Il nuovo ELAS di Alexis Tsipras: uno “shock di onestà” ben confezionato
Alexis Tsipras torna nella politica greca con un caleidoscopio di gesti, simboli e riferimenti attentamente ponderati e talvolta involontariamente ironici. Il suo ELAS promette “uno shock di onestà” e sfida Nuova Democrazia. OBCT ne ha parlato in esclusiva col suo nuovo portavoce Giorgos Balatsoukas

Alexis Tsipras con Giorgos Balatsoukas – per gentile concessione di G.Balatsoukas
Alexis Tsipras con Giorgos Balatsoukas - per gentile concessione di G.Balatsoukas
Atene ha già visto questa scena, ed è proprio questo il punto.
La sera del 26 maggio 2026, Alexis Tsipras si è presentato in Piazza Thiseio per annunciare il suo ritorno alla politica attiva, un copione tracciato per mesi attraverso un’autobiografia, un sito web e una lenta e costante pubblicazione di manifesti.
La scelta del nome ΕΛΑΣ
La presentazione è avvenuta con musica originale e l’Acropoli come sfondo. Poi è arrivato il momento che i commentatori greci hanno subito notato: una ragazzina è salita sul palco e ha consegnato a Tsipras un foglio di carta con il nome del partito: un gesto che, come hanno notato diverse testate, richiamava esplicitamente la “piccola Anna” di Andreas Papandreou, che nel 1985 diede il nome al PASOK. La coreografia non era sottintesa. È stata commentata dalla stampa in tempo reale.
Il nome svolge una triplice funzione, il che denota o una notevole sfrontatezza o un fallimento nella fase di sondaggio d’opinione. ΕΛΑΣ (Ελληνική Αριστερή Συμπαράταξη, la Coalizione della Sinistra Ellenica) si fonde con il nome stesso della Grecia, riprendendo al contempo le iniziali dell’esercito di resistenza dell’epoca della Seconda guerra mondiale, l’EAM-ELAS, un’eredità che il partito rivendica piuttosto che nascondere.
Tsipras ha specificato che i colori avrebbero fuso il blu della Grecia con il rosso della lotta popolare; una sintesi cromatica che richiama il vecchio stratagemma del PASOK di unire il nazionale al socialista in una tavolozza apparentemente innocua.
Ciò che perlopiù non viene detto è che ΕΛΑΣ è anche l’acronimo di uso comune per la Polizia ellenica, un’ironia che non è sfuggita alle critiche del partito, pur non avendone intaccato l’immagine.
Onestà dopo il disastro ferroviario
La dichiarazione fondativa, firmata due giorni dopo all’Areios Pagos, è stata accompagnata dalla presenza di Maria Lepenioti, che aveva presieduto il processo di Alba Dorata: una presenza calcolata per segnalare la continuità con uno dei risultati più significativi degli anni di Tsipras al governo. Si tratta di un lancio costruito tanto sulla memoria selettiva quanto sulla rottura.
Nel complesso, la dichiarazione posiziona il partito come una “sinistra di governo” che sintetizza socialdemocrazia, sinistra radicale ed ecologia politica sotto un “nuovo patriottismo” legato alla giustizia sociale e alla democrazia, organizzato attorno a sette impegni fondamentali.
Tsipras ha detto alla folla che il paese ha bisogno di “uno shock di onestà e democrazia”, invocando il linguaggio carico di significato di “una nuova Metapolitefsi”. La parola greca usata per onestà, “εντιμότητα” (entimótita), è vicina a “integrità” o “rettitudine”, la posizione morale di chi non ha mentito.
Questa distinzione è importante nella Grecia del 2026, un Paese che sta ancora elaborando le conseguenze del disastro ferroviario di Tempi, dove le famiglie in lutto e un’ampia fetta della popolazione sono giunte a credere che le spiegazioni ufficiali siano state manipolate, ritardate o silenziosamente riscritte; che, in parole povere, sia stata loro propinata una storia anziché la verità.
Invocare l’onestà così presto dopo Tempi non è casuale; Tsipras sta cercando di toccare proprio quel registro di tradimento che ha caratterizzato il sentimento pubblico greco negli ultimi due anni, chiedendo agli elettori di credere che lui, unico tra la classe politica, non mentirà più. Se il suo operato gli dia il diritto di fare tale affermazione è un’altra questione.
Il referendum tradito nel 2015
Tsipras ha governato la Grecia tra il 2015 e il 2019 e quel bilancio non è una nota a piè di pagina sulla strada verso un “nuovo patriottismo”. Tra gli elementi che compongono questo scenario vi è la repentina inversione di rotta del referendum del luglio 2015, dove un sonoro “no” all’austerità è stato seguito, nel giro di pochi giorni, da un memorandum ancora più severo di quello respinto; il caso Novartis, tuttora citato come esempio di strumentalizzazione istituzionale che la retorica dell’ELAΣ afferma di voler contrastare; e un governo che ha imposto controlli sui capitali e ha generato un profondo senso di tradimento tra gli elettori che avevano preso “όχι” (“no”) alla lettera.
L’opposizione ha strumentalizzato proprio questa discrepanza: Adonis Georgiadis di Nuova Democrazia ha chiesto in modo pungente “perché un ritorno alle radici comuniste richiedesse consulenti stranieri e un rebranding”. La critica è stata colta: un manifesto che promette onestà arriva da un leader il cui curriculum include ritirate negoziate e scandali irrisolti.
Un sondaggio del GPO condotto per Star Channel e pubblicato nel giugno 2026 offre il quadro più chiaro finora disponibile sul panorama politico riorganizzato. Nuova Democrazia è in testa con il 28,6% nelle stime dei voti, sebbene la cifra rappresenti un calo rispetto ai risultati di marzo.
ELAS mantiene un secondo posto stabile con il 15,1%, seguito dal PASOK al terzo posto con il 12,4% e, in particolare, dal neonato partito di Maria Karystianou, “Speranza per la Democrazia”, anch’esso frutto del rimpasto di questa primavera, già al quarto posto con il 10,5%. Il secondo posto, in altre parole, è diventato un terreno di scontro piuttosto che un dato di fatto.
L’apprendista di Myrofyllo
Se Tsipras fornisce il simbolismo, Giorgos Balatsoukas – nuovo portavoce di Tsipras – fornisce l’alibi. L’avvocato penalista di Trikala, originario del villaggio montano di Myrofyllo, è stato reclutato in sordina mesi prima che ELAS avesse un nome.
Il suo curriculum vitae sembra fatto apposta per questo: master in Diritto penale europeo, laurea in Giurisprudenza, segretario dell’associazione degli studenti di giurisprudenza di Salonicco e, da studente, co-fondatore di “Το Ρολόι των Νέων” (“letteralmente “L’orologio della gioventù”), una simulazione giovanile del consiglio comunale che occasionalmente produce candidati che poi si presentano effettivamente alle elezioni. E lui lo ha fatto.
Il padre di Balatsoukas comandava i vigili del fuoco regionali; il figlio ha scelto invece le aule di tribunale, ma l’istinto per le istituzioni sembra essersi tramandato intatto. Il suo modo di fare non è tanto frutto della retorica elettorale quanto dell’arte dell’interrogatorio: sobrio, leggermente ironico, con quel tipo di asciutta precisione che un giovane avvocato penalista sviluppa rapidamente, osservando il divario tra ciò che si dice e ciò che è realmente accaduto, e imparando a lasciare che quel divario parli da sé piuttosto che raccontarlo.
Interrogato su cosa lo avesse convinto a scambiare la carriera forense con l’opposizione politica, ha risposto più da avvocato che da candidato: “Ho imparato a distinguere tra fatti e impressioni, tra legge e opportunismo”. È la precisione che prende il posto del sentimento.
Ciò che lo ha convinto, dice, è stata l’autenticità della richiesta di uno “shock di onestà”, non il marchio. Ci tiene anche a specificare cosa non lo abbia convinto: non una mossa di carriera, né la candidatura che gli ambienti politici di Trikala danno già per scontata.
Definisce il successo con modestia: spostare il dibattito pubblico verso la trasparenza, persuadere i cittadini che la politica può tornare a essere una vocazione piuttosto che un privilegio di pochi. “Il successo, per me, è il ritorno dell’etica nella vita pubblica”: una frase che potrebbe facilmente sembrare un luogo comune, se non provenisse da un uomo il cui lavoro quotidiano consiste nel mettere alla prova la coerenza tra ciò che le persone affermano e ciò che hanno fatto.
Il che ci riporta al 1985. La “piccola Anna” di Papandreou aveva funzionato come una rappresentazione teatrale dinastica, una fiaccola passata all’interno di una linea di autorità ininterrotta. La riproposizione di Tsipras è una mossa più strana: una messa in scena di successione presa in prestito, utilizzata non da un leader in carica, ma da uno sfidante di ritorno, che crea il peso della continuità per un partito che, per sua stessa dichiarazione, afferma di voler ricominciare da capo.
Se gli elettori greci interpreteranno tutto ciò come un’eredità o un’imitazione, e se la generazione di Balatsoukas conferirà al progetto un autentico rinnovamento o semplicemente un alibi, è la domanda a cui l’ELAA deve ancora rispondere.
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