Ivo Andric presso il Ponte sulla Drina, a Visegrad, Bosnia Erzegovina

A partire dall'analisi di tre celebri romanzi di Andric, Crnjanski e Roth un'indagine sul nazionalismo nei Balcani. Una tesi di laurea. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

15/12/2015 -  Enrico Milazzo

Le idee, le identità, i sentimenti e le tradizioni proprie dei popoli dell’Europa centro orientale, e più precisamente dell’area balcanica, sono poste al centro di questa tesi, che si propone di individuare, attraverso un approccio metodologico che pone le sue basi nell’analisi della narrazione della storia, la coscienza storica di determinate epoche storiche.

Nel lavoro svolto vengono considerati tre romanzi di altrettanti autori. Appoggiarsi a dei romanzi, piuttosto che ad una storiografia, per ricostruire, o decostruire, una storia del nazionalismo nei Balcani, significa aver fatto proprie le considerazioni del filosofo Hayden White, che in ‘Metahistory: The Historical Immagination of The Nineteenth Century’, ci offre una interpretazione della storiografia dell’ottocento assegnando importanza proprio alla funzione della narrazione. Le conclusioni a cui egli arriva è che la storia è narrata in un modo preciso, e dunque indirizzata in una maniera volutamente determinata e scelta.

Per ragioni che si incrociano a quelle individuate da storici del calibro di Benedict Anderson e Eric J. Hobsbawm si può afferrare che dopo la rivoluzione francese, la storia e le ragioni della costruzione dello stato-Nazione, e delle identità nazionali possono essere scomponibili solo attraverso una considerazione di quegli aspetti più umani, poetici e meno strumentalizzabili. Tali caratteristiche sono proprie dei romanzi di Ivo Andric, ‘Il ponte sulla Drina’, di Milos Crnjanski ‘Migrazioni I’, e di Joseph Roth, ‘La marcia di Radetzky’.

Attraverso l’analisi della narrazione che questi autori ci offrono, è possibile riscontrare le differenze storiche tra ciò che è stato narrato dalla storiografia realista dell’ottocento, ossia la comprensione che noi ne possiamo ufficialmente ottenere, e quelli che erano le reali necessità identitarie dell’epoca, ovvero come la modernizzazione abbia stravolto non solo le modalità con le quali i popoli formavano la memoria comune, ma anche i fini di tali costruzioni identitarie.

Se i programmi nazionali dei popoli balcanici nacquero da una precisa modalità di comprensione della storia, e dall’unione di tale approccio con il principio di nazionalità, capiamo allora come lo storicismo rafforzò gli impulsi per la formazione delle identità nazionali, ovvero attraverso il ricorso a miti originari alla loro sottomissione alle pretese di legittimità delle nazioni, e dunque a un preciso utilizzo della memoria comune, il quale si avvicinò alla mistificazione.

I romanzi ci offrono dunque una chiave di lettura molto utile, ma sono oggetto di analisi solo nel secondo capitolo della tesi, poiché il primo capitolo è una necessaria considerazione dell’opera di H. White e più in generale del valore, da egli sottolineato, della narrazione storica, e delle sue inevitabili implicazioni ideologiche. Nel secondo capitolo si affronta il nazionalismo dal punto di vista della scuola storica degli anni ‘80 del novecento, dove i sopracitati B. Anderson e E.J. Hobsbawm mostrano i caratteri costruiti e funzionali dello stato-Nazione e del nazionalismo.

Solo a questo punto ‘Il ponte sulla Drina’ ci mostra un’umanità che a detta dei nazionalismi non è mai esistita, ovvero quella della secolare solidarietà tra popoli diversi nella Bosnia ottomana. ‘Migrazioni’ ci illumina sulle ironie e sulla melancholia scatenata da irrefrenabili e irrazionali istinti nazionali di Vuk Isakovic, e della sua stirpe della Vojvodina, nel groviglio di guerre seicentesche. Infine la ‘Marcia di Radetzky’ ci porta a comprendere non solo le modalità di quel cambiamento che si completò con la prima guerra mondiale, e con il crollo dell’Impero asburgico, ma anche ciò che si lasciava indietro, nella storia, e nel passato, ovvero quella fede propria dei popoli, e una pretesa identitaria, che prendeva forma in miti diversi da quelli che oggi noi conosciamo. Tutto ciò lasciava spazio all’esplosione dei nazionalismi.


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