeno.

Contemporaneamente a Prizren una donna di cinquant'anni ha perso la vita in una clinica psichiatrica. In una visita da lei compiuta a Belgrado le era stato diagnosticato il Lupus, malattia molto grave nella quale il sistema immunitario perde la capacità di distinguere tra le proprie cellule ed i propri tessuti e quello che lo 'invade' dall'esterno. Nonostante la diagnosi già effettuata dai colleghi di Belgrado e, soprattutto, non credendo alla paziente, i medici hanno deciso per il ricovero in clinica psichiatrica e non hanno avviato alcuna cura contro il Lupus. Poco dopo la donna è morta. I parenti, furiosi, hanno aggredito lo staff medico ed è dovuta interventire la polizia.
Nonostante l'aumentata attenzione dei media sulla "malasanità" kossovara nessuna istituzione sanitaria sembra aver iniziato a fare qualcosa per migliorare il servizio al cittadino. E chi è coinvolto in casi sospetti continua in ogni caso a lavorare.
Non è successo però a Gjakova dove lo scorso mese le autorità sanitarie municipali hanno sospeso dal loro lavoro tre dipendenti per sospetta cattiva condotta. Al caso è stata data molta pubblicità ma non bastano certo tre sospensioni per migliorare la situazione della sanità del Kossovo. Ed infatti altri casi sono emersi anche nell'ultimo mese.
Il 12 maggio scorso Mehmet Kastrati è stato pugnalato durante una rissa. E' stato immediatamente portato all'ospedale regionale di Gjilan dove, nonostante le evidenti ferite da arma da taglio, è stato visitato esclusivamente da un urologo e poi rimandato a casa. Il giorno successivo però il suo stato ha continuato a peggiorare e rientrato in ospedale vi è rimasto per 12 giorni. Fortunatamente se l'è poi cavata. Il padre del paziente ha reso il caso pubblico ed ora chiede chi risponderà per il rischio mortale fatto correre al figlio.
Ma i casi purtroppo si susseguono. Come la drammatica vicenda che ha visto come sfortunata protagonista Refiqe Breznica, giovane kossovara di 21 anni. Ricoverata all'ospedale di Pristina in seguito a complicazioni legate ad una gravidanza è morta tre mesi dopo, non prima di aver dato alla luce un bambino. Nei mesi di ricovero la sua situazione è andata via via peggiorando tanto da convincere i suoi parenti ad inviarla all'ospedale militare di Belgrado. Lì le è stata diagnosticata un'infezione del sangue probabilmente contratta presso l'ospedale di Prisitina. Ma per lei era oramai troppo tardi. Delle banali analisi del sangue sarebbero bastate a diagnosticare la malattia. Per difendersi dalle accuse i responsabili dell'ospedale di Pristina hanno chiesto che venga effettuata l'autopsia sul corpo della paziente ma molti medici dello stesso ospedale non escludono che Refique possa effettivamente aver contratto l'infezione nella struttura ospedaliera kossovara.
Molti kossovari si domandano allora come si possa agire per diminuire questi frequentissimi casi di malasanità. Molti richiedono misure draconiane, quali l'arresto, per aumentare il senso di responsabilità di medici e personale sanitario. Ma sembra una proposta difficilmente attuabile almeno sino a quando non vi sarà un'autorità d'indagine adeguata.
La Polizia del Kossovo, struttura formata da personale internazionale e locale, direttamente dipendente dall'UNMIK, ha avviato indagini sui casi che hanno coinvolto l'ospedale di Prizren affidandole però a poliziotti con nessuna competenza specifica in campo sanitario. Contro i medici coinvolti nell'inchiesta non sono state trovate prove di alcun tipo e sono stati tutti prosciolti.
dal nostro corrispondente dal Kossovo


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