Basovizza - Andrea Pandini

"Una ricerca basata su fonti in diverse lingue e una buona dose di coraggio intellettuale". Pubblichiamo la recensione di Gorazd Bajc al libro di Federico Tenca Montini: "Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi"

10/02/2015 -  Gorazd Bajc*

Negli ultimi anni si sente spesso parlare delle violenze subite dagli italiani lungo il confine italo-jugoslavo: per mano dei partigiani jugoslavi dopo l’8 settembre 1943 in Istria e per responsabilità delle autorità jugoslave dopo il primo maggio 1945 nella Venezia Giulia – “foibe” e ”esodo”.

Si dice che la gente in Italia non ne abbia saputo nulla e che solamente nell’ultimo periodo, dopo l’approvazione nel 2004 del cosiddetto Giorno del ricordo, vi sia stata finalmente a livello nazionale quella presa di coscienza necessaria e doverosa su questi temi; la grande congiura del silenzio sarebbe finalmente finita. Tale assunto risulta non del tutto esatto. Se a Trieste, Gorizia e lungo il confine, in particolare dalla parte italiana e molto meno da quella slovena (e/o croata), questi temi erano stati sempre molto presenti – e questo è indiscutibile –, dobbiamo rilevare che anche a livello nazionale non ci fosse poi quel totale oblio.

Lo testimonia per esempio il copioso volume curato nel 2008 da Antonio Maria Orecchia per i tipi della Insubria University Press (La Stampa e la Memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale nelle pagine dei giornali lombardi agli albori della Repubblica, Varese, 439pp.) che raccoglie una gran mole di articoli su “foibe”, “esodo” e questione triestina apparsi sulla stampa lombarda nell’immediato dopoguerra.

Nel volume possiamo trovare le trascrizioni di una selezione di numerosi articoli apparsi sulle pagine dei giornali della regione più importante dell’Italia settentrionale sul problema del confine tra l’Italia e la Jugoslavia, negli anni cruciali 1945-1954. Nei 266 articoli (39 nel 1945, di cui tre apparsi prima della Liberazione; 58 nel 1946; 58 nel 1947; 25 nel 1948; 11 nel 1949; 17 nel 1950; 10 nel 1951; 12 nel 1952; 12 nel 1953; 24 nel 1954) i temi delle “foibe” e dell’ ”esodo” sono molto frequenti, anzi prevalgono su altre  questioni. Altri giornali nazionali scrissero spesso delle “foibe” (per esempio La Stampa, dalla fine del gennaio 1944 in poi; facilmente verificabile grazie all’aiuto dell’archivio storico on-line del giornale). Né si può affermare che il tema si sia del tutto eclissato a seguito della restituzione di Trieste all’Italia, perché a livello nazionale si continuava a parlarne.

Per esempio alla fine del 1959 ci furono in merito due interrogazioni parlamentari da parte di esponenti del Movimento Sociale Italiano, e sul tema delle “foibe” scrissero poi alcuni giornali e settimanali nazionali (per esempio Il Borghese), nel 1983 il tema venne trattato in due numeri della rivista di divulgazione storica Storia illustrata, e negli anni successivi pure in trasmissioni dal grande impatto mediatico, come nel febbraio del 1987, quando la RAI dedicò all’argomento un lungo approfondimento radiofonico, e nel 1991, nella celebre puntata televisiva sulle “foibe” del format Mixer.

È vero invece che negli ultimi anni, a seguito della legge del 2004 che istituisce il “Giorno del ricordo”, si sia verificato un autentico memory boom, un’ondata di notorietà che però ha portato, assieme ad una grande attenzione mediatica ed istituzionale agli episodi di violenza al confine orientale dell’Italia, una escalation di errori e semplificazioni. Inoltre, a livello nazionale, si è incominciato a parlare molto di “foibe” ed “esodo” a costo di tralasciare altre questioni altrettanto spinose (e forse per qualcuno anche oggettivamente più importanti) per la storia del paese.

Non c’è insomma in Italia quasi altro tema della storia recente frequentato quanto quello delle “foibe”. Si ha l’impressione che alcuni storici o non-storici (da qualcuno chiamati pseudostorici), che non si sono mai occupati in maniera approfondita della storia molto complessa e intricata del confine orientale, si siano sentiti quasi in dovere di dire la propria sull’argomento, aggiungendo però spesso quelle semplificazioni o esagerazioni che solitamente non possono contribuire a far chiarezza, anzi. Infine, molti, o forse troppi, mass media hanno fatto quasi a gara tra loro nel presentare la questione al grande pubblico, senza contestualizzare quelli eventi tragici, presentando spesso immagini e/o filmati d’epoca senza una necessaria spiegazione.

Dopo dieci anni di “Giornate di ricordo” non è facile stabilire un vero e proprio bilancio, tranne, ovviamente, nella constatazione generale che si è fatta veramente molta confusione. Se da una parte abbiamo avuto il volume (di Jože Pirjevec e alcuni coautori, tra cui anche l’autore di questa recensione), pubblicato dalla Einaudi nel 2009 e tre anni dopo in forma ampliata in lingua slovena dalla Cankarjeva založba, dall’altra ci si può ora avvalere, in particolare per quello che riguarda come la storia intorno alle “foibe” venne presentata attraverso i media e gli spettacoli negli ultimi 25 anni, del libro Fenomenologia di un martirologio mediatico. L’autore, il giovane studioso Federico Tenca Montini, affronta questi temi con un’apertura singolare. L’opera ha il pregio di mostrare in maniera molto chiara le esagerazioni e le manipolazioni nel discorso pubblico sulle “foibe”, unendo alla chiarezza delle interpretazioni una forma agile e leggibile (anche se, in verità, il volume potrebbe essere molto più copioso).

Il libro comincia con un’analisi degli antecedenti storici delle “foibe”. Vi si riassumono (pp. 19–72) gli esiti più convincenti delle storiografie italiana, slovena e croata, riferimenti che spesso in Italia vengono trascurati per la scarsa dimestichezza linguistica. Da rilevare purtroppo in questa parte storico-introduttiva alcune imprecisioni non tali da intaccare l’interesse dell’opera.

Nella seconda parte (pp. 73–180) si passa alla politica della memoria. Quella “riscoperta” delle foibe negli anni ’90, identificata come l’esito della fine del socialismo in Jugoslavia, delle guerre jugoslave e della profonda crisi del sistema politico italiano, trova uno dei suoi presupposti nel progressivo addolcimento del giudizio sul fascismo (p. 83).

Si passa poi agli antecedenti della legge che istituisce il “Giorno del ricordo”, risalenti al 2001 con la presentazione di un primo Disegno di Legge (p. 90), alle interessanti circostanze dell’approvazione nel 2004 del provvedimento e infine si dedica ampio spazio all’accostamento, in larga parte voluto, tra foibe e Shoah, di cui si analizzano anche certi effetti di distorsione percettiva altrimenti raramente indagati in letteratura.

Con la descrizione della simbologia che inevitabilmente circonda l’immaginario collettivo delle “foibe” incomincia la parte più originale del libro. L’autore la analizza minuziosamente (p. 95), mette in risalto l’importanza di quel “locus horridus” della voragine nella sua abbondanza di elementi archetipici e topoi leggendari (p. 96), come pure la persistenza della cultura del martirio (p. 97). Vengono inoltre indagati i motivi reconditi di alcune scelte lessicali alla base della narrativa delle “foibe”, tra cui il termine “genocidio”– cioè l’uso indiscriminato della terminologia (p. 97).

L’ormai celebre fiction Il cuore nel pozzo è poi presentata in modo molto originale in comparazione con altri sceneggiati simili, il tedesco Die Flucht e il polacco Katyn. L’autore mette anche in risalto alcuni errori grossolani nella menzionata fiction (pp. 109, 118). Si dedica inoltre spazio allo spettacolo teatrale Magazzino 18 e al celebre discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 2007, da cui emerge, nella reazione del Presidente croato Stjepan Mesić, la contraddizione tra la celebrazione di una visione nazionalista della storia e l’integrazione europea.

L’ultima parte è dedicata al travagliato iter di intitolazione di un riferimento toponomastico “alle vittime delle foibe” nella città di Udine, infine ci sono alcuni esempi di sfruttamento della figura femminile martirizzata nella propaganda nazionalista e di utilizzo di immagini artefatte come materiali d’epoca nei media.

La ricerca di tutte le pagine della storia, dolorose o meno, non è solo un fatto di civiltà. Per fare un’operazione degna, che non falsifichi il passato ferendo con ciò in primis coloro che subirono violenze, ci si deve avvalere tra l’altro dell’interpretazione delle fonti in diverse lingue – queste non mancano – e di una buona dose di coraggio intellettuale.

Si tratta indubbiamente di caratteristiche che l’autore del libro, Federico Tenca Montini, possiede.

Il libro è dunque un testo importante e ci dà l’opportunità di fare alcune riflessioni serie sui problemi di storia che hanno caratterizzato le memorie in un territorio mistilingue e multiculturale. Appare oggi evidente che ci sia bisogno di promuovere ricerche simili.

 

* Gorazd Bajic insegna all'Università di Maribor è svolge le ricerche presso l'Istituto di Umanistica della Nova revija a Lubiana.


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