Romania, trent’anni di Gărâna Jazz Festival

Dal 9 al 12 luglio, nel villaggio di Gărâna, nella provincia del Banato (sud-ovest della Romania) si svolge il Gărâna Jazz Festival. Nato nel 1997, quest’anno il festival celebra la sua trentesima edizione

08/07/2026, Oana Dumbrava
Piccolo palco del Festival jazz di Gărâna - foto O. Dumbrava

Piccolo palco del Festival jazz di Gărâna

Piccolo palco del Festival jazz di Gărâna - foto O. Dumbrava

Tutto ebbe inizio nel 1997, con alcune jam session jazz nella locanda La Răscruce, nel villaggio di Gărâna.

“Poiché i piatti, le trombe e i sassofoni sembravano armonizzarsi bene con la natura e con le pentole di gulasch sui monti Semenic, l’iniziativa divenne un festival e fu ripetuta l’anno successivo, poi quello dopo ancora, e così per trent’anni. Tra gli amanti del jazz, sia romeni sia stranieri, Gărâna divenne nota come una ‘Woodstock contemporanea’.

La strada per arrivare al villaggio è lunga e tortuosa, raccontano i fondatori del festival, e chiunque abbia mai messo piede a Gărâna sa che il tempo è imprevedibile. Ci sono stati anni in cui le tende hanno galleggiato sull’acqua e anni in cui la musica è stata ascoltata da sotto gli ombrelli.”, come riportano sul sito web i fondatori del Festival.

Dopo gli anni in cui si svolse nella locanda La Răscruce, nel 2003 il festival iniziò a farsi conoscere a livello internazionale grazie al musicista tedesco Eberhard Weber. Tra il 2004 e il 2014 si trasferì a Poiana Lupului, attirando sempre più artisti stranieri e grandi nomi del jazz internazionale. Dal 2015 a oggi, il festival si è ampliato con nuovi palchi e propone una miscela di jazz americano, occidentale, orientale, nordico e dell’Est, con una crescente attenzione al jazz nordico.

Il villaggio di Gărâna nacque nel 1828, quando alcuni coloni tedeschi originari della Boemia, conosciuti con il nome di pemi, si stabilirono in questa zona del Banato montano. Chiamarono il luogo Wolfsberg, cioè “Monte del Lupo”, un nome che ancora oggi sembra raccontare il carattere selvatico del paesaggio.

Arrivare a Gărâna fa già parte dell’esperienza del festival: il modo più semplice è in macchina, passando da Reșița o da Slatina Timiș, da dove comincia la salita verso il villaggio, tra curve, boschi e panorami di montagna. Chi viaggia in treno può arrivare fino a Reșița o Caransebeș, anche da Bucarest a Timișoara, e poi continuare verso Văliug o Gărâna con minibus o car-pooling organizzato in anticipo.

Per chi arriva dall’estero, l’aeroporto più vicino è Timișoara, a circa 140 chilometri, ma anche Belgrado e Budapest possono essere opzioni utili. E poi c’è chi sceglie la strada più lenta e più fisica: il bike tour, trasformando il viaggio in bicicletta in un avvicinamento graduale alla musica, alla montagna e all’atmosfera libera del festival.

Paesaggio verso Gărâna - Foto O. Dumbrava

Paesaggio verso Gărâna – Foto O. Dumbrava

Il Gărâna Jazz Festival sembra nascere più da un paesaggio che da un cartellone: la musica arriva come un’eco tra i boschi delle montagne Semenic, dentro un villaggio di montagna a circa 1.000 metri di quota. Qui il jazz sembra una colonna sonora per le strade con tornanti, foreste con aria più fredda e case che conservano tracce dell’antico Wolfsberg.

Il festival funziona perché offre questo doppio viaggio: la sera si ascoltano musicisti internazionali sotto il cielo aperto, di giorno si esplora un angolo del Banato fatto di laghi, radure, boschi e villaggi. È questa combinazione — natura non scenografica ma reale, musica colta ma informale, comunità temporanea e paesaggio permanente — a rendere Gărâna più di un festival: una piccola destinazione da vivere con gli occhi prima ancora che con le orecchie.

Durante il festival si può alloggiare come in una piccola spedizione di montagna: chi prenota con anticipo trova camere nelle pensioni e nelle case degli abitanti del villaggio, altri scelgono chalet e strutture nei dintorni, verso Văliug, Trei Ape o Semenic, mentre molti arrivano con tende e camper, trasformando il soggiorno in un’esperienza all’aperto.

Anche l’ascolto conserva questa atmosfera informale: davanti al palco non ci sono file ordinate di sedie, ma panchine di legno o tronchi d’albero usati come panche, appoggi semplici e naturali. Sedersi su un tronco, con una giacca sulle spalle fa capire che a Gărâna il festival non si guarda da spettatori comodi.

Nell’edizione 2026, in programma dal 9 al 12 luglio per il trentesimo anniversario, i concerti principali offrono una panorama del jazz contemporaneo: si apre il 9 luglio con il lirismo nordico del Søren Bebe Trio, poi con Pete Roth Trio feat. Bill Bruford, nome simbolico per chi conosce la storia del progressive e del jazz-rock, e con l’energia sperimentale di ØKSE. Il 10 luglio la scena di Poiana Lupului diventa ancora più internazionale: OK World, con Bugge Wesseltoft e musicisti da Norvegia, India, Nepal e Svizzera, porta un’idea di jazz globale; poi arrivano Bang / Aarset / Kraft / Zach – “After the Wildfire”, la grande serata fusion con Dave Weckl, Richard Bona, Mica Lecoq e Ciro Manna, e il finale più elettrico dei norvegesi Bushman’s Revenge.

Il fine settimana prosegue come un viaggio tra linguaggi diversi: l’11 luglio il programma mette insieme il pianismo sperimentale della Joanna Duda Trio, i britannici Mammal Hands, il groove chitarristico dell’Oz Noy Trio e il fascino scandinavo di Why Kai. La chiusura del 12 luglio è quasi narrativa, con il Liviu Butoi Quartet, l’incontro franco-balcanico tra Julien Lourau & Bojan Z e la voce intensa di Rebekka Bakken nel progetto “Nord”. Accanto al Main Stage, la Experimental Stage nella chiesa cattolica di Văliug aggiunge concerti più intimi e acustici.

In Romania i festival, certo, non mancano: ogni estate il calendario si riempie di palchi, città in festa e folle in movimento. Ma Gărâna resta un caso a parte, un posto in cui il pubblico si ritrova, si riconosce, condivide giornate lente e notti di concerti, fino a diventare una comunità provvisoria ma vera.

Programma completo del festival https://garana-jazz.ro/en/gjf-2026/

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