Dieci anni di tragedia attraverso le relazioni instaurate tra scuole bosniache ed italiane. Un nuovo libro.

06/12/2002 -  Andrea Rossini

"In quei giorni una mia collega della scuola mi chiese di compilare un formulario che si trovava sul tavolo della sala dei docenti. Nel formulario chiedevano i soliti dati e, per la prima volta, l'appartenenza nazionale. Mi sono ricordata improvvisamente di una situazione simile durante la seconda guerra mondiale relativa ad una impiegata ebrea in Germania..."

"Storie di vita bosniaca", di Maria Perino e Piero Gorza, narra il decennio di crisi nella ex Yugoslavia attraverso le relazioni di comunità instaurate tra scuole secondarie italiane e bosniache, confluite nel Progetto Bosnia sostenuto dal Comune e dalla Provincia di Torino insieme alla ong Cicsene - Pianeta Possibile. Grazie al sostegno della Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovici e di altre associazioni locali è nato il progetto degli scambi scolastici e infine la realizzazione di questo libro.

Il centro dell'attenzione è mantenuto sulla Bosnia Erzegovina , ma inevitabili sono le incursioni anche nelle altre Repubbliche della regione - come nel caso dell'insegnante bosniaca che lavora a Fiume e cui il preside richiede improvvisamente di declinare la propria nazionalità o, per quanto riguarda la Serbia, i contributi inviati da Aleksander Zograf da Pancevo e sintetizzati nelle sue famose strisce a fumetti.

Un'attenzione particolare è ovviamente posta anche sul mondo del volontariato e della società civile italiano, la cui esperienza è rappresentata attraverso il diario di Agostino Zanotti, il cui racconto parla per tutti.

La narrazione è in presa diretta: ci sono i racconti dei ragazzi (intervistati dai ragazzi), dei docenti e di quanti, incontrati nel corso del progetto, raccontano la propria vita degli ultimi anni nel "laboratorio Yugoslavia" divenendo testimoni di quanto accaduto. Il canovaccio delle interviste riesce a far emergere questioni cruciali, attraverso le domande redatte dai ragazzi che hanno partecipato all'iniziativa. Si passa da domande precise e dirette ("Quando hai capito che la guerra era cominciata?") ad altre che mirano a mettere in luce elementi chiave quali il processo di costruzione del nemico (e oggi: "Si può vivere in pace con il nemico?"), il mutamento del senso di appartenenza, il ruolo dei media, le forme della paura...

La prima parte, più centrata sulla esperienza degli scambi scolastici, si compone di un dialogo diretto tra adolescenti, italiani e bosniaci, in un contesto in cui non ci sono docenti e/o discenti ma "tutti vanno a scuola da tutti". Qui emergono le riflessioni più spontanee ed amare ("Oggi odio chi ha fatto la guerra...") insieme a riflessioni libere sul futuro possibile immaginato oggi da un adolescente ("La cosa migliore sarebbe entrare nella UE con gli altri popoli...").

Le altre due sezioni del libro mettono invece in primo piano il ruolo e il racconto delle donne, vittime dell'intreccio perverso tra patriarcato e nazionalismo, e il processo di formazione/ricostruzione dell'identità nei processi di transizione dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace. Il tutto, sempre attraverso il racconto degli uomini e donne incontrati in Bosnia Erzegovina e/o in Italia dagli studenti ed insegnanti torinesi. I quali, attraverso la drammatica storia raccontata da un richiedente asilo, si interrogano e interrogano anche sulle politiche avviate dai Paesi europei di fronte alla crisi yugoslava.

Il libro (167 pagine) è pubblicato dalla Provincia di Torino e dal Cicsene - Pianeta Possibile con il contributo dell'Iiss "Des Ambrois" di Oulx e dell'Itcg "G. Galilei" di Avigliana.

Per informazioni e per ricevere una copia della pubblicazione rivolgersi a:

Cicsene - Pianeta Possibile

Via Borgosesia, 30, 10145 TORINO (Italia)

Tel. 011-741.24.35

Fax 011-771.09.64

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