Le Bocche di Cattaro (foto OBCT)

Le Bocche di Cattaro (foto OBCT)

Un'inchiesta svolta dal Balkan Investigative Reporting Network (BIRN) e dal Centro per il giornalismo investigativo del Montenegro (CIN-CG) mette in luce i danni ambientali delle navi da crociera sul fragile ecosistema della baia di Kotor

03/04/2019 -  Matija Otašević

(Originariamente pubblicato dai portali investigativi CIN-CG e BIRN, il 20 marzo 2019)

“Rimpiango Kotor di cinque, dieci o vent’anni fa. Nelle sere di fine autunno passeggiavo per la città vecchia dove a quell’ora non c’era quasi nessuno, tranne i camerieri eleganti nei ristoranti vuoti, che nel frattempo sono diventati ristoranti di lusso”.

Così Dušan Varda, regista e presidente del consiglio di amministrazione del Centro mediterraneo di monitoraggio ambientale (MedCEM) di Bar, descrive la città di Kotor (Cattaro) dove, stando alle sue parole, ormai tutto sembra essere subordinato al turismo delle crociere.

Kotor è la terza destinazione crocieristica del Mediterraneo, dopo Venezia e Dubrovnik. I proventi derivanti dal traffico delle crociere rappresentano una fetta cospicua del totale delle entrate del comune. Non ci sono dati precisi ma, stando alle stime dell’Ufficio turistico di Kotor, i turisti che arrivano in città sulle grandi navi da crociera spendono mediamente 40 euro a testa al giorno.

L’amministrazione comunale sembra essere interessata solo al profitto, continuando a ignorare l’altra faccia della medaglia, ovvero l’impatto delle navi da crociera sul fragile ecosistema della baia di Kotor. È quanto emerge da un’inchiesta realizzata dal Balkan Investigative Reporting Network (BIRN) e il Centro per il giornalismo investigativo del Montenegro (CIN-CG).

Gli esperti e attivisti per la difesa dell’ambiente, intervistati da BIRN e CIN-CG, ritengono che le autorità montenegrine dovrebbero procedere al più presto all’elaborazione di studi di impatto ambientale delle navi da crociera e regolamentare ulteriormente la circolazione delle navi nelle Bocche di Cattaro – compresa l’individuazione di aree in cui vietare l’ancoraggio e la sosta delle navi – al fine di proteggere l’ecosistema marino.

Secondo gli esperti, in determinate aree della baia di Kotor dovrebbe essere rigorosamente vietata qualsiasi attività umana.

I paesi sviluppati – come spiega Dušan Varda – da molto tempo ormai si sono resi conto degli effetti negativi del turismo crocieristico, per cui le grandi navi sono vietate in quasi tutte le aree marine protette .

“La prima cosa da fare sarebbe limitare l’accesso delle grandi navi nella baia di Kotor. Lo hanno fatto a Dubrovnik, e penso che sarebbe opportuno introdurre questa misura anche a Kotor”, spiega Varda, aggiungendo: “Non c’è bisogno di aspettare che le risorse naturali vengano completamente distrutte per rendersi conto della necessità di introdurre certi limiti. Il problema è che in Montenegro le attività turistiche si sviluppano perlopiù in modo incontrollato”.

Il traffico delle crociere esercita un’enorme pressione sulla baia di Kotor

Negli ultimi cinque anni circa 2000 grandi navi sono transitate per Kotor, con oltre 2 milioni di crocieristi che si sono riversati in città. Mentre a livello globale il turismo crocieristico rappresenta una quota pari a circa il 2% del totale del settore turistico – come evidenziato da uno studio realizzato nel 2014 da Hrvoje Carić e Peter Mackelworth, intitolato “Impatti ambientali del turismo crocieristico – Uno sguardo all’Adriatico” – , i dati dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente del Montenegro dimostrano che la quota di turismo crocieristico sul totale della domanda turistica nel paese è salita dal 4% nel 2007 al 29% nel 2016.

Come confermato dall’Istituto di biologia marina di Kotor, l’impatto del turismo crocieristico sulla flora e sulla fauna delle Bocche di Cattaro finora non è stato adeguatamente analizzato. Stando alle parole di Vesna Mačić, collaboratrice scientifica dell’istituto, “il monitoraggio effettuato dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente non è sufficiente”.

Alla domanda dei giornalisti di BIRN e CIN-CG se abbiano effettuato un’analisi delle pressioni esercitate dal turismo, soprattutto quello crocieristico, sulla biodiversità della baia di Kotor, dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente hanno risposto che “è stata constatata l’esistenza di potenziali pressioni, ma non è stata effettuata alcuna analisi dettagliata”.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente ha affrontato il tema dei potenziali effetti negativi dell’attività turistica sull’ambiente marino nella Relazione sullo stato dell'ambiente del 2016, limitandosi però ad affermare che “le potenziali fonti di inquinamento marino sono le acque reflue, i rifiuti solidi, gli inquinanti atmosferici e il rumore”. Secondo questo studio, la principale minaccia per l’ecosistema della baia di Kotor è rappresentata dai potenziali “disastri navali, che possono avere conseguenze di ampia portata, tenendo conto della grande quantità di carburante presente su queste navi”.

La baia di Kotor è sottoposta a pressioni particolarmente forti quando ci sono più navi da crociera attraccate contemporaneamente. Stando ai dati dell’Autorità portuale di Kotor, in più occasioni ben tre navi sono state attraccate contemporaneamente nella baia, rimanendovi circa 12 ore.

Un rapporto sullo stato della biodiversità nella baia di Kotor, realizzato nel 2014 dal ministero per lo Sviluppo sostenibile e il Turismo in collaborazione con il Centro di attività regionale per le aree specialmente protette (RAC-SPA), potrebbe essere un buon punto di partenza per affrontare la questione dell’impatto delle navi da crociera sull’ecosistema marino di questa piccola baia.

Nel rapporto si sottolinea che la presenza delle navi da crociera nella baia di Kotor rappresenta un serio pericolo per l’ambiente. Si precisa inoltre che le navi di solito attraccano nella parte orientale della baia, nell’immediata vicinanza della città di Kotor, e che “la presenza delle grandi navi nella baia ha un impatto negativo sia sulla pesca su piccola scala, perché le navi tagliano e distruggono le reti da pesca che si trovano lungo le loro rotte, sia sull’ambiente marino, a causa dei rifiuti scaricati in mare”. Le raccomandazioni degli esperti sono chiare: regolamentare ulteriormente la presenza delle navi da crociera nella baia e individuare le aree in cui vietare l’ancoraggio.

Il divieto di ancoraggio delle navi in determinate aree della baia di Kotor contribuirebbe a proteggere le praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, che rivestono un’enorme importanza ecologica. Stando alle parole di Vesna Mačić, le praterie di Posidonia oceanica – una specie tutelata da norme internazionali ed europee come habitat prioritario del Mar Mediterraneo e uno dei produttori primari di ossigeno – si stanno progressivamente riducendo, mentre le praterie di Cymodocea nodosa sono in forte regressione.

L’importanza delle praterie sottomarine è sottolineata anche nel summenzionato rapporto sulla biodiversità nella baia di Kotor, in cui la parte della baia nei pressi della località di Dobrota è stata individuata come l’unica area in cui sono presenti diverse colonie di Posidonia oceanica, ma anche di Pinna nobilis, una specie di mollusco che rischia l’estinzione, mentre lo stretto di Verige riveste una particolare importanza come punto di collegamento tra la baia e le altre parti delle Bocche di Cattaro, ma anche per la ricchezza della flora sottomarina. Secondo gli esperti, in queste due aree dovrebbe essere rigorosamente vietata ogni attività umana.

L’inquinamento atmosferico e acustico

Le navi da crociera non mettono in pericolo solo la flora marina. Secondo Ross Klein , studioso canadese che si occupa di temi riguardanti l’industria crocieristica, una sola nave da crociera durante le manovre di attracco emette la stessa quantità di inquinanti atmosferici emessi da 2000 automobili in un anno.

Ad essere particolarmente minacciati dalle navi da crociera sono i mammiferi marini. Uno studio, condotto nel 2009 da un gruppo di lavoro per l’implementazione dell’Accordo per la protezione dei piccoli cetacei nel Mar Baltico e nel Mare del Nord (ASCOBANS), ha evidenziato che dal 1950 al 2000 il rumore a bassa frequenza sottomarino è raddoppiato ogni dieci anni. Il rumore sottomarino ha un impatto molto negativo sugli animali marini per i quali l’udito è il senso più importante per l’orientamento e la comunicazione.

Un altro studio, condotto da alcuni ricercatori croati, ha rilevato che alcune specie di balene, disturbate dal rumore provocato dalle navi, passano sempre meno tempo a nutrirsi e riprodursi, diventando di conseguenza sempre più solitarie.

Secondo Vesna Mačić, una ricerca di questo tipo “dovrebbe essere effettuata al più presto anche nella baia di Kotor, dove i rumori sottomarini sono diventati molto intensi e frequenti”. Mačić dice che, dopo aver parlato con alcuni suoi colleghi che studiano le tartarughe marine, e “conoscendo già la situazione nella baia”, è giunta alla conclusione che “alcuni episodi che hanno visto i bagnanti ‘attaccati’ dalle tartarughe marine sono stati causati, in parte o in tutto, dal forte rumore sottomarino”.

Un altro problema, che finora non è stato adeguatamente affrontato, riguarda lo scarico in mare di rifiuti prodotti dalle navi da crociera. Vesna Mačić dice che è difficile stabilire se i rifiuti dispersi in mare provengano dalle navi o da fonti terrestri. Secondo le stime dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense, ogni passeggero di una nave da crociera genera tra 2,6 e 3,5 kg di rifiuti al giorno.

Tra i rifiuti prodotti dalle navi particolarmente pericolose sono le sostanze per la pulizia, le vernici e i rifiuti sanitari. Nella zona del Mar Mediterraneo è vietato anche lo scarico in mare dei rifiuti organici a una distanza inferiore alle 15 miglia marine dalla terra più vicina. Tuttavia, come sottolineato da Cerić e Mackelworth nel summenzionato studio, lo scarico di rifiuti in mare è un fenomeno difficile da monitorare. Questo è evidente anche a Dubrovnik che, pur essendo uno dei porti dell’Adriatico più visitati dalle navi da crociera, non dispone di sistemi sufficientemente efficaci per il monitoraggio dell’inquinamento prodotto dalle navi.

Durante il periodo estivo il problema dell’inquinamento nelle Bocche di Cattaro peggiora ulteriormente a causa di una serie di fattori, quali l’aumento della temperatura del mare, la scarsità del vento, la lenta circolazione delle masse d’acqua, e un notevole incremento della quantità di rifiuti urbani prodotti, dovuto al fatto che nei mesi estivi la popolazione aumenta di 3-5 volte.

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda il fatto che per un ricambio completo delle acque nelle Bocche di Cattaro occorrono circa cento anni.

Nave da crociera ormeggiata nel porto di Kotor (foto OBCT)

Nave da crociera ormeggiata nel porto di Kotor (foto OBCT)

La minaccia delle acque di zavorra

Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (IMO), l’acqua di zavorra rappresenta una delle principali minacce per l’ambiente. Le grandi navi cargo e da crociera utilizzano l’acqua di zavorra come stabilizzatore dello scafo. Queste acque di solito vengono prelevate in un porto e scaricate in un altro. Secondo le stime dei biologi, un metro cubo di acqua di zavorra può contenere fino a 10mila organismi acquatici.

Uno studio realizzato da alcuni ricercatori croati ha rilevato che nel 2006 nei porti croati sono stati scaricati 2,5 milioni di tonnellate di acqua di zavorra, attraverso le quali sono state introdotte nel Mar Adriatico 113 specie acquatiche, di cui più della metà (61) aliene.

La maggior parte delle specie invasive presenti nelle acque croate dell’Adriatico è stata introdotta attraverso l’acqua di zavorra delle navi. Particolarmente dannosa per la biodiversità dell’Adriatico è un’alga rossa invasiva (Womersleyella setacea). Le specie invasive si riproducono e moltiplicano rapidamente grazie alla mancanza di antagonisti naturali, mettendo a repentaglio la sopravvivenza delle specie autoctone.

Nonostante sia ormai ampiamente riconosciuto che le acque di zavorra hanno un impatto negativo sull’ecosistema marino, in Montenegro finora non sono stati effettuati studi approfonditi sull’argomento né alcuna valutazione dei rischi.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente, interpellata al riguardo, ha precisato che “dopo l’introduzione dell’approccio ecosistemico previsto dalla Convenzione di Barcellona e l’adeguamento del programma di monitoraggio dell’ecosistema marino alle disposizioni della Direttiva quadro sulla strategia marina, dovrebbero essere effettuate analisi dettagliate delle fonti di inquinamento e delle pressioni sulle acque marine”.

Resta ancora un’incognita quando sarà effettuata una prima analisi delle pressioni esercitate dalle navi da crociera sull’ecosistema della baia di Kotor.

Nell’ottobre 2018 il Consiglio internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS), organo consultivo dell’UNESCO, ha effettuato una missione di monitoraggio reattivo nella città di Kotor, focalizzandosi sul problema dell’eccessiva urbanizzazione del territorio, mentre nel 2017 l’attenzione dell’ICOMOS è stata incentrata sulla questione del transito delle navi da crociera nella baia di Kotor.

Nella valutazione della proposta di candidatura delle “Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo in Italia, Croazia e Montenegro” per l’iscrizione nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO, l’ICOMOS ha messo in guardia sul fatto che “gran numero di navi da crociera e cargo” che transitano nella baia di Kotor esercitano forte pressione sulla città e rischiano di farle perdere lo status di patrimonio dell’umanità. La città di Kotor è protetta dall’UNESCO dal 1979 come patrimonio storico-culturale e naturale.

In un’intervista rilasciata l’anno scorso al settimanale tedesco Wirtschaftswotche, la direttrice del Centro del patrimonio mondiale dell’UNESCO Mechtild Rössler ha dichiarato che “le compagnie di crociera arrecano danni alle città sulle cui spalle guadagnano”. La Rössler ha fatto un appello alle compagnie di crociera, invitandole a investire di più nella salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale e a rendere le loro navi meno inquinanti.

“È impossibile trovare un equilibrio tra turismo di massa e salvaguardia dell’ambiente. Uno tende sempre a prevalere sull’altro”, sostiene Dušan Varda, aggiungendo: “In Montenegro, purtroppo, regna l’ossessione per il turismo di massa e per la crescita, e nessuno parla di qualità e sostenibilità del turismo a lungo termine”.

Le aree marine (non) protette

Il Montenegro è uno dei pochi paesi dell’area mediterranea a non avere alcuna area marina protetta, pur essendosi autoproclamato “stato ecologico”. Questa situazione deve cambiare prima della chiusura del capitolo 27 dell’acquis comunitario (ambiente) perché, secondo le norme europee, ogni paese candidato all’adesione deve avere almeno un’area marina protetta.

Dušan Varda spiega che l’istituzione delle aree marine protette è ormai riconosciuta a livello mondiale come lo strumento più efficace per proteggere gli ecosistemi marini, in quanto consente di attuare diverse misure di salvaguardia e conservazione dell’ambiente marino.

Nel 2015 l’Agenzia per la protezione dell’ambiente ha realizzato uno studio di fattibilità per l’istituzione dell’area marina protetta di Platamuni. Nello studio viene precisato che nel 2014 è stato approvato un progetto intitolato “Promozione della gestione delle aree protette attraverso la tutela integrata degli ecosistemi marini e costieri del Montenegro”, dell’importo complessivo di 1,79 milioni di dollari, che sarà finanziato dal Fondo globale per l’ambiente (GEF) e coordinato dall’ufficio UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) di Vienna in collaborazione con il ministero montenegrino per lo Sviluppo sostenibile e il Turismo.

“I preparativi durano ormai da un decennio. Stando a quanto annunciato, in meno di tre anni dovrebbero essere istituite le prime aree marine protette: nei pressi dell’isola di Katič al largo della città di Petrovac, nella zona compresa tra Platamuni e la baia di Trašte, poi una vicino a Ratac e Žukotrlica, e una nei pressi della città vecchia di Ulcinj e della baia di Valdanos”, spiega Dušan Varda.

“Principesse” di 330 metri

Le più grandi navi da crociera finora entrate nella baia di Kotor sono la Majestic Princess, lunga 330 metri e alta 68 metri, con una stazza lorda di 144.216 tonnellate, e la Royal Princess, 330 metri di lunghezza e 66 metri di altezza, con una stazza lorda di 141.000 tonnellata. Queste navi possono accogliere oltre 3.500 passeggeri, a cui vanno aggiunti circa 1.500 membri dell’equipaggio.

Le grandi navi da crociera non transitano nella baia di Kotor solo nel periodo estivo. Stando ai dati dell’Autorità portuale di Kotor, le navi da crociera arrivano in città durante tutto l’anno. Le navi Regina della Pace, Artemis e Athena tradizionalmente aprono la stagione crocieristica, arrivando a Kotor tra il 1 e il 3 gennaio, e la chiudono, di solito il 31 dicembre.

Poche segnalazioni per l’inquinamento

Nonostante negli ultimi cinque anni nella baia di Kotor siano approdate oltre 2000 navi da crociera, alla Direzione per la sicurezza marittima sono pervenute solo quattro segnalazioni riguardanti l’inquinamento causato dalle navi.

Alcuni video pubblicati sui social network dimostrano la presenza di macchie scure nelle acque intorno alle navi da crociera, ma le autorità montenegrine sostengono che questo fenomeno non sia stato causato dai rifiuti scaricati dalle navi bensì dalla sabbia sollevata dal fondale marino durante l’ancoraggio.

I giornalisti di BIRN e CIN-CG hanno cercato di ottenere dalle autorità competenti le informazioni su quante navi da crociera sono finora state sanzionate durante la loro permanenza nella baia di Kotor e per quale motivo, ma a distanza di oltre sei mesi dalla richiesta non hanno ancora ricevuto alcuna risposta.


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