Lavoratori, damon jah/flickr

Tra i lavoratori extra Ue, gli albanesi rappresentano la comunità al primo posto. Risultano integrati nel mercato del lavoro italiano ma esistono anche chiaroscuri: su tutti tasso di disoccupazione femminile e infortuni sul lavoro. Un'analisi

29/10/2018 -  Rando Devole

Come sono inseriti nel mercato del lavoro italiano i circa 442 mila soggiornanti albanesi in Italia? La risposta viene data dall’ottavo rapporto annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” a cura della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, pubblicato nel mese di luglio 2018.

Gli albanesi residenti in Italia continuano ad essere una delle collettività più importanti e ad occupare il secondo posto dopo i rumeni. Tuttavia, la loro presenza è in calo (-4,1%), principalmente a causa delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che vengono sottratte dal numero complessivo.

Innanzitutto bisogna dire che gli ingressi dall’Albania non si sono fermati. Al di là delle rappresentazioni mediatiche, i dati ufficiali affermano che durante il 2016 sono entrati in Italia 17.517 cittadini albanesi, ossia 7,7% del totale. Gli albanesi occupano il secondo posto dopo i nigeriani nella graduatoria dei nuovi ingressi.

Tassi di occupazione e disoccupazione

In generale i permessi di soggiorno per motivi familiari sono molto più numerosi di quelli per lavoro e tra le varie comunità di migranti ci sono differenze rilevanti. Sempre secondo il Rapporto, i motivi familiari appaiono preponderanti per alcune cittadinanze tra cui quella albanese. Durante il 2016 solo 7,2% degli albanesi sono entrati in Italia per motivi di lavoro; il 68,9% sono arrivati per motivi familiari e il resto (23,9%) per altri motivi.

Gran parte dei cittadini stranieri può vantare una buona partecipazione al lavoro. I tassi di occupazione sono elevati per molti gruppi come i filippini, cinesi, peruviani, moldavi, ecc. Gli albanesi non hanno un tasso di occupazione altissimo (53,8%), mentre soffrono di un elevato tasso di disoccupazione (17,5%). Bisogna sottolineare che la situazione delle donne albanesi per quanto riguarda il lavoro è ben più problematica: hanno un tasso di occupazione del 36,6% e di disoccupazione del 24%.

Le differenze tra le varie comunità si notano anche in merito alla dimensione familiare, dove le caratteristiche socio-culturali del paese di provenienza hanno un loro peso. A differenza delle famiglie provenienti dall’Ucraina, dove il 70% appartiene alla tipologia “persone sole”, quella albanese ne ha solo il 18,8%. La famiglia albanese si concentra per lo più nella categoria “coppia con figli” 61,1%, poi c’è “monogenitore” 4%, “coppia senza figli” 7,6% e “altro” 8,5%. È evidente che la tipologia “coppia con figli” costituisce per gli albanesi la principale forma di aggregazione.

Mercato dinamico

Per gli albanesi, dal punto di vista del mercato del lavoro, l’anno 2017 appare abbastanza dinamico. Infatti, per rapporti di lavoro attivati occupano il primo posto con 167.478 unità. La struttura della domanda di lavoro per singola cittadinanza evidenzia una presenza articolata dei cittadini albanesi nei vari settori: tra gli extracomunitari sono 29,1% in agricoltura, 43,4% nei servizi e 16,0% nelle costruzioni. La maggior parte dei rapporti di lavoro degli albanesi sono stati attivati nelle seguenti città: Milano, Roma, Firenze, Rimini e Genova.

Gli albanesi continuano a caratterizzarsi da una buona distribuzione sul territorio nazionale, mentre altre collettività non sono presenti in tutti i sistemi comunali del paese, ma sono più localizzati. È curioso il fatto, probabilmente dovuto alla complessità della richiesta di manodopera, che oltre ai grandi centri urbani, si assumano molti albanesi a Rutigliano, Faenza, Polignano a Mare e Conversano, quindi in comuni piuttosto modesti per popolazione. Presumibilmente tale fenomeno dipende dalle reti etniche create nel tempo, così come il fatto che il flusso di contrattualizzazioni per gli albanesi nella città di Roma “si addensa nelle zone sud-orientali di Tor Sapienza, Torre Angela, Romanina e, all’opposto geografico, nell’area sud-occidentale di Ponte Galeria-La Pisana”.

Lavoratori extra UE, 8,5% del totale

Alla fine del 2017 il numero di lavoratori con cittadinanza extracomunitaria era pari a 1.301.204 (8,5% del totale dei lavoratori), comunque in aumento in rapporto con l’anno precedente. I lavoratori albanesi occupano in questo quadro il primo posto (15,2%), seguiti da cinesi e marocchini.

E per quanto concerne i contratti di lavoro? Complessivamente, nell’arco di un anno si osserva una diminuzione dei lavoratori extracomunitari dipendenti a tempo indeterminato. I lavoratori albanesi a tempo indeterminato seguono quelli cinesi con 14,8%, su un totale di 887.447 unità. I lavoratori extracomunitari a tempo determinato, invece, sono complessivamente 368.648, di cui il 15,7% sono albanesi, seguiti da marocchini, bengalesi, moldavi, ecc.

I lavoratori stagionali presentano una situazione particolare e interessante. Nel 2017 i lavoratori dipendenti stagionali extracomunitari erano 45.109, in aumento in confronto con l’anno precedente. La maggior parte proviene dall’Albania (19,8%), con una prevalenza delle donne.

Sembra sorprendente, ma gli albanesi sono ben presenti anche nel settore agricolo, occupando con una piccola differenza il terzo posto (17,4%) dopo marocchini e indiani.

La carica degli artigiani albanesi

Nel 2017 lavoravano 128.429 artigiani extracomunitari e gli albanesi erano la comunità maggiormente presente tra gli artigiani (25,1%), seguiti dai cinesi (14,9%), dai marocchini (10,5%), dagli egiziani (8,7%) e dai tunisini (6,3%). Tali percentuali non subiscono variazioni di rilievo rispetto agli anni precedenti

Sebbene particolare come categoria, la presenza degli albanesi nel lavoro parasubordinato è indicativa. Questa tipologia di lavoro si distingue per avere caratteristiche in parte vicine al lavoro dipendente e in parte a quello autonomo. La media annua negli ultimi anni dei lavoratori parasubordinati con cittadinanza extracomunitaria è di circa 15.000 e gli albanesi occupano il primo (13,8%).

Il Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” conta 31.773 titolari albanesi di imprese di cui 28.302 sono uomini e 3.471 donne. Su un totale di 293.568 imprenditori extracomunitari gli albanesi occupano un posto rilevante, ma rimane la presenza ridotta delle donne, seppure in aumento in confronto con gli anni precedenti.

Grafico presenza artigiani extra UE

I dati sull'assistenza

Altri dati interessanti arrivano dal fronte dell’assistenza per il 2017. Nell’ambito della Cassa Integrazione Guadagni - integrazione salariale di tutela e sostegno ai lavoratori a causa della sospensione o riduzione dell’attività produttiva – gli albanesi sono al primo posto.

L’indennità di mobilità (prestazione di sostegno al reddito sostitutiva della retribuzione che favorisce il reinserimento nel mondo del lavoro) è stata abolita dal 1° gennaio 2017, ma secondo gli ultimi dati disponibili i lavoratori extracomunitari che hanno usufruito di indennità di mobilità sono pari a 6.084 (4,2% del totale). Tra questi 19,9% sono marocchini, seguiti dagli albanesi con 13,9%.

Uno dei trattamenti di disoccupazione è NASpI (la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) un'indennità mensile di disoccupazione che ha sostituito ASpI e Mini ASpI. Tra queste tre prestazioni si calcolano 330.652 di cittadinanza extracomunitaria, il 13,4% del totale. Gli albanesi sono al secondo posto, con una componente maschile maggioritaria.

Com’è noto, per i lavoratori in agricoltura c’è l’indennità di disoccupazione agricola, una prestazione particolare con dei requisiti ben precisi. Per l’anno 2016 i cittadini extracomunitari beneficiari di disoccupazione agricola sono stati 79.856, il 14,9% della totalità dei beneficiari. Tra questi gli indiani, gli albanesi e i marocchini, costituiscono insieme il 60,2% del totale delle disoccupazioni agricole.

Il dramma degli infortuni sul lavoro

Infortuni sul lavoro albanesi in Italia

Importanti e per certi versi drammatici i dati sugli infortuni. Nel 2016 hanno denunciato un infortunio sul lavoro 8.988 albanesi, di cui 7.005 uomini e 1.983 donne. Di questi hanno avuto un esito mortale 23 albanesi (di cui 3 donne). Il totale degli infortuni è stato di 641.544.

Poi ci sono i dati delle pensioni: tra quelle di invalidità, vecchiaia e superstiti gli albanesi occupano il quarto posto con 4.042 beneficiari dopo ucraini, marocchini e filippini. Alla fine del 2017 risulta che l’INPS ha erogato a cittadini extracomunitari 70.746 pensioni assistenziali, pari all’1,8% del totale. Le prestazioni assistenziali più numerose si riferiscono ai cittadini dell’Albania (18.829). Tra le prestazioni assistenziali prevalgono pensioni e assegni sociali.

Infine gli assegni per il nucleo familiare, che è un sostegno economico erogato per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei titolari delle pensioni. Nell’anno 2017 i lavoratori dipendenti extracomunitari beneficiari di assegni al nucleo familiare sono 337.423, pari al 12,0% del totale. I beneficiari albanesi sono i primi con 19,0% di tutti gli assegni erogati agli extracomunitari.

Il quadro che viene fuori sulla presenza degli albanesi nel mercato del lavoro in Italia è complesso e articolato. Non mancano ovviamente chiaroscuri. Da una parte si evidenzia in generale la rilevanza dei cittadini stranieri nel sistema occupazionale italiano, dall’altra l’importanza della componente albanese all’interno del mercato del lavoro. In un anno crescono i nuovi ingressi dei cittadini albanesi, sia per motivi di lavoro, sia per motivi familiari. Il tasso di occupazione e di disoccupazione risultano preoccupanti, in particolare per le donne, ma in confronto con l’anno precedente il primo aumenta e il secondo diminuisce.

Un leggero miglioramento anche per le assunzioni registrate, mentre altri dati sono in linea con l’anno precedente. Le problematiche non mancano, il che è dimostrato indirettamente anche dai dati che riguardano le prestazioni a sostegno del reddito. La situazione degli infortuni è davvero allarmante. Altre problematiche non emergono naturalmente, ad esempio sul versante dei diritti e delle tutele dei lavoratori, oppure della qualità e della dignità del lavoro, ma che fanno parte del lavoro e della vita delle persone. Tuttavia, complessivamente i dati e le statistiche dimostrano che la collettività albanese, una delle più importanti in Italia, è complessivamente integrata nel mercato del lavoro.

 

 
Questo articolo è pubblicato in associazione con
e distribuito con licenza (CC BY-SA 4.0)

Quest’anno OBCT festeggia 20 anni. Aiutaci a continuare il nostro cammino, rimani vicino alla nostra comunità di cui fanno parte corrispondenti, attivisti della società civile, ricercatori universitari, studenti, viaggiatori, curiosi e tutti i nostri lettori. Abbonati a OBCT!

I commenti, nel limite del possibile, vengono vagliati dal nostro staff prima di essere resi pubblici. Il tempo necessario per questa operazione può essere variabile. Vai alla nostra policy

blog comments powered by