Prigionieri politici rinchiusi nel carcere di Sighet, Romania

Furono più di mezzo milione i prigionieri politici durante il regime di Ceauşescu. Molti di loro morirono in carcere. Solo ora si iniziano a perseguire i colpevoli. Ma non è inesorabilmente troppo tardi? Un approfondimento

04/10/2013 -  Mihaela Iordache

A 23 anni dal crollo del regime comunista in Romania si torna a parlare, ricordare e discutere dei crimini commessi nelle prigioni comuniste, nei “lager” di lavoro forzato per la “rieducazione” dei nemici del popolo: tutti coloro i quali la pensavano diversamente, che osavano credere nelle libertà e nei diritti fondamentali dell’uomo e che spesso hanno pagato con la vita questi loro ideali.

Quando la memoria collettiva sembrava non dare più segni d'attenzione nei confronti degli orrori avvenuti durante il regime, ci ha pensato l’Istituto per l’indagine dei Crimini del Comunismo e per la memoria dell’Esilio Romeno (IICCMER) a rinfrescare la memoria dei romeni, annunciando di aver identificato “numerosi fatti con possibili conseguenze di natura penale commessi da 35 impiegati della Direzione Generale dei Penitenziari che hanno ricoperto diverse cariche tra il 1950 e il 1964”.

I boia

Si tratta di chi ha avuto ruoli di comando all'interno del sistema penitenziario, attualmente di un'età compresa tra gli 81 e i 99 anni, e che a seguito dei loro atroci atteggiamenti avrebbero causato il decesso di molti detenuti.

Il 30 luglio scorso l’IICCMER ha notificato un dossier circa l'attività del tenente colonnello Alexandru Visinescu, comandante del carcere di Râmnicu Sărat tra il 1956 e il 1963. E' del 3 settembre poi la notizia che nei suoi confronti è stata avviata un'inchiesta e che è accusato di genocidio e di aver sottoposto i detenuti politici a torture e violenze, privandoli di cibo, assistenza medica e medicinali.

Lo stesso Istituto ha poi sollecitato che si avvii a breve un'inchiesta anche a carico del colonnello Ion Ficior, ex vice-comandante della Colonia di Lavoro di Periprava (delta del Danubio). Tra le accuse indirizzate al colonnello Ficior (85 anni) - ora in pensione e rispettato amministratore di un condominio in un quartiere di Bucarest - anche quella di genocidio.

I due, come molti altri conniventi al vecchio regime, sono rimasti dei privilegiati anche dopo il suo crollo. In un paese dove lo stipendio medio è di circa 175 euro al mese, le loro pensioni superano i 1200 euro al mese.

“Visinescu e Ficior sono i primi tra 35 ex comandanti comunisti che IICCMER ha individuato sino ad ora”, ha dichiarato la portavoce dell'istituto Adriana Niculescu “tutti loro erano ex dipendenti del sistema penitenziario”. E a chi contestava il fatto che ormai si arriva tardi e che anche la maggior parte delle vittime sta morendo (delle vittime di crimini tra gli anni '50 e '60 ve ne erano ancora in vita 40.000 nel 1989 e solo 3500 attualmente) la Niculescu ha ribadito che non “è mai troppo tardi”, e che si tratta di una questione di principio, attraverso la quale deve guarire un'intera società.

Disattenzione

Tutto questo è stato possibile ovviamente grazie alla “disattenzione” di tutti i governi che si sono succeduti da allora. Certo, la coppia Ceauşescu è stata fucilata, ma il vecchio apparato è rimasto nei gangli dello stato e molti ex membri della Securitate hanno continuato a fare carriera passando in modo disinvolto dal Patto di Varsavia all'Alleanza atlantica.

La memoria collettiva in Romania è particolarmente corta. Poco si parla del passato regime, poco si parla dei giorni della rivoluzione, per nulla chiariti nella loro dinamica. E' facilmente comprensibile il perché di questa mancata volontà politica: in questi ultimi 23 anni, nei partiti democratici romeni, ci sono riciclati in modo camaleontico vecchi esponenti comunisti. E una mano lava l’altra.

I servizi e la stampa

La struttura che più rappresenta la continuità con il passato regime è quella dei servizi segreti. Che in Romania non si toccano. Nell'epoca Ceauşescu le reti di informatori partivano dai bambini delle scuole. Molti degli informatori di allora sono ora prosperi uomini di affari, oppure occupano alti livelli nelle istituzioni o sono giornalisti.

Spesso accade di avere l'impressione che fazioni degli attuali servizi si contrappongano tra loro proprio utilizzando la stampa. E per i giornalisti risulta sempre più difficile fare il proprio lavoro, costretti a seguire i giochi dei loro padroni, ampiamente ancorati alla politica. No, la libertà di espressione non è scomparsa in Romania. Piuttosto si è trasformata in una strana libertà che spesso, omissione su omissione, s'avvicina alla censura e all’autocensura.

Certo, si può dire di tutto, ma non contro tutti: molto meglio contro i nemici dei propri padroni. Si sono ridotti a questo quei giornalisti entusiasti degli anni '90, per i quali l'informazione corretta era il principale criterio da seguire nel proprio mestiere...

Scheletri nell'armadio

Tornando agli “scheletri nell’armadio” che stanno riemergendo in queste settimane a Periprava solo ora (ma perché proprio ora?) è stata scoperta una fosse comune dove sarebbero stati sepolti alcuni dei detenuti politici deceduti nella colonia di lavoro forzato.”Ci sono alcuni scheletri e abbiamo tutti gli indizi per pensare appartengano a ex detenuti della Colonia di Lavoro di Periprava”, ha dichiarato Andrei Muraru, presidente dell’IICCMER.

“L'istituto ha identificato oltre 50 sopravvissuti della colonia penale e ha già raccolto 21 testimonianze. La maggior parte dei decessi ha riguardato detenuti tra i 50 e i 59 anni. Difficilmente regge quindi la dichiarazione di Ion Ficior che, negando qualsiasi coinvolgimento, afferma che i detenuti in questione sarebbero morti di vecchiaia”, ha dichiarato Muraru alla stampa rumena.

Anch'io detenuto

Un noto attore romeno, Mitica Popescu, ha dichiarato a Gandul.info che anche lui venne condannato a tre anni di prigione per il “semplice” motivo di non aver denunciato alcuni suoi amici che durante una festa avevano manifestato il desiderio di fuggire in America, nel lontano 1958.

Popescu ha dichiarato di essere sopravvissuto solo perché giovane e in buona salute. E ricorda la fame micidiale: “Mangiavi meglio durante il sonno”.

I detenuti politici, se sopravvivevano al carcere, una volta fuori dalla prigione non avevano molte “opportunità”. Continuava la pressione psicologica e fisica e venivano del tutto marginalizzati.

Risarcimenti

Intanto il governo ha deciso che chi viene condannato in via definitiva per crimini commessi tra il 1945 e il 1989 dovrà risarcire le vittime, rinunciando per un periodo massimo di 5 anni al 25-70% della propria pensione.

"In ogni caso questo provvedimento non rappresenta alcun risarcimento morale nei nostri confronti" ha dichiarato a SETimes Octav Bjoza, presidente dell'associazione degli ex detenuti politici "ma ha piuttosto un ruolo educativo per le giovani generazioni che iniziano a sentir parlare di ciò che è stato tenuto nascosto loro per molto tempo".

Ai microfoni di Radio France International (RFI), sezione romena, lo storico Marius Oprea dell’Istituto per l’indagine dei Crimini del Comunismo ha affermato che riterrebbe più corretta l’eliminazione delle pensioni speciali a chi apparteneva al sistema oppressivo piuttosto che una loro semplice diminuzione pro-tempore.

Nel periodo del regime comunista si stima siano stati 600mila i romeni incarcerati per motivi politici. Pochi di loro sono ormai ancora in vita. E' solo nel 2006 (a 16 anni dalla caduta del comunismo), sotto la presidenza di Traian Băsescu, che è arrivata una condanna istituzionale ufficiale dei crimini commessi durante il comunismo.


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