Carla del Ponte

E' tra le donne più osteggiate dai politici dei Balcani. Ora un documentario, in concorso al Festival di Locarno, racconta il lavoro di Carla del Ponte, procuratore generale presso il Tribunale internazionale dell'Aja

08/08/2006 -  Francesca Felletti

Carla del Ponte

È un'esperienza nuova per Carla Del Ponte, procuratore generale presso il Tribunale penale internazionale per i crimini della ex-Jugoslavia dell'Aja, incontrare la stampa per parlare di un film. Al Festival di Locarno per presentare il documentario di Marcel Schüpbach La lista di Carla, di cui è protagonista assoluta, non nasconde un certo imbarazzo, ma spiega: "La mia non è stata una vera e propria esperienza cinematografica. Nessuno mi ha mai detto cosa fare o come comportarmi, nessuno mi ha mai truccato, sono in questa pellicola solo per il mio ruolo di procuratore".

La lista di Carla è nato dall'incontro con il regista svizzero che nel 2005 le chiese di poterla filmare nella sua impresa di catturare e processare i dieci maggiori colpevoli di genocidi e di crimini contro l'umanità delle guerre balcaniche degli anni '90. "La scelta di accettare - racconta la Del Ponte - è venuta dalla riflessione sull'eco che il film avrebbe avuto sulla stampa e sull'opinione pubblica. E noi abbiamo bisogno dell'appoggio e dell'interesse internazionale per andare avanti nel nostro lavoro".

Un sorriso serio, generoso e allo stesso tempo impenetrabile quello di Carla del Ponte, che parla del suo lavoro con la soddisfazione e la passione di chi ha dedicato, senza rimpianti e con successo, la sua esistenza ad una causa.

"Vivo in un modo molto particolare: sono costantemente sotto scorta, ho una vita privata ridotta al minimo, per metà del tempo lavoro come procuratore, nell'altra metà viaggio come un pellegrino nelle varie capitali per parlare con i diversi governi. Ma da sempre ho dentro di me un bisogno di giustizia, che mi spinge a combattere contro l'impunità. A 12 anni i miei genitori si stupivano perché leggevo attentamente la cronaca giudiziaria del Corriere della Sera. Forse questo senso di condannare chi ha commesso un'offesa deriva dalla mia infanzia, passata con tre fratelli che cercavano di mettermi da parte".

Gli arresti di Ante Gotovina, Milan Lukic, Sredoje Lukic e Dragan Zelenovic smarcano solo quattro fra i nomi dalla Lista: "Mancano ancora sei persone all'appello fra cui Ratko Mladic e Radovan Karadzic, che sono fra i maggiori responsabili dei crimini commessi in Bosnia Erzegovina e in Kosovo. È importante per me continuare a credere di ottenere giustizia e questa sensazione la ricevo dall'incontro con le vittime: è l'unico momento veramente emotivo che mi posso permettere nel mio lavoro. Le vittime sono lo strumento indispensabile in tribunale, ma sentire le loro deposizioni e i controinterrogatori cui sono sottoposte dagli avvocati della difesa certe volte mi fa venire la pelle d'oca".

Vittime che qualche volta sono arrabbiate con Carla Del Ponte perché credono che la giustizia dei tribunali non sia sufficiente a riscattare le offese subite, o per la rabbia di vedere ancora tanti colpevoli a piede libero. "Nel '99 feci una lista di 200 indagati per crimini di guerra, ma durante gli anni l'Onu mi ha costretto a ridurla sempre più: è stato un esercizio penoso. Io comprendo il sentimento della gente che deve vivere fianco a fianco con chi ha compiuto omicidi e stupri. E la domanda è: chi si occuperà di questi casi? Per fortuna, poco a poco, i sistemi giudiziari nazionali stanno processando i responsabili. Ma ci sono sempre vittime che attendono giustizia".


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