La campagna governativa contro il presidente sloveno Drnovšek, avviata già da alcuni mesi nell'intento di portarlo all'impeachment, va ora molto più lontano e mette in gioco gli stessi servizi segreti. Sempre più deviati

22/05/2007 -  Franco Juri

La SOVA-Slovenska Obveščevalna Varnostna Agencija (servizi segreti sloveni, ndr), che in sloveno significa civetta, è al centro dello scontro istituzionale e politico più aspro che la Slovenia abbia mai vissuto dalla sua indipendenza.

Dai servizi segreti il premier Janez Janša spara in alto e colpisce direttamente l' »eretico« presidente della repubblica Janez Drnovšek. Lo scontro è frontale e il presidente arriva a dichiarare che la situazione nel paese è grave, peggiore persino di quanto lo fosse alla fine degli anni '80.

La replica mediologica del partito al potere, l'SDS (Partito democratico sloveno) non si fa attendere e la Slovenia il giorno dopo l'infausto giudizio del presidente si ritrova tappezzata di gigantografie, firmate dal settimanale Demokracija (organo dell'SDS), che riproducono una foto in bianco e nero datata 1989 in cui Drnovšek, in uniforme militare, è in compagnia del generale serbo Veljko Kadijević, a quei tempi capo di stato maggiore dell'esercito jugoslavo.

I fatti sono noti: nell'89 Drnovšek era presidente di turno della presidenza jugoslava e in un momento di particolare tensione tra l'esercito federale e la Slovenia decise di esercitare un ruolo di mediazione per evitare situazioni di emergenza mentre la repubblica settentrionale preparava le sue prime elezioni democratiche. Decise allora di tranquillizzare i vertici militari agitati per le voci secessioniste a Lubiana anche con atteggiamenti rassicuranti da presidente federale, presenziando in uniforme da comandante supremo (sua funzione istituzionale) ad alcune manovre militari.

La foto venne allora pubblicata su tutta la stampa slovena e jugoslava e nessuno ne fece un dramma.Tutti sapevano che si trattava di un gioco della parti e che Drnovšek stava portando avanti una delicatissima mediazione che tutelava le riforme slovene.

Oggi quella foto fa leva sulla carente memoria storica dell'opinione pubblica slovena divulgando uno stereotipo stigmatizzante e infamante. Ma la campagna governativa anti-Drnovšek, avviata già da alcuni mesi nell'intento di portare il più feroce critico di Janša all'impeachment, va ora molto più lontano e mette in gioco gli stessi servizi segreti. Sempre più deviati.
Il caso SOVA
Il caso della SOVA è forse il capitolo più inquietante e pericoloso nella breve storia della giovane democrazia slovena. Ottenuta la guida del governo con le elezioni del 2004 Janez Janša inizia un'opera di riassestamento politico in tutte le istituzioni statali e parastatali, nei media controllati da capitale pubblico e nelle più grandi imprese del paese.

Tra le sue priorità c'è lo smantellamento della gestione precedente dei servizi di sicurezza (la SOVA) che vennero istituiti inizialmente con il nome di VIS (Varnostno informativna služba) dopo l'indipendenza e ritagliati a misura dello Janša (che fu nel primo governo Demos ed in quello successivo di Drnovšek potentissimo ministro della difesa) dal suo fedele collaboratore di partito Miha Brejc (un ex quadro comunista , esperto di questioni militari e di intelligence,oggi eurodeputato nel gruppo popolare).

Finita l'era Janša , Drnovšek collocò ai vertici dell'agenzia personalità apartitiche, fuori dal controllo diretto di Janša; tra cui Iztok Podbregar, ex capo di stato maggiore dell'esercito sloveno (combattente dell'indipendenza ed ex pilota militare) senza tessere e non schierato con alcun partito.

Divenuto premier Janez Janša inizia la sua opera di ristrutturazione dei servizi segreti e nel 2006, congedato Podbregar, cui viene offerto un posto in diplomazia, nomina alla testa dell'intelligence un suo fedele delfino di partito, Matjaž Šinkovec, membro fondatore dell'Sds, ex ambasciatore presso la Nato, personaggio eccentrico e misterioso dall'eterna baby face ed i capelli lunghi con riga nel centro, scrittore dilettante di romanzi di fantascienza. Nel '92 in qualità di presidente della commissione esteri del parlamento aveva ospitato posando con lei per la stampa rosa la deputata Ilona Staller, in arte Cicciolina.

Con Šinkovec l'accesso agli archivi segreti dell'agenzia è assicurato. La SOVA diventa un serbatoio di preziosi dossier su questo o quell'avversario politico da piazzare al momento giusto .

Circa un mese fa, inoltre, il governo istituisce in gran segreto una commissione di controllo della SOVA. Il Dnevnik fa trapelare la notizia e Janša è costretto a rendere pubblici i nomi dei componenti della commissione, guidata dal ministro della Giustizia Lovro Šturm, membro tra l'altro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta. Tutti i membri della commissione sono politicamente schierati e affiliati ai partiti di governo.

L' opposizione e la stampa indipendente avvertono: la SOVA non è più bipartisan ma è controllata direttamente dai partiti di governo. Questi hanno un accesso illimitato agli archivi segreti dell'intelligence e c'è il pericolo che ne facciano un uso strumentale alla vigilia delle elezioni.

Detto, fatto. Il primo „scandalo" esce dalla SOVA neanche un mese dopo l'insediamento di Šturm e dei suoi quale organo »di vigilanza« dell'agenzia. E ad essere colpito per primo è lo stesso presidente Janez Drnovšek, lo scomodo e ancora influente critico di Janša.

Il caso sembra in effetti una banalità: la »scoperta« e la pubblicazione di documenti segreti che provano una spesa di circa 900 euro autorizzata nel 2005 da Iztok Podbregar per l'acquisto di un biglietto aereo Francoforte-Lubiana . Nell'aereo c'era un terapeuta indiano arrivato a Lubiana per incontrare Drnovšek ed aiutarlo a superare il cancro a causa del quale i medici, quattro anni fa, davano ufficiosamente al presidente circa un anno di vita. Drnovšek invece è in forma, per Janša anche troppo. E allora ciò che non fa la malattia dovrebbe farlo l'impeachmet. Uno dopo l'altro si alternano conflitti, contenziosi e polemiche. Ora lo scontro si fa durissimo; il tentativo è di dimostrare l'operato illegale di Podbregar (cui Janša non perdona la posizione bipartisan) e dello stesso Drnovšek che avrebbe fatto pagare con i fondi pubblici della SOVA il viaggio »privato« di un santone.
Un susseguirsi di colpi di scena
Per far esplodere il caso sui media il governo decide di pubblicare la relazione della commissione Šturm sui documenti segreti concernenti Drnovšek integralmente dall'agenzia di stampa slovena STA lo stesso giorno della sua stesura negli uffici del governo. La parola d'ordine é: screditare il capo dello stato con una squallida storia di soldi (il biglietto aereo), sborsati per il viaggio del terapeuta indu.

Un'accusa che in Slovenia è di facile presa tra una popolazione che sente il peso sociale delle riforme e vede calare il suo potere d'acquisto. Ma in redazione i giornalisti della STA si sentono strumentalizzati e in un primo momento si oppongono all'imposizione del governo. Ma il braccio di ferro viene alla fine deciso dalla direttrice della STA Lidija Pavlovič leale a Janša. Il giornalista critico o disubbediente in un media pubblico oggi in Slovenia rischia il licenziamento in tronco.

Ma i colpi di scena non finiscono. Sull'autorizzazione per l'acquisto del biglietto aereo, la cui firma viene attribuita a Podpbregar, c'è una firma che questi non riconosce come sua. Un falso? Ciò viene confermato anche da una prima perizia di un esperto forense. Ma dopo un silenzio imbarazzato (Janša rifiuta di rispondere ai giornalisti) il governo emette un comunicato in cui spiega che Podbregar paraffava spesso i documenti non usando la firma vera e propria.

Il tira e molla diventa pesante: Iztok Podbregar su Mladina accusa Janša ed i suoi di non avere scrupoli e di compromettere l'affidabilità di un'istituzione fondamentale per la sicurezza del paese come la SOVA per soddisfare i propri fini politici ed i propri interessi. Durissimo anche Drnovšek: »La situazione nel paese è ogni giorno peggiore! Il governo sta distruggendo la SOVA«. Intanto Janša è appena tornato da una visita a Varsavia, dove ha incontrato il presidente Kazsynski, impegnato con suo fratello gemello in una meticolosa opera di lustrazione. Anche Janša è un sostenitore della lustrazione e con i due gemelli polacchi ha instaurato subito un'ottimo rapporto.


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