Irina Vlakh

Irina Vlakh

Con una campagna elettorale influenzata dallo scontro tra Russia e Occidente e dalla crisi in Ucraina, lo scorso 22 marzo si sono concluse le elezioni in Găgăuzia. Come da pronostico la poltrona di governatore della regione autonoma è andata alla candidata filorussa Irina Vlakh

27/03/2015 -  Danilo Elia

Il 22 marzo scorso si è votato per l’elezione del bashkan, il governatore della regione autonoma della Găgăuzia, in Moldavia. Contrariamente alle previsioni, non ci sarà un secondo turno. La candidata indipendente appoggiata dal partito Socialista, Psrm, Irina Vlakh, ha infatti ottenuto il 51,11% dei voti. Quello che invece non ha tradito le aspettative è stato l’esito complessivo delle elezioni, frutto di una campagna elettorale fortemente influenzata dallo scontro tra la Russia e l’Occidente e dall’esito disastroso che ha avuto in Ucraina. Nella piccola regione autonoma, il rafforzamento dei legami con la Russia è diventato un argomento imprescindibile dal dibattito politico. Con delle premesse così, era quasi scontato che il candidato che avesse ottenuto il benestare da Mosca, avrebbe vinto. E così è stato.

Tutti per la Russia

Irina Vlakh, ex membro del parlamento moldavo in forza del partito Comunista, poi passata al partito Socialista insieme allo scissionista Igor Dodon, è stata la più abile a cavalcare l’onda filorussa. Ha tappezzato la piccola regione autonoma di manifesti con una sua gigantografia mentre stringe la mano a Irina Matvienko, presidente del consiglio federale, la camera alta del parlamento russo. Accanto alle due donne c’era una grande scritta, “La Russia è con noi”. Nei giorni precedenti aveva anche incontrato il presidente della Duma, la camera bassa del parlamento russo, Sergey Naryshkin. E infine una serie di membri della Duma e personaggi dello sport avevano viaggiato fino a Comrat per sostenere pubblicamente la sua corsa alla carica.

La sua campagna elettorale è stata tutta incentrata sul rafforzamento dei legami con Mosca, l’aumento degli scambi commerciali e l’istituzione di accordi economici con la Russia. Ai suoi comizi, le bandiere russe accompagnavano quelle della Găgăuzia e lei stessa ama spesso apparire in pubblico indossando un foulard con il tricolore russo. Il placet di Mosca è bastato a far schizzare la “candidata del Cremlino” nei sondaggi e, poi, nei risultati finali delle elezioni.

Ma Vlakh non è stata l’unica a cercare l’appoggio di Mosca. Quasi tutti i candidati hanno più o meno sbandierato l’affinità dei propri programmi alla spinta filorussa, e persino il principale rivale di Vlakh, Nicolai Dudoglo, il candidato indipendente appoggiato dal filoeuropeo partito Democratico arrivato secondo con il 19% dei voti, ha dovuto mettere tra gli obiettivi del proprio programma “il rafforzamento dell’amicizia, della cooperazione e dei legami economici e culturali con la Russia”.

A questo si deve aggiungere il forte sentimento antieuropeo diffuso tra l’elettorato găgăuzo, che ha fatto sì che tutti i candidati si presentassero come indipendenti, quasi a voler rimarcare la distanza con i partiti che al governo nazionale hanno impartito la rotta della Moldavia verso l’Europa.

Lontano dall’Europa

Si potrebbe dire che i candidati alla carica di bashkan non avessero altra scelta. Lo scorso anno infatti, a febbraio, la Găgăuzia aveva votato per l’indipendenza dalla Moldavia in un referendum subito dichiarato illegale da Chişinău.  Il voto aveva poi avuto per tale ragione un valore meramente consultivo, ma non per questo meno importante. I găgăuzi erano andati alle urne manifestando la propria volontà con percentuali bulgare, si sarebbe detto una volta, ma che oggi ricordano più la Crimea. Il 98,4% aveva votato in favore di più stretti rapporti con la Russia, il 97,2% contro l’integrazione con l’Europa e il 98,9% in favore di una futura indipendenza. L’affluenza era stata altissima, oltre il 70%.

La Găgăuzia voleva seguire l’esempio della Transnistria, altra regione della Moldavia, già repubblica indipendente de facto. Gli eventi che hanno sconvolto l’Ucraina nei mesi a seguire, fino all’occupazione e poi annessione della Crimea da parte della Russia e alla guerra nell’est del Paese – con il forte coinvolgimento di Mosca – hanno fatto il resto.

I tasselli di un avvicinamento a Mosca – in direzione diametralmente opposta a quella presa dalla Moldavia che ha siglato l’Accordo di associazione con l’Unione europea – si sono poi susseguiti a intervalli regolari. Ad aprile, il bashkan uscente Mikhail Formuzal, al suo secondo mandato, aveva scritto direttamente al presidente russo Vladimir Putin chiedendo procedure semplificate per dare ai găgăuzi che lavorano in Russia la cittadinanza. “La loro conoscenza della lingua e della cultura russa e la comune fede ortodossa gli consente di integrarsi facilmente nella società russa”, aveva scritto. Successivamente, lo stesso Formuzal aveva chiesto a Mosca di aprire un consolato a Comrat. Era chiaro che chiunque fosse stato il suo successore, non avrebbe potuto essere da meno.

Piccole attenzioni

D’altro canto, le attenzioni della Russia verso questa piccola terra un po’ dimenticate sembrano aver avuto nuovo impeto nell’ultimo anno, proprio in coincidenza con l’acuirsi della crisi lungo la faglia est-ovest. Il ministro degli Esteri Russo, Sergej Lavrov, a margine di una conferenza stampa con il suo omologo del Gabon, aveva detto che la firma dell’Accordo di associazione da parte della Moldavia comportava che la Russia curasse “i propri interessi in alcune aree del Paese, per esempio, in Găgăuzia”.

L’appoggio diretto a Vlakh di diverse cariche dello stato russe ha fatto parlare di una chiara intenzione di Mosca di influenzare la politica interna moldava. Né sarebbe la prima volta, visti i precedenti, anche nelle ultime elezioni parlamentari e proprio in riferimento al partito Socialista della neo governatrice.

Immancabilmente, una nota del ministero degli Esteri russo ha commentato l’elezione di Irina Vlakh. “Il risultato del voto in Găgăuzia”, si legge nel comunicato, “dimostra che una larga parte della popolazione guarda con favore allo sviluppo delle tradizionali relazioni con la Russia. Questo getta le basi per un futuro incremento dei legami economici, sociali e culturali che uniscono la regione alla Russia”.

Qualcuno in queste parole non ha visto altro che la conferma dell’intenzione russa di creare una nuova enclave in territorio moldavo e assicurarsi un ulteriore leverage per condizionare la politica di Chişinău.

La Găgăuzia si trova nel sud della Moldavia, a due passi dal confine ucraino, in una parte di quella che era l’antica Bessarabia. È contraddistinta da una variegata composizione etnica, con una spiccata maggioranza turcofona. Circa l'82%, dei suoi abitanti sono găgăuzi, seguiti da minoranze di bulgari, russi, moldavi e ucraini. In tutto 150mila anime sparse su un territorio di nemmeno 2mila chilometri quadrati, per di più frammentato in diverse exclavi prevalentemente rurali.

Dopo essere stata un bastione del Partito comunista moldavo, negli ultimi anni la Găgăuzia è stata teatro di un’aspra lotta politica con la capitale Chişinău, che la sta portando sempre più sulla strada dell’indipendenza.


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