Il 5 agosto la Croazia celebra l’operazione Tempesta

Sulla strada per Knin-Archivio Operazione-Colomba-1993-1995

Sulla strada per Knin  – Foto di Operazione Colomba (1993 – 1995)  condivise per “Cercavamo la pace“, progetto di OBCT

Nota in croato come Oluja (letteralmente “tempesta”), fu l’operazione militare che nell’agosto del 1995 riconsegnò a Zagabria la regione della Krajina, amministrata dal 1991 dai separatisti serbi. Per la Croazia fu una vittoria, ma per la Serbia corrisponde all’esodo di oltre 200mila civili serbi da una regione oggi spopolata.

L’inizio di agosto è un momento molto divisivo nei Balcani occidentali.

In Croazia ogni 5 agosto si celebra l’operazione militare con cui Zagabria riconquistò, nel 1995, l’autoproclamata “Repubblica Serba di Krajina”. In pochi giorni, l’esercito croato riconquistò quel 20% di territorio nazionale che dal 1991 era sotto il controllo dei separatisti serbi.

In Serbia e in Republika Srpska (entità della Bosnia Erzegovina), invece, il 4 agosto si commemora il “Giorno del ricordo” per le vittime e i profughi dell’operazione “Tempesta”. L’avanzata lampo delle truppe croate, provocò infatti la fuga di più di 200mila serbi di Croazia e la morte di più di mille civili secondo l’ONG croata Documenta.

Neanche la giustizia internazionale è riuscita negli anni successivi ad avvicinare le discordi interpretazioni su Oluja: il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia condannò in primo grado i comandanti croati a pene pesanti, con l’accusa di “pulizia etnica”, in appello però gli imputati, tra cui i generali Gotovina e Markač, vennero pienamente assolti.

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Mappa OBCT

Narrazioni contrapposte

Oluja è il perfetto esempio delle narrazioni contrapposte dei fatti degli anni Novanta. 

Le interpretazioni degli anni ’90 nei diversi Paesi sono totalmente diverse, a partire dalle date in cui è iniziata la guerra. O da chi l’ha iniziata. La stessa definizione della guerra è diversa: guerra civile, aggressione, guerra di indipendenza”, spiega la storica Dubravka Stojanović in un’intervista a OBCT.

La Krajina oggi

Nel 1991 la Krajina, quella fascia di territorio che abbraccia il confine orientale del paese con la Bosnia Erzegovina, era abitata in maggioranza da serbi (una convivenza secolare, quella tra serbi e croati, che risale ai tempi della Frontiera militare dell’Impero asburgico). Ad oggi, tuttavia, solo una minima percentuale della minoranza serba è rientrata a vivere in Croazia.

Dai dati in nostro possesso risulta che sono tornate a vivere nelle loro case 136.000 persone. Questo è vero sulla carta, ma nella realtà il numero è di 70.000, quindi circa la metà, su un totale di oltre 300.000 tra profughi e sfollati, di cui la maggior parte dalla Krajina a causa dell’operazione Tempesta”, raccontava Milorad Pupovac, il presidente del Partito Democratico Indipendente Serbo (SDSS) in un’intervista a OBCT in occasione dell’ingresso della Croazia nell’Unione europea nel 2013.

Oggi la Krajina è una regione spopolata e spesso dimenticata dalle autorità di Zagabria, dove infrastrutture e servizi mancano e dove le tracce del terremoto di fine 2020 si fanno ancora vedere nell’area di Petrinja. 

Le minoranze, la chiave per la pace

Secondo l’ultimo censimento ufficiale del 2021, i serbi in Croazia sono quasi 124mila, pari al 3,2% della popolazione. Erano 600mila circa, ovvero il 12% alla vigilia della guerra nel 1991. La guerra, ma anche lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione (fenomeni che colpiscono l’intera Croazia), hanno contribuito a questo calo.

La minoranza serba, che è rappresentata al parlamento croato da tre deputati garantiti, ha ricoperto posizioni di governo fino al 2024. Da allora, è all’opposizione, mentre nella coalizione al potere siede anche il Movimento patriottico di estrema destra e apertamente anti-serbo. Nel 2025 in Croazia è stata registrata una serie di attacchi a manifestazioni culturali serbe, prova del crescente nazionalismo anti-serbo nel paese. 

Per i nazionalisti croati, Oluja rimane una vittoria senza errori e senza macchia. In Serbia, invece, si opta per il vittimismo, di cui si nutre il nazionalismo serbo. Noi rifugiati veniamo usati e Oluja diventa come il bombardamento Nato. Tra queste due versioni estreme, ci siamo noi, la minoranza, la chiave per la pace”, ci ha raccontato in un’intervista Nikola Kožul, scappato dalla Krajina nel 1995 assieme alla sua famiglia e oggi residente a Zagabria.