Allargamento UE, l’Irlanda chiamata a dare la spinta decisiva

Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea nel secondo semestre del 2026, Dublino cercherà di avviare i negoziati di adesione su tutti i cluster con Ucraina e Moldova, chiudere quelli con il Montenegro e iniziare a portare l’Albania verso la linea del traguardo

07/07/2026, Federico Baccini Bruxelles
Foto © Consiglio dell'UE

Foto © Consiglio dell’UE

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Arrivati alla metà di un 2026 che si sta dimostrando particolarmente dinamico per il processo di allargamento dell’Unione europea, Cipro passa il testimone all’Irlanda per dare una spinta decisiva ai negoziati di adesione, dopo anni di stallo o di progressi a singhiozzo.

Dal 1° luglio al 31 dicembre il governo irlandese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, l’organo che riunisce in varie formazioni i ministri dei 27 Stati membri.

Per Dublino la politica di allargamento e le sue implicazioni interne ed esterne all’UE sono in cima alla lista delle priorità, con l’obiettivo di “preparare il terreno per la prima adesione di nuovi Stati membri dal 2013”, si legge nel programma della presidenza.

Dalla delicata questione dell’apertura di tutti i cluster (i gruppi di capitoli negoziali) con l’Ucraina e la Moldova al completamento dei negoziati del Montenegro e l’avvio della chiusura dei 33 capitoli con l’Albania, si prospettano altri sei mesi intensi a Bruxelles.

La priorità dei negoziati

All’insegna del motto La forza nell’unità, l’Irlanda mette in chiaro che il processo di allargamento è doppiamente importante.

Da una parte “i nostri concittadini europei nei Paesi candidati potranno beneficiare dei vantaggi della cittadinanza dell’UE”, mentre dall’altra l’Unione nel suo complesso “sarà rafforzata dai contributi politici, economici, sociali e culturali apportati dai nuovi Stati membri”.

L’agenda “ambiziosa” di allargamento dell’UE avrà al centro il lavoro “a stretto contatto con tutti i Paesi candidati e potenziali candidati” attraverso un approccio “basato sul merito”.

La priorità messa nero su bianco è la chiusura dei rimanenti 17 capitoli negoziali (su 33) con il Montenegro, portando avanti al contempo la stesura del suo Trattato di adesione.

La presidenza irlandese punta anche a “rapidi progressi” nei negoziati con l’Albania che, dopo aver ricevuto il via libera da Bruxelles a fine maggio, ora può iniziare a chiudere a uno a uno tutti i capitoli negoziali.

Questione delicata è invece quella che riguarda l’Ucraina e la Moldova.

Dopo l’arrivo al potere di Péter Magyar in Ungheria, si sono sbloccati i negoziati sul Cluster 1 – ‘Fondamentali’ lo scorso 15 giugno per entrambi i candidati, i cui percorsi di adesione ora sono disaccoppiati.

Tuttavia, lo stesso governo ungherese ha poi rallentato il processo di apertura anche dei cinque gruppi di capitoli negoziali con una “riserva d’esame” – non esattamente un’opposizione, ma un blocco motivato dalla richiesta di valutare con più attenzione i dettagli della questione.

Sarà compito della presidenza irlandese tentare di sbloccare l’impasse, anche considerato che la Commissione europea già da un anno considera sia l’Ucraina sia la Moldova pronte per aprire tutti i capitoli.

Oltre i negoziati di adesione

L’allargamento dell’UE va anche oltre il processo negoziale. E allora vale la pena analizzare su cos’altro la presidenza irlandese dovrà lavorare.

Prima di tutto il Consiglio dovrà cercare di raggiungere un accordo sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034 – cioè il prossimo bilancio comune dell’Unione – compreso il nuovo pilastro ‘Global Europe’ che finanzierà la politica di allargamento all’interno di un’unica dotazione finanziaria per tutte le politiche di azione esterna.

L’obiettivo è consegnare “un pacchetto negoziale sufficientemente avanzato” al presidente del Consiglio europeo, António Costa, in modo tale che i 27 leader Ue “possano prendere le decisioni necessarie sul futuro finanziamento dell’Unione” entro la fine del 2026.

Un altro compito della presidenza irlandese è quello di continuare a garantire “sostegno incondizionato” all’Ucraina per affrontare l’invasione russa. Questa rimane “la principale priorità di politica estera” dell’Unione, si legge nel programma.

Ciò avverrà mantenendo alta la pressione sulla Russia “attraverso sanzioni incisive in stretto coordinamento con i partner che condividono gli stessi principi” e garantendo che Kyiv continui ad avere accesso a finanziamenti e sostegno “politico, militare e finanziario”.

Continueranno parallelamente, dunque, sia la “rapida erogazione” del prestito europeo da 90 miliardi di euro sia la ricostruzione a lungo termine del Paese distrutto da oltre quattro anni di guerra.

Da ricordare anche lo sforzo sulle riforme interne all’Unione – in attesa della proposta a lungo posticipata della Commissione – per garantire che le strutture e i processi dell’UE siano “adeguati allo scopo e ci consentano di continuare a produrre risultati positivi per i nostri cittadini”.

Infine la missione, tanto ambiziosa quanto ardua, di “comunicare i benefici dell’allargamento, sia ai cittadini dei Paesi candidati sia all’interno dell’Unione”, con un focus sul contrasto alla disinformazione e le influenze esterne “che mirano a destabilizzare i Balcani occidentali e il Vicinato orientale”.