Rotta balcanica, sempre più pericolosa
Nonostante sia ormai da tempo ufficialmente chiusa, la cosiddetta rotta balcanica continua ad essere attraversata dai migranti in cerca di uno sbocco verso i paesi Schengen. Due recenti casi di cronaca
Continua ad essere di grande attualitĆ , in Croazia, il passaggio di migranti e rifugiati al confine croato-bosniaco, malgrado lāufficiale chiusura della rotta balcanica. La settimana scorsa un fatto di cronaca ha ricordato quanto sia ancora fatale e pericolosa questa rotta migratoria, ormai lontana dai riflettori della stampa internazionale. LunedƬ scorso, un cittadino siriano di 43 anni – che dalla Bosnia Erzegovina era entrato in Croazia per poi proseguire verso lāEuropa occidentale – ha denunciato di essere stato separato da sua figlia di 5 anni, di cui ha perso le tracce.
Stando alla ricostruzione fatta dallāuomo e riportata dallāorganizzazione umanitaria locale āAre you Syrious ?ā (AYS), la piccola Allsa (questo il nome della bambina) sarebbe stata separata dal padre a causa di un intervento della polizia croata. Il cittadino siriano sarebbe infatti stato fermato dai poliziotti, mentre si trovava sul territorio croato e mentre stava comprando acqua e cibo in un negozio a Smoljanac, nella regione della Lika. Da lƬ, gli agenti hanno trasportato lāuomo nuovamente in Bosnia Erzegovina ignorando le sue richieste di fermarsi e cercare la figlia.
Non solo. Il cittadino siriano – a cui solo successivamente ĆØ stato concesso di fare domanda di asilo in Croazia – ha anche dichiarato di essere stato derubato del suo denaro dagli agenti croati e che questi ultimi hanno anche distrutto il suo cellulare, ācome giĆ accaduto in precedenza a diversi rifugiatiā, nota lāassociazione āAre you Syrious?ā.
Dopo aver denunciato questa situazione alla polizia bosniaca, e grazie allāintervento proprio delle forze dellāordine di Sarajevo, che ha contattato i colleghi croati, il padre di Allsa ha potuto fare domanda di asilo in Croazia, ma ĆØ ancora alla ricerca della figlia (anche se secondo il quotidiano 24Sata, il cittadino siriano avrebbe giĆ lasciato il centro di accoglienza dove si trovava a Zagabria). Sono infatti ormai passati 19 giorni da quando lāuomo ha perso di vista la bambina nei pressi del valico di frontiera di Maljevac. Al momento dellāintervento della polizia croata, Allsa si trovava con una famiglia irachena, che a questo punto potrebbe aver continuato il proprio cammino verso la Slovenia e lāarea Schengen.
La polizia croata ha negato di essere allāorigine della separazione tra il rifugiato siriano e la figlia e, sempre secondo il quotidiano 24Sata, la versione dellāuomo sarebbe inoltre discutibile, dato che nella documentazione in mano alle autoritĆ bosniache – che hanno registrato il passaggio del siriano nellāagosto scorso – non ci sarebbe traccia della bambina. Ad ogni modo la polizia croata assicura che non cāĆØ stato alcun intervento degli agenti a Smoljanac, dove lāuomo sarebbe stato fermato in un negozio e riportato al confine. Va detto però che la polizia croata non potrebbe comunque confermare tale intervento, trattandosi di una violazione del diritto internazionale. Ad ogni profugo o migrante che entra sul territorio croato, anche illegalmente, deve infatti essere data la possibilitĆ di sottoporre una domanda dāasilo.
Nella pratica, invece, i respingimenti al confine (i cosiddetti āpush-backsā) si ripetono ogni giorno alla frontiera croato-bosniaca, al punto che lāAlto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ne ha contati ben 3242 in tutto il 2017 e circa 2500 nel corso di questāanno (dati aggiornati ai primi giorni di settembre). Circa 700 di questi hanno detto di aver subito violenze e furti da parte degli agenti croati.
Lāattivista condannato in Croazia
Il caso della giovane Allsa e di suo padre non ĆØ lāunico fatto di cronaca ad essere stato registrato di recente in relazione al passaggio della cosiddetta ārotta balcanicaā in Croazia. Sempre durante la settimana scorsa, un attivista della giĆ citata Ong āAre you Syrious?ā, Dragan UmiÄeviÄ, ĆØ stato condannato al pagamento di 60mila kune di multa (circa 8mila euro) per aver aiutato alcuni migranti ad attraversare illegalmente la frontiera croata. Secondo il tribunale per i reati minori di Županja (nellāest del paese), il 21 marzo scorso il volontario croato ha aiutato un gruppo di 14 afghani ad attraversare il confine serbo-croato nei pressi di StroÅ”inci. I giudici hanno confermato che UmiÄeviÄ ha āmandato dei segnali luminosi per indicare dove e quando attraversare il confine croatoā. La multa – su cui però pende ora la possibilitĆ di un appello – potrĆ essere saldata in cinque rate e sarĆ considerata estinta al pagamento di 40mila kune (o 5.300 euro circa) entro i prossimi cinque mesi.
Per āAre you Syrious?ā, tuttavia, la condanna di UmiÄeviÄ ĆØ una ritorsione contro il lavoro dellāorganizzazione umanitaria ed in particolare per il caso Madina, la giovane bambina afghana morta nellāinverno scorso al confine serbo-croato e la cui storia ĆØ stata resa pubblica per la prima volta proprio da AYS.
In un comunicato pubblicato su Facebook, lāassociazione croata ha definito āgrottescaā la decisione dei giudici e ha spiegato la propria versione dei fatti. Quattro mesi dopo la morte di Madina, investita da un treno dopo che la polizia croata aveva ordinato alla sua famiglia di seguire i binari in direzione di Belgrado per tornare in Serbia, āla famiglia della piccola Madina ci ha contattato tramite Facebook la notte del 20 marzo 2018ā, spiega lāassociazione. Il gruppo di persone, āin cui cāerano in totale 11 bambini e ragazziā, si trovava nei pressi di StroÅ”inci, al confine serbo-croato. āCi hanno mandato la loro posizione, confermando di essere giĆ in territorio croatoā, assicurano i volontari.
Quello che ĆØ avvenuto in seguito, stando allāassociazione, non ha dunque niente a che vedere con lāattraversamento illegale di un confine. Il volontario Dragan UmiÄeviÄ – āquello che vive più vicino alle localitĆ in questioneā – ĆØ partito alla ricerca di una pattuglia di polizia per segnalare la presenza di una famiglia con minori che desiderava far richiesta di protezione internazionale. āHa fatto soltanto questo: si ĆØ recato alla stazione di polizia vicino al confine e ha trasmesso le informazioni in suo possesso. Non ĆØ mai stato in contatto diretto con la famiglia di Madinaā, prosegue il comunicato di AYS.
Per lāassociazione, dunque, lāaccusa ĆØ legata proprio al lavoro svolto dagli attivisti umanitari da tre anni a questa parte e alla denuncia – fatta più volte dallāOng – delle violenze commesse da parte degli agenti croati, compreso anche il recente caso della giovane Allsa, persa di vista dal padre proprio a causa dellāintervento della polizia croata.
āLāunica, sgradevole, conclusione a cui possiamo arrivare ĆØ che sia stato lo stesso ministero dellāInterno a rendere pubblico questo fatto, per sviare lāattenzione dalle proprie pratiche illegali e per discreditare agli occhi del pubblico il lavoro dei difensori dei diritti umaniā, conclude āAre you Syrious?ā, che comunque promette di fare ricorso contro la condanna e difendere il volontario finchĆ© ogni accusa non sarĆ rimossa.
Tag: Rotta balcanica
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