Slovenia 1991

25 giugno 1991, la Slovenia dichiara la propria indipendenza. Quel giorno Cesco, il protagonista del libro "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, preferì ai festeggiamenti un caffè in riva al mare. Pubblichiamo integralmente il capitolo che nel libro viene dedicato a quel fatidico giorno

25/06/2011 -  Franco Juri Capodistria

«Oggi ci è consentito sognare, domani nulla sarà più come prima». Che cosa avrà voluto dirci il poeta, si chiesero in molti ascoltando le parole premonitrici del presidente.

Quel 25 giugno 1991 Cesco aveva preferito rimanere a casa, nella sua Capodistria, e gustarsi un buon caffè in riva al mare. L’invito alla celebrazione per la solenne proclamazione del nuovo Stato indipendente l’aveva trovato in un momento per lui poco idoneo a una qualsivoglia enfasi nazional-patriottica. E poi non aveva lo stomaco adatto per assistere a picchetti militari o ascoltare trionfali cantici alla Nazione e al suo sogno millenario. C’era, nel suo carattere, una costante tendenza a uscire da ciò che considerava il gregge, a impugnare, per partito preso, un anti-conformismo inflessibile che non guardava in faccia all’opportunità di una scelta. Era, come diceva Tanja, il suo innato talento a sciupare le grandi occasioni, anche quelle che su un vassoio d’argento gli offriva la Storia che lui stesso, nel suo piccolo, aveva contribuito a indirizzare su una certa strada perdendo ore, giorni, mesi, anni, rubati a un’esistenza che avrebbe potuto e dovuto essere meno distratta nei confronti di lei.

Cesco, sin dalla fine degli Anni ‘70, si era adoperato, in prima persona e con appassionata militanza, assieme ad altri giovani intellettuali libertari, a favore della democratizzazione politica nella Federazione, per il rispetto dei diritti umani, di quelli delle minoranze, per la libertà d’espressione, contro l’articolo 133, quello del codice penale sul “delitto verbale”, contro la pena di morte, e – a partire dal 1987 – a favore di un’autonomia vigorosa della Repubblica in cui viveva – la Slovenia – un’autonomia che fosse in grado di far fronte all’autoritarismo centralista e sostanzialmente violento di Slobodan Milošević che con il suo populismo nazionalista, inneggiante i “diritti storici” di una grande Serbia, pilastro dell’unità balcanica, minacciava direttamente le aperture democratiche nella piccola repubblica settentrionale. Scriveva e firmava appelli, li traduceva in italiano e spagnolo, li mandava in giro per l’Europa, scriveva articoli eretici, avviava azioni di solidarietà a favore di questo o quel detenuto politico, il tutto con l’enfasi che lo aveva ispirato – insieme a Ramón e Flavio, negli anni studenteschi, dopo il golpe in Cile – nelle azioni per un’America Latina libera dalle ingerenze imperialiste e dagli stivali militari, nelle proteste pacifiste ed ecologiste, nelle occupazioni di vani e di edifici vuoti che i gruppi alternativi reclamavano per trasformarli in centri sociali o spazi di pubblico interesse che non risultassero però controllati o gestiti da zelanti funzionari di partito o della Lega della gioventù socialista.

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* Il capitolo tratto da "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, è messo a disposizione ai lettori di www.balcanicaucaso.org su gentile concessione di Infinito Edizioni


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