
Javier Milei - © Matias Lynch/Shutterstock
Il governo Meloni ha concesso con procedura accelerata la cittadinanza al presidente argentino Javier Milei, discendente di emigrati calabresi partiti in Sudamerica quasi cento anni fa, mentre migliaia di stranieri residenti in Italia da decenni restano in un limbo giuridico
Lo scorso 13 dicembre, in occasione della visita in Italia del presidente argentino Javier Milei, il governo italiano ha annunciato la concessione della cittadinanza italiana al leader sudamericano alla vigilia del raduno annuale di Atreju.
Una decisione che è apparsa come un gesto simbolico, mirato a rafforzare i legami politici tra Italia e Argentina, entrambi attualmente guidati da governi di destra nazionalista. La cittadinanza italiana concessa a Milei si basa sui suoi legami familiari. Secondo quanto raccontato dallo stesso presidente argentino, i nonni paterni e la nonna materna erano italiani.
In particolare, il legame più diretto è con il nonno paterno, Francesco "Ciccio" Milei, che nel 1926 emigrò in Argentina da Corigliano-Rossano, vicino Cosenza, insieme alla madre e ai fratelli.
La cittadinanza italiana è stata estesa anche a Karina Milei, sorella minore del presidente. Karina, che ricopre ufficialmente il ruolo di segretaria generale della presidenza nel governo argentino, è considerata di fatto la principale consigliera politica del fratello ed è capo del partito La Libertà Avanza (Lla).
Qualche giorno dopo, un’edizione locale de Il Resto del Carlino ha rivelato che anche il bisnonno di Javier Milei, Rufino Bracaglioli, era originario dell’Italia: nato il 28 settembre 1899 a San Severino, nelle Marche, una cittadina nota anche per essere il luogo d’origine dei trisnonni del campione argentino Lionel Messi.
In base al principio dello ius sanguinis che regola le norme sulla cittadinanza italiana, milioni di discendenti di emigrati italiani in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Australia possono richiedere la cittadinanza italiana, purché riescano a dimostrare l’esistenza di un "nonno Ciccio" qualsiasi.
È anche per questo che, nonostante la normativa più rigida , l’Italia è il paese dell’Unione Europea che ha concesso più cittadinanze nel 2022 . Tuttavia, i tempi di attesa per queste pratiche sono generalmente molto più lunghi rispetto a quelli affrontati dal presidente argentino: anche anni, piuttosto che un paio di mesi, come nel caso di Milei, favorito dalla premura di Giorgia Meloni e del governo italiano.
La parlamentare del Partito Democratico Ouidad Bakkali, ha chiesto all’esecutivo di chiarire “l’esclusiva procedura 'fast-track' ad personam per Milei”, notando come per “i cittadini 'comuni mortali' la trafila è lunga e spesso molto costosa e lo è ancora di più per i nati e cresciuti in Italia e può impiegare tra i tre e i quattro anni. Ma tutto questo non vale per il presidente argentino Milei”.
Attesa e disuguaglianze
Nel frattempo, decine di migliaia di cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia da anni si trovano bloccati in una lunga trafila burocratica non solo per ottenere la cittadinanza, ma pure per richiederla.
Molti di loro, avendo studiato, lavorato e pagato le tasse in Italia, non conoscono nemmeno la lingua del paese d’origine e non vi hanno mai vissuto. Eppure, per la legge italiana, restano “stranieri”.
Un esempio emblematico è quello che ho raccontato durante la raccolta firme per il Referendum Cittadinanza , che punta ad abbassare il primo criterio per richiedere la nazionalità italiana, il requisito della residenza continuativa, da dieci a cinque anni.
Ho condiviso la mia esperienza personale su Valigia Blu: mi sono trasferito in Italia nel 1999, a meno di due anni di età. Nonostante venticinque anni di studio e lavoro nel Paese, devo ancora aspettare per poter richiedere il passaporto italiano, mancando il requisito economico previsto dalla legge.
La mia esperienza non è affatto un caso isolato. Una vicenda simile è stata raccontata dalla giornalista Insaf Dimassi su The Post Internazionale. Anche Leila Belhadj Mohamed, giornalista freelance e attivista transfemminista esperta di geopolitica, diritti e protezione dei dati, ha visto da vicino le difficoltà legate al riconoscimento della cittadinanza, nonostante l’abbia ottenuta alla nascita per ius sanguinis, essendo figlia di una coppia mista.
“Mio padre, in Italia regolarmente dal 1979, ha ottenuto la cittadinanza solo nel 2013, dopo sette anni di attesa, nonostante la legge prevedesse un tempo massimo di due anni,” racconta Belhadj Mohamed. “Non solo: siamo stati noi ad attivarci, perché la pratica era pronta da oltre un anno, ma nessuno ci aveva comunicato nulla.”
Una legislazione obsoleta
Pur avendo avuto il diritto al riconoscimento della cittadinanza de iure, Leila ha incontrato numerosi ostacoli pratici, spesso legati al fatto di “avere un cognome straniero.” Belhadj Mohamed sottolinea inoltre come le leggi attualmente in vigore, la legge Martelli n. 39 del 1990 e la legge sulla cittadinanza n. 91 del 1992, siano ormai inadeguate.
“La società italiana di allora e quella odierna non sono paragonabili. Quelle norme erano pensate per gli italiani nati all’estero, in un contesto in cui gli immigrati in Italia erano pochi. Oggi, invece, gli immigrati sono oltre cinque milioni.”
Secondo Belhadj Mohamed, questo contesto crea evidenti ingiustizie giuridiche. “Ad esempio, l’enfasi sul reddito favorisce l’acquisizione della cittadinanza per un adulto straniero rispetto a un bambino nato in Italia, che deve aspettare almeno diciotto anni più l’iter burocratico.”
Il caso di Javier Milei, prosegue Belhadj Mohamed, è emblematico del privilegio che le norme italiane garantiscono a pochi, calpestando i diritti di migliaia di persone. “Questa vicenda ricorda il caso del calciatore Luis Suárez, per il quale fu creata una procedura di cittadinanza ad personam,” che coinvolse pure l’Università per Stranieri di Perugia, oggi al centro di un processo .
Belhadj Mohamed sottolinea il valore simbolico del caso Milei: "Favorire l’accesso alla cittadinanza del presidente argentino è un modo per il governo italiano di comunicare che il suo modello politico è ritenuto meritevole? Questo accade mentre centinaia di persone vedono negata la cittadinanza senza spiegazioni, come svelato da un’inchiesta di Domani, che ha evidenziato come questi dinieghi siano giustificati da ‘potenziali pericoli alla sicurezza nazionale’, spesso legati alla partecipazione a manifestazioni contro il governo.”
Tale realtà, conclude Belhadj Mohamed, genera non solo disuguaglianze nelle opportunità, ma anche nella libertà di espressione: “Io, nata italiana, non ho mai subito conseguenze per le mie opinioni. Per chi non ha la cittadinanza, invece, la paura di esprimere dissenso è spesso paralizzante.”
“Non sei straniero, sei povero”
Come noto, lo scorso settembre la raccolta firme del referendum sulla cittadinanza ha superato di gran lunga la quota di 500mila firme e, dopo il via libera della Corte di Cassazione, vi è attesa per l’approvazione della Consulta il prossimo 20 gennaio, che deciderà pure sugli altri quesiti come l’Autonomia differenziata e l’abrogazione di alcune norme del Jobs Act.
Sebbene il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani reciti la parte del poliziotto buono, le posizioni del governo sulla riforma della cittadinanza sono chiare: il senatore Claudio Borghi ha persino proposto di abolire le raccolte firme online.
Il presidente della regione Veneto Luca Zaja ha difeso lo ius sanguinis perché “la cittadinanza va meritata, rappresenta la condivisione di un progetto di vita, della conoscenza della lingua italiana, della conoscenza identitaria dei territori e della italianità. Questo non vuol dire essere poco aperti o poco ospitali, ma vuol dire anche tutelare gli italiani da un lato, e dall'altro tutti quegli stranieri che un vero progetto di vita in Italia ce l'hanno”.
Cosa ci sia di meritevole nell’avere un trisavolo italiano piuttosto che non averlo, dopo aver magari dedicato all’Italia anche tre decenni della propria vita senza riconoscimento, probabilmente lo sanno solamente Zaja e Meloni.
Ciò che rimane è la frase pronunciata nell’ultimo film di Gabriele Salvatores Napoli - New York dalla protagonista Celestina: “Ricorda, non sei straniero, sei solo povero. Se fossi ricco non saresti straniero in nessun luogo”.
Questo articolo è stato prodotto nell'ambito di “MigraVoice: Migrant Voices Matter in the European Media”, progetto editoriale realizzato con il contributo dell'Unione Europea. Le posizioni contenute in questo testo sono espressione esclusivamente degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni dell'Unione europea
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