Film Festival di Locarno

Film Festival di Locarno

Apre oggi il 67° Film festival di Locarno, in cartellone fino al 16 agosto. Presenti numerosi film dell’Europa sud orientale. Il ritorno di Jasmila Žbanić con una pellicola che si annuncia diversa dalle precedenti della regista bosniaca

06/08/2014 -  Nicola Falcinella

I ritorni di Andrea Štaka e Jasmila Žbanić, poi un film greco e uno turco in evidenza nel programma del 67° Festival del film di Locarno, in cartellone dal 6 al 16 agosto (www.pardo.ch ). La manifestazione svizzera apre come di consueto la seconda parte dell’estate dei festival che proseguirà con quelli di Sarajevo e Venezia e, oltre oceano, Telluride, Montreal e Toronto.

In concorso a Locarno, dove il presidente di giuria è il regista italiano Gianfranco Rosi di “Sacro Gra”, spicca l’intimo “Cure - The Life of Another” di Andrea Štaka, già Pardo d’oro nel 2006 per il bellissimo “Das Fräulein”.

Il nuovo film, con Sylvie Marinković, Lucia Radulović, Marija Škaričić, Mirjana Karanović, Leon Lučev e Franjo Dijak, è una coproduzione tra Svizzera, Croazia e Bosnia. È la vicenda delle quattordicenni Linda ed Eta, due migliori amiche che una sera si isolano su una spiaggia tra gli scogli a Dubrovnik. Solo che la mattina una sola di esse fa ritorno a casa.

Concorre per i Pardi anche il greco “A Blast” di Syllas Tzoumerkas, già noto per “Homeland”. Un film che ha per protagonista la trentenne Maria e vuole tracciare un altro cupo quadro della società ellenica. E ancora il russo “Durak – The Fool” di Yury Bykov. Per l’Italia c’è l’outsider “Perfidia”, opera seconda del sardo Bonifaco Angius.

L’altro evento importante è la prima mondiale, nella magica Piazza Grande che la sera si riempie di circa 8.000 spettatori, di “Love Island” di Jasmila Žbanić. Un film ambientato sulla costa croata e che si annuncia diverso dai precedenti della regista sarajevese de “Il segreto di Esma” e “Il sentiero”, una coproduzione Croazia, Germania, Svizzera e Bosnia, con interpreti Ariane Labed, Ermin Bravo, Ada Condeescu e Franco Nero.

In lizza per i Pardi di domani ci saranno i cortometraggi “Cai putere – Horsepower” del romeno Daniel Sandu, “II – Two” del greco Efthimis Kosemund Sanidis e la coproduzione Francia, Serbia e Bosnia “Višak vjetra - Surplus of Wind” di Dane Komljen. Nella giuria di questa sezione c’è il regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy, vincitore della recente Semaine de la critique del Festival di Cannes con il bellissimo e durissimo “Plemya - The Tribe” che sarà proiettato anche al pubblico locarnese. Una pellicola molto particolare, senza dialoghi e senza musica, dentro un istituto per sordomuti, un romanzo di formazione alla violenza per l’ultimo arrivato del collegio con un finale impressionante. Un ritratto di un paese dal quale si cerca o si sogna di scappare, ma dal quale non ci sono sbocchi se non sfruttamento, affari loschi ed esplosioni di furia violenta.

Nella sezione “Histoire(s) du cinéma”, dedicata a film sul cinema o sui cineasti c’è il documentario di produzione turco-tedesca “Remake, remix, ripoff” di Cem Kaya. Altra opera di un cineasta d’origine turca è “Mon père la revolution et moi” di Ufuk Emiroglu, incluso nel panorama dei film svizzeri dell’ultima stagione.


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