Turchia: il tentato golpe del 2016 nella memoria della nazione

La notte del 15 luglio 2016 la Turchia visse l’ennesimo, violento tentativo di golpe. Reparti militari occuparono la TV di stato e altre infrastrutture strategiche e attaccarono il parlamento, dichiarando l’instaurazione di un “consiglio di pace”.

Gran parte dell’esercito restò però fedele al governo e, insieme alla resistenza civile mobilitata dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, stroncò il tentativo di colpo di stato entro poche, frenetiche ore. Sulle strade restò il sangue: oltre 250 civili persero la vita, migliaia i feriti.

Seguì la dichiarazione di stato di emergenza (OHAL), durante il quale fu portata avanti una vera e propria epurazione del movimento Hizmet creato dal leader religioso Fehtullah Gülen – accusato di essere la mente dietro al tentato golpe – ma anche di altri oppositori al partito di Erdoğan: oltre 160.000 funzionari pubblici vennero licenziati e processati, scuole, aziende e giornali chiusi, in migliaia fuggirono in esilio.

Oggi la narrazione ufficiale celebra “l’unità nazionale”, ma la memoria di questo decennio e le prospettive future del paese cambiano radicalmente a seconda di chi ricorda e racconta.

In occasione del decimo anniversario, abbiamo raccolto quattro voci della società turca per esplorare come questa vicenda, che ha scritto la storia recente del paese, viene ricordata e rielaborata.

Ogni testimonianza rivela fratture profonde nella memoria collettiva: per alcuni, il 15 luglio è divenuto un giorno di difesa della democrazia, per altri, l’accelerazione verso un autoritarismo consolidato.

Queste pagine sono un invito a ripercorrere con gli occhi dei protagonisti gli eventi di quella notte di dieci anni fa, riflettendo su ciò che significa vivere sotto lo stesso cielo, e su quanto possano essere diversi sia i ricordi di quelle ore che le aspettative per il futuro della Turchia.

La città di Hakkâri, Colemêrg in curdo, nel sud est della Turchia - D. Bettoni

Şakiro, l’intellettuale dell’est

48 anni, dall’est della Turchia a maggioranza curda, “Şakiro” lavora nel suo centro culturale, ma parlando del tentato golpe di dieci anni fa preferisce l’anonimato: “C’è sufficiente libertà per raccontare questa storia? No”

Monumento ai caduti durante il tentato golpe, Istanbul © thomas koch/Shutterstock

Sabahattin, il Gazi dello stato turco

46 anni, presidente della Fondazione dei veterani e delle famiglie dei martiri, Sabahattin ricorda: “Allah ci ha ordinato di proteggere lo stato contro qualsiasi aggressione”

Studenti delle superiori in Turchia © arda savasciogullari/Shutterstock

Melis, l’avvocatessa della Turchia bianca

Giovane donna di 26 anni, impegnata nella vita politica e sociale della Turchia odierna, Melis guarda all’eredità del tentato golpe ed afferma: “Esiste una forte tradizione di disobbedienza, dobbiamo riconquistare la nostra indipendenza”

Istanbul © thomas koch/Shutterstock

Kübra, la figlia ribelle del Faraone

Istanbuliota di 36 anni, Kübra è “un’attivista nata” di Havle, associazione femminista musulmana. Non sostiene Erdoğan, ma il successo del golpe “avrebbe portato indietro il paese di 20 anni”

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