La moderazione di Paolo Bergamaschi, consigliere della commissione Esteri al Parlamento europeo, nel dibattito on-line di balcanicaucaso.org. Commenta anche tu il suo punto di vista e quello dei due europarlamentari Helmut Scholz e Jacek Saryusz-Wolski

28/11/2014 -  Paolo Bergamaschi

Nuove linee divisorie in Europa, la Politica europea di vicinato (ENP) come una sorta di politica espansionista europea che si scontra con l’espansionismo russo in un’area che Mosca ha sempre considerato il suo cortile di casa. È questa l’idea che l’opinione pubblica europea ha della ENP? Per alcuni commentatori l’UE non è stata sufficientemente prudente nella definizione del suo approccio verso i sei paesi che fanno parte del Partenariato orientale. Dall'altra parte l’attuale élite russa non rappresenta tutte le varie e vivaci componenti della società russa che hanno un atteggiamento molto meno aggressivo e più costruttivo verso l’UE. Il dialogo non è facile ma è ancora possibile. Sembra che le parti si stiano testando a vicenda per vedere fino a che punto si possono spingere. L’appoggio militare russo ai separatisti del Donbass non sembra diminuire mentre le sanzioni occidentali colpiscono sempre più, con un cessate il fuoco che è ancora lungi dall’essere stabilizzato.

L’UE sta pensando di rivedere la Politica europea di vicinato all'inizio del prossimo anno. Si dovrà tenere conto del fatto che sono emersi due gruppi con differenti ambizioni. Georgia, Ucraina e Moldavia sembrano decisi per un percorso di ulteriore integrazione europea, mentre Bielorussia e Armenia hanno scelto l’Unione doganale con la Russia e l’Azerbaijan naviga per conto suo contando sui proventi di petrolio e gas.

Alcuni commentatori chiedono di dare più forza all’ENP sia a livello politico che economico, ma l’UE ha i mezzi finanziari e la volontà politica per farlo? L’Europa si è dimostrata unita e ha reagito prontamente all’annessione della Crimea da parte della Russia ma nessuno ha idea se ci sia ora un qualche piano B per far ripartire un dialogo franco con la Russia, nel caso in cui la situazione nel Donbass prenda una decisa svolta pacifica.

Secondo alcuni commentatori sarebbe un errore fatale se l’Europa rinunciasse ai suoi valori, mentre per altri l’UE dovrebbe smettere di pretendere di insegnare ai vicini cosa fare, pensare e come agire. I conflitti congelati sono iniziati all’inizio degli anni novanta con un ruolo attivo della Russia. Da allora nessuno di questi conflitti ha fatto sostanziali passi verso una soluzione globale e duratura. Sono diventati uno strumento chiave della politica estera russa nel suo sforzo di mantenere i paesi vicini sotto il suo ombrello a prescindere dalla volontà dei loro popoli.

L’ENP può diventare un elemento di dialogo con la Russia e la Russia lo accetterebbe? La Russia sta semplicemente difendendo se stessa da un allargamento europeo del suo spazio politico ed economico che apre la via all’espansione della NATO? Sono in grado le due parti di creare gradualmente le condizioni per far ripartire un dialogo costruttivo e reciprocamente vantaggioso?

Infine, ma non meno importante, gli sviluppi politici locali in Ucraina saranno cruciali per la soluzione della crisi e il futuro dell’ENP. In questi giorni la Verhovna Rada (Parlamento ucraino) ha avviato una nuova legislatura. Il governo dovrà confrontarsi con una situazione drammatica. Apparentemente gli interessi europei e americani iniziano a divergere. Piazza Maidan ora è vuota ma le ragioni di Euromaydan sono ancora lì e non si può non notarlo.


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