Sarajevo - Mike Rowe/flickr

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Una storia complessa e affascinante: quella dell'Islam nei Balcani. Sergio Paini la racconta al grande pubblico, con un saggio che va dalle conquiste ottomane alla minaccia dell'ISIS

16/01/2017 -  Christian Costamagna

La questione dei musulmani nei Balcani, ormai da tempo, è tornata alla ribalta delle cronache, anche in Italia. Si tratta di un tema complesso, che tende ad essere sbrigativamente semplificato dall'isteria allarmistica che accomuna, tout court, l'Islam con il terrorismo oppure, per contrasto, da una eccessiva minimizzazione, al limite della negazione, di un problema effettivamente esistente. Il libro La mezzaluna d'Europa - I musulmani nei Balcani dagli Ottomani fino all'Isis (ELS - La Scuola, Editrice Morcelliana, 2016, pp. 154) di Sergio Paini costituisce una risposta ragionata e meticolosamente informata, a come si è sviluppato l’Islam nei Balcani, dalle origini in epoca medievale sino ai giorni nostri.

L'Islam dei Balcani

Il libro di Paini non è un saggio scientifico rivolto alla comunità degli specialisti, bensì è di carattere divulgativo. Si rivolge dunque a quei lettori curiosi che vorrebbero comprendere meglio, sgombri da pregiudizi, l’evoluzione di un processo religioso, culturale e sociale. Il testo è suddiviso in capitoli che potrebbero essere definiti come schede ragionate, come sintesi minuziose, miniature precise che identificano, in maniera autonoma, vari temi sotto il profilo cronologico e per argomento.

Dopo una parte di carattere introduttivo, nel quale l’autore ci spiega alcuni concetti chiave relativi all’Impero ottomano ed alla sua secolare presenza nella Turchia d’Europa, ci accompagna verso la scoperta dei popoli, coprendo circa mezzo millennio. In prima battuta Paini tratta il tema dei bosgnacchi (musulmani slavi presenti nel territorio dell’odierna Bosnia Erzegovina, oltre che della Serbia e del Montenegro), per poi passare agli albanesi (d’Albania, del Kosovo e della Macedonia), e chiude infine i capitoli di carattere storico con “gli altri musulmani”, ovvero le cosiddette minoranze (dai Gorani ai Rom).

L’autore evita, giustamente, in un lavoro divulgativo, di inserire le note a piè di pagina, ma non rinuncia, al termine di ogni capitolo, di inserire i riferimenti bibliografici. Le fonti di Paini sono in prevalenza testi scientifici, aggiornati, in inglese, ma anche in italiano, francese, tedesco, oltre che in alcune delle principali lingue dei Balcani. L’autorevolezza delle fonti secondarie, non sarebbe stata sufficiente a rendere il saggio di Paini accessibile ai novizi (per quanto rigorosamente strutturato), senza l’ausilio dell’intima conoscenza dei Balcani da parte dell’autore, frutto di anni di studi e viaggi (lo si può evincere anche dalle belle foto scattate dall’autore allegate al testo), e dalla necessaria curiosità fondamentale per ogni forma di conoscenza.

Paini dunque, nei quattro quinti del suo lavoro, sintetizza, senza disdegnare i particolari, una storia secolare di espansione degli Ottomani nella penisola balcanica, di scontri con gli altri imperi (Asburgico, ma anche Russo), degli intrighi di palazzo della Sublime Porta, delle complicità delle élite dei Balcani, delle loro rivalità, delle ribellioni del popolo, delle rivoluzioni, e delle guerre. Sono storie di popoli e di eroi, certo, ma anche storie di imperi transnazionali che hanno soggiogato e manipolato le popolazioni locali, e che hanno incentivato le conversioni religiose, causato lo spostamento forzato di decine o centinaia di migliaia di persone, e fomentato eccidi. Tuttavia, emerge anche una storia parallela di convivenza e di tolleranza tra fedi e culture differenti.

La "minaccia islamista"

Dopo una cavalcata attraverso i secoli nelle forme dell’Islam nei Balcani, nel quinto ed ultimo capitolo, l’autore prende in esame la cosiddetta “minaccia islamista” al di là dell’Adriatico. Com’è giusto che sia in un lavoro sintetico di questo genere, eventi fondamentali della storia contemporanea, quali la Seconda guerra mondiale, oppure il conflitto degli anni ’90 del secolo scorso, sono stati condensati in pochi paragrafi, ma ciò non ha intaccato la chiarezza e l’esaustività dell’autore nel toccare gli aspetti cardinali, seguendo il filo conduttore delle dinamiche che hanno coinvolto le comunità balcaniche di fede islamica.

Probabilmente, la parte più delicata, è proprio l’ultima, perché va a toccare un nervo scoperto che da tempo anima il dibattito nell’opinione pubblica internazionale e anche italiana. Paini adotta uno stile asciutto, contestualizza il fenomeno del proselitismo di gruppi terroristi utilizzando dati e informazioni solide, e arricchisce il testo con fatti tratti dalle cronache recenti, senza sbavare in speculazioni.

La Bosnia Erzegovina occupa una parte considerevole del capitolo finale, dove l’autore spiega come durante il conflitto negli anni ’90 alcune migliaia di combattenti islamici stranieri, sostennero il governo di Sarajevo. Sebbene solo alcune centinaia di loro decisero di rimanere stabilmente nel paese dopo la guerra, ben presto si affiancarono svariate fondazioni e associazioni umanitarie provenienti dai paesi arabi del Golfo Persico, facendo nuovi proseliti, e occupando quello spazio del disagio sociale lasciato vuoto dalle legittime istituzioni.

Paini prosegue citando alcuni dei casi più recenti ed emblematici di terrorismo condotti nei Balcani da parte di estremisti di fede islamica, mette in luce la relazione tra l’Isis ed i Balcani, come ad esempio i messaggi di alcuni bosgnacchi ed albanesi affiliati al Califfato rivolto ai loro connazionali, affinché promuovessero attentati nei propri paesi, e conclude menzionando la rete di arruolamento dell’islamismo radicale, che ha sviluppato i propri nodi e contatti, oltre che nei Balcani e nel Medio Oriente, anche in Italia.

Miti, semplificazioni, realtà complesse

L’autore volge a termine il proprio saggio mettendo in guardia il lettore da facili semplificazioni. Il mito della “dorsale verde”, propagandato sia da coloro che dicono di temerlo, sia da coloro che lo supportano, sarebbe una “forzatura ideologica” perché si scontra con la realtà. Le comunità di fede islamica nei Balcani sono tutt’altro che omogenee ed unite tra loro, per lingua o etnia, fattori di primaria importanza ai quali occorre aggiungere che le forme di Islam radicale sostenute dai paesi arabi, sono molto distanti da quello locale e tradizionale.

Per usare le parole di Paini, “i reclutatori dell’Isis cercano di fare leva sulle frustrazioni dei giovani e sulle promesse tradite dall’Occidente per scatenare un conflitto religioso”, tuttavia “gli anticorpi più forti contro il fanatismo si trovano ancora e prima di tutto lì dove i musulmani sono abituati da secoli a dialogare e convivere con altre fedi”. Le considerazioni finali dell’autore spiccano per il loro realismo, la loro pacatezza (evitando inutili allarmismi ormai più che logori sui rischi della “polveriera balcanica”) e, seppur con semplicità, il loro acume. Tali considerazioni dovrebbero essere anche un monito, un esempio virtuoso, verso gli attori istituzionali, politici e del mondo dei media, che troppo spesso speculano miseramente sulle complessità dei Balcani.

In breve, il saggio di Paini è un testo lucido, preciso, autorevole. La scelta di dedicare la maggior parte del testo a contestualizzare sotto il profilo storico i musulmani balcanici, per giungere alle questioni più controverse del tempo presente, rappresenta indubbiamente un valore aggiunto, perché consente al lettore la possibilità di dotarsi di un’opinione informata su di un tema volgarizzato dai mezzi di comunicazione di massa, ed estremamente lacunoso nei saggi non accademici in lingua italiana. “La mezzaluna d’Europa” è dunque un libro irrinunciabile per il lettore che non voglia accontentarsi di restare sulla superficie delle cronache, o di interpretazioni tendenziose scollate dalla realtà.


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