E' passato un anno dalla riforma del codice penale bulgaro che ha aumentato drasticamente le pene per i consumatori di stupefacenti. Risultati? Controproducenti. Lanciano l'allarme magistrati ed ONG mentre nessun partito politico, alla vigilia delle elezioni, sembra voler ascoltare

21/06/2005 -  Vania Anguelova

La Bulgaria non ha certo preso ad esempio le anime più progressiste e moderne dell'Europa per definire il suo rapporto con alcune grosse questioni della nostra epoca, anzi, sembra proprio il contrario. Un esempio su tutti è la lotta all'uso di sostanze stupefacenti.

Un anno fa veniva riformato il codice penale e fortemente inasprite le sanzioni per chi veniva trovato in possesso di dosi minime ad uso personale. Ora appare ancora più evidentemente che allora che questa legge è stata fatta da persone che poco conoscono la situazione reale e che poco capiscono il problema. L'adozione della nuova legge appare sempre più come frutto non dell'intenzione di risolvere il problema e trovare soluzioni ma piuttosto di cavalcare un'onda populista.

Con la nuova legge ogni persona trovata in possesso di mezza sigaretta di marijuana, una pillola di exctasi o qualsiasi altro tipo di stupefacente, rischia una pena che varia dai 3 ai 15 anni di prigione e una multa dai 10.000 ai 100.000 leva (5.000 e 50.000 €).

Ad oggi gli unici che sono stati "beccati" con una sigaretta di marijuana sono dei teenager mentre non si è verificato un aumento negli arresti di spacciatori arrestati .

Più drammatica è la situazione delle persone dipendenti dalle droghe pesanti: la legislazione attuale non prevede che vi possano essere persone dipendenti per esempio dall'eroina e che hanno bisogno di aiuto e cure specifiche; essi vengono considerati semplicemente delinquenti da chiudere in prigione.

I tribunali, un anno dopo

E' alquanto imbarazzante anche per gli stessi magistrati applicare la legge sulla dose minima. Il Giornale Capital del 5 Maggio dedica un'inchiesta sugli effetti devastanti che la legge ha avuto sulla magistratura e la corruzione nel Paese. La maggior parte dei casi finiti in tribunale riguarda ragazzi dai 16 ai 25 anni, sorpresi con una sigaretta di marijuana, 2gr. di eroina o una pillola di extasi.

Il Giudice Krasimir Shekerdjiev dal Tribunale d'Appello, ex giudice del Tribunale di Sofia afferma: "In questo caso la pena è da 10 a 15 anni di prigione e multa, in caso di rapina con aggressioni la pena è la stessa. Questo è anormale. Il tribunale deve avere una propria coerenza, i magistrati allora cercano di usare qualsiasi possibilità per applicare una pena minore. Quando si tratta di una persona senza precedenti penali - come avviene nel 90% delle persone - alla pena applichiamo la condizionale. Il legislatore ci ha posto però nella posizione di cercare di fare ciò che possiamo per evitare le sanzioni che ha previsto".

Secondo il magistrato il crescente problema con gli stupefacenti può essere risolto solo dando la possibilità alla polizia effettivamente di realizzare delle inchieste, ma purtroppo non ci sono i mezzi per farlo. "Attualmente le forze di polizia sono concentrate sui narco-dipendenti e non sui narco-trafficanti. E' più facile rendere conto dei delitti scoperti " afferma Ivanichka Slavkova, magistrato del Tribunale della circoscrizione di Varna.

Poco importa che siano dei casi insignificanti rispetto al problema del narcotraffico in Bulgaria. I veri casi di trafficanti di stupefacenti sono un caso davvero "esotico" nella pratica giudiziaria di un Paese che è crocevia del traffico di tali prodotti verso l'occidente. L'attuale legge punisce nello stesso modo gli spacciatori e i consumatori e forse per questa particolarità la Bulgaria è l'unico Paese in Europa ad avvalersi di tale stranezza della legislazione. Secondo lo psichiatra e direttore della comunità terapeutica "Fenix", Petar Vasilev, nella lotta contro la dipendenza di stupefacenti esistono due direzioni: diminuire l'offerta o piuttosto la richiesta.

"Per diminuire l'offerta le misure legislative sono necessarie ma non devono essere confuse con quelle che riguardano la richiesta. Per diminuire la richiesta bisogna cercare di promuovere programmi di cura per le persone che ne hanno bisogno invece di penalizzarle" .
Che dice la polizia?
Se c'è un criterio rispetto per valutare il lavoro effettuato dalla polizia senza dubbio è quello del numero di delitti scoperti. Questo criterio diventa molto ambiguo e facilmente manipolabile quando dietro vi è una legge inadeguata su una materia come quella della dose minima. Questa dà enormi possibilità di aggiustamenti delle statistiche.

Inoltre viene a svilupparsi sviluppata una catena di "relazioni economiche" tra la persona arrestata con la dose minima e tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla polizia sino ai vertici, per cercare di abbassare la pena e godere di attenuanti davanti ai giudici. Si è quindi creato, in questo anno, un'ulteriore motivo di corruzione.

La penalizzazione sulla dose minima per tutti i motivi sopraelencati non è, e non può essere, la soluzione al crescente narcotraffico in Bulgaria.

Il problema di base che limita l'efficacia della lotta alla criminalità organizzata nel Paese è la mancanza di collaborazione tra le istituzioni e l'alto tasso di corruzione nelle stesse. La prima crea terreno fertile per pressioni espresse generalmente attraverso la corruzione che comportano spesso il fallimento dell'inchiesta in una delle sue fasi.

Dato che la soluzione dei veri problemi è difficoltosa ed è legata ad un alto rischio politico alla società bulgara vengono sottoposte "politiche punitive" sotto forma della creazione di "nuovi delitti" e un aumento delle sanzioni previste nel codice penale. Il risultato di queste azioni è che viene colpita sempre di più la piccola criminalità. E ciò viene presentato come un successo nella lotta contro la criminalità organizzata.

Sin dall'inizio della promulgazione di questa legge numerose organizzazioni, esperti e critici hanno espresso le proprie perplessità e paure che la norma non fosse capace di affrontare un problema così complesso.

L'avvocato e vicepreside bulgaro del "Comitato di Helsinki" scrive per il Giornale Capital: "Un anno più tardi i tribunali hanno cominciato a dare dei segnali di sconforto, le istituzioni come la polizia e la Procura con piacere usufruiscono del potere conferito loro da questa legge e passano la responsabilità al livello successivo, un compito impossibile e difficile per la magistratura. Per adesso i tribunali sono pronti ad applicare la motivazione di " caso di poca importanza" per prevenire che entrino in prigione ragazzi arrestati con una dose personale, ma se essi vengono fermati un'altra volta con la stessa accusa la possibilità del "caso di poca importanza" viene a mancare. Piano piano diventeremo testimoni di arresti e di applicazione di pene effettive ma non ai narcotrafficanti, come hanno cercato di convincerci un anno fa."

La cosa più sconvolgente è che, nonostante siano aumentati i contestatori di questa legge, includendo avvocati, giudici, diverse ONG e certamente tantissimi giovani, per adesso niente è probabile venga cambiato. Nessuno dei principali partiti ha deciso di prestare attenzione a questo argomento e non è emersa alcuna intenzione di includere la revisione della legge nella propria campagna elettorale: è un problema così complicato e che non assicura nessun consenso. Meglio lasciare che i giovani se la sbrighino da soli ...


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