Cattedrale di Sibiu

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Petizioni, proteste, minacce. Le correnti integraliste della Chiesa ortodossa romena sono in fermento contro le (timide) iniziative ecumeniche dei suoi vertici

08/09/2016 -  Nicolas Trifon

(Pubblicato originariamente da Le Courrier des Balkans il 4 settembre 2016)

Cova lo scandalo in seno alla Chiesa ortodossa romena. Lo affermano i media romeni che analizzano lo stato dell'arte a seguito dell'invio da parte di numerosi ecclesiastici di lettere di protesta rivolte ai loro superiori gerarchici.

La rivolta è partita in numerosi monasteri della regione della Moldavia romena. Qui molti monaci e preti hanno sottoscritto lo scorso 10 agosto una petizione indirizzata a Teofan Savu, arcivescovo di Iaşi e metropolita della Moldavia e della Bucovina. Gli viene chiesto di “dimostrare l'ortodossia della Chiesa ritirando la propria firma dal documento approvato a Creta, abiurando all'ecumenismo e abbandonando il Consiglio mondiale delle Chiese”. Viene infine posto una sorta di ultimatum con gli autori della missiva che affermano che se entro dieci giorni Teofan non adempierà a quanto richiesto il suo nome non verrà più invocato durante le messe domenicali.

Il concilio panortodosso

Il punto di partenza di tanto malcontento è stato il “Grande e santo concilio panortodosso” tenutosi a Creta dal 17 al 26 giugno 2016. La partecipazione al consiglio di una delegazione della Chiesa ortodossa romena e la sottoscrizione dei documenti approvati nel concilio sono stati il detonatore che ha scatenato le virulente reazioni in ambito monastico.

Il principale punto di discordia è stato il documento intitolato “Le relazioni della Chiesa ortodossa con l'insieme del mondo cristiano”. Esisterebbero quindi, ci si indigna nella petizione, “più chiese cristiane delle quali la Chiesa ortodossa sarebbe una alla pari?”

Una posizione simile, ma dai toni più moderati, è stata adottata nel vescovado di Oradea da alcuni ecclesiastici e fedeli della regione di Bihor, in Transilvania, che hanno avviato una raccolta firme per “annullare i decreti eretici emersi dal concilio”. “Vi ritroviamo, ancora una volta, questo linguaggio ecumenico sulla restaurazione dell'unità. Ma la Chiesa non sarà in grado di pregare per l'unità assieme agli eretici. Ci parlano di dialogo. Ma sua Santità, il patriarca ecumenico, non sa forse qual è il dialogo di cui parla il Vangelo? E innanzitutto, non sa forse che il Vangelo non parla di dialogo ma di evangelizzazione ed insegnamento?”, sottolineano i promotori.

Sempre nell'est, nel monastero di Oituz, si è smesso di citare i nomi delle alte gerarchie ecclesiastiche nei canoni della liturgia. “La speranza che la delegazione romena al Sinodo ci aveva dato apportando alcuni emendamenti durante le riunioni è stata annientata dalla firma dei documenti finali che demoliscono la Chiesa di Gesù”, affermano i protestatari dell'arcivescovado di Bacău e Roman.

L'ondata di proteste deriva anche dal fatto che quattro delle quattordici Chiese ortodosse autocefale – quelle di Georgia, Bulgaria, Antiochia e Mosca – hanno rifiutato di partecipare al concilio. All'eccezione del patriarca di Gerusalemme e di quello d'Albania, i capi delle altre chiese presenti si sono arroccati su posizioni molto conservatrici e non hanno mancato di affermare la loro ostilità nei confronti della Chiesa cattolica.

Proprio a questo riguardo, il monaco e teologo ortodosso Petru Pruteanu, sottolinea sul suo blog: “Il fatto che milioni di romeni seguano la liturgia ortodossa nelle chiese cattoliche dell'Italia e 700-800.000 in Spagna non sembra disturbare nessuno ed appare del tutto normale a questi fanatici pronti ad impiccare il primo cattolico che incontrano sulla loro strada”.

All'indomani della pubblicazione della petizione dei protestatari, che possono contare sul sostegno delle chiese che non hanno riconosciuto il sinodo la più potente tra le quali, ovviamente, è quella di Mosca, il metropolita Tofan è stato accolto – all'uscita da messa nel monastero di Văratec, a Neamţ - al grido “Ci fai unire ai satanisti!”.

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La chiesa ed i media

Intanto in Romania il trattamento riservato dai media di massa alla religione è contraddittorio. In apparenza neutrale, spesso complice quando si tratta dei discorsi della Chiesa sui grandi temi che riguardano la società, critico e a volte virulento quando si tratta delle pratiche della Chiesa ortodossa in quanto istituzione. Il detto “Comportati come il curato ti dice di fare, non come si comporta lui” descrive bene quest'ultimo approccio.

Il giorno stesso in cui è scoppiato lo scandalo della petizione il quotidiano Adevărul titolava sui profitti esorbitanti (400.000 euro nel 2015) ottenuti dal patriarcato romeno grazie ai pellegrinaggi. Il disegno sulla copertina avrebbe potuto essere pubblicato da Charlie Hebdo o le Canard enchaîné… Questo tipo di critiche ha assunto un'ampiezza eccezionale negli ultimi anni, nei quali i media hanno garantito una eco rilevante a slogan quali: “Ospedali e non chiese!”.

Al contrario, i media si astengono però da qualsiasi critica quando si tratta di iniziative ecclesiastiche come quella di richiedere una modifica della Costituzione per introdurvi il divieto di matrimoni tra persone dello stesso sesso. O si guardano bene, ad esempio dall'interrogare il silenzio della Chiesa rispetto alla sofferenza dei rifugiati in fuga dal Medio Oriente.


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