Il Parco del Pirin è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Ma le autorità bulgare sembrano volerlo tutelare promuovendo speculazione edilizia e turismo di massa.

10/05/2004 -  Vania Anguelova

L'idea di essere europei al pari degli altri è fondamentale per noi bulgari, visto che speriamo di entrare nell'Europa unita. Desideriamo che gli altri ci vedano positivamente, come dire, sempre con i vestiti "nuovi" e sorridenti, mostrando le bellezze del nostro piccolo paese poco conosciuto all'estero. Spesso ci sono discussioni aperte nei mass-media sull'argomento: "Con che cosa possiamo essere noti in Europa?" oppure: "Quale deve essere il nostro biglietto da visita?" (tutto ciò è comprensibile visto che siamo conosciuti per essere poco conosciuti).Beh... penso sarebbe meglio non fare tanto rumore perché potrebbe diventare assordante.

Ogni bulgaro impara fin da bambino che "il nostro paese è bellissimo" e, visto che siamo nel cuore dei Balcani, che "le nostre montagne sono spettacolari", in pratica tutte le cose che abbiamo sono "uniche". Forse è così o ci piace che lo sia, senza che ci dia tanto fastidio.L'imperativo ora però è "essere all'avanguardia" e quindi anche qualche modifica a queste nostre bellezze naturali tanto decantate ma poco protette sembrano benvenute se ci fanno sentire "europei". A proposito: trasformare il parco naturale del Pirin, proclamato patrimonio dell'umanità dall'Unesco e soggetto a numerose tutele nazionali ed internazionali, in località sciistica di massa non disturba nessuno, tranne forse qualche ONG ambientalista ma quelli ... beh, sciare in un parco naturale è decisamente molto... "unico".

Il parco nazionale del Pirin si trova nella parte sud-ovest della Bulgaria, comprende il versante nord del monte Pirin tra i fiumi Struma e Mesta. Ha un'estensione superiore ai 40.000 ettari, è composto da 3 riserve minori: "Bajuvi dupki", "Djindjiriza" e "Julen". Sul territorio del parco ci sono 113 grotte e 186 laghi. Alle altitudini più elevate ci sono 119 piccoli laghi glaciali dei quali flora e fauna non sono ancora state studiate completamente. I laghi glaciali, fondamentali per mantenere l'equilibrio idrico della regione, sono minacciati da un eventuale impaludamento e dal turismo di massa (di cui è chiaro presupposto una seggiovia con alta capacità di trasporto).

Sul territorio del parco esistono 172 specie animali, 114 delle quali sono in via di estinzione, come la tartaruga greca, l'orso bruno, il lupo, la puzzola, la lontra, la capra selvatica, la martora e tanti altri. Tra i volatili i più minacciati di estinzione sono l'aquila, l'astore, il falco, il gufo, il picchio nero. Le specie vegetali sono circa 1083 tra le quali le più caratteristiche sono il pino silvestre bianco (pinus peuce) e il pino silvestre nero (pinus heldreichii). La protezione delle piante silvestri e in particolare del pino bianco e del pino nero sul territorio del parco ha una base giuridica nella legge sulla biodiversità e nell'appendice della Risoluzione del 1996 del Comitato Permanente della Convenzione di Berna. Sorgono dunque spontanei degli interrogativi: a cosa servono la nostra legislazione redatta sul modello europeo e le ratifiche delle diverse convenzioni quando non sono in grado di proteggere efficacemente l'ambiente? Ed è colpevole della mancanza di sensibilità al problema l'inefficacia delle leggi, la nostra incapacità di rispettarle o forse la scarsa lungimiranza dei politici?

Esisteva una piccola vecchia base sciistica nel Parco del Pirin sopra la località Bansko, conosciuta e frequentata esclusivamente da turisti bulgari e poco adatta al turismo di massa. La stessa cittadina di Bansko era famosa nel paese per la sua immagine tipica del sud, l'ottima cucina offerta dalle taverne locali e la musica tradizionale che si suona ovunque. Dopo tantissimi anni di lotta tra investitori ambiziosi, istituzioni e ambientalisti, nel 2002 il Ministero dell'Ambiente e delle Acque ha deciso di infrangere la legge bulgara e consentire la costruzione di un nuovo centro sciistico a Bansko, che finalmente si possa chiamare "serio", "grande" o semplicemente... di massa.
Immediatamente le organizzazioni ambientaliste hanno impugnato gli atti ministeriali ma senza successo. Lo svolgimento dei fatti suggerisce che sia gli investitori che i rappresentanti del governo avevano in qualche modo già deciso che a Bansko il turismo sciistico ci sarebbe stato, e non sarebbe stato limitato dalla legge. La funzione principale del Ministero dell'Ambiente dovrebbe essere quella di proteggere le risorse naturali e non di svenderle. Lo stesso Ministero aveva fornito precisi termini di valutazione sull'effetto che poteva avere un progetto di costruzione di piste di sci sull'ambiente. Erano stati delineati dei parametri che poi al momento della costruzione furono violati gravemente: allargando le piste molto oltre i limiti, disboscando vaste aree di pini secolari protetti, allargando anche gli impianti sciistici. Gli ambientalisti inorriditi facevano appelli, richiedevano sanzioni e l'immediato blocco dei cantieri, ma pare che nessuno volesse sentirli per il semplice fatto che un gruppo di imprenditori di Sofia "Julen AD" aveva deciso di fare affari, ed ha trovato chi, al Ministero, li appoggiava. Le ONG ambientaliste sono divenute improvvisamente "gruppi che lavorano contro la prosperità economica del paese, che assieme alle organizzazioni svizzere e austriache ricevono delle grandi somme di denaro per opporsi ai 'benefattori dell'immagine' e alla prosperità dei cittadini di Bansko".

Uno dei settori da sviluppare, nell'agenda del governo attuale, era senz'altro il turismo. Lo si sta facendo però senza competenze. In due ricerche internazionali sulla zona di Bansko si consiglia agli abitanti della cittadina di non limitarsi a garantire dei posti letto per gli sciatori durante la stagione invernale ma piuttosto di cercare di sviluppare dei servizi più ampi. Gli autori della ricerca sono convinti che Bansko e le zone circostanti possono essere potenzialmente destinazioni turistiche tutto l'anno sfruttando la magnifica natura (non distruggendola), l'acqua minerale e l'eredità culturale e storica di questa regione. E' importante riconoscere che con l'allargamento degli impianti sciistici, fiumi di turisti occidentali affolleranno i grandi alberghi solo per due o tre mesi all'anno. Alla gente del posto rimarranno solo le briciole dal tavolo dei "grandi". Ed in molti si chiederanno allora come occupare il tempo il resto dell'anno; cosa sta succedendo alla loro acqua, perché non c'è più o quando c'è viene tutta insieme; perché si sono rovinate le loro montagne con quegli squarci delle piste da sci.

Essere un ambientalista in un "paese in transizione" appare un'impresa donchisciottesca, soprattutto quando lo stato decide di ignorarti o quando nei tuoi confronti, in certe situazioni, vengono usate minacce, modi sgarbati o peggio violenti. Inutile i ricorsi che gli ambientalisti hanno presentato presso il Tribunale superiore amministrativo, dove vengono esaminati i ricorsi contro gli atti ministeriali. Rimane la paradossale affermazione di un magistrato che ha sostenuto che "non ci sono violazioni se non quelle di convenzioni internazionali alle quali la Bulgaria aderisce", incurante del fatto che queste diventano parte integrante della legislazione interna una volta ratificati.

La paura degli ambientalisti è che la storia del Parco Nazionale di Pirin, patrimonio dell'umanità, possa creare un precedente pericoloso e aprire le porte ad altri progetti di nuovi centri sciistici nelle aree protette del paese. E' si teme che la Bulgaria, così impaziente di essere conosciuta, divenga famosa per aver distrutto le proprie risorse naturali alla ricerca del turismo di massa.


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